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Approccio induttivo allo spazio culturale (CITAZIONE)

Il progetto si propone di analizzare le Alpi come un unico complesso culturale, partendo dal presupposto di poter riscontrare delle tecniche culturali comuni a tutta l'area alpina. Le ragioni di tale presupposto risiedono nell'adattamento dell'uomo in alta montagna a condizioni di vita identiche, o almeno molto simili, e nella conseguente diffusione di pratiche e tradizioni ad esso correlate. Dal momento che questi elementi comuni si manifestano chiaramente nella lingua attraverso le corrispondenti denominazioni, non è opportuno descrivere la specifica cultura alpina nell'ambito troppo ristretto delle singole comunità linguistiche, in modo per così dire "top-down", cioè dall'alto verso il basso attraverso una griglia di punti d'inchiesta in regioni linguistiche o dialettali definite a priori (questo approccio corrisponde solitamente alle pratiche care alla dialettologia, disciplina che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e, idealmente, di varietà specifiche). Nell'ottica di una geolinguistica plurilingue che vada oltre i confini di lingua, invece, dovranno essere individuate le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche, attraverso un approccio induttivo e "bottom-up", ovvero dal basso verso l'alto, accumulando un numero più grande possibile di attestazioni locali.
Uno dei principi fondamentali di VA è quello di impiegare esclusivamente dati geo-referenziabili e di non specificare eventuali altre macro-categorie ad eccezione di quella d'appartenenza delle località alla Convenzione delle Alpi. I dati complementari possono inoltre contribuire a definire la regione alpina come spazio culturale, fornendo informazioni attuali o storiche sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastrutture di base, e sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è, infine, auspicabile confrontare le aree di persistenza archeologica con le zone relative ai relitti linguistici analizzati per poi rappresentare quantitativamente questo confronto in forma di cartografia combinata; a questo proposito si veda Häuber/Schütz 2004a da un punto di vista archeologico in generale, e l'esemplare ''Atlante degli strati urbani di Colonia'' (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Atlanti linguistici alpini (CITAZIONE)

L'indagine sui dialetti alpini è stata e viene operata dai seguenti atlanti linguistici, in parte ancora incompleti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.
Non ci si deve lasciare ingannare da questo notevole numero, però, e dimenticare le considerevoli discrepanze – spesso parecchio sorprendenti – presenti tra i singoli atlanti. Alcuni atlanti regionali, come per esempio l'ALD-II o anche il BSA, non si occupano in modo particolare di dati etnolinguistici. In particolar modo, la tematica dell'alpeggio – che rappresenta uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina – viene a stento trattata. A differenza del BSA, nell'ALD-II è certamente presente uno stimolo, ovvero 869l'alpeggio 'Alm'/ la baita 'Sennhütte'; d'altra parte, però, i concetti elementari riguardanti la lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE e quelli relativi all'allevamento come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc, mancano del tutto (cfr. il questionario).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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Cartografia (CITAZIONE)

Sicuramente la cartografazione linguistica è non è uno strumento indiscusso, ma è efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). Si possono distinguere nettamente due tipi di cartografazione; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini e che l’interpretazione spaziale sia lasciata all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche le carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e possono mostrare l’enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre al retino di referenza dei confini di comune esattamente georeferenziato, viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive non solo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che presentano entrambi vantaggi e svantaggi e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc. La carta a favi permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano o di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un'importanza quantitativa.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Codepage (CITAZIONE)

In VerbaAlpina sono riuniti dati provenienti da fonti di carattere diverso: dati da atlanti linguistici e dizionari cartacei che devono in un primo tempo essere digitalizzati, così come dati già esistenti in forma elettronica e messi a disposizione da alcuni partner di cooperazione. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare una standardizzazione sono necessarie delle liste in cui si stabilisce quale corrispondenza trovino determinati caratteri, propri di un sistema di trascrizione di una specifica fonte, nel sistema di trascrizione di un'altra fonte. Si tratta essenzialmente di rappresentare i diversi sistemi di trascrizione nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA) che funge da trascrizione di referenza per VerbaAlpina. Per adattare un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella contenente tutte le corrispondenze dei caratteri. Tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito viene presentato un estratto dalla codepage, basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene intorno alle 4500 righe/associazioni in totale:

erhebung Beta IPA HEX
AIS a1{a} ɑ̆ x0251;x0306;
AIS a1{e} ɜ x025c;
AIS a1{i} ɑĭ x0251;x0069;x0306;
AIS a1{o} ɞ x025e;
AIS a1{u} ɤ x0264;
AIS a1| ɐ x0250;
AIS a1|- ɐː x0250;x02d0;
AIS a1|0 ɐ̆ x0250;x0306;
AIS a1~ ɑ̃ x0251;x0303;
AIS a1~- ɑ̃ː x0251;x0303;x02d0;

La colonna 'BETA' contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna 'IPA' contiene il carattere IPA corrispondente, e la colonna 'HEX' contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al rispettivo carattere IPA.

Per una panoramica completa delle codepage di tutte le fonti di VerbaAlpina si veda qui.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Codice beta (CITAZIONE)

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), nell'ambito di VerbaAlpina la trascrizione di sistemi di scrittura complessi con l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata come "codice beta". Il TLG ha sviluppato il concetto corrispondente all'inizio degli anni settanta del Novecento per il rilevamento di testi greci antichi con i mezzi digitali allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





In un primo tempo viene fatta una semplice distinzione tra carattere di base e segni diacritici nel momento in cui si trasferisce la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, utilizzata nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno rappresenterà se stesso (cosa possibile nell'esempio presentato). Direttamente dopo il carattere di base seguono tutti i diacritici legati ad esso; ogni diacritico viene sostituito da un carattere ASCII speciale. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database di VerbaAlpina. La scelta dell'attribuzione è guidata, per quanto possibile, dal principio della somiglianza ottica. Nell'esempio menzionato, l'uncino sotto la u nella parola tu viene rappresentato da una parentesi tonda aperta: tu(. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso all'alto e da sinistra a destra dopo il carattere di base. I segni diacritici vengono attribuiti a caratteri ASCII indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente a causa del principio della somiglianza ottica. Ciò significa che: anche se un uncino sotto un carattere di base ha un significato fonetico completamente diverso in una certa fonte rispetto a un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini vengono rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizione che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (una stessa codifica beta può dunque essere presente in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- Il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard in una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo.
- Le persone che trascrivono non hanno bisogno di conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici.
- Si può rilevare qualsiasi carattere rispettivamente diacritico, indipendentemente dal fatto che siano cifrate in Unicode o meno
- Il rilevamento dei dati elettronico avviene senza perdita d'informazione.
Attraverso la routine di sostituzione, il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione. Sull'onda di queste conversioni si può incorrere eventualmente in una perdita d'informazioni, perdita che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione stessi. La trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in modo molto più dettagliato di quanto sia previsto dal sistema IPA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Concetto (CITAZIONE)

L'ambito dei concetti (o dell'onomasiologia) è vario; tre campi tematici sono stati predefiniti:
- la vita quotidiana tradizionale
- l'ambiente naturale
- la vita quotidiana moderna.
Questi campi non svolgono però alcun ruolo per l'organizzazione dei dati sul livello del database. Molto più rilevanti per l'organizzazione sono i princìpi che permettono di stabilire delle relazioni tra i singoli concetti come per esempio quello dell’alpeggio nella vita quotidiana tradizionale. Innanzitutto si possono registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione o di specificazione molto diverso di modo che ne risultino gerarchie tassonomiche. Tra concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide. Le relazioni di inclusione collegano iperonimi e iponimi in modo che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Per questo l'esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DI FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina ecc. è anche un fabbricato, ma l'inverso, ovviamente, non vale. Il concetto ogni volta incluso è più astratto e perciò nella rappresentazione in forma di albero (grafo).

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono invece sempre
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è né una stalla né una cantina di formaggio.

Completamente diversa è invece la gerarchia risultante da concetti complementari, quando concetti complementari creano un rapporto di funzione complesso che necessita anch'esso di essere compreso come concetto. Qui si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti). Le relazioni parte-tutto sono da un lato gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato non si fondano sull'inclusione definitoria, ma sull'esclusione. A proposito della classificazione concettuale, si confronti lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni si riconoscono di nuovo dei tutti e le loro parti costitutive. Così diversi ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (parti) appartengono alla PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Contatto linguistico (CITAZIONE)

Per quanto riguarda il contatto linguistico, di cui fa parte anche il contatto tra varietà linguistiche, possiamo differenziarne due tipi diversi: a livello del sistema linguistico esistono degli integrati fissi (ossia 'prestiti'), indipendenti dal parlante; a livello del parlante invece si tratta di fenomeni individuali. Questi ultimi possono corrispondere a usi abituali o completamente occasionali, i cosiddetti switchings. Questa riserva è da prendere in considerazione sempre, anche quando si interpretano vecchi materiali di atlanti, nei casi in cui un informante esprime una forma vicina allo standard o, in aree bilingui, una forma della rispettiva seconda lingua. La differenza è fondamentale dal punto di vista teorico; in considerazione dei dati linguistici, tale differenza si rivela però più o meno probabile, mai evidente. Solo la moltiplicazione degli informanti, che diventa un'opzione del tutto realistica con i media sociali, permette delle informazioni attendibili.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Continuità (CITAZIONE)

La questione della continuità di tradizione è d'importanza fondamentale quando si ricostruiscono degli spazi comunicativi plurilingui; deve essere trattata interdisciplinarmente secondo un modo di procedimento diretto dai dati, induttivo. Ma anche riunendo le forze di diverse discipline si fatica a trovare delle risposte alla questione dei sostrati preromani. Si presenta di gran lunga migliore la situazione di partenza riguardo al sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona. Il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce addirittura una costante storica che è da osservare addirittura al giorno d'oggi nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?# Il processo è cominciato già con il crollo dell'infrastruttura romana (nell'anno 476); il periodo che ha seguito questa data è di grande interesse per la storia linguistica; è però scarsamente documentato per iscritto, per cui, la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. È vero che esistono ancora grandi lacune della ricerca, ma con Weindauer 2014 sono state rielaborate le fonti archeologiche e onomastiche (dal 6° all’8° secolo) dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese. Perciò si può escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: un'interruzione d’insediamento più lunga e fondamentale tra epoca romana ed epoca baiuvara) perché tutto parla a favore di un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). Tuttavia rimane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: quello che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo antico e dell'alto medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del 6° secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità rispettivamente – per quanto ancora esistenti – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Cornice onomasiologica (CITAZIONE)





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

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Dati di input (CITAZIONE)

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dati georeferenziati almeno all'interno del territorio di un comune, o anche, possibilimente, più precisi (come per esempio le foto di alpeggi). Tra i dati linguistici particolarmente importanti, sono da differenziarne due tipi: da un lato i dati che risalgono direttamente a enunciati di informanti singoli – come per esempio le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat); questi enunciati vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens. Dall'altro lato alcuni atlanti, come per esempio l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari che non contengono degli enunciati di parlante, bensì forme che sono già state tipizzate dagli editori e quindi non risulta più possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Denominazione (CITAZIONE)

Con 'denominazione' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata che denomina uno o più concetti e si riferisce probabilmente a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempite anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette polirematiche). Per la categoria 'concetto' risulta, parlando in termini informativi, una relazione cosiddetta "m:n", ovvero: una denominazione polisemica può denominare più concetti, mentre, al contrario, un concetto può essere denominato da molte denominazioni sinonimiche.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Digitalizzazione (CITAZIONE)

Nel contesto di VerbaAlpina, con il termine digitalizzazione non si intende il semplice impiego dei computer per la memorizzazione di dati elettronici, bensì la profonda elaborazione digitale del materiale attraverso la *strutturazione* e la categorizzazione sistematiche e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati da principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e corrispondenti raffigurazioni sinottiche (i cosiddetti "joins") di due o più tabelle. Per l'amministrazione delle tabelle, VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle però non sono legate a questo sistema, ma possono essere esportate in qualsiasi momento, per esempio in forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella oppure di record (i cosiddetti separatori), insieme con i nomi di colonna e la documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Non viene invece impiegata nel campo operativo di VerbaAlpina la struttura XML che è usata al momento molto spesso in altri ambiti. XML è però compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo concetto importante nel contesto del lemma "digitalizzazione" concerne la codifica dei caratteri. La tematica ha grande importanza proprio riguardo all'archiviazione a lungo termine dei dati e deve essere gestita in maniera previdente. Per quanto sia possibile, VerbaAlpina si richiama in questo contesto alla tabella di codifica e alle direttive del cosiddetto Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri che finora non sono entrati nella tabella Unicode il rilevamento digitale del carattere è effettuato di preferenza attraverso serializzazione sottoforma di una serie di caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali per cui una conversione posteriore in valori Unicode poi possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Dizionari di referenza (CITAZIONE)

Nell'ambito del lavoro di tipizzazione, centrale per VerbaAlpina, un ruolo importante spetta ai dizionari di referenza. Tutti i dati estratti da fonti, sia attestazioni singole sia tipi fonetici o morfo-lessicali, vengono messi in relazione con un quadro di referenza lessicografico per poter confrontare in maniera più efficiente il materiale. Il lavoro di tipizzazione è effettuato da membri dello staff di VerbaAlpina e si basa sulla loro perizia linguistica. Questo lavoro è dunque di tipo interpretativo e non rivendica un diritto di validità incontestabile.
I dati prelevati dalla fonte vengono legati ai dizionari di referenza (lista di seguito). All'interno di una famiglia linguistica, i dati linguistici che vengono tipizzati, sono legati ai lemmi adeguati dei dizionari di referenza utilizzati. In prospettiva opposta è dunque possibile trovare tutti i dati assegnati di VerbaAlpina partendo dai lemmi dei dizionari di referenza. A tale riguardo, VerbaAlpina presenta un ampliamento organico dei dizionari di referenza utilizzati che può essere realizzato tecnicamente senza grandi problemi attraverso collegamenti da tutti i dizionari di referenza disponibili on-line.
Nel caso in cui nessuno dei dizionari di referenza presenti un lemma adeguato, VerbaAlpina definisce un tipo morfo-lessicale in forma ortografica che possiede da questo momento in poi lo stato di referenza e a cui si possono riferire tutti i dati linguistici di tale categoria morfo-lessicale. Attraverso questo riferimento a se stesso VerbaAlpina riceve lo status di un dizionario di referenza.
Siccome l'assegnazione a dizionari di referenza descritta rappresenta un lavoro dipendente dall'interpretazione, VerbaAlpina permette agli scienziati e ai non scienziati interessati di commentare mettendo in discussioni singole assegnazioni di lemmi. Questo permette agli esterni di effettuare delle tipizzazioni alternative che possono di nuovo essere commentate e discusse.

Parole dall'area linguistica germanica sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
  • Schweizerisches Idiotikon. Schweizerdeutsches Wörterbuch
  • Grimm, Jacob und Wilhelm (1854-1961): Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, 16 volumi suddivisi in 32 tomi, Leipzig (Quellenverzeichnis Leipzig 1971) (DWB)
  • Duden (considerazione a causa della sua importanza reale e della quantità di materiale enorme – malgrado la meschinità riguardo alle informazioni lessicografiche ivi presentate)
Parole dall'area linguistica romanza sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
Parole dall'area linguistica slava sono legate, dove possibile, ai lemmi di
  • Slovar slovenskega knjižnega jezika (SSKJ)
Dove necessario (specialmente riguardo agli etimi) serve come dizionario di referenza per la lingua latina:
  • Georges, Karl Ernst (1913-1916, Reprint 1998): Ausführliches lateinisch-deutsches Handwörterbuch. Aus den Quellen zusammengetragen und mit besonderer Bezugnahme auf Synonymik und Antiquitäten unter Berücksichtigung der besten Hilfsmittel ausgearbeitet, 2 Bände, Darmstadt.
Per il complemento dell'etimologia, specialmente dei tipi di base, servono come referenza:
  • Wartburg, Walther von (1922-1967): Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine Darstellung des galloromanischen Sprachschatzes, 25 Bände, Basel (FEW), con i suoi commenti (che chiudono i singoli articoli) che sono fondamentali spesso oltre il francese e a volte persino oltre il romanzo.
  • Kluge
  • DELI
  • Bezlaj e anche l'edizione più recente Snoj. Cfr. generalmente per le etimologie slave Berneker
  • Se possibile, i lemmi del AWB servono come parole di riferimento per i tipi di base germanici, perché rappresentano le attestazioni documentate più antiche.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Etimologia (CITAZIONE)

Per mettere allo scoperto gli strati linguistici, la stratigrafia esige l'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e persegue uno scopo triplo:
- rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
- motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici uniti a tale tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
- ricostruire le vie di prestito nel caso in cui il tipo di base è diffuso in più aree linguistiche; non appena le lingue dell'etimo da un lato, e dell'informante dall'altro non corrispondono, si constata automaticamente contatto linguistico.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica (CITAZIONE)

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica, la dialettologia è legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere compresa persino come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace e informativo, si legge:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

Tale etnoscienza nella tradizione nordamericana, viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Inoltre, nello spazio tedescofono, si è fatta una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, perché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro lato, come termine relativo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza e il più grande progresso rispetto all'ALF, come lo nota Karl Jaberg con una certa enfasi. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza e merita di esser accentuato perché mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a buon titolo – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea il tentativo di concepire la lingua come 'modulo' isolabile non è dunque visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, risulta essere molto ben analizzata la Sicilia, tanto da essere di gran lunga meglio analizzata rispetto alle altre regioni. I seguenti studi sono emblematici per lo studio linguistico della Sicilia:  Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate puntualmente: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Famiglie linguistiche nelle Alpi (CITAZIONE)

Nel territorio della Convenzione delle Alpi e con ciò nella zona dell'inchiesta di VerbaAlpina si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentate da continua dialettali. Il grado di differenziazione di questi continua dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica, e quest'ultima è maggiore di quella slava; sono gli atlanti linguistici relativi a informare sulla situazione dialettale. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro e ne risulterà un'ampia rete plurilingue. Per quanto riguarda le lingue nazionali superiori o le lingue di minoranza, regionalmente implementate, solo la Romània alpina è visibilmente spezzata in maniera ancor più grande. A parte l'italiano e il francese, sono ufficialmente riconosciute come lingue nazionali o lingue di minoranza in Svizzera il romancio e in Italia l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard: lo sloveno nel primo caso e il tedesco nel secondo caso. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesca, sono però da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania e in Austria.

Il progetto mira ad analizzare i dati dialettali ('basilettali'); non sono rilevate le varianti della lingua standard o vicine alla lingua standard ('acrolettali'); tali dati possono però emergere in qualsiasi momento, poiché le forme dialettali corrispondenti non sono più correnti o, eventualmente, solo passivamente conosciute; questo caso è frequente nell'ambito della vita tradizionale. Può succedere anche che alcune varianti dialettali locali non siano mai esistite; in un'eventuale terza fase dedicata alla vita moderna (cfr. cornice onomasiologica), c'è da aspettarsi proprio tale costellazione. Sarebbe però troppo facile prevedere la dinamica linguistica solo nella riduzione di forme marcate diatopicamente: se mancano forme attuali regionali o locali non è escluso un loro sviluppo futuro.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Geolinguistica analogica  (CITAZIONE)

Le dimensioni epistemiche facenti parte dell'orizzonte di VerbaAlpina, e cioè COSE, CONCETTI e PAROLE, vengono presentate dalla geolinguistica tradizionale come strettamente connesse tra loro, ma spesso in modo del tutto indefinito. Un caso esemplare è offerto dalla carta AIS 1192a: LA CASCINA DI MONTAGNA (che fa parte della Carta-VA).
Il titolo presente sulla carta linguistica ha a priori lo status di concetto, nello specifico quello di FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (trad. 'dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta insieme al personale ausiliario'). È chiaro, inoltre, che si tratta di un iperonimo poiché alcune cascine servono da magazzino per il latte e per il formaggio al tempo stesso, mentre in altri casi esistono delle speciali cantine per questi prodotti, le quali possono essere adiacenti alla cascina oppure distaccate da essa e spesso attraversate da un corso d'acqua. Bisogna, in più, distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" ('la massiccia cascina per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. In altre parole: data l'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici presenti sulla carta, non risulta sempre chiaro a quale tipo di cascina si riferisca la parola attestata nel singolo caso. Spesso il concetto del titolo della carta non è sufficientemente specificato e non è da escludere che in altri luoghi vi siano altre denominazioni più specifiche per le capanne; i dizionari dialettali confermano tale affermazione costantemente.
Ma non è finita qui: allo stesso tempo, infatti, compaiono sulla carta altri due concetti non iponimi di CASCINA, ovvero: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Oltre a ciò, nella stessa legenda vi sono frequenti riferimenti alla presenza di stalle (per diversi animali, anche per maiali), dunque a un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non sono registrate sulla carta topografica; esse vengono, invece, stilate a margine e presentano per lo più attestazioni provenienti da poche località. Non è raro, infine, che le liste a margine riportino parole polisemiche le quali denominano concetti completamente diversi presenti in altri singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort, attestato nella lista a margine del concetto di STALLA DI MONTAGNA nei punti AIS 107 e 109, sebbene denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate nel registrare i dati in formato digitale; requisito fondamentale è la rigida distinzione e separazione delle dimensioni menzionate, o per meglio dire, la decostruzione sistematica delle informazioni offerte.





In un contesto di decostruzione come questo, dall'esempio sopra menzionato risulterà il seguente record di dati:

AIS 1192a, stimolo LA CASCINA DI MONTAGNA; SENNHÜTTE
Ulteriori stimoli (= CONCETTI onomasiologicamente univoci): 8
CONCETTI subordinati possibili: 120
Attestazioni linguistiche singole: 1032
Luoghi di rilevamento: 134

Al termine di questo processo, tutte le informazioni suddivise in categorie consistenti potranno essere estratte dal database ed essere visualizzate in ogni possibile combinazione.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

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Geolinguistica plurilingue (CITAZIONE)

Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e, in modo particolare, del suo condizionamento etnolinguistico nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale, in quanto, questi dati si mostrano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche che costituiscono la regione alpina moderna attraverso continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono raffigurabili in Stati specifici. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia, in certe isole linguistiche di lingua walser e bavarese antico (cimbro), il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca, riferimento che crea solo l'appartenenza alla stessa comunità linguistica, in realtà non esiste più.
Le varietà del continuum romanzo possono essere attribuite invece a diverse lingue, contrariamente alll'area germanofona; oltre al francese e all'italiano, ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia, si tratta di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni che vengono parlati in molti comuni italiani e austriaci, oltre che in Slovenia. Non è però tra gli scopi di VerbaAlpina descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali o ancora di rappresentare lo spazio in certo qual modo come mosaico di varietà. Lo scopo di VerbaAlpina è invece quello di illustrare le caratteristiche – soprattutto lessicali – diffuse oltre i confini dei singoli dialetti e lingue, mostrando così – grazie al dispositivo spaziale del progetto – le comunanze etnolinguistiche .





Fermo restando che i dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi, riguardo all'analisi comune dei tre continua 'geneticamente' diversi, si può affermare che questo progetto si occuperà di analizzare il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque ((cf. più dettagliatamente Krefeld 2018d).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Georeferenziazione (CITAZIONE)

La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati. Il progetto aspira però a una referenziazione più esatta possibile, precisa al metro. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; tali dati sono aggiornati circa al 2014. Un aggiornamento di questi dati, spesso mutanti a causa di riforme amministrative, è superfluo perché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un mero quadro di referenza geografico. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso gli algoritmi relativi ai confini del comune e risulta quindi essere secondaria. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso il capoluogo o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.
#Passus über Polygonkarte in Method_Kartographie übertragen#


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Modello relazionale (CITAZIONE)

Il modello relazionale organizza informazioni in forma di una o più tabelle. La denominazione deriva dal fatto che, nel linguaggio tecnico, le tabelle siano designate anche come "relazioni". Le righe di una tabella vengono anche chiamate "record" o "tupla", le colonne si chiamano anche "caselle", "attributi" o "campi dato". Una tabella può consistere, almeno in teoria, di un numero illimitato di righe e colonne. Una tabella esistente può essere allargata in qualsiasi momento sia da righe nuove sia da colonne nuove. Una collezione di più tabelle può essere designata come database. Per la gestione di una tale collezione di tabelle/un tale database sono impiegati i cosiddetti sistemi di gestione di banca-dati come per esempio MySQL oppure PostgreSQL. L'amministrazione dei dati così come anche la loro analisi avviene per mezzo di un linguaggio formale specifico, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), sviluppato specialmente per l'impiego di dati in formato relazionale. Questo linguaggio esiste tra l'altro in una versione standardizzata dall'ISO (Wikipedia).
Esistono regole proprie per la rappresentazione di informazioni nel modello relazionale (per esempio la cosiddetta normalizzazione). Allo stesso momento, la scelta concreta della modellazione dipende dall'applicazione e l'adempimento di certe regole di modellazione esistenti rappresenta in certi casi un ostacolo dalla prospettiva della usability e dalla performance. In pratica, ogni modellazione di dati rappresenta un compromesso tra i vantaggi delle regole teoriche, delle esigenze tecniche e della usability. Inoltre un modello di dati scelto può essere cambiato in qualsiasi momento ed essere adattato alle esigenze cambiate.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Notazione (CITAZIONE)

Nei contributi testuali vengono utilizzati i principi di notazioni seguenti, ampiamente usuali: le forme linguistiche (esempi di attestazioni) vengono scritte in corsivo; il significato viene indicato da virgolette singole, per esempio deu. Käse 'formaggio'. Ai concetti (realtà extralinguistiche) ci si riferisce con maiuscole. La differenza tra significato linguistico e concetto è importante nei casi in cui non esiste una parola per certi concetti in singole lingue/singoli dialetti, come nel caso di FORMAGGIO RICAVATO DAL LIQUIDO RIMASTO DOPO LA SECONDA ROTTURA DELLA MASSA SOLIDA. Tale concetto è espresso diversamente a seconda della lingua: ita. ricotta, fra. sérac, alemannico Ziger ecc. In tedesco standard manca una parola per riferirsi a questo concetto.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Onomastica (CITAZIONE)

I risultati onomastici, specialmente in toponomastica, sono d'importanza fondamentale per la valutazione di una continuità d'insediamento che sopravvive al cambio di lingua (cfr. riguardo alle Alpi già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Sono da distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche da lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", (traduzione: quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi) come lo espresse Steub 1867, 142). Mettere allo scoperto queste forme deve significare osservare le regolarità della fonetica storica, ma, allo stesso tempo, sono da aspettarsi eccezioni molteplici, spesso dovute a rimotivazione dell'etimologia popolare. Dall'altro lato ci sono dei nomi 'parlanti' con cui venivano denominati i parlanti delle lingue di sostrato, come per esempi nei nomi alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il lavoro classico di Ernst Schwarz 1970). Il procedimento può avvenire da due prospettive opposte, vale a dire cercando corrispondenze più giovani o attuali da attestazioni antiche (in itinerari, su pietre miliari ecc.) o, viceversa, identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
La prima prospettiva è senza dubbio più facile a causa della quantità di dati d'input limitata; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; questo può venir analizzato sistematicamente. Ben più impegnativo e anche considerevolmente più rivelatore è la prospettiva che guarda al passato. Qui mancano ampiamente le condizioni per un lavoro efficace su un grande spazio; molte aree non sono esplorate onomasticamente perché mancano sia le varianti dialettali recenti sia le attestazioni. A questo proposito, in Svizzera, grazie al portale onomastico svizzero, è iniziato un lavoro promettente ortsnamen.ch.
A parte i toponimi che si riferiscono a insediamenti, è importante la documentazione di microtoponimi (per esempio di montagne e alpi) perché permette deduzioni riguardo all'uso continuativo del terreno. A questo proposito si osservi l'esempio seguente, anche se pionieristico: Franz Weindauer 2014, nel suo importante lavoro sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni tirolesi e salisburghesi adiacenti, scrive le frasi seguenti riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha rilevato di nuovo che le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono indicazioni plausibili di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte in primo luogo il terreno intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il terreno orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche per esempio la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg.). La diffusione dei luoghi dei ritrovamenti archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi e dove non si trova fino a oggi nessun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a solo pochi chilometri di distanza:
* la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spa.. verano 'estate' come anche la galleria della Vereina nell'Engadina Bassa;
* la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
* la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
* il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
* la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
* il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla variante della Simmental menzionata.
Un'analisi accurata ne estrarrebbe ancora molti di più. Si osservi inoltre la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e probabilmente anche per l'acculturazione alla sua forma di vita. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpenraum hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt." (traduzione: Il contadino alemannico e baiuvaro che fa di tutto per avere frutto dal suolo recentemente popolato, stabilisce il collegamento con i romani che lavorano sotto le stesse dure condizioni. La coesistenza di antichi toponimi romani e di toponimi tedeschi più recenti dimostra in maniera evidente che qui non si svolsero lotte nazionali. Coesistono gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. L'invasione degli Alemanni e dei Baiuvari nelle Alpi retiche-noriche non fu seguita da una distruzione culturale.)

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Orrizonte epistemico (CITAZIONE)

Questo portale informa su tre dimensioni diverse:

(1) sulla realtà extralinguistica ('cose'),
(2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari,
(3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il trattamento separato di (2) e (3) è fondamentale, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (cioè non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese, non esiste una parola per il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac), mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark), manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard non esiste una denominazione. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto pare a prima vista: così ci si trovano a volte delle espressioni con status semiotico incerto perché non risulta dai dati se si tratta di denominazioni di concetti o piuttosto di nomi per cose; è il caso in cui un parlante chiama un certo pascolo montano, per esempio quello che usa lui stesso, con il nome generico di munt, alla lettera 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Polirematiche (CITAZIONE)

Il termine"polirematiche" indica per VerbaAlpina una sequenza specifica di singole parole (tokens) che insieme rimandano ad un concetto preciso o anche a concetti diversi. Così, per esempio, in val Gardena (AIS 1192_1, 312) il concetto Concetto ALMHÜTTE viene chiamato casa da fuoco (ʧˌaz dɑ fˈuɑk); in altri dialetti (nell'Engadina, in Ticino ed altri) questa composizione denomina il concetto KÜCHE.

Dal punto di vista informatico sorge qui il problema di un'associazione di concetti a più strati da illustrare in un modello relazionale di dati: oltre al significato delle parole polirematiche, le parole singole possiedono significati propri che permettono di vedere la motivazione della produzione delle polirematiche. Per considerare questa particolarità nella banca dati di VerbaAlpina vengono usati i cosiddetti gruppi di token. Qui un'attestazione che consiste in più parole singole viene separata e i suoi componenti vengono deposti nella tabella 'tokens'. Ciascuno di questi fa riferimento ad una stessa voce nella tabella 'gruppi token' e in più memorizza la sua posizione nel gruppo token (primo, secondo posto ecc.): è possibile ricostruire, così, le polirematiche tramite i token singoli. Di conseguenza una memorizzazione esplicita delle polirematiche non è necessaria; nella tabella 'gruppi token' vengono collocate solo ulteriori informazioni (a parte il ID del gruppo token), che non sono ricostruibili in base ai singoli token, come per esempio il genere del gruppo.

Un'associazione di concetti viene effettuata sia a livello dei singoli token che a livello dei gruppi di token. In base all'esempio sopra riportato esistono, così, tre stesure nella tabella token alle quali sono assegnati diversi concetti concetto:

Id_Token Token Position Id_Tokengruppe Konzept
433 ʧˌaz 1 13 HAUS
434 2 13 PRÄPOSITION
435 fˈuɑk 3 13 FEUER


L'assegnazione di concetti alle componenti avviene con l'aiuto dei dizionari. Ad ogni concetto subordinato viene connessa l'annotazione più frequente del dizionario. Dato che i concetti subordinati non sono stati consultati, è possibile che essi, in parte, non corrispondono alla realtà.

Esiste, inoltre, un'indicazione nella tabella 'gruppi token' con una propria connessione al concetto:

Id_Tokengruppe Konzept
13 SENNHÜTTE


Nell'illustrazione cartografica, sulla superficie di VerbaAlpina i tokens e i gruppi token vengono considerati di pari livello, così la ricerca del concetto ALMHÜTTE mostra sia gruppi di token che tokens collegati a questo concetto. Le singole parole attestate solo come una parte di una parola polirematica vengono conformemente indicate.

(auct. Stephan Lücke | Florian Zacherl – trad. Monika Hausmann)

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Profilo di similarità etnolinguistica (CITAZIONE)

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzare una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Innanzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma – per così dire – un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi verrà mappato (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento, comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento in comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Referente (CITAZIONE)

Nel triangolo delle categorie linguistiche "denominazione" – "concetto" – "referente", categorie che rimandano le une alle altre, il referente indica la fondatezza di un concetto, secondo la sua natura, sempre astratto. In altre parole: una cosa concreta, individuale. I referenti che appaiono nei materiali trattati da VerbaAlpina permettono per lo più la rappresentazione figurata come disegno oppure fotografia. Rispetto alle denominazioni e ai concetti, per VerbaAlpina i referenti sono d'importanza secondaria. Rappresentazioni dei referenti, per lo più fotografie, saranno impiegate soprattutto nell'ambito del crowdsourcing come 'ausili' per rendere i referenti più facilmente comprensibili per gli informantei visto che le descrizioni dei concetti a volte sono necessariamente complicate.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Retoromancio (CITAZIONE)

Seguendo la Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il termine tedesco 'Rätoromanisch' (versione italiana della Costituzione: 'romancio') viene utilizzato nell'ambito di VerbaAlpina per le varietà romanze del Cantone dei Grigioni che tradizionalmente non vengono considerate italiane (cfr. Gross 2004 e Liver 2010). Con questo non si afferma però in nessun caso l'unione di tale romancio grigionese con il ladino delle Dolomiti e il friulano nel senso di una 'lingua' comune; proprio per questo concetto che oggi non è più accettabile venne coniata l'espressione 'retoromancio' dalla linguistica nell'Ottocento. Graziadio Isaia Ascoli sviluppò l'idea come tale e la denominò 'ladino' in italiano.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Semantica (CITAZIONE)

La strutturazione digitale dei dati ('grado di digitalizzazione D 3') permette un'analisi semantica differenziata delle espressioni linguistiche registrate, perché le sinonimie, le polisemie e le omonimie escono dal collegamento delle 'denominazioni' con i 'concetti' in forma di cosiddette relazioni m:n:




grafica: Stephan Lücke

Analizzando le relazioni di concetto che vengono fuori si può abbozzare il profilo semantico sincronico di ogni espressione polisemica; le espressioni più importanti di polisemia saranno presentate in seguito.

- C'è polisemia tassonomica se un'espressione denomina sia concetti gerarchicamente superiori che subordinati.  

- C'è polisemia meronimica se un'espressione denomina sia insiemi complessi di cose diverse ('tutto') sia costituenti di queste relazioni ('parti'); così l'ALPEGGIO, la parte importante della montagna per i contadini, viene spesso denominato semplicemente 'monte':

Cfr. carta concetto ALPEGGIO

Relazioni meronimiche del concetto ALPEGGIO come parte della montagna per applicazione della denominazione del tutto
tipo morfo-lessicale montagna (roa. fem.) (16 attestazioni)
tipo morfo-lessicale monte (roa. m.) (67 attestazioni)

Dall'altro lato l'ALPEGGIO, come insieme ossia 'tutto' economico (con tutto ciò che ci appartiene), può essere denominato con espressioni che in fondo stanno solo per componenti dell'alpeggio: Cfr. carta concetto ALPEGGIO
Denominazioni meronimici del concetto ALPEGGIO come 'tutto' per applicazione della denominazione di componenti

tipo morfo-lessicale cascina (roa. fem.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale casera 'malga'  (roa. fem.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale cjampei 'campi' (roa. m.) (2 attestazioni)
tipo morfo-lessicale pascol 'pascolo' (roa. m.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale pascolo (roa. m.) (1 attestazione)

- C'è polisemia metonimica se un'espressione denomina concetti che denominano diverse 'parti' all'intero di un 'tutto'; così il BESTIAME, gli EDIFICI per il PERSONALE e per il bestiame, un RECINTO ecc. fanno parte dell'ALPEGGIO (tra l'altro). Tutte le componenti menzionate possono essere denominate in diversi dialetti locali romanzi dal tipo morfo-lessicale roa. mandra: Cfr. carta
Significati metonimici del tipo morfo-lessicale roa. mandra
concetto BAITA (1 attestazione)
concetto STALLA D'ALPEGGIO (2 attestazioni)
concetto MANDRIA (15 attestazioni)
concetto RECINTO DI BUOI (3 attestazioni)

- C'è polisemia metaforica se un'espressione denomina concetti di campi diversi che non sono in relazione tra di loro. Un esempio è il concetto PANNA che viene denominato con le seguenti metafore oppure paragoni metaforici: Vgl. Karte
  1. come 'capo': capo (roa. m.), (19 attestazioni), su ciò capo di latte (roa.) (12 attestazioni), il capo del latte (roa.) (1 attestazione)
  2. come 'fiore': fleur / fiore (roa. m.) (15 attestazioni), fiora (roa. fem.) (17 attestazioni), su ciò fiora cruda (1 attestazione), letteralmente 'fiore crudo', fiore di latte (roa.) (2 attestazioni)
  3. come 'pelle': Haut (ger. m.) (2 attestazioni), peau / pelle (roa. fem.) (1 attestazione), la pelle del latte (roa.) (1 attestazione)
  4. come 'pelliccia': pelliccia (roa. f.) (2 attestazioni), Pelz (gem. m.) (4 attestazioni)
  5. come 'nebbia': sbrumacje (roa. fem.) (2 attestazioni), sbrume (roa. m.) (11 attestazioni)
  6. come 'schiuma': écume / schiuma (roa. f.) (2 attestazioni), spuma (roa. fem.) (1 attestazione), spumacje (roa. f.) (1 attestazione)
  7. come 'tela': toile / tela (roa. m.) (14 attestazioni), su ciò tela del latte (roa.) (1 attestazione) e tela di latte (roa.) (5 attestazioni)
Il terzo tipo mostra in modo bellissimo che le metafore possono essere diffuse anche oltre i confini di famiglie linguistiche: in questo caso il tedesco Pelz e il roa. pelliccia rappresentano oltre a ciò lo stesso tipo di base, cioè latino pellīcia, la forma femminile di un aggettivo denominale derivato da lat. pellis 'pelle'.
    Cfr. Carta

      - C'è polisemia antonimica se un'espressione denomina concetti che stanno in contrasto uno con l'altro.
    Naturalmente un'espressione può anche denominare diverse relazioni semantiche come lo mostrano in modo esemplare i concetti che sono legati al tipo di base malg- in diverse varietà romanze.






(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Strati (CITAZIONE)

La linguistica diacronica ('linguistica storica') distingue due costellazioni storiche di contatto linguistico (cfr. Krefeld 2003); tutte e due sono fondate sullo spazio e partono dalla lingua parlata nel periodo di analisi nell'area in questione. Talvolta, questa lingua è denominata 'strato'.
  • lingue parlate in passato nell'area d'indagine ('strati più vecchi') sono denominate 'sostrati'. Queste lingue sono state sostituite nel corso del tempo da quella lingua che è al centro della linguistica storica rispettiva – lo strato;
  • lingue che sono arrivate più tardi nell'area d'indagine, attraverso la conquista dei territori, e che si sovrapponevano alla lingua in questione per un certo periodo, vengono denominate 'superstrati'. Queste lingue non hanno però potuto sostituire le lingue sovrapposte, e sono sparse dopo un periodo più o meno lungo, per esempio a causa di cambiamenti politici. Così è caduto il superstrato tedesco delle aree romanze e slave dell'Austria-Ungheria con il crollo di questo stato dopo la prima guerra mondiale.
  • Si parla allora di sostrati e superstrati solo in ottica retrospettiva, cioè dal punto di vista di un tempo in cui le lingue in questione non vengono più parlate nell'area d'indagine. Per questo devono essere superati spesso dei grandi lassi di tempo di modo che ci si orienti senza esitare ai sistemi linguistici e si cerchi all'interno di questi cambi causati da contatto, cioè risultati di contatto linguistico. Per la comprensione vera di fenomeni di contatto linguistico è però decisivo il periodo storico del bilinguismo, cioè il periodo in cui le due lingue erano parlate l'una accanto all'altra oppure l'una con l'altra. Queste lingue parlate contemporaneamente si chiamano 'adstrati'. Ciò significa che si deve passare a una prospettiva sincronica che non può essere limitata alle 'lingue', ma che deve prendere in considerazione anche il 'parlante' con la sua competenza specifica e magari persino l'enunciato concreto, il 'parlare'. Questo è spesso impossibile nella prospettiva storica, ma se ne deve tener conto di principio ricostruendo la stratigrafia, perché un enunciato di un parlante bilingue deve essere giudicato in modo diverso di uno di un parlante monolingue.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia (CITAZIONE)

    In generale

    Le Alpi sono un'area di contatto linguistico variegato fin dai tempi preistorici. I contatti linguistici ivi presenti risalgono a costellazioni stratigrafiche eterogenee (cfr. Krefeld 2003). In linea di principio, all'interno di un'area in cui si trovano parlanti o persino comunità di parlanti più o meno bilingui, le lingue in contatto tra loro vengono denominate adstrati. Se un tipo di base è diffuso soltanto in una determinata area, come spesso accade nelle Alpi, e non esiste nel resto delle famiglie linguistiche coinvolte, non risulterà chiaro individuare né direzione del prestito né la lingua d'origine (cfr. il tipo di base roa. baita / ted. Beiz, Beisl).

    Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione (o in parte di essa), si distinguono due possibili costellazioni: nel caso del sostrato, la lingua d'origine (detta appunto lingua di sostrato) veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione orale fosse interrotta dall'affermazione di un'altra lingua dominante; il romanzo, ad esempio, è lingua di sostrato per tutta l'attuale regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua, ma spesso si distinguono comunque grazie ad una straordinaria continuità regionale o locale.
    Nel caso del superstrato, invece, la lingua di origine ha dominato per un certo periodo nella zona di diffusione senza però stabilirvisi in maniera duratura. Si spiega, così, perché in alcune parti della regione alpina in cui oggi si parlano le varietà romanze, dopo il crollo dell'infrastruttura romana, predominavano temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia, ad esempio, il tedesco aveva la funzione di lingua di superstrato durante il periodo degli Asburgo.
    Tra le tre famiglie linguistiche di cui sopra si svilupparono tre scenari del tutto diversi tra loro. Riguardo all'importanza del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica, è soprattutto la cronologia del prestito ad essere decisiva: ci si domanda, ad esempio, se nel caso di parole romanze nell'area germanica e in quella slava, si trattasse di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità, o di prestiti più recenti di tipo adstratico. La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e slava, e per gli slavismi in area tedescofona e romanza.
    I prestiti sono affidabili indicatori dei diversi processi di acculturazione storica ed è, quindi, utile presentarli in modo quantitativo affinché si mappi con precisione topica la loro frequenza d'attestazione. La direzione di acculturazione non è, però, sempre evidente: spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. Il seguente grafico schematizza la cosiddetta 'sfida stratigrafica' e differenzia le aree in cui oggi sono parlate le lingue romanze, lo sloveno e il tedesco a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato; le sfere simboleggiano, inoltre, i gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni adstratali.
    Contemporaneamente si mostra la particolare importanza della romanizzazione (cfr. Märtin 2017, 102-129), la quale, pur con intensità diversa, interessò l'intero territorio alpino e, di conseguenza, mediò con le antiche varietà preromane. Sebbene questa ipotesi sia in sé problematica, non si può escludere un contatto diretto tra parlanti di lingue preromane e parlanti delle lingue temporalmente successive delle zone latino-romane (slavo e germanico).    



    Il compito centrale dello studio storico delle parole consiste nel riportare in modo preciso e a livello stratigrafico i presunti prestiti. Il prestito in controtendenza Schmalz dal tedesco > al roa. smalzo e quello dal lat.-roa. butyrum > al tedesco Butter, così come anche gli ulteriori prestiti in sloveno > puter, possono essere schematizzati come segue:




    Il periodo preromano

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche nell'area di ricerca di VerbaAlpina fa sì che le Alpi appaiano come una sorta di enorme barriera, nella misura in cui essa va a separare grosso modo i territori di lingua tedesca (a nord) e di lingua slava (a sud) dalle aree romanze (Link). L'Alto Adige di lingua bavarese che si estende a sud lungo la principale dorsale alpina sembra quasi essere un caso a sé; da una prospettiva storica, tuttavia, questa 'visione' risulta fuorviante in quanto le iscrizioni di epoca preromana, le più antiche testimonianze linguistiche ritrovate, si presentano in un alfabeto in gran parte identico in tutte e tre le aree:



    Fonte

    La diffusione di questi testi non ancora decifrati spesso definiti come iscrizioni retiche (si confronti Schumacher 2004) si estende dal nord delle Alpi (Steinberg am Rofan, vicino l'Achensee) fino a Padova e può essere pienamente compresa se inquadrata nel contesto culturale che le attraversa:
    rätische_inschrftn Nello stesso alfabeto furono grosso modo scritti anche altri documenti etruschi raccolti da VerbaAlpina; essi sono chiaramente da ricondurre all'antico alfabeto greco occidentale.

    Il periodo romano

    I romani conquistarono l'area centrale delle Alpi nel periodo compreso tra il 25-15 secolo a.C.; il 'Tropaeum Alpium' a La Turbie, al di sopra di Monaco, riporta di ben 46 tribù conquistate, i cui nomi si sono talvolta conservati fino ad oggi. Dell'iscrizione si conservano solo pochi frammenti, ma è possibile ricostruire la storia completa tramite la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (3, 136-137): 

    "Imperatori Caesari divi filio Augusto / pont(ifici) max(imo) imp(eratori) XIIII trib(unicia) pot(estate) XVII / senatus populusque Romanus / quod eius ductu auspiciisque gentes Alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium p(opuli) R(omani) sunt redactae / gentes Alpinae devictae Trumpilini Camunni Vennonetes Vennostes Isarci Breuni Genaunes Focunates / Vindelicorum gentes quattuor Cosuanetes Rucinates Licates Catenates Ambisontes Rugusci Suanetes Calucones / Brixentes Leponti Viberi Nantuates Seduni Veragri Salassi Acitavones Medulli Ucenni Caturiges Brigiani / Sogiontii Brodionti Nemaloni Edenates (V)esubiani Veamini Gallitae Triullatti Ectini / Vergunni Egui Turi Nemeturi Oratelli Nerusi Velauni Suetri" (Fonte: Epigraphik-Datenbank Clauss / Slaby

    La seguente panoramica riporta un elenco di denominazioni che possono essere facilmente identificabili con quelle attuali:
    (Dép. Hautes-Alpes)
    Nomi citati nel Tropaeum Alpium Denominazioni attuali Geo-dati (latidudine; longitudine)
    Trumpilini   Val Trompia   45°44'5.87"N ;  10°12'2.20"E
    Camunni  Val Camonica   45°57'17.71"N ;  10°17'21.08"E
    Vennonetes Vinschgau   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Venostes   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Isarci cfr. i nomi dei fiumi Isère, Isar, Isarco (= ted. Eisack   47°23'13.25"N ;  11°16'30.42"E
    Breuni Brenner   47° 9'59.75"N ;  11°25'0.14"E
    Licates nome di fiumeLech (lat. Likias [II secolo d.C.], successivamente Licca [570 d.C.]  
    Brixentes il nome del comuneBrixen   47°30'2.70"N ;   9°44'32.31"E
    Leponti  Val Leventina   46° 6'47.60"N ;   8°17'31.10"E
    Seduni Sitten nel canton Vallese, Svizzera   46°13'59.25"N ;   7°21'37.80"E
    Caturiges  il nome del comune Chorges (Da Hautes-Alpes)   44°32'44.67"N ;   6°16'31.60"E
    Brigiani il nome del comune Briançon  44° 53′ 47″N, 6° 38′ 08″E
    Ectini il nome del fiume Tinée    43°55'0.23"N ;   7°11'14.69"E
    Vergunni  il nome del comune Vergons (Da Alpes-de-Haute-Provence)   43°19'23.90"N ;   6°17'3.20"E

    Sulla scia della conquista, i romani istituirono diverse province geograficamente in linea con la Gallia Cisalpina; questi insediamenti potevano trovarsi sia per l'appunto sulle Alpi (Alpes Maritimae, n. 3 nell'immagine; Alpes Cottidae, n. 2; Alpes Poeniae anche: Alpes Graiae, n. 1) che poco più in là, oltrepassando il nord delle Alpi Raetia, Noricum):



    Province romane alpine (frame estratto dalla seguente fonte)

    La suddivisione provinciale romana in area alpina non è del tutto facile da ricostruire in modo dettagliato; risulta soprattutto complesso tracciarne la distribuzione dal punto di vista etno-linguistico. Una grossa incognita è rappresentata dai Raetii 'Reti', che diedero il nome ad una delle due più grandi province in area alpina. Di questa popolazione sappiamo molto poco e solo a livello archeologico, fatta eccezione per il fatto che essa non faceva parte dei popoli indogermanici – questione su cui tutti i ricercatori concordano senza alcun dubbio (si confronti sul tema Jürg Rageth in HLS). Ci si domanda se i Reti possano essere identificati con gli Etruschi, in quanto l'esistenza di iscrizioni alpine in alfabeto etrusco indicherebbe una relazione con questa popolazione. Le località dei ritrovamenti, tuttavia, non coincidono con i confini provinciali ed è men che meno presente una corrispondenza tra il territorio della Raetia ed i centri abitati dai Reti; sotto questo aspetto non è neanche chiara la successiva suddivisione in quelle che sarebbero poi state la province romane Raetia prima con Curia come capitale (oggi conosciuta come Coira) e Raetia secunda con capitale Augusta Vindelicorum (oggi Augusta). I ritrovamenti di Coira risalenti all'ultimo secolo a.C. "sembrano rinviare a una manifestazione culturale di stampo celtico piuttosto che retico" (HLS, Jürg Rageth) e quelli che nel Tropaeum Alpium vengono menzionati come Vindelici, vengono definiti dai ricercatori come Celti; si può, inoltre, notare la continuità nel nome della provincia Raetia nell'attuale nome del paesaggio del Ries (cfr. la carta sulle iscrizioni romane che interessano la zona a nord-ovest di Augusta).

    In ogni caso è possibile dedurre che la zona alpina del Nord fosse ampiamente romanizzata, più dei luoghi montani; sembra dunque ragionevole pensare che durante il periodo tardo-romano ci fosse una forte somiglianza tra l'area settentrionale e quella meridionale delle Alpi, e che questa fosse molto più forte rispetto alle zone 'prealpine' e l'area montana. Resta irrisolta la considerevole questione della durata delle lingue preromanze dopo l'inglobamento da parte dell'Imperium Romanum delle aree da queste interessate. É presumibile che gli invasori o gli immigrati germanici e slavi non abbiano avuto contatti solo con le popolazioni di lingua latina/romana, ma anche con le popolazioni celtiche. Sebbene sia difficile valutare effettivamente questa possibilità, in questo caso si sarebbero potuti trasmettere elementi linguistici dalle lingue preromanze (sicuramente da quella celtica) direttamente al germanico e allo slavo. Di principio bisogna, tuttavia, anche presupporre che elementi preromanzi (presentati però in forma romanza) siano stati successivamente trasmessi negli strati tardo-romanzi.

    Le scoperte archeologiche sui Leponti sono particolarmente interessanti ed istruttive riguardo ad un diverso tipo di romanizzazione, forse avvenuta debolmente solo nelle zone interne delle Alpi:

    "In seguito all'espansione romana nella pianura padana, dal II sec. a.C. i Leponti entrarono gradualmente in contatto con usanze e costumi di tipo romano, tornando a svolgere, in un contesto storico profondamente mutato, la funzione di intermediari tra nord e sud delle Alpi. In seguito alle campagne militari di Augusto (dal 35 al 15 a.C.), volte a sottomettere le pop. alpine per assicurare i transiti commerciali e militari attraverso le Alpi, i Leponti furono integrati nel sistema amministrativo ed economico romano. Nonostante i profondi processi di acculturazione, alcuni elementi tradizionali dei Leponti (in particolare nell'abbigliamento femminile e nel rito funerario) sopravvissero fino al II-III sec. d.C.''. (Gianluca Vietti, HLS)

    In ogni caso, al fine di comprendere quali fossero i possibili scenari di contatto linguistico, ha senso includere nel database i dati storici geo-referenziati, come ad esempio i diversi reperti archeologici, l'indice stradale tardo-antico della cosiddetta Tabula Peutingeriana (Link_1, Link_2), i passi alpini romani, l'epigrafia romana e così via. Questa carta mostra, dunque, da un lato che gli antichi monasteri eretti nell'area bavarese e i primi ritrovamenti germanici erano fondati sull'infrastruttura romana (iscrizioni, antichi nomi di luogo o l'antica denominazione alto-medievale dei romani, Walchen); dall'altro dimostra che è proprio in queste aree densamente popolate che potrebbero esserci stati dei presumibili antichi prestiti, come sottolineato dall'esempio di caseareus, -a.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Monika Hausmann | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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    Terminologia (CITAZIONE)

    Tedesco Francese Italiano romancio sloveno
    (Beleg)Raster la grille la griglia la griglia raster jazikovnih dokazov
    Almwesen l'alpage l'alpeggio l'economia d'alp planinstvo
    Alpenraum la région alpine la regione alpina la regiun alpina alpska pokrajina
    ASCII-Bereich le bloc ASCII il repertorio ASCII il sectur ASCII območje ASCII
    ASCII-Zeichen le caractère ASCII il carattere ASCII il segn ASCII znak ASCII
    Attribut l'attribut l'attributo l'attribut atribut
    Beta-Kodierung l'encodage beta la codifica beta la codaziun beta kodiranje beta
    Betacode le beta code il codice beta il code beta kod beta
    Betriebssystem le système d'exploitation il sistema operativo il sistem operativ operacijski sistem
    chronoreferenziert chronoréférencé cronoreferenziato cronoreferenzià kronološko referenciran
    Codepage la page de code il codepage la pagina da codes kodna stran
    Crowdsourcing le crowdsourcing il crowdsourcing il crowdsourcing crowdsourcing
    Daten les données i dati las datas podatki
    Datenbank la base de données il database la banca da datas podatkovna zbirka
    Datenbankmanagementsystem le système de gestion de base de données il sistema di gestione di banca-dati il sistem d'administraziun da la banca da datas sistem za upravljanje zbirk podatkov
    Datenerhebung l'enquête des données il rilevamento dati la relevaziun da datas raziskava podatkov
    Datensatz l'enregistrement il record l'acta podatkovni zapis
    Digital Humanities les humanités numériques l'informatica umanistica las scienzas umanas digitalas digitalna humanistika
    digitale Datenerfassung la saisie digitale de données il rilevamento digitale la registraziun da datas digitala digitalno zbiranje podatkov
    digitale Tiefenerschliessung l'exploitation digitale en profondeur l'esplorazione digitale a fondo l'accessibladad digitala a fund digitalno globinsko urejanje
    Digitalisierung la numérisation la digitalizzazione la digitalisaziun digitalizacija
    dingliches Trägermedium le support d'information matériel il supporto analogico o digitale il medium da support concret stvarni nosilec
    dokumentieren témoigner documentare documentar dokumentirati
    Eigenschaft proprieté il campo dato la caracteristica lastnost
    eindeutig univoquement univocamente univocamain nedvoumno
    elektronische Datenverarbeitung le traitement électronique des données l'elaborazione dati elettronica l'elavuraziun da datas electronica elektronska obdelava podatkov
    Entity-Relationship-Modell le modèle entité-association il modello entità-relazione il model entitad-relaziun entitetni-odnosni model
    Erhebung l'enquête il rilevamento la relevaziun raziskava
    Erhebungsort le lieu de l'enquête il punto d'inchiesta il lieu da relevaziun kraj raziskave
    Exportformat le format d'exportation il formato di esportazione il format d'export format eksporta
    Feld la case la casella il champ polje
    Ganzzahl l'entier relatif il numero intero il dumber entir celo število
    Geokoordinate les coordonnées géographiques la coordinata geografica la geocoordinata geografska koordinata
    Geolinguistik la géolinguistique la geolinguistica la geolinguistica geolingvistika
    georeferenzierbar géoréférenciable georeferenziabile georeferenziabel ki ga je mogoče georeferencirati
    georeferenziert géoréférencé georeferenziato georeferenzià georeferenciran
    Georeferenzierung le géoréférencement la georeferenziazione la georeferenziaziun georeferenciranje
    Identifikator l'identifiant l'identificatore l'identificatur identifikator
    Informant l'informateur l'informante l'infurmant informator
    Informationstechnologie la technologie de l'information la tecnologia dell'informazione la tecnologia d'infurmaziun informacijska tehnologija
    Internet l'internet (m) l'internet (m) l'internet internet
    IT-Firma des sociétés d'informatique imprese che si occupano di tecnologia dell'informazione la firma IT IT-podjetje
    Kategorisierung la catégorisation la categorizzazione la categorisaziun kategorizacija
    Kodierung le codage la codifica la codaziun kodifikacija
    Kodierungstabelle le tableau de codage la tabella di codifica la tabella da codaziun kodirna tabela
    Konvertierung une conversion una conversione la conversiun konvertiranje
    Konzept le concept il concetto il concept osnutek
    Kooperationspartner le partenaire de coopération il partner di cooperazione il partenari da collavuraziun kooperacijski partnerji
    Langzeitarchivierung l'archivage de longue durée l'archiviazione a lungo termine l'archivaziun a lunga durada dolgoročno arhiviranje
    Medien les médias (m.) i media las medias mediji
    Nutzer l'utilisateur l'utente l'utilisader uporabnik
    Oberfläche l'interface la superficie la surfatscha površina
    operativer Bereich le plan opérationnel il campo operativo il champ operativ operativno območje
    Portal le portail un portale il portal portal
    relationales Datenmodell le modèle relationnel il modello relazione il model (da datas) relaziunal relacijski model podatkov
    Sachgebiet le domaine il campo il champ strokovno področje
    Schnittstellenkonzept la conception d'interface il concetto di interfaccia il concept d'interfatschas osnutek vmesnika
    Schriftzeichen le caractère il carattere il caracter črka
    Separator le séparateur il separatore il separatur separator
    Serialisierung la sérialisation la serializzazione la serialisaziun serializacija
    Sicherheitskopie la copie de sûreté la copia di backup la copia da segirezza varnostna kopija
    Social media les médias sociaux i media sociali las social media družabni mediji
    social software le logiciel social il social software la software sociala družabna programska oprema
    Software le logiciel il software la software programska oprema
    Spalte (Tabelle) la colonne la colonna la colonna stolpec
    Sprachdaten les données linguistiques i dati linguistici las datas linguisticas jezikovni podatki
    Sprachfamilie la famille linguistique la famiglia linguistica la famiglia da linguas jezikovna družina
    Sprachkontakt le contact linguistique il contatto linguistico il contact linguistic jezikovni kontakt
    Sprecher le locuteur il parlante il pledader govorec
    Strukturierung la structuration la strutturazione la structuraziun strukturiranost
    Support le service d'assistance l'assistenza il support pomoč
    Trennzeichen le délimiteur il delimitatore il segn da separaziun separator
    Tupel le tuple la tupla il tupel terka
    Umgebung (inform.) l'environnement l'ambiente il conturn okolje
    Unicode-Bereich le bloc Unicode l'intervallo …. fino … di Unicode il sectur Unicode območje unicode
    Unicode-Konsortium le Consortium Unicode lo Unicode Consortium il consorzi Unicode konzorcij unicode
    Unicodetabelle le tableau Unicode la tabella Unicode la tabella Unicode tabela unicode
    Unicodewert la valeur Unicode il valore Unicode la valur Unicode vrednost unicode
    Varietätenkontakt le contact des variétés linguistiques il contatto di varietà linguistiche il contact da varietads linguisticas kontakt jezikovnih varjacij
    Vermehrung (der Informanten) l'accroissement (des informateurs) l'aumento (degli informanti) l'augment (d'infurmants) pomnožitev (informatorjev)
    Versionierung la gestion de versions il controllo versione la gestiun da la versiun spremljanje različic
    Verwaltung la gestion l'amministrazione l'administraziun administracija
    virtuelle Forschungsumgebung l'environnement de recherche virtuel l'ambiente di ricerca virtuale il conturn da perscrutaziun virtual virtualno raziskovalno okolje
    Web le web il web il web splet
    Web-Framework le framework d'application web il framework il framework per applicaziuns-web web framework
    XML-Struktur la structure XML la struttura XML la structura XML struktura XML
    Zeichenkodierung le codage de caractère la codifica di carattere la codaziun da caracter kodiranje znaka
    Zeile (Tabelle) la ligne la riga la lingia vrsta
    Zuordnung (in Tabellen) l'affectation l'associazione l'attribuziun razvrstitev


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    Tipizzazione (CITAZIONE)

    La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati per quanto possibile dei tokens ('parole singole'), i quali vengono poi inseriti nell'omonima tabella nel database.

    L'interesse centrale di VerbaAlpina è la tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai corrispondenti lemmi presenti nei dizionari presi come riferimento dal progetto (si veda sotto).

    Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
    Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è dunque necessario chairire separatamente e di volta in volta, se ad esempio un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò viene evitata in questo contesto la denominazione "etimo", il quale si riferisce di norma alla lingua immediatamente precedente, dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde in effetti anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
    I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento, vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

    I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti ben misurabili criteri si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





    L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: risulta automaticamente nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e nel migliore dei casi confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa così uno strumento di convalida dei dati.

    I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono quindi essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così per esempio per il concetto di FORMAGGIO, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

    Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa a causa delle numerose piccole lingue non standardizzate a sufficienza. Per ragioni pragmatiche, è stata scelta la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, per esempio tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come per esempio l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

    Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è però periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è tuttavia indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari) i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

    Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



    Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, sembra di avere a che fare con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe quindi poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta infatti un altro tipo morfo-lessicale:



    Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggiore numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, al contrario non collegate tra loro.





    Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è però escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno dunque filtrati dalla rappresentazione.


    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Trascrizione (CITAZIONE)

    I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per fare fronte a due principi: la fedeltà alle fonti e una facile comparabilità.

    (1) Versione input nella trascrizione originale
    Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite delle fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR) e altri solo pochi anni fa (ALD). Per questo, dal punto di vista storico e epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è però impossibile mantenere certe convenzioni in modo invariato. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come per esempio quando un segno per l'accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Utilizzando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

    (2) Versione output in IPA
    Pensando alla comparabilità e anche alla facilità d'uso, in una trascrizione unificata, è inoltre auspicabile l'output dei dati. Tutti i codici beta saranno per questo trasferiti in segni IPA attraverso routine di sostituzione specifiche. Alcuni problemi inevitabili nascono per i casi dove a un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input, corrispondono due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali dove per esempio i due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta sono i seguenti: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



    Voci alpine (CITAZIONE)

    Realtà tipicamente alpine (come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO) vengono spesso denominate da parole di sostrato preromano. Questo strato linguistico fu descritto probabilmente per la prima volta in maniera più dettagliata da Jakob Jud (si vedano a proposito i ben noti lavori di Jud 1911aJud 1911b, Jud 1924, Stampa 1937); tale strato forma il nucleo delle cosiddette voci alpine. Tuttavia l'espressione non è completamente univoca perché viene compresa in maniera più ampia sia da Otto von Greyerz 1933, che l'ha probabilmente coniata, sia da Johannes Hubschmid 1951 che l'ha resa nota soprattutto: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Per voci alpine intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni della natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana, parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano spesso un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Le voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (Cfr. per la storia della nozione più recentemente anche Rampl 2011, 131ss.).

    L’espressione VerbaAlpina accenna volutamente a questa categoria lessicale che si rivela utile per una ricerca sul plurilinguismo in quanto identifica delle unità lessicali ibride che contraddistinguono non solo una particolare lingua, ma uno spazio culturale indipendentemente dalle lingue ivi parlate e che conivolgono processi di prestito. Per rendere al meglio la categoria operazionale, si esige tuttavia una specificazione nella cornice del progetto. Dal punto di vista sincronico vengono dunque considerate ‘alpine’ da un canto le forme lessicali che hanno, nei dati disponibili a VerbaAlpina, ovvie corrispondenze in più di una sola delle tre famiglie linguistiche tradizionalmente parlate nelle Alpi e d'altro canto le forme solo romanze che non sembrano derivare dal latino ma piuttosto di un sostrato regionale prelatino. Risultano quindi sette gruppi ibridi:

    corrispondenze eventuali di una voce alpina
    prelatino romanzo germanico slavo
    x x x x ‘alpine’ in senso stretto
    x x x ‘alpine’ in senso ampio
    x x x
    x x
    x x
    x x
    x x


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica