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Area d'indagine  (Citazione)

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora allo stato attuale realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php), competono piuttosto diverse "naturräumliche" e "wirtschaftlich-politische Alpendefinitionen" (traduzione: definizioni geofisiche e politico-economiche, cf. Bätzing 1997, 23 f.). Nel senso di una delimitazione trasparente e pragmatica la zona dell'inchiesta di questo progetto corrisponde all'ambito di applicazione chiaramente definito della Convenzione delle Alpi; le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (traduzione: le inconsistenze tra gli stati membro, cf. Bätzing 1997, 31) fissateci sono state messe in conto. Queste concernono le Prealpi bavaresi (incluse), "grössere randalpine Gebiete wie das Emmental oder das Zürcher Oberland" (traduzione: aree più grandi ai margini delle Alpi come la Emmental o l'Oberland zurighese, (Bätzing 1997, 32) , escluse) come anche il trattamento di alcune città più importanti nelle zone marginali delle Alpi: Lucerna e Salisburgo ci sono incluse, Graz e Biella sono invece escluse. Il perimetro della Convenzione delle Alpi può essere scaricato qui. Lo scopo vero del progetto è però quello di registrare le Alpi in questo ambito formalmente delimitato come spazio linguistico-culturale e di rappresentare la similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Cartografia  (Citazione)

La cartografazione linguistica è discutibile per la sua forza suggestiva; nondimeno si tratta di uno strumento efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cf. i contributi in Lameli 2010). Due principi di cartografazione si distinguono nettamente; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complesse, in modo che la documentazione predomina e che l’interpretazione spaziale tocchi all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli che segnala direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e danno l’enunciato completo.

Oltre alla funzione schiettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre il retino di referenza dei confini di comune georeferenziato esattamente viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive certo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che hanno il pro e il contro tutti e due e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: la raffigurazione topografica offre grazie alla sua precisione una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, uscite di valli inaccessibili ecc. spesso molto speciali. La carta a favi permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano risp. di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea, percependo, automaticamente l'impressione di un'importanza quantitativa.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Dati complementari  (Citazione)

Per un approccio induttivo allo spazio culturale i dati demografici e istituzionali sono di principio interessanti se risultano essere georeferenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni che riguardano la storia dell'insediamento, specialmente quelli che concernono l'appartenenza a istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche vie di comunicazione, specialmente valichi di montagna sono di importanza fondamentale (cf. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se sono in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto è per esempio evidente guardando alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (p. es. l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica  (Citazione)

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica la dialettologia fu legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, molto strettamente alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere capita persino come disciplina parziale di una 'etnoscienza' superiore. Quest'espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace e informativo, c'è scritto:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 f.; grassetto aggiunto da T.K.)

L'etnoscienza così abbozzata viene chiamata nella tradizione nordamericana anche cultural anthropology (it. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono si è inoltre fatta una distinzione tra Volkskunde per l'indagine di culture indigene e Völkerkunde per l'indagine di culture straniere, soprattutto non-europee. Al presente si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie(it. etnologia) con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca nemmeno perché spesso è limitata allo studio linguistico di culture non europee (cf. Senft 2003), benché non debba escludere quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, che è utilizzato da un lato come sinonimo dell'ingl. folk e dall'altro lato riguardo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.) si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti risp. non scienziati riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (risp. etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); marca senza dubbio la più grande differenza e il più grande progresso rispetto all'ALF, come lo nota Karl Jaberg con una certa enfasi. Il passo è istruttivo riguardo alla storia della scienza e merita di esser accentuato perché mostra come gli autori dell'AIS si posizionavano se stessi:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 f.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a buon diritto – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea il tentativo di concepire la lingua come 'modulo' isolabile non è dunque visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; Th.K.] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico è molto ben analizzata la Sicilia, rispetto alle altre regioni è forse persino la regione analizzata nel miglior modo possibile. Ne fanno parte i seguenti studi/lavori: Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni ogni volta analizzate: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Fotografie  (Citazione)

La mediateca di VerbaAlpina contiene una collezione vasta, continuamente crescente di fotografie georeferenziate. Queste servono a uno scopo doppio. Da un lato rimandano a referenti concreti con tutte le loro particolarità idiosincratiche. Queste possono essere molto spiccate soprattutto riguardo a edifici. Dall'altro lato le foto dovrebbero illustrare un concetto in un modo il più chiaro possibile e diventare così la base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto. Lo scopo di questa funzione è perciò non quella di riconoscere un referente specifico, come p.es. una baita specifica. Anzi, questo sarebbe piuttosto fastidioso perché in questo caso gli informanti tendono a menzionare il nome proprio di un alpeggio e non le denominazioni del concetto. Questo rischio è però limitato: un malinteso fondamentale risulta in fondo solo nei casi in cui gli informanti riconoscono una persona conosciuta: in questo caso, le caratteristiche individuali attraggono la concentrazione completa dell'osservatore cosicché la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente col nome ("ma questo è il Willi!") – e non con la funzione che essa esercita sulla fotografia (CACIAIO). A rigore l'uso di disegni idealizzati in luogo di fotografie di oggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento di denominazioni. Questo fallisce però a causa dell'assenza di modelli adeguati. Tutte le rappresentazioni di referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Georeferenziazione  (Citazione)

La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati, si aspira però a una referenziazione la più esatta possibile, precisa al metro stesso. Nel caso di dati linguistici da atlanti e dizionari è possibile di regola solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di p.es. dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro stesso. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina a un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT succede attraverso la funzione MySQL astext().

Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; i dati corrispondono allo stato di 2014 circa. Un aggiornamento di questi dati che cambiano spesso a causa di riforme amministrative è superfluo perché si tratta solo di un quadro di referenza geografico dal punto di vista di VerbaAlpina. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso algoritmi dai confini di comune ed è dunque secondario. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso la capitale o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.
#Passus über Polygonkarte in Method_Kartographie übertragen#


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Orrizonte epistemico  (Citazione)

Questo portale informa in tre dimensioni diverse:

(1) della realtà extralinguistica ('cose'),
(2) di concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari,
(3) di espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il maneggio separato di (2) e (3) è fondamentale perché i concetti rilevanti non sono individuati sempre in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (cioè non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così in gran parte della zona bavarese non esiste una parola per il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. alem. Ziger, ital. ricotta, franc. sérac) mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bav. Topfen, ted. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi così come anche nell'italiano standard non esiste una denominazione. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro lato è talvolta anche più problematica di quanto pare a prima vista: così ci si trovano a volte delle espressioni con status semiotico incerto perché non risulta dai dati se si tratta di denominazioni di concetti o piuttosto di nomi per cose; è il caso p. es. quando un parlante chiama un certo pascolo montano, per esempio quello che usa lui stesso, con il nome generico di munt, alla lettera 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Nel senso di una raffigurazione sintetica sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Anzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma per così dire un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale che è stata ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi verrà mappata (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località come punto di riferimento hanno in comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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