VerbaAlpina – un progetto di geolinguistica plurilingue (Zitieren)

Thomas Krefeld
(3051 Wörter)

Thomas Krefeld

Questo contributo è stato concepito e scritto per il
Convegno internazionale di studio,  Sappada / Plodn (UD), 3-7 luglio 2018.
Ringrazio Alessia Brancatelli  per la revisione del mio italiano.

Linguistica alpina: continuità dialettale e strati storici

Tre famiglie linguistiche in contatto

Nella zona alpina, le tre grandi famiglie linguistiche europee – il romanzo, il germanico e lo slavo – sono a stretto contatto tra loro (cf. la carta).1 Sono costituite ognuna da numerosi idiomi locali in continuità spaziale. Tuttavia i confini tra queste macroregioni non sono ermetici; essi sono attraversati da numerose isoglosse lessicali che segnano aree di diffusione plurilingui. È chiaro che una linguistica di stampo nazionale (ad es. ‚linguistica italiana‘) o filologico in senso della tradizione tedescofona (ad es. ‚Romanische Philologie‘) non si interessino di queste realtà. Il lessico di cui si tratta non è solo italiano, né romanzo, ma regionale, cioè proprio alpino in senso di VerbaAlpina. Il nome del progetto, che signifca ‘voci alpine’ in latino, è stato scelto perché è probabilmente maggiormente comprensibile per parlanti di diverse lingue della zona di riferimento, rispetto ad uno formulato in una di queste lingue particolari.

L’espressione VerbaAlpina accenna volutamente alla categoria delle cosiddette ‚Alpenwörter’ ossia ‘voci delle Alpi’ in tedesco2. Questo concetto è utile per una ricerca sul plurilinguismo in quanto identifica delle unità lessicali ibride che contraddistinguono in sincronia non solo una particolare lingua, ma uno spazio culturale indipendentemente dalle lingue ivi parlate. Per rendere al meglio la categoria operazionale, si esige tuttavia una specificazione nella cornice del progetto. Dal punto di vista sincronico vengono dunque considerate ‘alpine’ le forme lessicali che hanno, nei dati disponibili a VerbaAlpina, ovvie corrispondenze in più di una sola delle tre famiglie linguistiche tradizionalmente parlate nelle Alpi. Risultano quindi quattro gruppi ibridi:

voci alpine: tipologia sincronica dell’ibridismo lessicale alpino
romanzo germanico slavo
attestazioni in x x x ‘alpine’ in senso stretto
x x ‘alpine’ in senso ampio
x x
x x

Stratigrafia

La cartografia delle attestazioni e dei tipi corrispondenti delinea la loro distribuzione areale, mentre il tipo di base identifica una famiglia lessicale, a volte anche di natura plurilingue. Si apre così una prospettiva storica da cui deriva, oltre all’ibridismo sincronico, un criterio diacronico per l’individuazione delle voci alpine: quello dell’origine esogena. Per definizione, le voci endogene e non ibride non possono mai essere definite come ‚alpine‘; le voci non ibride in sincronia invece sì, a condizione che abbiano origine in un’altra famiglia linguistica, cioè quelle esclusivamente romanze di origine non latino-romanza, quelle esclusivamente germaniche di origine non germanica e quelle slave di origine non slava. L’origine esogena però non dà alcun indizio su quali siano le vie concrete percorse dai prestiti. Questi percorsi vanno, dunque, ricostruiti e iscritti nella stratigrafia linguistica dell’area di distribuzione. Per le voci alpine risultano le costellazioni elencate sotto:

voci alpine: tipologia diacronica dei rapporti stratigrafici
origine tipo di base rapporto stratigrafico famiglia ling. attuale
prelatino – sostrato – → romanzo
romanzo – sostrato, adstrato – → germanico
→ slavo
germanico – superstrato, adstrato – → romanzo
→ slavo
slavo – adstrato – → romanzo
– sostrato, adstrato – → germanico

 

 

 

 

 

 

 

 

Se aggiungiamo il parametro della successione storica, risulta grosso modo lo schema seguente:

AREALI ALPINI
ATTUALI
STRATO romanzo STRATO germanico (ted.) STRATO slavo (slov.)
SUPERSTRATO ted. austr.
zellenfülltextzellenfü SOSTRATO 
SUPERSTRATO ger. SOSTRATO
AREALE ALPINO
TARD. ANT.
 latino-romanzo
SOSTRATI prelatini
rosso=prelatino, grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

Si noti l’importanza fondamentale dello strato latino-romanzo:

  • esso costituisce lo strato di referenza per tutta la zona alpina, la quale faceva parte dell’impero romano nella sua totalità, sebbene con notevoli differenze rispetto al grado di romanizzazione locale;
  • lo strato latino-romanzo ha lo spessore storico più importante;
  • le tracce degli strati prelatini passano per quello latino-romanzo e sono quindi  fonologicamente e morfologicamente più o meno adattati; contatti diretti tra gli strati postlatini e prelatini non sono assolutamente esclusi, ma molto poco probabili (si veda, comunque, Hubschmied 1936 per il celtico).

Un nome alla ricerca

Coesistono diverse denominazioni per la ricerca sulla realtà linguistica locale, ovvero ‚dialettologia‘, ‚geografia linguistica‘ e ‚geolinguistica‘. Esse però non sono totalmente sinonimi né ugualmente adatte alla descrizione di aree plurilingui:

  • ’Geografia linguistica’ pone l’accento sulla geografia e non sulla lingua.
  • ‘Dialettologia‘ focalizza l’attenzione sullo stato sociologico che viene indagato della lingua, ovvero quello di essere ‘dialetto’ non autonomo rispetto ad una lingua; il termine non è quindi idoneo per una ricerca che risalga anche ad un periodo anteriore alla formazione dello standard e del diasistema attuale.
  • Resta la denominazione più neutra di ‘geolinguistica’ che si applica anche bene a zone come quella alpina3, che sono da lungo tempo plurilingui e nei territori delle varie lingue anche particolarmente frammentate. Si tratta quindi di una geolinguistica plurilingue che non focalizza l’attenzione sulle singole varietà dell’intero mosaico, bensì sulle varianti che queste hanno in comune.

L’idea di VerbaAlpina è quella di creare un’infrastruttura panoramica del lessico alpino, sebbene molto selettiva perché ridotta a un settore classificato come  ‘alpino’ per motivi etnolinguistici. Essa dovrebbe dare la possibilità, da un lato, di raccogliere, strutturare e analizzare i dati linguistici e dall’altro di poterli consultare in un modo facilmente accessibile.

Documentazione

Accesso onomasiologico: dalle cose alle parole

Per la consultazione del materiale documentato è stato implementato un ambiente di ricerca virtuale che propone due direzioni d’accesso, di cui una onomasiologica che si impone per l’impostazione etnolinguistica del progetto. Partendo dalle ‘cose’ è quindi possibile selezionare le unità della realtà extra-linguistica chiamate concetti (notati sempre in maiuscolo).

I concetti sono fondamentali per ogni documentazione plurilingue, perché forniscono la referenza comune delle varie versioni linguistiche; tuttavia non è sempre facile fissarli e pare necessario usare strategie diverse per farlo:

  • Per alcuni segmenti della realtá esistono nomenclature universalmente riconosciute come, ad esempio, la classificazione binomia stabilita da Carlo Linneo in lingua latina per la biologia.
  • Quando possibile, i concetti di VerbaAlpina sono anche visualizzati accompagnati da foto che appaiono quando vi si passa sopra il cursore del mouse. La foto seguente mostra un’immagine del cosiddetto torno, una sorta di grua che permette di girare la caldaia per fare il formaggio sul fuoco o via del fuoco. Ovviamente, l’idea dell’illustrazione dei concetti non è un’opzione universale, sia perché foto o immagini non sono sempre disponibili, sia perché il grado di astrazione la esclude.
  • Nonostante l’esistenza di eventuali termini di nomenclatura o foto, sono irrinunciabili le definizioni verbali formulate nella variatà standard di una delle lingue di navigazione e poi tradotte nelle altre. La definizione ha il grande vantaggio di essere direttamente comprensibile per l’utente; accentua però il rischio di un malinteso: l’utente potrebbe pensare che essa si focalizzi su una designazione particolare della lingua. Per prevenire questo equivoco è consigliato formulare i concetti in modo tecnico, ad esempio dicendo RECIPIENTE PER FARE IL FORMAGGIO anziché CALDAIA; i concetti sono inoltre trascritti in maiuscolo, e non in corsivo come le designazioni.
  • Con il plurilinguismo extraordinario di Wikipedia è emersa una base di conoscenza chiamata [Wikidata che riunisce identificatori per i contenuti trattati in varie lingue. Ad esempio, il concetto di BURRO, cui sono dedicati articoli Wikipedia in 132 lingue (e dialetti), porta l’identificatore  Q34172. Considerando l’enorme diffusione di Wikipedia, è lecito adottare Wikidata come standard onomasiologico. Naturalmente mancano numerosi identificatori per concetti specifici; esiste ad esempio un identificatore per la ZANGOLA, ma non per le sue diverse tipologie (da girare, da stampare ecc.; cf. AIS carta 1206). I progetti linguistici con una componente onomasiologica che si avvalgono delle tecnologie web dovrebbero, anzi, devono quindi contribuire ad arricchire Wikidata con nuovi identificatori.

Accesso semasiologico: dalle parole alle cose

In direzione opposta è possibile rintracciare le designazioni nella loro distribuzione areale e conoscere i concetti a cui si riferiscono. Ad esempio le forme locali in correspondenza con ita. scotta nell’ambito della produzione di formaggio significano sia la massa coagulata (FORMAGGIO, RICOTTA), sia il liquido (SIERO).

Tipizzazione

Per garantire una presentazione sintetica della variazione linguistica spesso molto dettagliata vengono simboleggiati tipi morfo-lessicali, cioè specifici gruppi di attestazioni definiti da criteri morfologici. È però sempre possibile risalire alle singole attestazioni cliccando sul simbolo che evidenzia l’esistenza locale del tipo. Ecco un esempio  che mostra un’attestazione locale del tipo morfo-lessicale fra. beurre/ita. burro.            

Molto utile per l’analisi del plurilinguismo e del contatto linguistico in particolare è la categorie storica chiamata ‚tipo di base‘. Contrariamente ai tipi morfo-lessicali, un tipo di base può comprendere non solo varianti di una stessa famiglia linguistica, bensì anche eventuali prestiti nelle altre famiglie, come viene schematizzo nella figura seguente:

Schema della tipizzazione

Di seguito vengono presentate  alcune costellazioni stratigrafiche esemplari.

1° Esempio: stratigrafia del tipo di base butyru(m)

Il tipo fra. beurre/ita. burro appena citato deriva da un tipo di base greco-latino, cioè da butyru(m) (cf. la cartina per la distribuzione  areale e il commento lessicologico).

Lo stesso tipo di base è anche rappresentato da molte attestazione slave e germaniche; in tedesco, le varianti corrispondono a due tipi morfo-lessicali, uno femminile, come lo standard  ted. ) e l’altro maschile dei dialetti meridionali, ted. der Butter. L’esempio mostra anche la necessità di tener conto di certi tipi fonetici, perché le attestazioni romanze continuano due varianti fonetiche già latine alla base:

  1. una forma secondaria bútyru(m) con accento iniziale; essa spiega anche le forme standard fra. beurre, ita. burro;
  2. la forma parossitona butýru(m) dalla quale deriva, tra molte altre, la variante ita. butirro.

A livello del tedesco spiccano forme fonetiche con iniziale sonora [b-] da un lato e con iniziale sorda [p-] dall’altro.

Ne risulta la seguente tipologia lessicologica:

 famiglia linguistica attestazione  tipo fon.  tipo morfo-less.  tipo di base
rom. bˈyːrĭ  

senza occl. dentale beurre/burro

 

sost. m. butyru(m)
bˈir
bˈœːrɔ
[altre 342]
bʏtˈeːr
con occl. dentale  
butirro
butˈiro
botˈer
[altre 373]
ger. p͉utr p- iniziale      sost. m. der Butter 
p͉uːt͉ɐ
 [altre 205]
p͉uːt͉ɐ sost. f. die Butter 
[altre 5]
sla. pútər puter sost. m.
 putr
[altre 17]

La iniziale sorda [p-] è assente in zona romanza e caratterizza sia i dialetti tedeschi meridionali sia lo sloveno, ma solo in tedesco corrisponde ad una regola della fonetica storica. Ne possiamo concludere che il tipo sloveno è un prestito del tedesco austriaco carta. Il tipo di base butyru(m) si presenta dunque come una costellazione stratigrafica abbastanza complessa con riflessi romanzi nello strato di origine, riflessi sostratali in ted. e superstratali in sloveno:

AREALI ALP. STRATO romanzo STRATO ger. (ted.) STRATO slavo (slov.)
ATTUALI beurre/burro (m.) butirro (m.) die Butter (f.)
puter
der Butter/Puta (m.) SUPERSTRATO TED. AUSTR. ↑
↑ SOSTRATO
var. bútyru(m) var. butȳru(m)
TARD. ANT.  latino-romanzo butyrum
grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

2° Esempio: stratigrafia del tipo di base excŏcta

Il processo fondamentale nella caseificazione è la coagulazione del latte che permette di separare le componenti liquide da quelle solide. Per fare coagulare il latte è necessario riscaldarlo e aggiungervi il caglio: sia la massa del formaggio che il siero sono dunque il prodotto di una ‚cottura‘ e la designazione del tipo scotta (< lat. excŏcta) è perfettamente motivata per entrambi. Questa ambiguità metonimica si rispecchia ampiamente nei dati raccolti per VerbaAlpina come illustrato dalla seguente carta. Si tratta allo stesso tempo di una voce alpina prototipica: il tipo è rappresentato nelle tre famiglie linguistiche e risale in germanico e slavo, a quanto pare, direttamente al sostrato latino-romanzo. Il tipo sloveno skuta continua chiaramente il nesso consonantico iniziale [sk-], passato a [∫k-] nel friulano adiacente.

AREALI ALP. STRATO romanzo STRATO ger. (ted.) STRATO slavo (slov.)
ATTUALI scotta die Schotten skuta
↑      SOSTRATO     ↑     
TARD. ANT.  latino-romanzo excŏcta
grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

3° Esempio: stratigrafia dei tip di base camera Zimbar

Coesistono in tedesco e in sloveno due tipi morfo-lessicali oggi in gran parte sinonimi, cioè ted. ZimmerKammer (()) e slv. cimerkamra con il significato generico di ’stanza‘; essi appaiono  ad esempio sulla cartina SOFFITTA. Mentre il tipo Zimmer, antico tedesco meridionale Zimbar, è di’origine germanica4, l’altro risale chiaramente al lat. camera che era già un prestito al greco5. I riflessi tedeschi e anche sloveni sembrano essere prestiti al sostrato latino-romanzo; rispetto allo sloveno sono le  forme palatalizzate che appoggiano l’origine almeno in parte sostratica del tipo, invece del loro trasferimento indiretto dovuto al superstrato e/o adstrato tedesco. Nonostante la loro sinonimia nelle varietà recenti rappresentano due tradizioni edilizie alternative, in parte anche complementari, cioè su base di legno nel caso di Zimbar  e su base di pietra/mattone l’altra. La loro distribuzione geolinguistica riflette dunque l’espansione dell’edilizia in pietra sin dai tempi romani e, d’altra parte, la conservazione dell’edilizia in legno nella zona alpina, dove entrambi i materiali edili sono facilmente disponibli.

E si noti che anche un altro tipo di base germanico dello stesso campo onomasiologico è stato trasferito allo sloveno, antico tedesco meridionale thilla, ted. Diele ‚asse per fare pavimenti; pavimento di legno‘. Esattamente come il tipo di base Zimbar non pare essere trasferito al romanzo (cfcarta). Risulta quindi la seguente costellazione stratigrafica:

AREALI ALP. STRATO romanzo STRATO ger. (ted.)
STRATO slavo (slov.)
ATTUALI camera Kammer Diele , Zimmer→ → dilje, cimr kamra
SOSTRATO ↑   
SOSTRATO ↑
TARD. ANT.  latino-romanzo camera
grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

4° esempio: stratigrafia del tipo di base caseus

A prima vista, questo tipo potrebbe apparire come poco vistoso perché corrispondente alla variante standard, cioè a ted. Käse, designazione generica di qualsisiasi prodotto caseoso; la parola è bene attestata in ted. meridionale antico (cf. kâsi). In realtà, il tipo di origine latina si rivela essere molto particolare perché designa il prodotto quasi emblematico della vita alpina ad alta quota. Nella zona germanofona coesistono pochissimi geosinonimi, ma stranamente caseus non si è conservato nello strato romanzo attuale, come mostra la carta. Sono invece documentati parecchi sinonimi (vd. carta), in parte anche ben diffusi come tomaformaggio. Sembra tuttavia che il tipo di base esistesse già prima, come suggerisce l’esistenza di parecchi derivati tra cui anche il grigionese caschiel che rappresenta un diminutivo (< lat. caseolus). Ecco lo schema stratigrafico:

AREALI ALP. STRATO romanzo STRATO ger.  (ted.) STRATO slavo (slov.)
ATTUALI Kas, Käse
      SOSTRATO  ↑          
TARD. ANT.  latino-romanzo caseus
grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

Il tipo di base latino si è conservato altrove, ad esempio nel tipo cacio dell‘Italia centrale e meridionale (cf. AIS 1217, salare il formaggio  e nell‘iberoromanzo (por. queijo, spa. queso ecc.).

5° esempio: stratigrafia dei tipi di base *toma e forma/formaticum

Il fatto che questo tipo sia stato sostituito nelle regioni abitate dalle popolazioni celtiche (Italia sett., Francia, Alpi) fa pensare a uno sviluppo avanzato delle tecniche di caseificazione negli ambienti culturali correspondenti. Si noti anche che si tratta in parte di tipi sostratici, (ad es. toma), magari collegati a tecniche assunte dai romani, e in parte di tipi innovativi, come ad esempio il tipo di base forma, appena menzionato, cui appartengono fra. fromage, ita. formaggio ecc.

AREALI ALPINI   STRATO romanzo
STRATO ger.
STRATO sla.
ATTUALI tomme/toma
fourme, fromage/formaggio
   
MEDIEV.   ted.mer.ant. formizzi  
   
TARD. ANT.  latino-romanzo forma(m), [caseum] formaticum
 celt. *toma – SOSTRATO prelatino
rosso=prelatino, grigio=latino-romanzo, blu=germanico, giallo=slavo

Il caso merita un commento. Il tipo fra. tomme / ita. toma è piuttosto generico e semanticamente non motivato in sincronia; il significato largamente predominante è quello di ‚formaggio‘, qua e là anche ‚cagliata‘ o ‚formaggio freschissimo‘, cioè la massa solida dopo il riscaldamento e la coagulazione del latte (cf. carta). Al contrario, il tipo forma/formaticum è ben motivato: esso significava originariamente ‚massa caseosa messa in forma e indurita‘. È anche attestato in tedesco meridionale antico nella variante formizzi.

Si noti poi che il volume della massa è ridotto quando essa viene messa e premuta in uno stampo dove rimane per stagionare. È dunque anche ben motivato il diminutivo romancio caschiel, oggi generico ma forse originariamente usato per la massa messa in forma e ridotta di volume. È inoltre chiaro che il prodotto messo in forma e indurito risulta molto più prezioso e pregiato rispetto alla massa caseosa fresca, perché esso si conserva a lungo. Non sorprende, quindi, che la designazione sia stata tanto generalizzata al punto tale che fra. fromage / ita. formaggio significano oggi qualsiasi prodotto caseario.


  1. Sulle implicazioni storiche si veda Štich 2014

  2. si vedano a proposito i ben noti lavori di Jud 1911aJud 1911b, Jud 1924, Stampa 1937, Hubschmid 1950 e Hubschmid 1951 

  3. nel concreto, la zona indagata da VerbaAlpina coincide con il cosiddetto perimetro della Convenzione delle Alpi 

  4. Cf. Kluge 2012,  online o.S.: „Zimmer, Sn std. (8. Jh.), mhd. zimber, zim(m)er m./n.ahd. zimbar, as. timbar ‛Wohnraum, Wohnung, Holzbau, Bauholz’.
    Aus g. *temra- n. ‛Bauholz, Gezimmertes’, auch in ­anord. timbr, ae. afr. timber; gt. in tim(b)rjan ‛zimmern’ (wie ­anord. timbra, ae. timbr(i)an, afr. timbria, timmeria, as. timbronahd. zimb(a)rōn, mhd. zimbren, zimmern, nhd. zimmern). […]“. 

  5. Kluge 2012 (online, o.S.):
    Kammer Sf erw. obs. (8. Jh.), mhd. kamer(e)ahd. chamara, as. kamara Früh entlehnt aus l. camera ‛gewölbte Decke’, dann ‛Zimmer mit gewölbter Decke, Wölbung’, das seinerseits aus gr. kamára ‛Gewölbe, gewölbte Kammer’ entlehnt ist. […] Ebenso nndl. kamer, ne. chamber, nfrz. chambre, nschw. kammare, nnorw. kammer„.
    La lessicologia greca conferma la posizione di Kluge; cf. LSJ, s.v. κᾰμάρ-α, Ion. κᾰμάρ-η [μᾰ], ἡ).