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Approccio induttivo allo spazio culturale  (Citazione)

Il progetto centra le Alpi come spazio culturale complesso, ma unico perché parte dall'aspettativa di tecniche culturali comuni in tutta la regione alpina. La base sta nell'adattazione a condizioni di vita identiche o almeno molto simili nell'alta montagna e nella diffusione naturale di abilità e tradizioni corrispondenti che è legata a queste condizioni di vita comuni. Visto che queste comunanze si manifestano chiaramente nella lingua attraverso denominazioni corrispondenti non è conveniente descrivere la cultura alpina specifica nell'ambito troppo stretto di singole comunità linguistiche, per così dire "top-down", cioè dall'alto verso il basso, vuol dire attraverso una griglia di punti d'inchiesta in delle regioni linguistiche o dialettali definite a priori. Questo corrisponde di solito alle intenzioni della dialettologia che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e idealmente di varietà specifiche. Nella prospettiva qui assunta di una geolinguistica plurilingue che passa i confini di lingue dovranno invece essere messe allo scoperto induttivamente le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche attraverso un approccio "bottom-up", cioè dal basso verso l'alto, accumulando il numero più grande possibile di risultati locali.
È il principio fondamentale di usare esclusivamente dati georeferenziabili e di non specificare eventuali altre macrocategorie che quella dell'appartenenza dei luoghi alla Convenzione delle Alpi. I dati complementari possono inoltre contribuire al profilamento della regione alpina come spazio culturale fornendo delle informazioni attuali o storiche sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastutture di base e sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è desiderabile confrontare gli areali di persistenza archeologica con le aree di relitti linguistici e visualizzare questo confronto quantitativamente in forma di una cartografia combinata, cfr. a questo proposito dal punto di vista archeologico più generalmente Häuber/Schütz 2004a e più specificamente l'esemplare atlante degli strati urbani di Cologna (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Atlanti linguistici alpini  (Citazione)

I dialetti alpini sono indagati dai seguenti atlanti linguistici, in parte non ancora compiuti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.

Il grande numero non deve però celare le discrepanze considerevoli, parzialmente del tutto sorprendenti tra i singoli atlanti. Proprio certi atlanti regionali, come p.es. l'ALD-II o anche il BSA non si interessano specialmente di dati etnolinguistici. In particolare l'alpeggio – che rappresenta uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina – non viene trattato del tutto. Nell'ALD-II c'è certamente (a differenza del BSA) uno stimolo 869l'alpeggio 'Alm'/ la baita 'Sennhütte'. Ma già i concetti elementari della lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE e dell'allevamento come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc. mancano del tutto (cfr. il questionario.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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Cartografia  (Citazione)

La cartografazione linguistica è discutibile per la sua forza suggestiva; nondimeno si tratta di uno strumento efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cf. i contributi in Lameli 2010). Due principi di cartografazione si distinguono nettamente; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complesse, in modo che la documentazione predomina e che l’interpretazione spaziale tocchi all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli che segnala direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e danno l’enunciato completo.

Oltre alla funzione schiettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre il retino di referenza dei confini di comune georeferenziato esattamente viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive certo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che hanno il pro e il contro tutti e due e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: la raffigurazione topografica offre grazie alla sua precisione una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, uscite di valli inaccessibili ecc. spesso molto speciali. La carta a favi permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano risp. di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea, percependo, automaticamente l'impressione di un'importanza quantitativa.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Codepage  (Citazione)

VerbaAlpina riunisce dati da fonti di carattere diverso: dati da atlanti linguistici e dizionari stampati che devono in un primo tempo essere digitalizzati così come dei dati già presenti in forma elettronica da alcuni progetti partner. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare la standardizzazione necessaria occorrono delle liste in cui è fissato quale sia la corrispondenza di un carattere nel sistema di trascrizione di una fonte in un sistema di trascrizione di un'altra fonte. Il compito è sostanzialmente questo di rappresentare i diversi sistemi di trascrizioni nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA) che funge da trascrizione di referenza all'interno di VerbaAlpina. Per tradurre un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella che contiene tutte le corrispondenze dei caratteri. Una tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito, viene presentato un estratto dalla codepage che è basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene totalmente intorno a 4500 righe/associazioni:


La colonna `BETA` contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna `IPA` contiene il carattere IPA corrispondente e la colonna `HEX` contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al carattere IPA rispettivo.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Codice beta  (Citazione)

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), nell'ambito di VerbaAlpina la trascrizione di sistemi di scrittura complessi sotto l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata come "codice beta". Il TLG ha sviluppato il concetto corrispondente all'inizio degli anni settanta del Novecento per il rilevamento di testi greci antichi con i mezzi computeristici allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





In un primo tempo si fa una distinzione tra carattere di base e segni diacritici quando si trasferisce la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, che è utilizzata nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno si rappresenta se stesso (cosa che è possibile senza eccezione nell'esempio presentato). Direttamente dopo il carattere di base seguono tutti i diacritici legati a questo; ogni diacritico viene sostituito da un carattere ASCII speciale. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database di VerbaAlpina. La scelta dell'attribuzione è guidata dal principio della rassomiglianza ottica, per quanto possibile. Nell'esempio menzionato, l'uncino sotto la u nella parola tu viene rappresentato da una parentesi tonda aperta: tu(. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso all'alto e dalla sinistra alla destra dietro il carattere di base. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII succede indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente a causa del principio della rassomiglianza ottica, vuol dire: anche se un uncino sotto un carattere di base ha un significato fonetico completamente diverso in una certa fonte rispetto a un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini vengono rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizioni che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (la stessa codifica beta può dunque risultare in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- Il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard in una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo.
- Le persone che trascrivono non hanno bisogno di conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici.
- Si può rilevare qualsiasi carattere rispettivamente diacritico, indipendentemente dal fatto se sono cifrate in Unicode o no
- Il rilevamento dei dati elettronico avviene senza perdita d'informazione.
Attraverso routine di sostituzione il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione. Sull'onda di queste conversioni può avvenire eventualmente una perdita d'informazione che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione. La trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in un modo così dettagliato che non è previsto nel sistema IPA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Concetto  (Citazione)

L'ambito dei concetti (o dell'onomasiologia) è variegato; tre campi tematici sono predefiniti:
- la vita quotidiana tradizionale
- l'ambiente naturale
- la vita quotidiana moderna.
Questi non importano però per l'organizzazione dei dati sul livello del database. Importano piuttosto dei campi concettuali specifici, come per esempio quello dell’alpeggio nella vita quotidiana tradizionale. Innanzitutto si lasciano registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione risp. di specificazione molto diverso di modo che ne risultino gerarchie tassonomiche. Tra concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide. Le relazioni di inclusione collegano iperonimi e iponimi in modo che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Per questo l'esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DI FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina ecc. è anche un fabbricato, ma l'inverso non vale ovviamente. Il concetto ogni volta incluso è più astratto e perciò nella rappresentazione in forma di albero (grafo).

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono invece sempre
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è né una stalla né una cantina di formaggio.

Completamente diverso è invece la gerarchia che risulta da concetti complementari che formano un rapporto di funzione complesso che deve anche essere compreso come concetto. Qui si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti). Le relazioni parte-tutto sono da un lato gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato non si fondano sull'inclusione definitoria, ma sull'esclusione. Si confronti a proposito della classificazione concettuale lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni si riconoscono di nuovo dei tutti e le loro parti costitutive. Così diversi ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (parti) appartengono alla PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Contatto linguistico  (Citazione)

Riguardo il contatto linguistico, di cui fa parte anche il contatto tra varietà linguistiche, sono da differenziare due tipi totalmente diversi: sul livello del sistema linguistico esistono degli integrati fissi (ossia 'prestiti') che risultano indipendenti dal parlante; sul livello del parlante invece si tratta di fenomeni individuali. Questi ultimi da parte loro possono corrispondere a degli usi abitualizzati o completamente occasionali, i cosiddetti switchings. Questa riserva è da prendere in considerazione sempre anche quando si interpretano dei vecchi materiali di atlanti nei casi in cui un informante esprime una forma vicina allo standard o, in aree bilingue, una forma della rispettiva lingua seconda. La differenza è fondamentale dal punto di vista teorico; in considerazione dei dati linguistici si rivela però più o meno probabile, e mai evidente. Solo la moltiplicazione degli informanti che diventa un'opzione del tutto realistica con i media sociali permette delle informazioni attendibili.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Continuità  (Citazione)

È d'importanza fondamentale la domanda della continuità di tradizione quando si ricostruiscono degli spazi comunicativi plurilingui; deve essere trattata interdisciplinarmente nel senso di un modo di procedimento diretto dai dati, induttivo. Delle risposte alla domanda dei sostrati preromani sono però difficilmente da aspettare anche se si riuniscono le forze di più discipline. Si presenta molto migliore la situazione di partenza riguardo al sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona. Il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce addirittura una costante storica che è da osservare persino attualmente nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?# Il processo è cominciato già col crollo dell'infrastruttura romana (nell'anno 476); il periodo che ci è seguito immediatamente è di grande interesse per la storia linguistica; è però scarsamente documentato per iscritto per cui la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. È vero che ci esistono ancora grandi lacune della ricerca, ma con Weindauer 2014 sono state sbrigate le fonti archeologiche e onomastiche (dal 6° all’8° secolo) dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese. Perciò si può escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: un'interruzione d’insediamento più lunga e fondamentale tra epoca romana ed epoca bavara) perché tutto parla a favore di un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). Tuttavia rimane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: quello che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo antico e dell'alto medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache provatamente: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del 6° secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità rispettivamente – per quanto ancora esistenti – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Cornice onomasiologica  (Citazione)





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

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Dati di input  (Citazione)

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dei dati che sono georeferenziati almeno nel territorio di un comune, possibilmente però ancora più precisamente (come p.es. le foto d'alpeggi). Riguardo ai dati linguistici che sono particolarmente importanti sono da differenziare due tipi: da un lato dati che risalgono direttamente a enunciati di informanti singoli – come per esempio le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat); questi enunciati vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens. Dall'altro lato alcuni atlanti, come per esempio l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari non contengono degli enunciati di parlante, bensì forme che sono già state tipizzate dagli editori cosicché non è possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Denominazione  (Citazione)

Con 'denominazione' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata che denomina uno o più concetti e si riferisce magari a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempite anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette polirematiche). Riguardo alla categoria 'concetto' ne risulata una relazione cosiddetta "m:n", in termini informatici: una denominazione polisemica può denominare più concetti, all'opposto, un concetto può essere denominato da una moltitudine di denominazioni sinonime.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Digitalizzazione  (Citazione)

Nel contesto di VerbaAlpina, sotto il termine digitalizzazione non si intende l'impegno semplice di computer per la memorizzazione di dati elettronici bensì essenzialmente l'elaborazione digitale a fondo del materiale attraverso la *strutturazione* e la categorizzazione sistematiche e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati di principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e corrispondenti raffigurazioni sinottiche (i cosiddetti "joins") di due o più tabelle. Per l'amministrazione delle tabelle VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle però non sono legate a questo sistema, ma possono venir esportate in qualsiasi momento, p. es. in forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella oppure di record (i cosiddetti separatori) insieme con i nomi di colonna e la documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Non viene invece impiegata nel campo operativo di VerbaAlpina la struttura XML che è usata spesso al momento in altri ambiti. XML è però compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo concetto importante nel contesto del lemma "digitalizzazione" concerne la codifica dei caratteri. La tematica ha grande importanza proprio riguardo all'archiviazione a lungo termine dei dati e deve essere gestita di maniera previdente. Per quanto sia possibile, VerbaAlpina si richiama in questo contesto alla tabella di codifica e alle direttive dello Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri che finora non sono entrati nella tabella Unicode il rilevamento digitale del carattere è effettuato di preferenza attraverso serializzazione in forma di una serie di caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali per cui una conversione posteriore in valori Unicode poi possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Etimologia  (Citazione)

Per mettere allo scoperto gli strati linguistici, la stratigrafia esige l'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e persegue uno scopo triplo:
- rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
- motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici uniti a questo tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
- ricostruire le vie di prestito se il tipo di base è diffuso in più aree linguistiche; non appena le lingue dell'etimo da un lato e dell'informante dall'altro non corrispondono, si constata automaticamente contatto linguistico.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica  (Citazione)

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica la dialettologia fu legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, molto strettamente alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere capita persino come disciplina parziale di una 'etnoscienza' superiore. Quest'espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace e informativo, c'è scritto:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 f.; grassetto aggiunto da T.K.)

L'etnoscienza così abbozzata viene chiamata nella tradizione nordamericana anche cultural anthropology (it. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono si è inoltre fatta una distinzione tra Volkskunde per l'indagine di culture indigene e Völkerkunde per l'indagine di culture straniere, soprattutto non-europee. Al presente si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie(it. etnologia) con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca nemmeno perché spesso è limitata allo studio linguistico di culture non europee (cf. Senft 2003), benché non debba escludere quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, che è utilizzato da un lato come sinonimo dell'ingl. folk e dall'altro lato riguardo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.) si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti risp. non scienziati riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (risp. etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); marca senza dubbio la più grande differenza e il più grande progresso rispetto all'ALF, come lo nota Karl Jaberg con una certa enfasi. Il passo è istruttivo riguardo alla storia della scienza e merita di esser accentuato perché mostra come gli autori dell'AIS si posizionavano se stessi:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 f.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a buon diritto – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea il tentativo di concepire la lingua come 'modulo' isolabile non è dunque visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; Th.K.] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico è molto ben analizzata la Sicilia, rispetto alle altre regioni è forse persino la regione analizzata nel miglior modo possibile. Ne fanno parte i seguenti studi/lavori: Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni ogni volta analizzate: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Famiglie linguistiche nelle Alpi  (Citazione)

Nel territorio della Convenzione delle Alpi e con ciò nella zona dell'inchiesta di VerbaAlpina si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentati da continui dialettali. Il grado di differenziazione di questi continui dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica e quella è più grande di quella slava; gli atlanti linguistici relativi informano della situazione dialettale. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro e ne risulterà una rete ampia plurilingue. Sul livello delle lingue nazionali superiori risp. delle lingue di minoranza che sono regionalmente implementate solo la Romania alpina è spezzata ulteriormente. A parte dell'italiano e del francese sono ufficialmente riconosciuti come lingue nazionali o lingue di minoranza in Svizzera il romancio e in Italia l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard alla volta: il sloveno nel primo caso e il tedesco nel secondo caso. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesco sono però da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania e in Austria.

Il progetto prende di mira i dati dialettali ('basilettali'); varianti della lingua standard o vicine alla lingua standard ('acrolettali') non sono rilevate; possono però emergere in qualsiasi momento perché le forme dialettale corrispondenti non sono più correnti o semmai solo passivamente conosciute; questo caso è frequente nell'ambito della vita tradizionale. Può però anche essere che delle varianti dialettali locali non siano mai esistite; c'è da aspettarsi proprio questa costellazione in un'eventuale terza fase dedicata alla vita moderna (cfr. cornice onomasiologica). Sarebbe però troppo facile di presumere la dinamica linguistica solo nella riduzione di forme marcate diatopicamente: se mancano forme attuali regionali o locali non è esclusa la loro formazione futura.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Geolinguistica analogica  (Citazione)

Le dimensioni epistemiche che fanno parte dell'orizzonte di VerbaAlpina, cioè le COSE, i CONCETTI e le PAROLE, sono di regola uniti in modo molto stretto e spesso completamente indefinito nella forma di presentazione della geolinguistica tradizionale. Un caso esemplare è quello della carta AIS 1192a LA CASCINA DI MONTAGNA. Il titolo della carta ha a priori lo status di un concetto, cioè FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (traduzione: 'dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta con del personale ausiliario'). Di più, si apprende che si tratta di un iperonimo perché qualche cascina serve allo stesso tempo da magazzino per il latte e il formaggio mentre in altri casi esistono delle cantine speciali per il latte e il formaggio che possono essere o aggiunte o isolate e dove scorre attraverso spesso un corso d'acqua. Inoltre è da distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" (traduzione: 'la cascina massiccia per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. Con altre parole: esiste un'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici senza che sia sempre chiaro per il caso singolo quale capanna è intesa con la parola attestata sulla carta. Il concetto nel titolo della carta è dunque spesso troppo poco specificato e non può essere esclusa in alcun luogo l'esistenza di altre denominazioni per capanne più specifiche; i dizionari di dialetto confermano molto regolarmente quest'impressione. Allo stesso tempo compaiono due altri concetti che non sono degli iponimi di CASCINA: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Inoltre ci si riferisce nella stessa legenda alla frequente presenza di stalle (per diversi animali, anche per porci), dunque a un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non vengono registrate nella carta topografica, bensì al margine in forma di liste che mostrano per lo più solo attestazioni per pochi luoghi. Allo stesso tempo si hanno spesso delle parole polisemiche nelle liste che denominano concetti completamente diversi nei singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort che nella lista è attestato per il concetto di STALLA DI MONTAGNA nei luoghi AIS 107 e 109 benché denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate quando si registrano dei dati digitalmente; è un requisito fondamentale la separazione stretta delle dimensioni menzionate, per così dire la decostruzione sistematica dell'informazione offerta.





Nel contesto di decostruzioni di questo genere la carta menzionata esemplarmente risulta nei record seguenti:

AIS 1192a, stimolo LA CASCINA DI MONTAGNA; SENNHÜTTE
ulteriori stimoli (= CONCETTI onomasiologicamente univoci): 8
CONCETTI subordinati possibili: 120
attestazioni linguistiche singole: 1032
luoghi di rilevamento: 134

In seguito tutte le informazioni possono essere richiamate e visualizzate in categorie consistenti e in quasi qualsiasi combinazione dal database.

Al termine di questo processo tutte le informazioni possono essere richieste e visualizzate dal database in categorie consistenti e in qualsiasi combinazione.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Geolinguistica plurilingue  (Citazione)

Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e specialmente della sua condizionatura etnolinguistica nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale perché questi risultano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche che costituiscono la regione alpina moderna in forma di continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono d'altronde raffigurabili in Stati specifici. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca, che solo crea l'appartenenza alla stessa comunità linguistica, in certe isole linguistiche di lingua walser e di bavarese antico (cimbre) non esiste più in realtà.
Le varietà del continuum romanzo possono – in contrasto con l'area germanofona – essere attribuite a diverse lingue; oltre al francese e all'italiano si tratta ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni che vengono parlati tranne che in Slovenia anche in parecchi comuni italiani e austriaci. Non è però tra gli scopi di VerbaAlpina di descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali e di rappresentare lo spazio in certo qual modo come mosaico di varietà. Dovranno piuttosto manifestarsi le caratteristiche (soprattutto lessicali) che sono diffuse oltre i confini di singoli dialetti e lingue mostrando così – grazie al dispositivo spaziale del progetto – le comunanze etnolinguistiche .





Visto che dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi si può affermare riguardo all'analisi comune di tre continua 'geneticamente' diversi che in questo progetto viene analizzato il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Georeferenziazione  (Citazione)

La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati, si aspira però a una referenziazione la più esatta possibile, precisa al metro stesso. Nel caso di dati linguistici da atlanti e dizionari è possibile di regola solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di p.es. dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro stesso. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina a un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT succede attraverso la funzione MySQL astext().

Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; i dati corrispondono allo stato di 2014 circa. Un aggiornamento di questi dati che cambiano spesso a causa di riforme amministrative è superfluo perché si tratta solo di un quadro di referenza geografico dal punto di vista di VerbaAlpina. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso algoritmi dai confini di comune ed è dunque secondario. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso la capitale o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.
#Passus über Polygonkarte in Method_Kartographie übertragen#


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Modellazione dei dati  (Citazione)

v. modello relazionale

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Notazione  (Citazione)

Nei contributi testuali vengono utilizzati i principi di notazioni seguenti, ampiamente usuali: le forme linguistiche (esempi di attestazioni) vengono scritte in corsivo; il significato viene marcato da virgolette singole, p.es. deu Käse 'formaggio'. Ai concetti (realtà extralinguistiche) si riferisce con maiuscole. La differenza tra significato linguistico e concetto è importante nei casi in cui non esiste una parola per certi concetti in singole lingue/singoli dialetti, come nel caso di FORMAGGIO RICAVATO DAL LIQUIDO RIMASTO DOPO LA PRIMA ROTTURA DELLA MASSA SOLIDA. Si dice ita ricotta, fra sérac, alemannico Ziger ecc. per questo. Una parola in tedesco standard manca però.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Orrizonte epistemico  (Citazione)

Questo portale informa in tre dimensioni diverse:

(1) della realtà extralinguistica ('cose'),
(2) di concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari,
(3) di espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il maneggio separato di (2) e (3) è fondamentale perché i concetti rilevanti non sono individuati sempre in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (cioè non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così in gran parte della zona bavarese non esiste una parola per il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. alem. Ziger, ital. ricotta, franc. sérac) mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bav. Topfen, ted. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi così come anche nell'italiano standard non esiste una denominazione. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro lato è talvolta anche più problematica di quanto pare a prima vista: così ci si trovano a volte delle espressioni con status semiotico incerto perché non risulta dai dati se si tratta di denominazioni di concetti o piuttosto di nomi per cose; è il caso p. es. quando un parlante chiama un certo pascolo montano, per esempio quello che usa lui stesso, con il nome generico di munt, alla lettera 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Nel senso di una raffigurazione sintetica sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Anzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma per così dire un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale che è stata ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi verrà mappata (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località come punto di riferimento hanno in comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Retoromancio  (Citazione)

Seguendo la Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il termine tedesco 'Rätoromanisch' (versione italiana della Costituzione: 'romancio') viene utilizzato nell'ambito di VerbaAlpina per le varietà romanze del Cantone dei Grigioni che tradizionalmente non vengono considerate italiane (cfr. Gross 2004 e Liver 2010). Con questo non si afferma però in nessun caso l'unione di questo romancio grigionese con il ladino delle Dolomiti e il friulano nel senso di una 'lingua' comune; proprio per questo concetto che oggi non è più accettabile venne coniata l'espressione 'retoromancio' dalla linguistica nell'Ottocento. Graziadio Isaia Ascoli sviluppò l'idea come tale e la denominò 'ladino' in italiano.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Stratigrafia  (Citazione)

Le Alpi sono un'area di contatti linguistici variegati fin da tempi preistorici che risalgono a costellazioni stratigrafiche del tutto diverse (cfr. Krefeld 2003). Di principio, le lingue che sono in contatto in un'area perché ci si trovano dei parlanti o persino delle comunità di parlanti più o meno bilingui vengono denominate adstrati. Se un tipo di base è diffuso solo in una certa area, come per esempio nelle Alpi, e non esiste per il resto nelle famiglie linguistiche coinvolte, la direzione del prestito e la lingua d'origine sono spesso non evidenti (cfr. il tipo di base rom. baita / ted. Beiz, Beisl).
Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione o in parte di essa si distinguono due costellazioni: nel caso del sostrato la lingua d'origine (la lingua di sostrato) veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione fosse interrotta e la lingua dominante si affermasse; il romanzo è una lingua di sostrato per tutta la regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua; ma si distinguono lo stesso spesso per continuità regionale o locale straordinaria. Nel caso del superstrato, la lingua di origine dominava per un certo periodo nella zona di diffusione senza però stabilircisi durevolmente. Così in parti della regione alpina in cui oggi si parlano delle varietà romanze predominavano dopo il crollo dell'infrastruttura romana temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia il tedesco aveva questa funzione di lingua si superstrato durante il periodo degli Asburgo.
Tra le tre famiglie linguistiche si svilupparono tre scenari del tutto diversi; riguardo al significato del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica è importante soprattutto la cronologia del prestito: si tratta per esempio nel caso di parole romanze nelle aree germanica e slava di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità o di prestiti più recenti di tipo adstratico? La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza risp. slava e i slavismi in area tedescofona risp. romanza.
I prestiti sono un indicatore affidabile dei diversi processi di acculturazione storica; quindi pare utile presentarli in modo quantitativo per documentare effetti di una relativa accumulazione locale. La direzione di acculturazione è però in nessun modo sempre evidente; spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. La grafica seguente schematizza la sfida stratigrafica. Differenzia le aree in cui oggi sono parlate lingue romanze, lo sloveno e il tedesco a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato e simboleggia (attraverso palle) gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni di adstrato.






(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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Tipizzazione  (Citazione)

La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo vengono estratti, per quanto possibile, in un primo passo dei tokens ('parole singole') dopo la trascrizione dei dati d'input. Questi vengono poi inseriti nella casella omonima di database.

L'interesse centrale di VerbaAlpina è la tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle proprietà seguenti: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice versus parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai lemmi corrispondenti di certi dizionari scelti (v.s.).

Tramite l'assegnazione a un tipo di base lessicale comune diventa chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti – anche oltre i confini linguistici. In tal modo i sostantivi e verbi seguenti (che qui non sono descritti in dettaglio) si possono assegnare a un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE). Il tipo di base lessicale non dice però nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: deve quindi essere enucleato ogni volta prima separatamente se un tipo con etimo latino-romanzo che oggi è attestato nell'area germanofona o slovena, come p.es. sloveno bajta 'casa semplice', risale al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente. Perciò viene evitata in questo contesto la denominazione "etimo" che si riferisce di principio alla lingua immediatamente precedente dalla quale deriva una parola storicamente – e non alla sua origine più remota. Tuttvia, in molti casi il tipo di base lessicale è in effetti anche l'etimo di un tipo morfo-lessicale.

I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici; sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i succitati criteri robusti e ben misurabili si possono ridurre p.es. i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali a famiglie linguistiche (germ., rom., slav.) dipende dalla fonte in questione: risulta nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente, automaticamente tramite gli informanti corrispondenti e viene annotata conformemente nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing l'appartenenza linguistica risp. dialettale viene affermata dagli informanti stesso e confermata nel caso ideale quantitativamente da altri informanti; il numero d coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa così uno strumento di convalida dei dati.

Tipi morfo-lessicali sono limitati a una famiglia linguistica. Ne risulta la domanda seguente: quale forma è idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva. Riguardo alle famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto facile perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard ('Deutsch' [deu] risp. 'Slowenisch' [slo]). I tipi morfo-lessicali possono quindi essere rappresentati in forma delle loro varianti standard, ovviamente a condizione che esistano corrispondenze del tipo nella lingua standard. Così per esempio per il concetto FORMAGGIO tutti i tipi fonetici corrispondenti dell'alemannico e del bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistono delle varianti standard, ci si riferisce ai lemmi dei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBÖ).

Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa a causa delle numerose lingue piccole non standardizzate in modo sufficiente. Per ragioni pragmatiche è stato scelto la soluzione seguente: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane a meno che esistano. Così per esempio tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite p.es. beurre/burro; come dizionari di riferimento servono TLF e Treccani. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente appare solo questa, come nel caso di (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se non esiste nessuna variante del tipo nelle due lingue romanze di riferimento, ci si rinvia a un grande dizionario dialettale, come p.es. al LSI. Nel caso che non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione segnata con 'VA'.

È prevista anche la tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo passo è però periferico e non viene realizzato in forma conseguente per questo. La categoria del tipo fonetico è però indispensabile soprattutto perché certi atlanti linguistici (p.es. SDS e VALTS) e i dizionari in genere documentano talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari) dei tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ') se la tipizzazione fonetica è fatta da VerbaAlpina. L'automazione della tipizzazione fonetica sulla base di algoritmi Levenshtein e soundex viene esaminata e se possibile realizzata.

Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi) la molteplicità di dati diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è però escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde a un token, un solo tipo fonetico e un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Eventualmente avrà senso filtrare tali forme di hapax dalla rappresentazione.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Trascrizione  (Citazione)

I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per essere all'altezza dei due principi opposti della fedeltà alle fonti e della facile comparabilità:

(1) Versione input nella trascrizione originale
Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite delle fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR) e altri solo pochi anni fa (ALD). Per questo è necessario dal punto di vista storico e epistemologico rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è però impossibile mantenere certe convenzioni in modo invariato. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici come per esempio quando un segno per l'accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite specialmente per ogni convenzione utilizzando esclusivamente caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Facendo la codifica beta si può approfittare fino a un certo punto delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte; sono mnemonicamente vantaggiose.

(2) Versione output in IPA
Pensando alla comparabilità e anche alla facilità d'uso è inoltre desiderabile l'output dei dati in una trascrizione unificata. Tutti i codici beta saranno per questo trasferiti in segni IPA attraverso routine di sostituzione specifiche. Un paio di problemi inevitabili nasce per i casi dove a un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondono due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto riguardo al grado di apertura delle vocali dove per esempio i due caratteri di base <i> e <e> in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta sono i seguenti: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere questi, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Voci alpine  (Citazione)

Realtà tipicamente alpine (come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO) vengono spesso denominate da parole di sostrato preromane. Questo strato linguistico fu descritto probabilmente per la prima volta più dettagliatamente da Jakob Jud 1911; forma il nucleo delle cosiddette voci alpine. Tuttavia l'espressione non è complettamente univoca perché viene capita un po' più vastamente sia da Otto von Greyerz 1933 che l'ha probabilmente coniata sia da Johannes Hubschmid 1951 che l'ha resa nota soprattutto: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Per voci alpine intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni di natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana, parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano spesso un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (Cf. per la storia della nozione recentemente anche Rampl 2011, 131ss.).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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