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 (Citazione)

Certi ambiti onomasiologici presentano delle chiare affinità ai prestiti. Così per molti concetti dell'ambito dell'alpeggio, specialmente per la lavorazione di latte, in tedesco si trovano dei tipi di denominazione romanzi e/o preromani.

Carta tipi di base: butyrum, casearia, crama, tegia, stabulum ecc.




(auct. Thomas Krefeld)

Tags: Linguistica



 (Citazione)

Per garantire l'attività continua della carta interattiva, le tabelle dello strato di accesso ai dati e le relative tabelle di supporto vengono aggiornate solamente una volta al giorno. In questo modo, le modifiche relative ai dati linguistici o i dati periferici vengono resi accessibili e visualizzabili sulla carta, di solito, il giorno successivo. Per un aggiornamento immediato, le relative procedure possono essere visualizzate direttamente nella banca dati attraverso istruzioni SQL:

Dati lingusitici
CALL zling();

Dati periferici
CALL zgeo();

(auct. Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)



Abbreviazioni  (Citazione)

Nei testi contenuti all'interno delle rubriche “metodologia” e “lexicon alpinum” sono spesso presenti delle abbreviazioni che non sempre risultano essere del tutto chiare per il lettore. Per questo motivo è stata creata una lista contenente tutte le abbreviazioni utilizzate nei testi, in modo da permettere all'utente una maggiore comprensione dei contenuti. Tale lista è stata creata sia per il tedesco, sia per le altre lingue di VerbaAlpina, ossia l'italiano, il francese e lo sloveno. Le abbreviazioni presenti all'interno di citazioni non sono state prese in considerazione.

Allo stesso tempo, le sigle utilizzate per abbreviare le denominazioni delle lingue sono state adattate alle norme ISO-639-3 (lingue) e ISO-639-5 (famiglie linguistiche) in tutti i testi e, in seguito, tali abbreviazioni sono state inserite nella lista di cui sopra.

Abbreviazioni bibliografiche


Le opere di riferimento in vari volumi ricevono una sigla (es. AIS);
Altri titoli che sono registrati con tutte le informazioni bibliografiche sono citati in modo abbreviato con il nome dell'autore e l'anno di pubblicazione (es. Baer 2000);
Due nomi sono separati da una linea obliqua (es. Jaberg/Jud 1929), da tre nomi viene usata l'abbreviazione "et al.".





(auct. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Christina Mutter)

Tags: Pagina Web



Ambiente di ricerca  (Citazione)

I compiti e le prestazioni principali di VerbaAlpina si possono schematizzare come segue:
(1) documentazione e analisi storico-etimologica del lessico dialettale, valutato come caratteristico conformemente alla cornice onomasiologica;
(2) cooperazione con i partner di progetto per l'analisi e lo scambio reciproco dei dati;
(3) pubblicazione dell'insieme di dati, testi analitici e diversi materiali relativi al progetto, indirizzati in parte al pubblico scientifico, e in parte a un pubblico più ampio.
Le funzioni (1), (2) e (3) sono già state attivate con la prima versione 15/1. A partire dalla versione 17/1 si è aggiunto:
(4) rilevamento di dati tramite crowdsourcing.
Tutti gli ambiti vengono ampliati ed elaborati costantemente. Un'ulteriore funzione è in fase di preparazione:

(5) creazione di un laboratorio di ricerca.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



API  (Citazione)

L'acronimo API, dall'inglese "application programming interface", sta per 'interfaccia di programmazione di un'applicazione'. VerbaAlpia mette a disposizione un'interfaccia di questo genere all'indirizzo https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1. Una documentazione dettagliata riguardo alla sintassi da utilizzare sull'interfaccia in questione si trova nel seguente articolo: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=8844. L'API consente di visualizzare in un browser specifici contenuti dalla banca dati di VA (VA_DB) in formati definiti. La selezione dei dati e le modalità di visualizzazione sono regolati attraverso parametri URL.

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)



Approccio induttivo allo spazio culturale  (Citazione)

Il progetto si propone di analizzare le Alpi come un unico complesso culturale, partendo dal presupposto di poter riscontrare delle tecniche culturali comuni a tutta l'area alpina. Le ragioni di tale presupposto risiedono nell'adattamento dell'uomo in alta montagna a condizioni di vita identiche, o almeno molto simili, e nella conseguente diffusione di pratiche e tradizioni ad esso correlate. Dal momento che questi elementi comuni si manifestano chiaramente nella lingua attraverso le corrispondenti denominazioni, non è opportuno descrivere la specifica cultura alpina nell'ambito troppo ristretto delle singole comunità linguistiche, in modo per così dire "top-down", cioè dall'alto verso il basso attraverso una griglia di punti d'inchiesta in regioni linguistiche o dialettali definite a priori (questo approccio corrisponde solitamente alle pratiche care alla dialettologia, disciplina che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e, idealmente, di varietà specifiche). Nell'ottica di una geolinguistica plurilingue che vada oltre i confini di lingua, invece, dovranno essere individuate le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche, attraverso un approccio induttivo e "bottom-up", ovvero dal basso verso l'alto, accumulando un numero più grande possibile di attestazioni locali.
Uno dei principi fondamentali di VA è quello di impiegare esclusivamente dati geo-referenziabili e di non specificare eventuali altre macro-categorie ad eccezione di quella d'appartenenza delle località alla Convenzione delle Alpi. I dati complementari possono inoltre contribuire a definire la regione alpina come spazio culturale, fornendo informazioni attuali o storiche sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastrutture di base, e sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è, infine, auspicabile confrontare le aree di persistenza archeologica con le zone relative ai relitti linguistici analizzati per poi rappresentare quantitativamente questo confronto in forma di cartografia combinata; a questo proposito si veda Häuber/Schütz 2004a da un punto di vista archeologico in generale, e l'esemplare ''Atlante degli strati urbani di Colonia'' (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Archiviazione a lungo termine  (Citazione)

Tutti i dati del progetto VerbaAlpina vengono gestiti in modo tale che rimangano leggibili e utilizzabili per un periodo il più lungo possibile. La prospettiva temporale presa in considerazione dal progetto comprende diversi decenni, sebbene il concetto che sta alla base sia orientato ad una conservazione dei dati senza limite temporale.

Vengono considerati i seguenti aspetti:
1. Quale istituzione viene incaricata/quali istituzioni vengono incaricate della conservazione dei dati e rispettivamente dei supporti in questione?
2. Documentazione della strutturazione dei dati così come delle relazioni logiche tra dati e categorie di dati (entità-relazione);
3. Documentazione delle codifiche di carattere impiegate.

Più copie dei dati del progetto dovranno essere archiviate presso più istituzioni diverse. Tale compito è attualmente affidato all'IT-Gruppe Geisteswissenschaften della LMU (vale a dire il gruppo di tecnologia dell'informazione del dipartimento di scienze umane dell'Università di Monaco di Baviera, ITG). Questo gruppo è legato ai server di archiviazione del Leibniz-Rechenzentrum, così come al BAS Clarin Repository.
Il progetto prevede il deposito di ulteriori copie di backup presso altre istituzioni appropriate. L'archiviazione segue il ciclo previsto per il controllo versione. Il database viene archiviato con tutti i dati del progetto (modulo VA_DB insieme al modello entità-relazione); lo stesso vale per il framework web (VA_WEB), responsabile per la presentazione dei dati nel web (inclusa la rispettiva funzionalità): in questo modo è possibile (almeno in teoria) effettuare un "richiamo" di ogni singola versione in rispettivi ambienti di sistema operativo o di software emulati. Soggetta ad archiviazione è, inoltre, la mediateca che contiene soprattutto foto, film, testi e documenti audio (modulo VA_MT).

Il sito di VerbaAlpina (VA_WEB) viene salvato ad intervalli irregolari nell'archivio internet https://archive.org. All'indirizzo https://web.archive.org/web/*/http://verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/ è possibile recuperare le versioni precedenti di VerbaAlpina. La versione più vecchia ivi inserita risale al 10 novembre del 2014. Le archiviazioni si effettuano in parte in automatico tramite "Wayback"-Crawler fornito da archive.org, e in parte attivamente tramite VerbaAlpina, che dal 2018 si prefigge una revisione del sito da compiere a scadenze regolari (ogni 6 mesi).

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Area d'indagine  (Citazione)

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora, allo stato attuale, realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php). Circa la regione competono piuttosto diverse "naturräumliche" und "wirtschaftlich-politische Alpendefinitionen", dunque designazioni di tipo geofisico e politico-economico (cfr. Bätzing 1997, 23 s.).
Nell'ottica di una delimitazione trasparente e pragmatica, l'area presa in esame dal presente progetto corrisponde al campo d'applicazione chiaramente definito dalla Convenzione delle Alpi. È bene precisare che le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (cfr. Bätzing 1997, 31), ovvero le discrepanze tra gli stati membri definite da tale convenzione, sono state tenute in considerazione dal progetto; queste riguardano le Prealpi bavaresi (incluse), le "grössere randalpine Gebiete'', dunque le aree più grandi ai margini delle Alpi come l'Emmental o l'Oberland zurighese, (escluse) cfr. Bätzing 1997, 32, così come l'inclusione di alcune città più importanti nelle zone alpine marginali: Lucerna e Salisburg vengono ad esempio incluse, mentre Graz e Biella non lo sono. Qui è possibile scaricare il perimetro della Convenzione delle Alpi.
Il vero scopo del progetto è ad ogni modo quello di rilevare le Alpi – in questo ambito formalmente delimitato – come spazio linguistico-culturale, e di delineare la similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Atlanti linguistici alpini  (Citazione)

L'indagine sui dialetti alpini è stata e viene operata dai seguenti atlanti linguistici, in parte ancora incompleti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.
Non ci si deve lasciare ingannare da questo notevole numero, però, e dimenticare le considerevoli discrepanze – spesso parecchio sorprendenti – presenti tra i singoli atlanti. Alcuni atlanti regionali, come per esempio l'ALD-II o anche il BSA, non si occupano in modo particolare di dati etnolinguistici. In particolar modo, la tematica dell'alpeggio – che rappresenta uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina – viene a stento trattata. A differenza del BSA, nell'ALD-II è certamente presente uno stimolo, ovvero 869l'alpeggio 'Alm'/ la baita 'Sennhütte'; d'altra parte, però, i concetti elementari riguardanti la lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE e quelli relativi all'allevamento come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc, mancano del tutto (cfr. il questionario).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Autori  (Citazione)

Tutti i contributi scritti sulla pagina di VerbaAlpina sono sottoscritti per nome. L'abbreviazione "auct." sta per l'autore/gli autori, l'abbreviazione "trad." per il traduttore/i traduttori di un contributo. Se ci sono più autori o traduttori, i nomi sono sempre visualizzati in ordine alfabetico.

Il software viene sviluppato essenzialmente da Florian Zacherl, David Englmeier (dal 1/10/2016) e da Filip Hristov (dal 1/10/2016).

(auct. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer | Florian Zacherl – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Carta sinottica  (Citazione)

Questa funzione permette all'utente di fissare una selezione di carte su una carta sinottica. In questo modo si possono visualizzare le aree di diffusione di qualsiasi caratteristica linguistica ed extra-linguistica tra loro in relazione. Allo stesso tempo esiste la possibilità di zoomare e bloccare (anche a più livelli) le carte sinottiche qualora si voglia ad esempio documentare un particolare contesto locale, come nel caso dei Monti del Karwendel, o nel caso del continuum dialettale occitano-francoprovenzale-piemontese delle Alpi Occidentali.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Cartografia  (Citazione)

Sicuramente la cartografazione linguistica è non è uno strumento indiscusso, ma è efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). Si possono distinguere nettamente due tipi di cartografazione; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini e che l’interpretazione spaziale sia lasciata all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche le carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e possono mostrare l’enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre al retino di referenza dei confini di comune esattamente georeferenziato, viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive non solo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che presentano entrambi vantaggi e svantaggi e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc. La carta a nido d'ape permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano o di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un'importanza quantitativa.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Pagina Web Contesto extralinguistico



Classificazione onomasiologica  (Citazione)

Al fine di classificare i concetti secondo categorie funzionali, essi sono stati suddivisi in prodotti, processi, persone, utensili e recipienti e possono essere caratterizzati come segue:

Prodotti
Si tratta di componenti del prodotto in senso lato. Anche il latte è compreso all'interno di questa categoria. Inoltre, in questo senso, anche panna, latticello e i resti come il siero sono prodotti, dai quali è possibile ricavare altri prodotti.

Processi
Attraverso i processi si sviluppa un prodotto da altri prodotti (ad esempio dal siero si produce la ricotta).

Persone
Nella maggior parte dei casi le persone partecipano ai processi, come ad esempio il malgaro.

Utensili
Le persone dispongono di utensili per elaborare un prodotto attraverso un processo. Un utensile è impiegato per trasformare un prodotto da uno stato a un altro (per esempio per tagliare il latte cagliato utilizzando una lira). L'utilizzo di un utensile implica sempre l'applicazione di una forma di energia, per esempio la forza dei muscoli oppure l'energia elettrica. La distinzione tra utensile e recipiente non è sempre facile. Un recipiente utilizzato per un processo di maturazione oppure attraverso il quale si estrae un liquido da un prodotto (ad esempio dalla pasta del formaggio) servendosi della forza di gravità, viene considerato un utensile. La stessa cosa vale per i diversi tipi di recipienti per il burro. Si tratta di contenitori per la panna il cui compito non è però la conservazione, ma l'utilizzo per il processo di suddivisione della panna in burro e latticello.

Recipienti
Si tratta di oggetti utilizzati per la conservazione del prodotto o per il suo trasporto. Il miglior criterio di distinzione tra recipiente e utensile è rappresentato dal fatto che un recipiente non ha nulla a che fare con un processo nel quale un prodotto viene trasformato.







(auct. Markus Kunzmann – trad. Beatrice Colcuc)



Codepage  (Citazione)

In VerbaAlpina sono riuniti dati provenienti da fonti di carattere diverso: dati da atlanti linguistici e dizionari cartacei che devono in un primo tempo essere digitalizzati, così come dati già esistenti in forma elettronica e messi a disposizione da alcuni partner di cooperazione. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare una standardizzazione sono necessarie delle liste in cui si stabilisce quale corrispondenza trovino determinati caratteri, propri di un sistema di trascrizione di una specifica fonte, nel sistema di trascrizione di un'altra fonte. Si tratta essenzialmente di rappresentare i diversi sistemi di trascrizione nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA) che funge da trascrizione di referenza per VerbaAlpina. Per adattare un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella contenente tutte le corrispondenze dei caratteri. Tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito viene presentato un estratto dalla codepage, basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene intorno alle 4500 righe/associazioni in totale:


La colonna 'BETA' contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna 'IPA' contiene il carattere IPA corrispondente, e la colonna 'HEX' contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al rispettivo carattere IPA.

Per una panoramica completa delle codepage di tutte le fonti di VerbaAlpina si veda qui.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Codice beta  (Citazione)

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), nell'ambito di VerbaAlpina la trascrizione di sistemi di scrittura complessi con l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata come "codice beta". Il TLG ha sviluppato il concetto corrispondente all'inizio degli anni settanta del Novecento per il rilevamento di testi greci antichi con i mezzi digitali allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





In un primo tempo viene fatta una semplice distinzione tra carattere di base e segni diacritici nel momento in cui si trasferisce la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, utilizzata nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno rappresenterà se stesso (cosa possibile nell'esempio presentato). Direttamente dopo il carattere di base seguono tutti i diacritici legati ad esso; ogni diacritico viene sostituito da un carattere ASCII speciale. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database di VerbaAlpina. La scelta dell'attribuzione è guidata, per quanto possibile, dal principio della somiglianza ottica. Nell'esempio menzionato, l'uncino sotto la u nella parola tu viene rappresentato da una parentesi tonda aperta: tu(. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso all'alto e da sinistra a destra dopo il carattere di base. I segni diacritici vengono attribuiti a caratteri ASCII indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente a causa del principio della somiglianza ottica. Ciò significa che: anche se un uncino sotto un carattere di base ha un significato fonetico completamente diverso in una certa fonte rispetto a un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini vengono rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizione che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (una stessa codifica beta può dunque essere presente in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- Il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard in una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo.
- Le persone che trascrivono non hanno bisogno di conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici.
- Si può rilevare qualsiasi carattere rispettivamente diacritico, indipendentemente dal fatto che siano cifrate in Unicode o meno
- Il rilevamento dei dati elettronico avviene senza perdita d'informazione.
Attraverso la routine di sostituzione, il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione. Sull'onda di queste conversioni si può incorrere eventualmente in una perdita d'informazioni, perdita che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione stessi. La trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in modo molto più dettagliato di quanto sia previsto dal sistema IPA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Comunicazione scientifica nel Web  (Citazione)

VerbaAlpina può essere descritta come ambiente di ricerca basato sul web, orientato allo spazio. Questo formato è determinato dalle condizioni attuali che si distaccano considerevolmente dalla comunicazione scientifica tradizionale. In tutte le discipline che lavorano con dati empirici in modo 'classico' si possono distinguere tre fasi successive:
  1. Lo scienziato cerca gli informanti.
  2. Gli informanti forniscono dei dati grezzi allo scienziato.
  3. Lo scienziato passa una certa quantità dei dati rilevati, scelti e modellati secondo certe ipotesi teoriche a un pubblico essenzialmente scientifico.
La comunicazione in tre fasi si svolge unidirezionalmente e mira a pubblicazioni chiuse in forma di libri stampati.

I tre passi della comunicazione scientifica tradizionale

Il ruolo dei media è fondamentale, però limitato alla terza fase, in cui i risultati della ricerca vengono pubblicati a stampa. Queste pubblicazioni cartacee sone accessibili solo materialmente, proprio nei locali di conservazione, cioè in poche biblioteche, per la maggioranza pubbliche; questa componente mediale della comunicazione scientifica è visualizzato nella figura dal colore azzurro.

I nuovi media hanno rivoluzionato le condizioni della communicazione scientifica perché tutti gli aspetti del lavoro coinvolgono delle tecnologie mediali al punto che la attività scientifica in sè è diventata anche una forma di comunicazione con numerose procedure intrecciate e in parte ricorsive; perciò la seguente figura è interamente su sfondo azzurro. La distinzione delle tre fasi successive evidenziate sopra pare ormai obsoleta; anche l'unidirezionalità del flusso d'informazioni è sorpassata come pure l'identificazione dei ruoli (INFORMANTE, AUTORE, LETTORE) con individui diverse. Di norma, la stessa persona può partecipare con funzioni diverse alla comunicazione. Oltre a ciò è cambiata la funzione INFORMANTE riguardo ai comunicanti, perché il trattamento dei dati forniti rimane trasparente e può essere seguito costantemente. L'INFORMANTE diventa così il LETTORE dei propri DATI – completamente indipendentemente dal fatto se capisce l'intenzione scientifica o meno . Contemporaneamente gli viene fornita la possibilità di prendere posizione come AUTORE. Lo stato dei dati stessi cambia altrettanto radicalmente a queste condizioni: vengono deposti in un database di principio dinamico, soggetto a cambiamenti sia riguardo alla dimensione che alla struttura. Sotto queste condizioni, già la comunicazione tra le persone coinvolte, assieme ai ruoli assunti, rappresenta un modo di cooperazione elementare. Occorre però costatare, che l'impiego di tecnologie web non garantisce l'ottimizzazione della cooperazione scientifica. E inoltre necessario seguire certe regole che corrispondo in sostanza con i cosiddetti principi FAIR; essi implicano la rinuncia al copyright (©) delle pubblicazioni a stampa in favore di licenze più addatte.


Comunicazione scientifica legata alle condizioni di Internet.


In questo senso, VerbaAlpina è stato creato come ambiente di ricerca con diversi ambiti di funzioni che sono strettamente intrecciati tra di loro. Durante messa in pratica dei principi FAIR, VerbaAlpina si trova a dipendere costantemente a una copertura istituzionale; il progetto di lavoro è a termine e, di conseguenza, precario. La gestione dei dati di ricerca viene effettuata sulla base di procedure sviluppate congiuntamente alla Biblioteca Universitaria della LMU.




(auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Concessione di licenze  (Citazione)

L'utilizzo del copyright, soprattutto in ambito scientifico, comporta il fatto che i contenuti essenziali per la comprensione delle conoscenze basate sugli stessi, non possono essere utilizzati in pubblicazioni scientifiche oppure lo sono solamente in parte. Molto spesso ci si interroga su quali utilizzi siano ancora coperti dal diritto di citazione. Fino a questo momento non è ancora stato chiarito se un autore del quale si devono utilizzare le opere perde i diritti se è defunto da più di 70 anni oppure se i suoi diritti dopo la morte passano a terzi. Ogni autore di pubblicazioni scientifiche (ma non solo) dovrebbe avvertire questa regola come una limitazione importante che, complessivamente, ostacola massivamente il progresso della scienza. Il Copyright non è un modello adatto per l’attività scientifica.
VerbaAlpina si sente in obbligo di mettere a libera disposizione di terzi tutti i contenuti elaborati dallo stesso VerbaAlpina in conformità ai cosiddetti principi FAIR e al pensiero open access. VerbaAlpina si trova tra le iniziative e istituzioni che si impegnano per la diffusione e l’attuazione di questo ideale (vedi ad esempio Open Science Center della LMU). Una limitazione nell’utilizzo dei contenuti di VerbaAlpina esiste solo nel momento in cui i dati che VerbaAlpina ha acquisito da pagine terze e che sono coperti da condizioni di utilizzo restrittive come ad esempio il Copyright, anche da parte di VerbaAlpina devono essere diffusi solamente rispettando le condizioni di utilizzo originarie. Ad esempio singoli file media presenti in VA-Modul e VA_MT, che VerbaAlpina ha ricevuto da fonti esterne, sono coperti da Copyright. Gli elementi interessati da questa condizione di utilizzo particolare vengono segnalati individualmente con i relativi simboli. VerbaAlpina si impegna costantemente a indicare le condizioni di utilizzo vigenti per ogni contenuto a meno che queste non si trovino nel quadro di una licenza open-access. Nel caso di violazioni da parte di VerbaAlpina – soprattutto per quanto riguarda le violazioni del diritto d’autore – si chiede di darne immediata segnalazione a VerbaAlpina. I contenuti interessati dall’infrazione saranno, di conseguenza, immediatamente eliminati.

Tutti i dati e i contenuti liberamente accessibili e utilizzabili dal punto di vista giuridico e ai sensi dell’open-access vengono sottoposti, da parte di VerbaAlpina, alla licenza Crative-Commons (CC). Secondo questa licenza, per l’utilizzo e la diffusione dei dati è necessaria solamente l’indicazione dell’autore e il rispetto della diffusione secondo le condizioni originarie. Queste condizioni vengono indicate nella nomenclatura dei CC attraverso le abbreviazioni “BY” e “SA” (“share alike”). VerbaAlpina rinuncia coscientemente al divieto all’utilizzo commerciale (abbreviazione CC “NC” – “non-commercial”), in quanto questo può rendere impossibile un riutilizzo dei dati per scopi scientifici (si veda l’intervento "Offene Lizenzen – ein Werkstattbericht zu den rechtlichen Herausforderungen im Jahr 2015 " [circa dal minuto 13] di Thomas Harmann). In questo senso, la clausola “NC” non è compatibile con il pensiero open-access (vedi https://open-access.net/informationen-zu-open-access/rechtsfragen/lizenzen/, paragrafo "Das Creative Commons-Modell", consultato il 09.10.2018).

Mentre le licenze CC della versione 3.0 erano state adattate al sistema giuridico tedesco, la versione 4.0 attuale (2018) rinuncia a questo adeguamento. Le conseguenze per VerbaAlpina sono difficili da ipotizzare. Il portale https://open-access.net/, gestito dalla Biblioteca Nazionale e Universitaria della Bassa Sassonia con sede a Göttingen spiega: “Attualmente non è ancora chiaro quale siano le conseguenze della traduzione delle licenze standard in una lingua straniera sconosciuta al fruitore della licenza stessa” (https://open-access.net/informationen-zu-open-access/rechtsfragen/lizenzen/, consultato il 09.10.2018). Per questo motivo, VerbaAlpina segue la pratica corrente della Biblioteca Universitaria della LMU e, a partire dalla versione 18/2 (dicembre 2018), mette a disposizione tutti i contenuti che non rientrano nelle eccezioni sopraccitate con una licenza CC BY-SA 4.0. (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/). Alle älteren Versionen stehen in analogem Sinn unter der CC-Lizenz BY-SA 3.0 de (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/). Anche tutte le versioni meno recenti sono coperte da licenza CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/).

Per il codice software sviluppato da VerbaAlpina, viene applicata la Licenza MIT, molto utilizzata nel campo dello sviluppo di software. In questo modo i codici software sono liberamente messi a disposizione per l’utilizzo.

I moduli di VerbaAlpina (VA_DB, VA_WEB e VA_MT) e i dati contenuti in questi sono soggetti alle seguenti licenze Creative Commons:




CC BY-SA 3.0 DE (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/; "Attribuzione, StessaLicenza") (dipendente dall'oggetto) rispettivamente




CC BY-NC-SA 3.0 DE (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/; "Attribuzione, NonCommerciale, StessaLicenza").

Singoli file nel modulo VA_MT che VA ha ricevuto o comprato da fonti di dati esterne possono essere soggette al Copyright. Gli oggetti nel modula VA_MT vengono marcati individualmente con segni caratteristici corrispondenti.

Il sistema di concessione di licenze così come anche i diritti d'accesso dei diversi gruppi di utenti VA è documentato dalla grafica seguente:





(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione Pagina Web



Concetto  (Citazione)

L'ambito dei concetti (o dell'onomasiologia) è vario; tre campi tematici sono stati predefiniti:
- la vita quotidiana tradizionale
- l'ambiente naturale
- la vita quotidiana moderna.
Questi campi non svolgono però alcun ruolo per l'organizzazione dei dati sul livello del database. Molto più rilevanti per l'organizzazione sono i princìpi che permettono di stabilire delle relazioni tra i singoli concetti come per esempio quello dell’alpeggio nella vita quotidiana tradizionale. Innanzitutto si possono registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione o di specificazione molto diverso di modo che ne risultino gerarchie tassonomiche. Tra concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide. Le relazioni di inclusione collegano iperonimi e iponimi in modo che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Per questo l'esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DI FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina ecc. è anche un fabbricato, ma l'inverso, ovviamente, non vale. Il concetto ogni volta incluso è più astratto e perciò nella rappresentazione in forma di albero (grafo).

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono invece sempre
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è né una stalla né una cantina di formaggio.

Completamente diversa è invece la gerarchia risultante da concetti complementari, quando concetti complementari creano un rapporto di funzione complesso che necessita anch'esso di essere compreso come concetto. Qui si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti). Le relazioni parte-tutto sono da un lato gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato non si fondano sull'inclusione definitoria, ma sull'esclusione. A proposito della classificazione concettuale, si confronti lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni si riconoscono di nuovo dei tutti e le loro parti costitutive. Così diversi ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (parti) appartengono alla PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Contatto linguistico  (Citazione)

Per quanto riguarda il contatto linguistico, di cui fa parte anche il contatto tra varietà linguistiche, possiamo differenziarne due tipi diversi: a livello del sistema linguistico esistono degli integrati fissi (ossia 'prestiti'), indipendenti dal parlante; a livello del parlante invece si tratta di fenomeni individuali. Questi ultimi possono corrispondere a usi abituali o completamente occasionali, i cosiddetti switchings. Questa riserva è da prendere in considerazione sempre, anche quando si interpretano vecchi materiali di atlanti, nei casi in cui un informante esprime una forma vicina allo standard o, in aree bilingui, una forma della rispettiva seconda lingua. La differenza è fondamentale dal punto di vista teorico; in considerazione dei dati linguistici, tale differenza si rivela però più o meno probabile, mai evidente. Solo la moltiplicazione degli informanti, che diventa un'opzione del tutto realistica con i media sociali, permette delle informazioni attendibili.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Continuità  (Citazione)

La questione della continuità di tradizione è d'importanza fondamentale quando si ricostruiscono degli spazi comunicativi plurilingui; deve essere trattata interdisciplinarmente secondo un modo di procedimento diretto dai dati, induttivo. Ma anche riunendo le forze di diverse discipline si fatica a trovare delle risposte alla questione dei sostrati preromani. Si presenta di gran lunga migliore la situazione di partenza riguardo al sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona. Il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce addirittura una costante storica che è da osservare addirittura al giorno d'oggi nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?# Il processo è cominciato già con il crollo dell'infrastruttura romana (nell'anno 476); il periodo che ha seguito questa data è di grande interesse per la storia linguistica; è però scarsamente documentato per iscritto, per cui, la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. È vero che esistono ancora grandi lacune della ricerca, ma con Weindauer 2014 sono state rielaborate le fonti archeologiche e onomastiche (dal 6° all’8° secolo) dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese. Perciò si può escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: un'interruzione d’insediamento più lunga e fondamentale tra epoca romana ed epoca baiuvara) perché tutto parla a favore di un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). Tuttavia rimane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: quello che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo antico e dell'alto medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del 6° secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità rispettivamente – per quanto ancora esistenti – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Controllo di autorità  (Citazione)

Il termine CONTROLLO DI AUTORITÀ ha la sua origine nella biblioteconomia. Nei cataloghi delle pubblicazioni è essenziale poter identificare senza ambiguità gli autori al fine di poter assegnare le opere al rispettivo autore, indipendentemente dalle diverse ortografie o dai cambiamenti di nome. La stessa necessità si presenta anche per quanto riguarda gli indici delle opere registrate da ogni biblioteca, ad esempio per poter identificare senza ambiguità ad esempio termini geografici oggetto di diversi saggi e per poterli mettere in relazione tra loro. Queste necessità hanno portato alla creazione di corrispondenti liste onomasiologiche, le quali, in un primo momento, sono state gestite localmente dalle singole biblioteche.

La possibilità di collegare tecnicamente i contenuti delle banche dati in rete risale agli anni ’70. Questa operazione necessitava però un adattamento dei singoli elenchi gestiti fino a quel momento individualmente dalle biblioteche. A tal fine, a partire dagli anni '80 (ma le prime progettazioni risalgono agli anni '70), le singole biblioteche iniziarono ad adattare le proprie liste e a creare elenchi comuni di persone e di parole chiave al fine di ottenere una certa omogeneità tra le biblioteche. Nel corso del tempo sono stati creati elenchi tematici separati: un indice di persone (Personennamendatei, PND), un indice di organismi (Körperschaftsdatei, GKD) e un indice di parole chiave (Schlagwortnormdatei, SWD). Tuttavia, si è capito che le separazione tematica non era utile, soprattutto perché gli individui e gli organismi possono figurare non solo come autori o redattori, ma possono essere anche l’oggetto stesso delle pubblicazioni. Per questo motivo essi devono essere presi in considerazione anche nella creazione degli indici per le parole chiave. Per questo motivo, tra il 2009 e il 2012 i tre indici separati sono stati riuniti attraverso un'operazione della Biblioteca Nazionale Tedesca e delle associazioni bibliotecarie di lingua tedesca formando il cosiddetto Common Standards File (GND). A partire dal 2012 questo file è disponibile al pubblico in diversi formati (MARC 21 Authority, MARC21-xml und RDFxml) ed è sempre più utilizzato nella creazione di indici anche al di fuori del sistema bibliotecario. Così, il controllo di autorità è registrato anche nei progetti digital humanities dell’ITG (Gruppo Tecnologia dell’Informazione delle Scienze Umane) BMLO (Bayerisches Musiker-Lexikon online) e Kaiserhof e utilizzati per l’identificazione univoca delle persone.

All’indirizzo http://ognd.bsz-bw.de/ (del Servizio Bibliotecario del Baden-Württemberg) viene messo a disposizione un utile strumento per la ricerca all’interno del GND. I file conformi al GND sono gestiti da istituzioni, soprattutto da biblioteche, situate in tutto il mondo. Il progetto VIAF (Virtual International Authority File), avviato congiuntamente da DNB e dalla Library of Congress, esiste dal 2003, e ha come obiettivo quello di riunire queste banche dati in un unico sistema e renderle disponibili al pubblico.

Anche se il sistema del controllo di autorità consente teoricamente l'identificazione univoca di persone e concetti, la concreta fruibilità dipende dalla sua attuazione tecnica all'interno dei cataloghi elettronici delle biblioteche. Ad esempio, nei cataloghi della DNB e della Bayerische Staatsbibliothek (BSB), la ricerca del termine “Homère” dà risultati contenenti solamente l’ortografia tedesca “Homer”. Tuttavia, attualmente (nov. 2018), attraverso un click sul nome dell'autore, si può accedere all'elenco dei titoli relativi non non solo al singolo individuo in questione, ma anche relativi ad autori che portano lo stesso nome.

Anche se il concetto di controllo di autorità è da ricercarsi nell’ambiente della biblioteconomia, nel corso del tempo, esso si è eseso anche ad altri settori. A titolo esemplificativo si possono nominare i seguenti progetti: Geonames (Entità Geographica), Pleiades (Entità antica Geographica) oppure anche Glottolog (Entità lingue del mondo).

Tra l'altro, il controllo di autorità è molto importante per l’interoperabilità richiesta dall’iniziativa FAIR. Oltre a creare un indice dei contenuti dei cataloghi bibliotecari, attraverso la definizione di un controllo e l'assegnazione di un identificatore alfanumerico è possibile collegare in maniera logica e tecnica dati presenti in banche dati separate.

Dal punto di vista metodologico, VerbaAlpina auspicherebbe la creazione di un controllo di autorità per le categorie "tipo morfolessicale" (⇒ tipizzazione) e "concetto". Questo permetterebbe di contrassegnare ciascun tipo morfolessicale e ciascun concetto con un identificatore. In questo modo, i dati lessicali potrebbero essere collegati tra di loro in tutto il mondo e, nel caso dei concetti, il collegamento si effettuerebbe indipendentemente dalla singola lingua. Tuttavia, ad oggi, approcci di questo tipo si possono osservare solo occasionalmente. Nei database strutturati del progetto Wikidata, vengono assegnati i cosiddetti Q-ID che identificano in modo univoco concetti non linguistici e forniscono così un riferimento comune e identico per i diversi articoli nelle diverse versioni linguistiche di Wikipedia sullo stesso argomento. Ad esempio, il concetto ALMHÜTTE è identificato in Wikidata con il Q-ID Q2649726. Questa voce in Wikidata si riferisce agli articoli di Wikipedia assegnati ad oggi (ottobre 2018) per un totale di sette lingue diverse. Dei 2629 concetti attualmente (ottobre 2018) registrati da VerbaAlpina, esattamente 400 sono stati finora contrassegnati da un QID. I Q-ID, qualora disponibili, sono registrati nel database di VerbaAlpina. Un'identificazione sistematica e analoga come quella di Wikipedia e Wikidata sembra ancora esistere. Le L-ID per le denominazioni delle lingue sono state assegnate solo in maniera grossolana, ma non è chiaro se si intendono creare dei tipi più precisamente definiti.

Sulla base del modello degli ID del controllo di autorità, VerbaAlpina assegna i propri identificatori per le categorie di dati (entità) "concetto", "tipo morfolessicale" (vedi Tipizzazione) e "comune", che possono essere collegati ad altri sistemi di controllo di autorità già stabiliti come i Q-ID del progetto Wikidata attraverso una semplice mappatura. VerbaAlpina sta inoltre cercando di includere la categoria di dati "tipo morfolessicale" nel sistema Common Standards File (GND). La prospettiva esiste, soprattutto perché il GND deve essere ampliato in termini di contenuto e struttura e adattato alle esigenze della scienza, delle istituzioni culturali generali e degli individui. La conferenza GNDCon 2018 prevista per dicembre 2018 è destinata a fungere da momento di discussione a questo scopo. I membri della Biblioteca Universitaria di Monaco e dell'ITG porteranno avanti in questa sede gli interessi di VerbaAlpina.

La GND distingue attualmente le seguenti entità: Organismo (Sigla: b), Conferenza (f), Geografia (g), Persona (non individualizzata) (n), Person (individualizzata) (p), Concetto (s) e Opera (u) (http://www.dnb.de/SharedDocs/Downloads/DE/DNB/standardisierung/inhaltserschliessung/entitaetenSatztypen.pdf?__blob=publicationFile). Un documento DNB della categoria "Working aids for the common standards file (GND)" afferma inoltre che per la categoria "lettere, morfemi, parole come oggetto di indagine linguistica" il codice specifico dell'entità "slz" è inteso come sottocategoria dell'entità "nozione". È ovvio collegare che i dati di VerbaAlpina dovranno essere collegati a questa categoria.

Letteratura:
Capellaro 2003

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Controllo versione  (Citazione)

VerbaAlpina consiste nei moduli seguenti:

-VA_DB: file di dati nel database del progetto (MySQL) (va_xxx)
-VA_WEB: codice di programma dell'interfaccia web del portale www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de insieme al database Wordpress (va_wp) che ci appartiene
-VA_MT: file media (foto, film, testi e documenti audio) che si trovano nella mediateca dell'interfaccia web

Tutti e tre i moduli formano un'unità consistente, con connessioni e dipendenze corrispettive, e non possono perciò essere separati l'uno dall'altro. Durante la durata del progetto lo stato attuale dei moduli VA_DB e VA_WEB viene "congelato" ogni sei mesi, il 15 giugno e il 15 dicembre di ciascun anno, e in modo simultaneo sotto forma di una copia elettronica. A queste copie congelate sono attribuite dei numeri di versione secondo lo schema [anno civile]/[numero di serie] (per esempio 15/1). Alla versione VA alla volta produttiva è attribuita la denominazione XXX (cfr. modo di citare).

La produzione di copie della mediateca VA (VA_MT) è impedita a causa della dimensione molto grande dei file media. Per questa ragione non si fanno delle copie di questo modulo sull'onda del processo di controllo versione. Gli elementi una volta deposti nella mediateca VA non possono più essere eliminati, quando una versione VA è connessa a essi.

Nel portale del progetto esiste la possibilità di passare da una versione all'altra, ovvero l'utente ha la possibilità di passare dalla versione "produttiva", mutevole in continuazione, e le versioni archiviate, "congelate". Attraverso la cromaticità del fondo rispettivamente di certi elementi di comando l'utente può comprendere se si trova nella versione produttiva o in una delle versioni archiviate di VA. Devono essere citate *solo* le versioni archiviate di VA .

Frontespizi di versioni precedenti di VerbaAlpina:

Fienile nei pressi di Fex Platta, nella val Fex vicino a Sils Maria, Alta Engadina (Immagine: Thomas Krefeld)

Cascina sulla Roßsteinalm, sopra Lenggries (Immagine: Thomas Krefeld)

15/1

Autunno in Sudtirolo nei pressi della val Passiria (Immagine: Susanne Oberholzer)

15/2

Lavorazione del mascherpa, Lombardia (Immagine: Formaggio Bitto )

16/1

Alpsee, Immenstadt nell'Allgäu (Immagine: Christina Mutter)

16/2

Raccolta del fieno nel Chiemgau (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

17/1

Raccolta del fieno (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

17/2

Raccolta del fieno (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

18/1

Panorama invernale sulla Plose sopra Bressanone (I)(Immagine: Stephan Lücke)

18/2

Vista sulle Odle attraverso l'Alpe di Siusi (Immagine: Stephan Lücke)

19/1

Alpi della Zillertal (Immagine: Thomas Krefeld)

19/2



(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Convenzione delle Alpi  (Citazione)

La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale sottoscritto dai Paesi del territorio alpino (la Slovenia, a causa delle vicissitudini politiche ha sottoscritto la convenzione solo due anni più tardi). Si tratta essenzialmente di un trattato che mira allo sviluppo transfrontaliero del territorio alpino in diversi ambiti considerando sempre la protezione ambientale del territorio. All'interno della Convenzione delle Alpi, esiste per ogni settore un cosiddetto protocollo di attuazione contenente la pianificazione delle misure relative a ciascuna tematica. Ad oggi (2018) esistono quasi dieci protocolli di attuazione ad esempio per le tematiche del turismo, dell'agricoltura alpina o della protezione ambientale e cura del territorio. Ogni protocollo deve essere ratificato distintamente da ogni stato membro. Fino adesso non tutti gli stati membri hanno ratificato tutti i protocolli di attuazione. L'organo decisionale della Convenzione delle Alpi è la cosiddetta Conferenza delle Alpi che si riunisce, di media, ogni due anni. Ogni due anni anche la presidenza della Conferenza delle Alpi passa da uno stato membro a un altro. L'organo di coordinazione della Convenzione delle Alpi è il "Segretariato permanente" con sede a Innsbruck e con una sede esterna a Bolzano.
La Convenzione delle Alpi è uno dei partner ufficiali di VerbaAlpina.
Dal punto di vista metodologico, la Convenzione delle Alpi possiede un importante significato per VerbaAlpina in quanto la definizione di regione alpina basata sulle frontiere geografiche e amministrative ("Perimetro della Convenzione delle Alpi") così come è stata decisa dalla Convenzione delle Alpi, è stata adottata da VerbaAlpina fissandola come area di ricerca. Relativamente alla metodologia, questa delimitazione tecnico-burocratica è inevitabile, sebbene non rifletta completamente le realtà linguistiche e culturali di transizione. Il caso dell'Emmental (valle dell'Emme), in Svizzera, rappresenta un esempio di tale problematica: la vallata in questione si trova geograficamente appena fuori dal perimetro della Convenzione delle Alpi anche se, attraverso l'industria lattiero-casearia locale, è molto simile al sistema economico del territorio alpino. Dall'altro lato, il territorio della Convenzione delle Alpi si estende nell'area delle Prealpi bavaresti anche alla pianura comprendendo quindi regioni che non condividono molto con le regioni montagnose alpine rispetto, ad esempio, alla sopraccitata Emmental.

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)



Cooperazione  (Citazione)

La cooperazione con altri progetti è fondamentale per la concezione di VerbaAlpina; si riflette in numerosi accordi di cooperazione con progetti partner. La sua realizzazione non è però sempre facile; è ostacolata soprattutto da problemi relativi alla tecnologia dell'informazione e problemi legali relativi a essa. Ci sono però anche certe riserve ideologiche nei confronti dell'orientamento open source. Ogni cooperazione si basa su un accordo formale che assicura ai partner un database esclusivo utilizzabile all'upload (sigla: PVA). Ogni database dei partner è a disposizione di tutti i partner per il download. Ovviamente, è auspicabile che la cooperazione non rimanga limitata allo scambio di dati: anzi, i partner sono invitati (e pregati) di utilizzare tutti gli ambiti funzionali di VerbaAlpina.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



Cornice onomasiologica  (Citazione)





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

Tags: Linguistica



Cronoreferenziazione  (Citazione)

Oltre al principio della geo-referenziazione, fondamentale per VerbaAlpina, il progetto prevede la possibilità della crono-referenziazione come dimensione supplementare e strumento che permetta anche l'analisi diacronica dei dati. È possibile applicare questo principio sia al materiale linguistico raccolto da VerbaAlpina sia ai dati extra-linguistici.
La precisione della crono-referenziazione è variabile: nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, essa è implicitamente offerta rispettivamente dalla data della raccolta e della pubblicazione; dati raccolti tramite crowdsourcing, invece, possono essere crono-referenziati persino nel giorno esatto. La crono-referenziazione è, inoltre, rilevante quando ci si trova di fronte a dati provenienti da generazioni di atlanti diverse, come per esempio l'AIS (1928-1940) e l'ALD (1998-2012). La crono-referenziazione non è ancora stata implementata come filtro di ricerca nel portale accessibile agli utenti e si orienta, dove possibile, a standard già esistenti come per esempio l'ISO 8601 o il TimeML; questo strumento sarà incluso nel database di VerbaAlpina come a sé stante.

Un esempio particolare di crono-referenziazione è fornito dall'ASLEF, nel quale essa viene chiaramente espressa, perché oltre ai dati rilevati di per sé, sono state registrate attestazioni degli atlanti linguistici ALI e AIS per le stesse località. In tal senso si delinea una prospettiva diacronica in quanto i dati linguistici rilevati dall'AIS negli anni 1921-1922 e i dati registrati dall'ALI negli anni 1925-1943 incontrano i dati dell'ASLEF del periodo tra il 1974 e il 1986. Ciò viene illustrato sulle carte linguistiche dell'ASLEF attraverso diversi simboli:





La lettera „P“ riguarda i dati rilevati dall'ALI, mentre „S“ si riferisce ai dati annotati dall'AIS. Le due lettere rimandano alle iniziali degli esploratori autori degli atlanti linguistici sopra citati. Così "P" si riferisce all'esploratore Ugo Pellis, mentre il simbolo "S" si riferisce all'esploratore Paul Scheuermeier, rispettivamente autori dell'ALI e deLl'AIS.
Le due lettere sono indicate sulle carte dell'ASLEF quando non esistono attestazioni proprie; viene, così, indicato che per quelle determinate località sono stati presi in considerazione i dati raccolti dall'AIS oppure dall'ALI. Nel caso in cui ci siano attestazioni registrate anche dall'ASLEF e concordanti con quelle degli altri due atlanti linguistici, le lettere del rispettivo atlante vengono illustrate in corrispondenza di un rettangolo (AIS) o di un cerchio (ALI) dietro alle attestazioni elencate sulle carte ASLEF. Se invece le attestazioni rilevate da quest'ultimo sono diverse rispetto a quelle di uno degli altri due atlanti linguistici, tale differenza viene indicata con un rettangolo senza "S" (AIS) o un cerchio senza "P" (ALI) vicino alle attestazioni rilevate dall'ASLEF.

Per la trascrizione in VerbaAlpina non è necessario prendere in considerazione queste abbreviazioni in quanto la crono-referenziazione ivi connessa viene riportata automaticamente nelle carte del progetto nel momento in cui le attestazioni di tutti gli atlanti linguistici vengono inserite e nel momento in cui tutte le attestazioni della stessa località danno un'indicazione circa le loro fonti. Si sviluppa, così, una prospettiva diacronica che permette in certi casi un confronto delle diverse attestazioni provenienti da parecchi anni di rilevazione degli atlanti linguistici. Per questo motivo si può, quindi, parlare di crono-referenziazione sulle carte di VerbaAlpina.

(auct. Katharina Knapp | Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Monika Hausmann | Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Crowdsourcing  (Citazione)

Nonostante l'esistenza di molti dati linguistici rilevanti relativi agli ambiti centrali di VerbaAlpina (soprattutto presenti in atlanti e dizionari), è prevista la possibilità di rilevarne di nuovi. La raccolta di nuovi dati (1) permette di livellare le inconsistenze tra le fonti già esistenti, (2) di eliminare lacune o imprecisioni e (3) indicare se le denominazioni o gli attrezzi sono di tipo tradizionale. I nuovi rilevamenti non saranno però effettuati attraverso il metodo classico della ricerca sul campo, ma con i mezzi che i social media ormai ci offrono. Tali metodi sono spesso conosciuti con il nome di crowdsourcing.

"Crowdsourcing ist eine interaktive Form der Leistungserbringung, die kollaborativ oder wettbewerbsorientiert organisiert ist und eine große Anzahl extrinsisch oder intrinsisch motivierter Akteure unterschiedlichen Wissensstands unter Verwendung moderner IuK-Systeme auf Basis des Web 2.0 einbezieht."(Martin/Lessmann/Voß 2008, traduzione: il crowdsourcing è una forma interattiva di fornitura di prestazione organizzata in modo collaborativo o competitivo, e che coinvolge un gran numero di attori motivati estrinsicamente o intrinsicamente, di diversi livelli di conoscenza, utilizzando i moderni sistemi di informazione e di comunicazione sulla base del web 2.0).

Il riferimento al crowd è ambiguo sotto molti aspetti, anche perché per molti il crowd è associata ad arbitrarietà, profanità e attendibilità insufficiente; una certa esitazione pare giustificata perché tale metodo si rivolge infatti ad una massa indefinita e anonima di potenziali interessati. I problemi fondamentali nascono sia per il creatore del progetto scientifico, sia per il destinatario (profano o esperto egli sia): l'offerta deve essere sufficientemente 'visibile' e attraente e il destinatario deve avere una competenza pratica e linguistica sufficiente. Esistono diverse strategie di maneggiare questi strumenti. Si può cercare di fissare l'attrattiva dell'offerta attraverso un suo aspetto ludico e di concepire dei template con carattere di gioco, strategia messa in pratica dal team del progetto play4science. Dopo le esperienze fatte da questo team, sembra però più promettente far capire all'informante, nel caso di VerbaAlpina al parlante, che può contribuire essenzialmente e direttamente alla ricerca con il suo sapere pratico e linguistico personale (cfr. la lista dei progetti citizen science). Le conoscenze degli informanti si possono verificare attraverso domande puntuali, ma è senza dubbio più affidabile far confermare i dati forniti da altri parlanti degli stessi luoghi. Un progetto pilota fortunato per l'impiego geolinguistico di crowdsourcing è l'Atlas zur deutschen Alltagssprache (AdA) ('Atlante della lingua tedesca quotidiana') di Stephan Elspaß e Robert Möller; tale atlante rappresenta una tappa decisiva per la geolinguistica digitale.

In VerbaAlpina, l'obiettivo concreto è quello di trascrivere dati da fonti cartacee come soprattutto atlanti linguistici e dizionari, e di registrarli in maniera strutturata in un database, di verificare la correttezza di trascrizioni esistenti, o di tipizzare materiale già trascritto e di assegnarlo a lemmi lessicali. Sono benvenuti anche dei commenti, riguardanti per esempio l'origine e la diffusione di parole oppure di tipi di parole. VerbaAlpina è inoltre molto interessato a materiale linguistico attuale che non è documentato in fonti pubblicate come i già menzionati atlanti linguistici e dizionari. Chiunque ha conoscenze di un dialetto parlato nella regione alpina, è invitato di registrare espressioni speciali di questo dialetto nei dati di VerbaAlpina. In questo modo diventa possibile arricchire i dati forniti dalle fonti stampate in un primo passo, e di riconoscere e osservare in un secondo passo ad esempio processi dinamici di cambiamento linguistico. Maggiore è l'afflusso di persone che partecipano al progetto in questo modo, tanto meglio esso funzionerà. Inoltre sono benvenute immagini (ad esempio fotografie) di oggetti tipici della regione alpina, ma anche di alpeggi, cascine, flora, fauna, montagne e formazioni di terreno insieme alle loro denominazioni. Questi file possono essere salvate nella mediateca.

Parallelamente alla collaborazione specifica, ogni utente riceve da parte di VerbaAlpina, la possibilità di preparare un proprio ambiente di ricerca nel nostro sistema, utilizzabile principalmente per la collezione di dati linguistici, ma anche di altro tipo di dati. L'unico presupposto è che i dati siano georeferenziabili. L'utente ha la possibilità di tenere questi dati esclusivamente sotto chiave per proprio uso o di concedere l'accesso ad altri utenti per discutere e commentare. Il potenziale delle tecnologie basate sul database e sulle reti può svilupparsi in maniera completa solo se un grande numero di dati é messo a disposizione del pubblico.



(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



Dati complementari  (Citazione)

Per un approccio induttivo allo spazio culturale i dati demografici e istituzionali sono interessanti in linea di massima se risultano essere georeferenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni riguardanti la storia dell'insediamento, in modo particolare quelle che concernono l'appartenenza a istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche vie di comunicazione – soprattutto i valichi di montagna – sono di importanza fondamentale (cfr. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se sono in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto risulta evidente per esempio dando uno sguardo alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (per esempio l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Dati di input  (Citazione)

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dati georeferenziati almeno all'interno del territorio di un comune, o anche, possibilimente, più precisi (come per esempio le foto di alpeggi). Tra i dati linguistici particolarmente importanti, sono da differenziarne due tipi: da un lato i dati che risalgono direttamente a enunciati di informanti singoli – come per esempio le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat); questi enunciati vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens. Dall'altro lato alcuni atlanti, come per esempio l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari che non contengono degli enunciati di parlante, bensì forme che sono già state tipizzate dagli editori e quindi non risulta più possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Denominazione  (Citazione)

Con 'denominazione' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata che denomina uno o più concetti e si riferisce probabilmente a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempite anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette polirematiche). Per la categoria 'concetto' risulta, parlando in termini informativi, una relazione cosiddetta "m:n", ovvero: una denominazione polisemica può denominare più concetti, mentre, al contrario, un concetto può essere denominato da molte denominazioni sinonimiche.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Descrizione di concetto  (Citazione)

I concetti vengono rilevati nella tabella KONZEPTE del database nel modo seguente: nel caso in cui esista una denominazione lessicalizzata di un concetto, questa denominazione viene iscritta nella casella di database 'Name_I' (denominazione italiana). Quando la lessicalizzazione manca, la casella rimane vuota. Indipendentemente dall'esistenza di una denominazione viene specificato o definito il concetto nella casella 'Beschreibung_I' (descrizione italiana). Questo avviene seguendo un modo di procedere definito illustrato dall'esempio del concetto 'BRENTINA' (ID_Konzept 137; identificatore del concetto nel database): il concetto menzionato viene denominato con un lessema specifico, per questo viene iscritta brentina in 'Name_I'. La descrizione prevede l'ordine gerarchico seguente: attrezzo, scopo, materiale, forma (eventualmente). Applicato al concetto del esempio ne risulta la descrizione seguente: RECIPIENTE, PER IL TRASPORTO DEL LATTE SULLE SPALLE, DI LEGNO. Ove possibile/necessario dovranno inoltre essere osservate queste regole: i numeri 1-10 vengono scritti in lettere; nella descrizione di un processo, di un'attività ecc. è utilizzata la costruzione 'per+infinito' oppure 'per+articolo+sostantivo'. Osservando questo modello traduzioni analoghe, la formazione di categorie indipendenti da lingue particolari a diversi livelli di astrazione (->RECIPIENTI ->RECIPIENTI PER IL TRASPORTO ->RECIPIENTI DI LEGNO ecc.), correzioni automatizzate o modifiche, e una ricerca trasparente sono rese possibili. Tutti i concetti vengono rilevati in questo modo nelle lingue tedesca, italiana, francese, slovena e romancia.

(auct. Giorgia Grimaldi | Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Digital Object Identifier (DOI)  (Citazione)

Il Digital Object Identifier (DOI) è un indirizzo universalmente univoco e invariabile attraverso il quale risorse elettroniche, come per esempio i siti web, possono essere raggiunte. L'accessibilità è garantita anche nei casi in cui ad esempio il cosiddetto "Uniform Resource Locator" (URL) di una risorsa venga modificato. Questo si fa attraverso un semplice mapping: la fondazione DOI ha un registro in cui è associato l'URL attuale di una risorsa a ogni DOI. Se cambia un URL, cambia corrispondentemente l'entrata nel registro della fondazione DOI. I cambi devono essere comunicati alla fondazione DOI dalle organizzazioni associate (per esempio dalle biblioteche) che avevano fatto registrare i DOI in questione. La registrazione di VerbaAlpina nel registro DOI ha luogo attraverso il "Referat Elektronisches Publizieren" della biblioteca universitaria della LMU. Tale centro non si occupa della registrazione direttamente presso fondazione DOI, bensì presso DataCite, membro della fondazione DOI.

Il vantaggio del sistema DOI consiste nella possibilità di citare di modo durevole le risorse elettroniche. Una citazione DOI guida anche alla risorsa giusta se l'indirizzo in rete, l'URL, è cambiato. Il DOI di VerbaAlpina è doi:10.5282/verba-alpina; il numero 10.5282 appartiene all'organizzazione che ha effettuato la registrazione, ovvero la biblioteca universitaria della LMU. Affinché una citazione in un testo scientifico porti direttamente al portale di VerbaAlpina, il DOI deve essere inserito nell'URL della fondazione DOI: http://dx.doi.org/10.5282/verba-alpina. Non è però possibile accedere direttamente a risorse parziali specifiche sul portale VerbaAlpina (per esempio a singoli file della mediateca di VerbaAlpina [VA_MT]) attraverso il DOI. Per fare questo sarebbe necessario un DOI aggiuntivo per ogni risorsa parziale di VerbaAlpina.

Quasi allo stesso scopo serve il cosiddetto Uniform Resource Name (URN), e anche le modalità di funzionamento sono più o meno le stesse. Diversamente rispetto al DOI, l'URN permette la registrazione di diversi URL per una stessa risorsa. Tale opzione può essere interessante se le risorse vengono deposte da server differenti con corrispondenti URL diversi al fine della prevenzione di guasti o della durata. Un certo svantaggio di URN rispetto a DOI consiste nel fatto che il registro URN non è condotto da un'unica istituzione, bensì da diverse organizzazioni nazionali decentralizzate. In Germania è la Deutsche Nationalbibliothek (DNB) ad assumersi questo compito. Per questo per le risorse che sono registrate attraverso la DNB, deve essere aperto il server della DNB che gestisce gli URN (un cosidetto resolver). L'URN di VerbaAlpina è urn:nbn:de:bvb:19-verba-alpina-8, l'URL corrispondente con il resolver DNB che porta al portale di VerbaAlpina è http://nbn-resolving.de/urn:nbn:de:bvb:19-verba-alpina-8. Come anche per il DOI, non è possibile accedere direttamente a risorse parziali specifiche sul portale di VerbaAlpina attraverso l'URN.

Fondamentalmente è possibile registrare DOI e URN anche per risorse parziali di un dominio (ad esempio singole pagine web o file media). Alternativamente, le risorse parziali di un dominio possono essere raggiunte attraverso l'inserimento dei parametri URL nel DOI. Per fare questo è necessaria una sintassi particolare, illustrata sulla base del seguente esempio: il DOI che si riferisce alla URL dell'articolo Management dei dati di ricerca (https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=493&db=xxx&letter=F#112 ) si presenta nel seguente modo:

http://dx.doi.org/10.5282/verba-alpina?urlappend=/%3fpage_id=493%26db=xxx%26letter=F#112

L'esempio mostra che, i punti di domanda e le cosiddette 'e commerciali' (&) devono essere sostituiti attraverso il relativo valore esadecimale del tratto nella tabella unicode ? = 3f, & = 26).

Fonte: Dreyer 2012

(auct. Stephan Lücke | Julian Schulz [ITG] – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Digitalizzazione  (Citazione)

Nel contesto di VerbaAlpina, con il termine digitalizzazione non si intende il semplice impiego dei computer per la memorizzazione di dati elettronici, bensì la profonda elaborazione digitale del materiale attraverso la *strutturazione* e la categorizzazione sistematiche e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati da principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e corrispondenti raffigurazioni sinottiche (i cosiddetti "joins") di due o più tabelle. Per l'amministrazione delle tabelle, VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle però non sono legate a questo sistema, ma possono essere esportate in qualsiasi momento, per esempio in forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella oppure di record (i cosiddetti separatori), insieme con i nomi di colonna e la documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Non viene invece impiegata nel campo operativo di VerbaAlpina la struttura XML che è usata al momento molto spesso in altri ambiti. XML è però compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo concetto importante nel contesto del lemma "digitalizzazione" concerne la codifica dei caratteri. La tematica ha grande importanza proprio riguardo all'archiviazione a lungo termine dei dati e deve essere gestita in maniera previdente. Per quanto sia possibile, VerbaAlpina si richiama in questo contesto alla tabella di codifica e alle direttive del cosiddetto Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri che finora non sono entrati nella tabella Unicode il rilevamento digitale del carattere è effettuato di preferenza attraverso serializzazione sottoforma di una serie di caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali per cui una conversione posteriore in valori Unicode poi possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Dizionari di referenza  (Citazione)

Nell'ambito del lavoro di tipizzazione, centrale per VerbaAlpina, un ruolo importante spetta ai dizionari di referenza. Tutti i dati estratti da fonti, sia attestazioni singole sia tipi fonetici o morfo-lessicali, vengono messi in relazione con un quadro di referenza lessicografico per poter confrontare in maniera più efficiente il materiale. Il lavoro di tipizzazione è effettuato da membri dello staff di VerbaAlpina e si basa sulla loro perizia linguistica. Questo lavoro è dunque di tipo interpretativo e non rivendica un diritto di validità incontestabile.
I dati prelevati dalla fonte vengono legati ai dizionari di referenza (lista di seguito). All'interno di una famiglia linguistica, i dati linguistici che vengono tipizzati, sono legati ai lemmi adeguati dei dizionari di referenza utilizzati. In prospettiva opposta è dunque possibile trovare tutti i dati assegnati di VerbaAlpina partendo dai lemmi dei dizionari di referenza. A tale riguardo, VerbaAlpina presenta un ampliamento organico dei dizionari di referenza utilizzati che può essere realizzato tecnicamente senza grandi problemi attraverso collegamenti da tutti i dizionari di referenza disponibili on-line.
Nel caso in cui nessuno dei dizionari di referenza presenti un lemma adeguato, VerbaAlpina definisce un tipo morfo-lessicale in forma ortografica che possiede da questo momento in poi lo stato di referenza e a cui si possono riferire tutti i dati linguistici di tale categoria morfo-lessicale. Attraverso questo riferimento a se stesso VerbaAlpina riceve lo status di un dizionario di referenza.
Siccome l'assegnazione a dizionari di referenza descritta rappresenta un lavoro dipendente dall'interpretazione, VerbaAlpina permette agli scienziati e ai non scienziati interessati di commentare mettendo in discussioni singole assegnazioni di lemmi. Questo permette agli esterni di effettuare delle tipizzazioni alternative che possono di nuovo essere commentate e discusse.

Parole dall'area linguistica germanica sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
  • Schweizerisches Idiotikon. Schweizerdeutsches Wörterbuch
  • Grimm, Jacob und Wilhelm (1854-1961): Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, 16 volumi suddivisi in 32 tomi, Leipzig (Quellenverzeichnis Leipzig 1971) (DWB)
  • Duden (considerazione a causa della sua importanza reale e della quantità di materiale enorme – malgrado la meschinità riguardo alle informazioni lessicografiche ivi presentate)
Parole dall'area linguistica romanza sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
Parole dall'area linguistica slava sono legate, dove possibile, ai lemmi di
  • Slovar slovenskega knjižnega jezika (SSKJ)
Dove necessario (specialmente riguardo agli etimi) serve come dizionario di referenza per la lingua latina:
  • Georges, Karl Ernst (1913-1916, Reprint 1998): Ausführliches lateinisch-deutsches Handwörterbuch. Aus den Quellen zusammengetragen und mit besonderer Bezugnahme auf Synonymik und Antiquitäten unter Berücksichtigung der besten Hilfsmittel ausgearbeitet, 2 Bände, Darmstadt.
Per il complemento dell'etimologia, specialmente dei tipi di base, servono come referenza:
  • Wartburg, Walther von (1922-1967): Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine Darstellung des galloromanischen Sprachschatzes, 25 Bände, Basel (FEW), con i suoi commenti (che chiudono i singoli articoli) che sono fondamentali spesso oltre il francese e a volte persino oltre il romanzo.
  • Kluge
  • DELI
  • Bezlaj e anche l'edizione più recente Snoj. Cfr. generalmente per le etimologie slave Berneker
  • Se possibile, i lemmi del AWB servono come parole di riferimento per i tipi di base germanici, perché rappresentano le attestazioni documentate più antiche.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Documentazione  (Citazione)

VerbaAlpina documenta la variazione dialettale all'interno di uno spazio definito etnograficamente; la cornice onomasiologica è definita da tecniche culturali e modi di vivere sedimentati sotto le condizioni specifiche dell'ambiente naturale e culturale. I metodi di ricerca linguistica tradizionale non hanno potuto comprendere in maniera adeguata tali ambienti, di cui le Alpi sono un caso prototipico, perché le discipline parziali che si occupano sistematicamente della costituzione degli spazi, ovvero la geografia linguistica e/o la dialettologia (o anche la geolinguistica), si orientano quasi esclusivamente a confini politici e/o linguistici predefiniti. L'orientamento spaziale degli studi centrali, e sotto certi aspetti, fino a oggi determinanti, può certamente essere ripercorso (cfr. per esempio l'AIS e il FEW), ma spesso ci si trova in disaccordo. Proprio gli spazi culturali plurilingui, particolarmente affascinanti, come ad esempio l'area tra costa adriatica montenegrino-albanese e il Danubio, non sono presi in considerazione dalla ricerca guidata da presupposizioni filologiche pensate in maniera nazionale. L'Atlante linguistico mediterraneo ambiziosamente progettato, sarebbe potuto diventare un grande progetto normativo; ha mosso però solo i primi passi.
VerbaAlpina mira alla regione alpina. Il progetto non vuole però né enucleare confini di lingua o dialetti, né rappresentare il mosaico di varietà tra di loro delimitate (dialetti). Si sviluppa piuttosto una geolinguistica plurilingue che analizza quando le varianti specifiche, ovvero i tipi di denominazione caratteristici per lo spazio culturale alpino, siano comuni ai dialetti e uniscano questi dialetti oltre i confini delle famiglie linguistiche. La somiglianza relativa dei dialetti locali risulta induttivamente dai dati stessi. L'unica suddivisione della regione alpina che si presuppone fin da principio riguarda i confini attuali tra le tre grandi famiglie linguistiche (germanico, romanzo, slavo).

Prospettiva

La distribuzione delle varianti in questi grandi spazi dialettali implica relazioni di contatto molteplici più o meno remote. La prospettiva del progetto non può dunque che essere storica. VerbaAlpina non s’intende però come contributo alla storiografia linguistica nazionale delle lingue coinvolte riguardo all'area d'indagine abbozzata, ma piuttosto come tentativo di ricostruire la stratigrafia di uno spazio comunicativo plurilingue in modo esemplare.

La metodologia utilizzata è esclusivamente di tipo bottom up, ovvero sulla base di dati che sono georeferenziabili localmente. L'unità di referenza minimale e valida by default è il comune, o più precisamente un punto geografico che rappresenta il comune come intero, oppure l'intera superficie di un comune. In caso di bisogno, la georeferenziazione può essere precisata a pochi metri.

Cartografia

È una carta interattiva che offre l'accesso alla documentazione. Finora ci si serve solo di carte sintetiche con simboli interattivi. È in preparazione la cartografia complementare con i simboli di superficie interattivi sulla base delle superfici dei comuni per riuscire a visualizzare meglio le relazioni quantitative. Le carte sintetiche interattive marcano un progresso sostanziale della rappresentazione dello spazio linguistico e umanistico perché permettono di arricchire delle rappresentazioni fortemente astratte ('sintetiche') di informazioni locali, molto concrete ('analitiche).

Elaborazione dei dati linguistica

Attivando ('cliccando') un simbolo sulla carta si apre una finestra con i dati linguistici disponibili per il luogo scelto. L'esempio seguente fa vedere la denominazione del concetto BURRO a Ramosch (Engadina Bassa):



Presentazione dei dati linguistici in una finestra pop-up della carta interattiva

I dati vengono resi "fedeli alla fonte" (come attestazioni singole trascritte foneticamente, come nell'esempio presentato, oppure in forma tipizzata ortograficamente) e vengono assegnati a tipi più generali. La categoria più astratta è rappresentata da un tipo di base definito etimologicamente. Dove possibile seguiranno riferimenti a dizionari di referenza.

Filtri

Diversi filtri permettono all'utente di fare una scelta mirata dei dati disponibili e di rappresentarla cartograficamente. Il dettaglio della carta presentato sopra proviene dalla carta che appare selezionando il 'concetto' BURRO:



Filtri per regolare la carta interattiva

Raggruppare e classificare

In categorie scelte sono spesso disponibili già numerose espressioni linguistiche. La ricerca del 'concetto' BURRO (cfr. la rappresentazione seguente) risulta in 1448 attestazioni. Per maneggiare questa grande quantità di risultati c'è la possibilità di raggruppare e classificare tutte le espressioni rilevanti secondo diversi criteri:



La funzione di selezione della carta interattiva: Concetti

Un'opzione corrispondente esiste anche per la ricerca di tipi morfo-lessicali o tipi di base. La selezione secondo il criterio 'concetto' è interessante anche indipendentemente dall'area linguistica rilevata perché mostra la polisemia di ogni espressione. Di seguito si trovano due fotografie di schermo della procedura per l'esempio di malga:





Ne risultano i significati seguenti che sono in relazione chiaramente metonimica tra di loro: Cfr. Carta Polisemia del tipo morfo-lessicale malga

Fonti

Finora sono stati analizzati alcuni dizionari georeferenziabili, ma soprattutto atlanti linguistici. Sono state applicate essenzialmente tre tecniche:
    1. Il materiale già pubblicato su carte stampate è stato trascritto utilizzando un tool sviluppato appositamente e depositato nel database VA. Questo vale per la maggior parte degli atlanti (SDS, AIS, TSA ecc.).


    2. Il tool di trascrizione sviluppato da VA

    3. Il materiale già pubblicato su carte stampate, ma di cui l'originale è disponibile digitalmente, è stato convertito e trascritto nuovamente algoritmicamente per poterlo depositare nel database VA. Questo modo di procedere è stato scelto per l'ALD-II e l'ALTR.
    4. Il materiale di altri progetti che non è ancora stato pubblicato viene trascritto direttamente dai fogli di rilevamento rispettivamente viene raccolto digitalmente; questo vale finora soprattutto per i dati del SAO.

    Pluridimensionalità

    Per comprendere completamente i processi storici, è assolutamente auspicabile completare i dati linguistici con altri dati che sono storicamente rilevanti; VerbaAlpina può fare questo solo in maniera molto limitata; ciononostante qualche dato rilevante è comunque visibile. Il dettaglio di carta seguente mostra, in un quadro complessivo sinottico, da un lato
  • i luoghi con iscrizioni latine dalla provincia Noricum ;
  • i luoghi con iscrizioni latine dalla Raetia ;
  • i toponimi romani delle viae publicae tramandati dalla cosiddetta Tabula Peutingeriana .
Dall'altro lato si sono richiamati i riflessi di tre tipi di base latini, o più precisamente: due latini e un latinizzato che però probabilmente è preromanzo:
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  • il tipo di base lat. casearia col significato 'capanna' nel Tirolo del Nord, Alto Adige e particolarmente conciso nel Tirolo dell'Est;
  • il tipo di base preromano: baita col significato 'casa' in Slovenia a sud di Ljubljana;
  • il tipo di base lat. cellarium col significato 'capanna' nell'Alta Austria.
  • I luoghi della Tabula Peutingeriana e i tipi di base cellarium e baita in una parte dell'area germanofona e slovena: Cfr. carta sinottica dell'epigrafica latina

    L'immensa incongruenza o almeno l'affinità delle distribuzioni non sarà probabilmente dovuta al caso.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Ambiti di funzione



    Entità-relazione  (Citazione)

    In linea di massima, i dati possono essere riuniti in cosiddette "entità". Si tratta di classi di dati che presentano una certa natura e un certo numero di caratteristiche specifiche. Così, le città di Trento, Innsbruck e Lucerna possono formare per esempio la classe "luoghi" alla quale appartengono le caratteristiche "nome di luogo", "grado di longitudine", "grado di latitudine", "stato" e "numero di abitanti". I singoli membri di una tale classe si distinguono tra di loro per i diversi valori delle caratteristiche che formano questa classe.

    In una banca dati relazionale, ciascuna entità viene idealmente salvata in una tabella separata. Le colonne di queste tabelle separate comprendono i valori di una caratteristica specifica. Le righe comprendono i membri individuali della classe dei dati (entità), tali membri si distinguono tra di loro per i valori della caratteristica. In quasi tutti i casi – così anche in VerbaAlpina – una banca dati relazionale rappresenta una raccolta di entità diverse (e con questo tabelle diverse) tra le quali esistono delle relazioni logiche. Così l'entità "informante", definita attraverso le caratteristiche "età", "sesso", "luogo di nascita" e "luogo di residenza", è legata all'entità "luoghi" in maniera logica, cosicché i valori della caratteristica "luogo di nascita" e "luogo di residenza" hanno delle corrispondenze nell'entità "luoghi". Le relazioni tra i membri di queste due entità nascono dalla corrispondenza del valore di una o più caratteristiche (congruenti nella loro natura) della rispettiva entità. In questo caso, teoricamente, potrebbe risultare un'associazione tra valori identici delle caratteristiche "luogo di nascita" e "nome di luogo" attraverso la quale si possono assegnare attraverso un informante le coordinate geografiche del suo luogo di nascita. È apparente che in questo esempio si possono presentare dei problemi dovuti a omonimi. Per evitare problemi di questo genere è consuetudine utilizzare numeri interi come identificatori (abbreviazione: "ID") in modo da definire univocamente i membri di un'entità.

    Il sistema descritto delle entità e delle loro relazioni logiche viene chiamato "entità-relazione". I dati raccolti in una banca dati relazionale sono difficilmente intellegibili e utilizzabili senza una spiegazione delle dipendenze che vi sono comprese. L'entità-relazione viene rappresentata normalmente in forma di uno schema grafico.

    L'entità-relazione è soggetta ad adattamenti continui e dunque, a cambiamenti durante le fasi di sviluppo cicliche di VerbaAlpina (v. controllo versione). A ogni versione archiviata di VerbaAlpina viene aggiunto il modello entità-relazione della versione della banca dati che ne è alla base in forma di un diagramma ER che è creato con il programma yEd e salvato come documento GraphML- e PDF. I diagrammi creati utilizzando strumenti automatici non sono successivamente modificati graficamente in quanto tale operazione necessiterebbe di una mole di lavoro considerabile. Per questo motivo e a causa della grande complessità delle strutture rappresentate, questi, in linee generale, non sono immediatamente comprensibili alle persone esterne. Allo stesso tempo, essi contengono tutte le informazioni necessarie per comprendere la struttura della banca dati di VA (VA_DB) e rappresentano quindi una condizione importante per poter utilizzare la banca dati anche successivamente alla fine del progetto.

    La grafica seguente si basa sulle entità e le relazioni del database VA_XXX nel suo stato attuale (20.3.2015), non la rappresenta però completamente ed è solo da intendere come esempio illustrativo:





    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Etimologia  (Citazione)

    Per mettere allo scoperto gli strati linguistici, la stratigrafia esige l'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e persegue uno scopo triplo:
    - rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
    - motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici uniti a tale tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
    - ricostruire le vie di prestito nel caso in cui il tipo di base è diffuso in più aree linguistiche; non appena le lingue dell'etimo da un lato, e dell'informante dall'altro non corrispondono, si constata automaticamente contatto linguistico.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Etnolinguistica  (Citazione)

    "On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
    Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica, la dialettologia è legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere compresa persino come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace e informativo, si legge:


    "[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

    Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
    a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

    b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
    Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

    Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

    Tale etnoscienza nella tradizione nordamericana, viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Inoltre, nello spazio tedescofono, si è fatta una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, perché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

    Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro lato, come termine relativo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

    Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza e il più grande progresso rispetto all'ALF, come lo nota Karl Jaberg con una certa enfasi. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza e merita di esser accentuato perché mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi:

    "L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

    Jaberg segnala esplicitamente – e a buon titolo – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea il tentativo di concepire la lingua come 'modulo' isolabile non è dunque visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

    "La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

    È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, risulta essere molto ben analizzata la Sicilia, tanto da essere di gran lunga meglio analizzata rispetto alle altre regioni. I seguenti studi sono emblematici per lo studio linguistico della Sicilia:  Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate puntualmente: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Famiglie linguistiche nelle Alpi  (Citazione)

    Nel territorio della Convenzione delle Alpi e con ciò nella zona dell'inchiesta di VerbaAlpina si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentate da continua dialettali. Il grado di differenziazione di questi continua dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica, e quest'ultima è maggiore di quella slava; sono gli atlanti linguistici relativi a informare sulla situazione dialettale. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro e ne risulterà un'ampia rete plurilingue. Per quanto riguarda le lingue nazionali superiori o le lingue di minoranza, regionalmente implementate, solo la Romània alpina è visibilmente spezzata in maniera ancor più grande. A parte l'italiano e il francese, sono ufficialmente riconosciute come lingue nazionali o lingue di minoranza in Svizzera il romancio e in Italia l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard: lo sloveno nel primo caso e il tedesco nel secondo caso. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesca, sono però da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania e in Austria.

    Il progetto mira ad analizzare i dati dialettali ('basilettali'); non sono rilevate le varianti della lingua standard o vicine alla lingua standard ('acrolettali'); tali dati possono però emergere in qualsiasi momento, poiché le forme dialettali corrispondenti non sono più correnti o, eventualmente, solo passivamente conosciute; questo caso è frequente nell'ambito della vita tradizionale. Può succedere anche che alcune varianti dialettali locali non siano mai esistite; in un'eventuale terza fase dedicata alla vita moderna (cfr. cornice onomasiologica), c'è da aspettarsi proprio tale costellazione. Sarebbe però troppo facile prevedere la dinamica linguistica solo nella riduzione di forme marcate diatopicamente: se mancano forme attuali regionali o locali non è escluso un loro sviluppo futuro.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Firma degli autori  (Citazione)

    Per le firme degli autori sono state stabilite le seguenti regole:
    - Semplici sigle, come ad esempio SO = 'in elaborazione'
    - Sigle tra parentesi, come ad esempio (SO) = 'terminato'
    - Sigle tra parentesi graffe come ad esempio {SO} = 'modifica eseguita'

    La stessa cosa vale anche per più autori. Anche per i traduttori si utilizza lo stesso sistema: SO/SL, con le parentesi sopraccitate. Dalle firme si può comprendere chi è l'autore (= auct.) e chi è il traduttore (= trad.). Ogni traduttore è chiamato a discutere punti poco chiari presenti nel testo originale ed, eventualmente, a correggerli.

    Queste regole di firma valgono solamente per VA_XXX; nelle versioni concluse, le firme sono visualizzate tra parentesi in questo modo: (nn) per un solo autore, (nn | nn) per più autori.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Pagina Web



    Fonti  (Citazione)

    Verba Alpina riunisce dati di diverso tipo. Si tratta da un lato di dati provenienti da fonti già pubblicate (atlanti, dizionari, descrizioni di dialetti locali), e dati nuovi, ovvero rilevati dal progetto stesso, dall'altro lato. Ne fanno parte dati rilevati da membri dello staff, come per esempio da Beatrice Colcuc, come anche dati che vengono raccolti attraverso il crowd, cioè da parlanti che non sono conosciuti personalmente al progetto. VerbaAlpina prende in considerazione esclusivamente fonti che forniscono dati già georeferenziati o che siano almeno georeferenziabili. Tuttavia, questi dati devono essere trattati sistematicamente in maniera diversa per quanto riguarda la tipizzazione. Enunciati trascritti in maniera esatta dal punto di vista fonetico vengono indicati da VerbaAlpina come 'attestazione singola'. In questo caso ha senso allora raggruppare queste attestazioni singole seguendo certi criteri ('tipizzare'); dati che si trovano in forma ortografica nella fonte possono essere considerati come tipizzati fin da principio perché questa forma della resa scritta mette da parte la varietà fonetica. Per questo, VerbaAlpina non indica soltanto la fonte, bensì precisa anche lo stato sistematico del dato linguistico in questione ('attestazione singola' vs. 'tipo fonetico' vs. 'tipo morfo-lessicale') come è indicato dalla fonte. Non valgono come fonti i dizionari di referenza che forniscono la garanzia lessicografica per i tipi morfo-lessicali e a cui si rimanda nel caso ideale attraverso un link. Nel seguito, alcuni esempi:

    (1) La fonte fornisce un'attestazione singola:

    attestazione singola:  [a̠lpˈejo̞] – luogo: Bassano del Grappa – fonte: ALD-II 848_1, 181 (Valrovina)
    tipo fonetico: (non tipizzato)
    tipo morfo-lessicale: Treccani  alpeggio (roa. m.)
    tipo di base: alpe; cfr. DELI 42
    concetto:  ALPEGGIO


    (2) La fonte fornisce un tipo fonetico:

    (Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: Adelboden
    tipo fonetico: Anke – fonte: SDS V_179_1, BE104
    tipo morfo-lessicale: Anke (gem. m.), cfr. Idiotikon s.v. Anke, 1, 341 ss.
    tipo di base: anko; cfr. Kluge 2001, 47
    concetto: BURRO


    (3) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale:

    (Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: St. Peter-Pagig
    tipo fonetico: Putter – fonte: SDS V_179_1, GR22
    tipo morfo-lessicale: Butter (gem. n.), cfr. Idiotikon s. v. [[Butter,  1, 341 ss. – fonte: SDS V_179_1, GR22
    tipo di base: butyru(m); cfr. DELI 178
    concetto: BURRO


    (4) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale che esiste nel tedesco standard, però solo per un altro concetto:

    tipo morfo-lessicale: Pelz Duden s.v. Pelz (nicht für dieses Konzept); Idiotikon s.v. Belz P-, 4, 1222 – fonte #SDS nachtragen#
    concetto: PELLE SUL LATTE, RAFFREDDANDOSI DOPO IL BOLLIRE

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Formato dei dati  (Citazione)

    Si veda Modellazione dei dati

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Fotografie  (Citazione)

    La mediateca di VerbaAlpina contiene una collezione vasta di fotografie georeferenziate in costante crescita. Le immagini servono a uno scopo doppio. Da un lato rimandano a referenti concreti con tutte le loro particolarità idiosincratiche che possono essere molto spiccate soprattutto riguardo a edifici. Dall'altro lato le foto dovrebbero illustrare un concetto nel modo più chiaro possibile e diventare così la base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto. Lo scopo di questa funzione non è quindi di riconoscere un referente specifico, come ad esempio una baita specifica. Anzi, tale riconoscimenti risulterebbe piuttosto fastidioso, poiché, in questo caso gli informanti tenderebbero a menzionare il nome proprio di un alpeggio anziché le denominazioni del concetto. Tale rischio è però limitato: un malinteso fondamentale risulta in fondo solo nei casi in cui gli informanti riconoscono una persona conosciuta: in questo caso, le caratteristiche individuali attraggono la concentrazione completa dell'osservatore cosicché la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente con il proprio nome ("ma questo è Willi!") – anziché con la funzione che essa esercita sulla fotografia (CACIAIO). A rigore l'uso di disegni idealizzati in luogo di fotografie di oggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento di denominazioni. Questo fallisce però a causa dell'assenza di modelli adeguati. Tutte le rappresentazioni di referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Geolinguistica analogica  (Citazione)

    Le dimensioni epistemiche facenti parte dell'orizzonte di VerbaAlpina, e cioè COSE, CONCETTI e PAROLE, vengono presentate dalla geolinguistica tradizionale come strettamente connesse tra loro, ma spesso in modo del tutto indefinito. Un caso esemplare è offerto dalla carta AIS 1192a: LA CASCINA DI MONTAGNA (che fa parte della Carta-VA).
    Il titolo presente sulla carta linguistica ha a priori lo status di concetto, nello specifico quello di FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (trad. 'dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta insieme al personale ausiliario'). È chiaro, inoltre, che si tratta di un iperonimo poiché alcune cascine servono da magazzino per il latte e per il formaggio al tempo stesso, mentre in altri casi esistono delle speciali cantine per questi prodotti, le quali possono essere adiacenti alla cascina oppure distaccate da essa e spesso attraversate da un corso d'acqua. Bisogna, in più, distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" ('la massiccia cascina per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. In altre parole: data l'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici presenti sulla carta, non risulta sempre chiaro a quale tipo di cascina si riferisca la parola attestata nel singolo caso. Spesso il concetto del titolo della carta non è sufficientemente specificato e non è da escludere che in altri luoghi vi siano altre denominazioni più specifiche per le capanne; i dizionari dialettali confermano tale affermazione costantemente.
    Ma non è finita qui: allo stesso tempo, infatti, compaiono sulla carta altri due concetti non iponimi di CASCINA, ovvero: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Oltre a ciò, nella stessa legenda vi sono frequenti riferimenti alla presenza di stalle (per diversi animali, anche per maiali), dunque a un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non sono registrate sulla carta topografica; esse vengono, invece, stilate a margine e presentano per lo più attestazioni provenienti da poche località. Non è raro, infine, che le liste a margine riportino parole polisemiche le quali denominano concetti completamente diversi presenti in altri singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort, attestato nella lista a margine del concetto di STALLA DI MONTAGNA nei punti AIS 107 e 109, sebbene denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





    Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate nel registrare i dati in formato digitale; requisito fondamentale è la rigida distinzione e separazione delle dimensioni menzionate, o per meglio dire, la decostruzione sistematica delle informazioni offerte.





    In un contesto di decostruzione come questo, dall'esempio sopra menzionato risulterà il seguente record di dati:

    AIS 1192a, stimolo LA CASCINA DI MONTAGNA; SENNHÜTTE
    Ulteriori stimoli (= CONCETTI onomasiologicamente univoci): 8
    CONCETTI subordinati possibili: 120
    Attestazioni linguistiche singole: 1032
    Luoghi di rilevamento: 134

    Al termine di questo processo, tutte le informazioni suddivise in categorie consistenti potranno essere estratte dal database ed essere visualizzate in ogni possibile combinazione.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Geolinguistica plurilingue  (Citazione)

    Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e, in modo particolare, del suo condizionamento etnolinguistico nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale, in quanto, questi dati si mostrano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche che costituiscono la regione alpina moderna attraverso continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono raffigurabili in Stati specifici. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia, in certe isole linguistiche di lingua walser e bavarese antico (cimbro), il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca, riferimento che crea solo l'appartenenza alla stessa comunità linguistica, in realtà non esiste più.
    Le varietà del continuum romanzo possono essere attribuite invece a diverse lingue, contrariamente alll'area germanofona; oltre al francese e all'italiano, ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia, si tratta di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
    Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni che vengono parlati in molti comuni italiani e austriaci, oltre che in Slovenia. Non è però tra gli scopi di VerbaAlpina descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali o ancora di rappresentare lo spazio in certo qual modo come mosaico di varietà. Lo scopo di VerbaAlpina è invece quello di illustrare le caratteristiche – soprattutto lessicali – diffuse oltre i confini dei singoli dialetti e lingue, mostrando così – grazie al dispositivo spaziale del progetto – le comunanze etnolinguistiche .





    Fermo restando che i dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi, riguardo all'analisi comune dei tre continua 'geneticamente' diversi, si può affermare che questo progetto si occuperà di analizzare il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque ((cf. più dettagliatamente Krefeld 2018d).

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Georeferenziazione  (Citazione)

    La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati. Il progetto aspira però a una referenziazione più esatta possibile, precisa al metro. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

    Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; tali dati sono aggiornati circa al 2014. Un aggiornamento di questi dati, spesso mutanti a causa di riforme amministrative, è superfluo perché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un mero quadro di referenza geografico. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso gli algoritmi relativi ai confini del comune e risulta quindi essere secondaria. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso il capoluogo o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.

    Aggiuntivamente al retino di referenza esattamente georeferenziato dei confini comunali, (a partire dalla Versione 16/1) il territorio preso in considerazione da VerbaAlpina viene rappresentato attraverso una griglia a nido d’ape, quasi georeferenziata, che mostra grosso modo la localizzazione dei comuni ma che, allo stesso tempo, visualizza ogni comune attraverso una forma idealizzata uguale in forma ed estensione. [Bild:va_polygone-1.jpg]] Si mettono così a disposizione tipi di cartografie diverse, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi, le quali, attraverso le capacità di rappresentazione che possiedono, portano con sé un potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, la rappresentazione topografica può mostrare più chiaramente la struttura del territorio attraverso profili paesaggistici particolari, singole transizioni, corsi vallivi sbocchi inaccessibili di vallate e così via. La carta a nido d’ape permette invece una visualizzazione più astratta dei dati in quanto, livella l’estensione delle superfici comunali e gli agglomerati geopopolati. Questa funzione è utile soprattutto per le cartine quantitative poiché l’estensione delle superfici genera involontariamente l’impressione di un'importanza quantitativa già nel momento della percezione.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione Contesto extralinguistico



    Gestione dei dati di ricerca  (Citazione)

    La sempre più repentina diffusione dei metodi digitali ha fatto emergere la questione del trattamento dei cosiddetti “dati di ricerca”. ###Sembra come se le idee collegate a quello si riferiscano alle relazioni nelle diverse discipline naturali#### All’interno di queste discipline si ritrova molto spesso lo scenario che grandi masse di dati siano in primo luogo raccolte e successivamente interpretate attraverso i testi### Da questa idea risulta una suddivisione chiara in due parti nella quale solo le misurazioni possono essere considerate “dati di ricerca”. Può darsi che fino adesso sia stata oppure che sia ancora consuetudine considerare i dati ricerca come effimeri e che, per questo motivo, essi non vadano conservati per lungo tempo. L’obiettivo della gestione dei dati di ricerca non è quello di conservare a lungo termine solamente i testi interpretativi, bensì anche i “dati di ricerca” che stanno alla base dell’interpretazione e anche di renderli riutilizzabili.

    Il tema della “gestione dei dati di ricerca” (FDM) ad oggi (2018) è fortemente promosso in Germania sia a livello federale sia a livello dei singoli Länder attraverso una serie di impegni di rilievo. Le relative attività sono state avviate in considerazione della volontà di istituire un cosiddetto European Open Science Cloud (EOSC) a livello europeo. In Germania, a livello interregionale e nazionale il “Rat für Informationsinfrastrukturen" (ita. Consiglio per le infrastrutture dell’informazione scientifica) ha proposto ad esempio le seguenti misure: la creazione di una "Infrastruttura nazionale dei dati di ricerca" (NFDI), l’istituzione del gruppo di lavoro NFDI dell’Unione accademica [NFDI Working Group of the Academic Union | https://www.akademienunion.de/arbeitsgruppen/ehumanities/nfdi-arbeitsgruppe/]] (con particolare attenzione alle scienze umane) o ancora, a partire dal 2016, il progetto interdisciplinare "Generic Research Data Infrastructure" finanziato dal DFG (GeRDI), i progetti HeFDI ("Hessische Forschungsdateninfrastrukturen”; ita. Infrastrutture di ricerca dell’Assia) e il progetto ["eHumanities – interdisziplinär" | https://www.fdm-bayern.org/]] finanziato dal Ministero della Scienza bavarese.

    Per le scienze umane, la presunta chiara distinzione tra ricerca e interpretazione di dati o testi come è possibile in alcuni casi isolati validi per le scienze naturali, è estremamente problematica e discutibile. In ogni caso, VerbaAlpina non fa una distinzione in questo senso, ma considera tutti i dati raccolti e generati attraverso il progetto come un insieme inscindibilmente intrecciato le cui singole parti sono collegate tra di loro attraverso diversi legami. Ai sensi della “gestione dei dati di ricerca”, VerbaAlpina dichiara la totalità dei suoi dati digitali distribuiti tra i moduli VA_DB, VA_WEB e VA_MT (ovvero dati linguistici, commenti, voci di glossario, codici informatici e file media ecc.) come dati di ricerca secondo i principi FAIR e si orienta alle raccomandazioni del RfII (RfII 2016, allegato A, p. A-13). VerbaAlpina possiede lo status di progetto pilota ed è coinvolto nei sopraccitati progetti GeRDI e “eHumanities – interdisziplinär”.

    Un aspetto essenziale della gestione dei dati della ricerca è la garanzia di interoperabilità, in quanto sono possibili collegamenti permanenti tra parti di progetti o database. In questo senso, anche i cosiddetti DOIs, "Digital Object Identifiers", giocano un ruolo importante. Questi rappresentano il prerequisito tecnico per l'indirizzabilità permanente e indipendente dall'URL degli "oggetti digitali" e possono essere generati per tutti i contenuti elettronici accessibili tramite un URL. In ambito bibliotecario, i DOI sono stati inizialmente utilizzati per l'identificazione persistente di pubblicazioni elettroniche di libri (ad es. https://doi.org/10.5282/ubm/epub.25627) o di interi siti web (ad es. http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.5282/asica). A differenza di questa pratica, la necessità di interoperabilità tra dati sviluppati e gestiti separatamente richiede una gestione molto più fine. A questo scopo, VA genera una serie di file accessibili su Internet tramite URL, che contengono il materiale linguistico raccolto, raggruppato per tipologie morfolessicali, concetti, comunità di origine e singoli documenti. I file sono indicati attraverso gli ID delle rispettive categorie di dati assegnati da VA. I file della categoria "Comuni" sono indicati da una "A" all'inizio del nome del file, "C" indica i concetti e "L" invece i tipi morfolessicali. I numeri ID sono assegnati in maniera automatica da VA. L'accesso a questi dati è possibile tramite l'indirizzo Page:EXPORT].


    L'assegnazione dei DOI viene effettuata inizialmente nell'ambito del progetto "eHumanities – interdisziplinär" dalla Biblioteca Universitaria della LMU, il quale rileva inoltre i dati nella propria banca dati e al suo interno, attraverso procedimenti ancora da sviluppare e attraverso l’utilizzo di uno schema di meta dati adatto li rende ancora più accessibili.

    vedi anche Normdaten.

    (auct. Sonja Kümmet [UB der LMU] | Stephan Lücke | Julian Schulz [ITG] | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    illustrazione quantificata  (Citazione)

    [premessa: Il seguente articolo si riferisce in parte ad alcune funzionalità di VA_WEB ancora in via di sviluppo e non accessibili al pubblico.]

    La mappa online interattiva di Verba Alpina permette sia la mappatura qualitativa sia la visualizzazione di dati comulativi in un'illustrazione di dati locali. L'accumulazione si orienta sempre a regioni geografiche. Qui l'utente ha la scelta fra l'aggregazione in base al territorio comunale (territorio più circoscritto), le cosiddette regioni- NUTS-3 (territorio di mezzo) e, infine, la regione di distribuzione delle tre grandi famiglie linguistiche germano- romano- slavo (territorio a più ampio raggio). Inoltre esiste la possibilità di definire territori comunali facoltativi come regioni individuali che poi fungano da grandezza di riferimento per il raggruppamento. Questa ultima opzione può evitare effetti forzati che risultino dalla prospettiva dell'aggregazione attraverso superfici amministrative – e così, dal punto di vista linguistico, non concernente la materia- di territori comunali o delle regioni-NUTS-3. Nel caso specifico il procedimento corrispondente può essere ovviamente solo di tipo euristico, l'utente ha però la possibilità di accumulare coerenze regionali sensate, di commentare, riutilizzarle e metterle a disposizione del pubblico.

    Riguardo le regioni o superfici selezionate, vengono poi aggregati tutti i dati qualitativi scelti fino all'attivazione della presentazione quantificata. La grandezza e la colorazione di singoli simboli cartografici sono correlate con il numero di ciascun dato singolo qualitativo rilegato in un simbolo. Il valore massimo aritmetico che sta alla base, al raggiungimento del quale un simbolo ottiene la propria massima grandezza e colorazione, corrisponde di serie al numero più alto di dati aggregati che appare in una delle superfici ossia regioni selezionate. Tale valore massimo di referenza può essere convertito nel numero totale dei dati singoli aggregati, operazione che porta a un cambiamento dell'illustrazione cartografica .

    In una quantificazione attivata possono essere utilizzati dati qualitativi corrispondenti al calcolo delle quantità attraverso una deattivazione di singoli appunti di lista in una interpretazione cartografica. Inoltre è possibile aggiungerne altri attraverso una ulteriore selezione.

    Accanto alla quantificazione sullo sfondo di una carta georeferenziata che mostri il corso di frontiera, VerbaAlpina permette anche la presentazione di dati quantificati su una cosiddetta carta web. L'esempio è una grafica di Wikipedia che visualizza i risultati delle elezioni generali della Gran Bretagna del 2015. In seguito viene mostrata la carta esatta al punto, la lunghezza e l'angolo (in seguito denominata "carta geografica") con i risultati dell'elezione nelle singole circoscrizioni. Segue l'illustrazione della carta web su cui appare ogni circoscrizione tramite un esagono con la sua propria identica grandezza.




    fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/2015UKElectionMap.svg (visitato il 03.11.2016)




    fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cd/2015_UK_general_election_constituency_map.svg (visitato il 03.11.2016)

    Il confronto dei due tipi cartografici evidenzia i vantaggi e gli svantaggi relativi. La carta a nido d'ape contiene inesattezze geografiche o, addirittura, informazioni sbagliate. Così, si riconosce per esempio nel distretto Greater London un favo isolato rosso circondato da tanti favi blu – cosa apparente non riscontrabile nella carta geografica. La carta a nido d'ape ha però il vantaggio di visualizzare meglio le proporzioni numeriche reali tra i singoli colori, in quanto, un grande numero di sezioni elettorali con una misura di superficie molto piccola viene percepito dall'osservazione sulla carta geografica come subordinato, nonostante il valore politico sia allo stesso livello delle sezioni elettorali con una misura di superficie grande. Così i due tipi cartografici si completano a vicenda e il valore aggiunto consiste effettivamente nella possibilità di poter consultare entrambe le carte e di confrontare le loro visualizzazioni.

    La carta di fave di VerbaAlpina si distingue per la possibilità di illustrare tutte le comunità politiche del territorio alpino attraverso Hexagone identiche nella loro grandezza . Cosí si cerca di mantenere almeno approssimativamente la logica geografica. Il calcolo della colorazione delle singole Hexagone avviene nello stesso modo come descritto sopra per la carta punto- simbolo. Il vantaggio di una tale carta di fave rispetto ad una semplice colorazione di territori comunali su una carta geografica, consiste nel fatto che effetti suggestivi vengono repressi dalla grandzza die territori comunali che sono molto differenti.


    (auct. Stephan Lücke – trad. Monika Hausmann)

    Tags: Tecnologia dell'informazione Pagina Web



    Informante  (Citazione)

    Per VerbaAlpina, il termine informante viene inteso in maniera tecnica, in quanto comprende due cose diverse a seconda della fonte: di solito, negli atlanti tutti i dati linguistici sono trasparenti fino al parlante stesso; nella banca-dati, questi informanti sono identificabili attraverso un numero individuale (id). Inoltre, gli informanti sono cronoreferenziati attraverso l'anno del rilevamento e georeferenziati attraverso il luogo del rilevamento. Nei vocabolari georeferenziabili è invece normalmente impossibile identificare parlanti concreti. Per motivi tecnici dovuti alla banca-dati, anche a ogni fonte di questo genere viene attributo un numero di identifcazione individuale come se si trattasse di un informante particolare. Ogni informante è assegnato a una famiglia linguistica; quest'assegnazione di lingua viene trasmessa automaticamente a tutti i dati linguistici che risalgono a questo informante.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Iscrizioni retiche  (Citazione)

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche all'interno dell'area di studio considera le Alpi come una barriera, in quanto esse separano grosso modo l'area di lingua tedesca (a nord) dalle aree di lingua romanza e slava (a sud) (Link). L'Alto Adige, territorio in cui sono parlati dialetti bavaresi, si estende verso sud sulla cresta principale delle Alpi e rappresenta quasi un caso particolare. Tuttavia, dal punto di vista storico, questa "visione" è fuorviante: Anche le più antiche testimonianze linguistiche, ovvero le iscrizioni di epoca preromana, sono scritte in un alfabeto in gran parte identico:


    (Fonte)

    La distribuzione dei cosiddetti 'testi retici' si diffonde dalle Alpi settentrionali (Steinberg am Rofan, vicino al lago Achensee) fino a Padova; può essere compresa solo tenendo in considerazione il contesto culturale che attraversa le Alpi: rätische_inschrftn Con questo alfabeto sono stati scritti grosso modo anche documenti della lingua etrusca; si tratta ovviamente di un greco antico occidentale scripture. Sebbene il valore fonetico dei caratteri sia ragionevolmente chiaro, il significato dei testi non è stato ancora decifrato. Non è ancora chiaro se l'antico nome Raetii 'Reti' debba essere inteso nel senso di una specifica comunità culturale e/o linguistica o come termine collettivo per gruppi etnici alpini molto diversi (cfr. Rageth 2012). In ogni caso, si può constatare che l'area di distribuzione delle iscrizioni citate non coincide affatto con la provincia romana Raetia. Lo stesso vale per la cultura Fritzens-Sanzeno-Kultur, la cui caratteristica ceramica non è presente a ovest dell'attuale cantone dei Grigioni, sebbene queste aree appartenessero alla Rezia, ma d'altra parte erano protette in diversi luoghi del Norico confinanti ad est (cfr. Lang 1992, Rageth 1992, Marzatico 1992).



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc)



    Lingua  (Citazione)

    Il template di questo portale sarà disponibile in diverse lingue standard, ovvero (in ordine alfabetico) in francese, inglese, italiano, romancio (rumantsch grischun), sloveno e tedesco. Nel caso del tedesco, i testi conterranno varianti standard svizzere e austriache a seconda dell'autore/autrice. Indipendentemente dalla lingua scelta l'utente ha sempre accesso a tutti i materiali linguistici in tutti i dialetti e tutte le lingue rilevati.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Metadati  (Citazione)

    Quando ci si occupa di dati è bene delineare la differenza tra dati primari e metadati. I metadati sono tutti i dati che descrivono i dati primari. Al posto di "metadati" possono essere utilizzati i termini "attributi" o "caratteristiche", identici nel significato. Nel corso della modellazione dei dati, si determina quali dati primari devono o possono essere descritti da quali metadati. La categoria "metadati" si suddivide ulteriormente in singole sottocategorie di metadati. Per ogni categoria di metadati sono definiti i valori ammessi.

    Per concretizzare questo concetto ci serviremo di un esempio. Mettiamo che i dati primari indichino persone. Ogni persona è descritta attraverso il suo cognome, il suo nome, il luogo e la data di nascita così come il colore degli occhi. I valori ammissibili possono essere descritti come segue:

    Cognome: catena di caratteri composta da lettere
    Nome: catena di caratteri composta da lettere
    Luogo di nascita: catena di caratteri composta da lettere
    Data di nascita: data nella forma JJJJ-MM-TT
    Colore degli occhi: un valore della lista "marrone, verde, blu"

    La somma di ogni valore delle diverse categorie di metadati dovrebbe permettere di descrivere univocamente la persona in questione. Nel momento in cui ci si trova di fronte a una duplicità nell'insieme di dati, ovvero quando due individui dispongono di valori completamente identici in tutte le categorie di metadati, lo schema di metadati deve essere considerato inadeguato e, di conseguenza, modificato.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)



    Modellazione dei dati  (Citazione)

    Con il termine modellazione dei dati, VerbaAlpina intende lo sviluppo teorico di una struttura di materiale inizialmente non strutturato. Essenzialmente si tratta della definizione delle cosiddette entità, ovvero una classe di signoli elementi digitali, accomunati da un particolare tipo e un particolare numero di attributi (=caratteristiche). Esclusivamente questi attributi sono rilevanti per la definizione del contenuto e della funzione degli elementi.. Nel corso della modellazione dei dati viene effettuata anche la definizione delle relazioni tra le diverse entità.
    La modellazione dei dati deve essere differenziata dalla strutturazione dei dati e dal formato dei dati. La strutturazione dei dati rappresenta l'applicazione concreta del modello teorico a una banca dati come risultato di una rappresentazione strutturata di dati sotto forma di una o più tabelle. Una banca dati strutturata può, a sua volta, essere raffigurata attraverso diversi formati di dati (ad esempio nella forma tabulare = formato di dati relazionale, formato XML e così via). Spesso la trasformazione da uno a un altro formato è possibile.

    Si veda anche il modello relazionale

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Modello relazionale  (Citazione)

    Il modello relazionale organizza informazioni in forma di una o più tabelle. La denominazione deriva dal fatto che, nel linguaggio tecnico, le tabelle siano designate anche come "relazioni". Le righe di una tabella vengono anche chiamate "record" o "tupla", le colonne si chiamano anche "caselle", "attributi" o "campi dato". Una tabella può consistere, almeno in teoria, di un numero illimitato di righe e colonne. Una tabella esistente può essere allargata in qualsiasi momento sia da righe nuove sia da colonne nuove. Una collezione di più tabelle può essere designata come database. Per la gestione di una tale collezione di tabelle/un tale database sono impiegati i cosiddetti sistemi di gestione di banca-dati come per esempio MySQL oppure PostgreSQL. L'amministrazione dei dati così come anche la loro analisi avviene per mezzo di un linguaggio formale specifico, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), sviluppato specialmente per l'impiego di dati in formato relazionale. Questo linguaggio esiste tra l'altro in una versione standardizzata dall'ISO (Wikipedia).
    Esistono regole proprie per la rappresentazione di informazioni nel modello relazionale (per esempio la cosiddetta normalizzazione). Allo stesso momento, la scelta concreta della modellazione dipende dall'applicazione e l'adempimento di certe regole di modellazione esistenti rappresenta in certi casi un ostacolo dalla prospettiva della usability e dalla performance. In pratica, ogni modellazione di dati rappresenta un compromesso tra i vantaggi delle regole teoriche, delle esigenze tecniche e della usability. Inoltre un modello di dati scelto può essere cambiato in qualsiasi momento ed essere adattato alle esigenze cambiate.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Modo di citare  (Citazione)

    Agli utenti di VerbaAlpina viene raccomandato il modo di citare seguente dei dati linguistici messi a disposizione:

    • Registrazione di VerbaAlpina in una bibliografia
    VerbaAlpina (VA), http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de,[versione].

    La menzione della data dell'ultimo accesso non è necessaria perché le versioni di citazione – a differenza della versione di lavoro XXX) sono stabili e non vengono più cambiate (cfr. Controllo versione).

    Esempio:
    VerbaAlpina (VA), http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de, 15/1.

    • Citazione di una voce di glossario:
    [Autore/i]: s.v. “[lemma]”, in: VA-[Abbreviazione di lingua secondo ISO 639-1] [versione], Metodologia , [URL della voce di glossario].

    Esempio:
    Krefeld, T. / Lücke, S. / Oberholzer, S.: s.v. “Tipizzazione”, in: VA-it 15/1, Metodologia, http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/it/?page_id=21&letter=T#tipizzazione.

    Come autori sono da citare sempre le persone che sono menzionate sotto la voce di glossario.

    • Citazione di un'attestazione singola:
    [citazione]|[categoria]|[luogo]|[abbreviazione della fonte]#[referenza]|VA_[versione]

    Esempi:
    Hütte|Tipo morfologico|Herisau|SDS#VII_244_1|VA_15/1
    Chääsera|Tipo fonetico|Hinteres_Diemtigtal|SDS#VII_244_1|VA_15/1
    Käserei|Tipo di base|Hinteres_Diemtigtal|SDS#VII_244_1|VA_15/1

    Informazione 1: Il carattere di separazione pipe (barra verticale) | va inserito premendo il tasto shift e il tasto < > sulle tastiere di computer con sistema operativo Windows. Con computer con sistema operativo iOS la combinazione di tasti è la seguente: Shift+Alt+L.
    Informazione 2: Sono da utilizzare le abbreviazioni di lingua secondo ISO 639-1 seguenti: per il tedesco deu., per il francese fra., per l'italiano ita., per il romancio roh., per lo sloveno slv.

    (auct. Stephan Lücke | Susanne Oberholzer – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Moduli  (Citazione)

    v. Controllo versione

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Notazione  (Citazione)

    Nei contributi testuali vengono utilizzati i principi di notazioni seguenti, ampiamente usuali: le forme linguistiche (esempi di attestazioni) vengono scritte in corsivo; il significato viene indicato da virgolette singole, per esempio deu. Käse 'formaggio'. Ai concetti (realtà extralinguistiche) ci si riferisce con maiuscole. La differenza tra significato linguistico e concetto è importante nei casi in cui non esiste una parola per certi concetti in singole lingue/singoli dialetti, come nel caso di FORMAGGIO RICAVATO DAL LIQUIDO RIMASTO DOPO LA SECONDA ROTTURA DELLA MASSA SOLIDA. Tale concetto è espresso diversamente a seconda della lingua: ita. ricotta, fra. sérac, alemannico Ziger ecc. In tedesco standard manca una parola per riferirsi a questo concetto.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Pagina Web



    Onomastica  (Citazione)

    I risultati onomastici, specialmente in toponomastica, sono d'importanza fondamentale per la valutazione di una continuità d'insediamento che sopravvive al cambio di lingua (cfr. riguardo alle Alpi già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Sono da distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche da lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", (traduzione: quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi) come lo espresse Steub 1867, 142). Mettere allo scoperto queste forme deve significare osservare le regolarità della fonetica storica, ma, allo stesso tempo, sono da aspettarsi eccezioni molteplici, spesso dovute a rimotivazione dell'etimologia popolare. Dall'altro lato ci sono dei nomi 'parlanti' con cui venivano denominati i parlanti delle lingue di sostrato, come per esempi nei nomi alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il lavoro classico di Ernst Schwarz 1970). Il procedimento può avvenire da due prospettive opposte, vale a dire cercando corrispondenze più giovani o attuali da attestazioni antiche (in itinerari, su pietre miliari ecc.) o, viceversa, identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
    La prima prospettiva è senza dubbio più facile a causa della quantità di dati d'input limitata; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; questo può venir analizzato sistematicamente. Ben più impegnativo e anche considerevolmente più rivelatore è la prospettiva che guarda al passato. Qui mancano ampiamente le condizioni per un lavoro efficace su un grande spazio; molte aree non sono esplorate onomasticamente perché mancano sia le varianti dialettali recenti sia le attestazioni. A questo proposito, in Svizzera, grazie al portale onomastico svizzero, è iniziato un lavoro promettente ortsnamen.ch.
    A parte i toponimi che si riferiscono a insediamenti, è importante la documentazione di microtoponimi (per esempio di montagne e alpi) perché permette deduzioni riguardo all'uso continuativo del terreno. A questo proposito si osservi l'esempio seguente, anche se pionieristico: Franz Weindauer 2014, nel suo importante lavoro sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni tirolesi e salisburghesi adiacenti, scrive le frasi seguenti riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha rilevato di nuovo che le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono indicazioni plausibili di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte in primo luogo il terreno intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il terreno orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche per esempio la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg.). La diffusione dei luoghi dei ritrovamenti archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi e dove non si trova fino a oggi nessun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a solo pochi chilometri di distanza:
    * la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spa.. verano 'estate' come anche la galleria della Vereina nell'Engadina Bassa;
    * la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
    * la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
    * il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
    * la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
    * il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla variante della Simmental menzionata.
    Un'analisi accurata ne estrarrebbe ancora molti di più. Si osservi inoltre la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e probabilmente anche per l'acculturazione alla sua forma di vita. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpenraum hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt." (traduzione: Il contadino alemannico e baiuvaro che fa di tutto per avere frutto dal suolo recentemente popolato, stabilisce il collegamento con i romani che lavorano sotto le stesse dure condizioni. La coesistenza di antichi toponimi romani e di toponimi tedeschi più recenti dimostra in maniera evidente che qui non si svolsero lotte nazionali. Coesistono gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. L'invasione degli Alemanni e dei Baiuvari nelle Alpi retiche-noriche non fu seguita da una distruzione culturale.)

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Orrizonte epistemico  (Citazione)

    Questo portale informa su tre dimensioni diverse:

    (1) sulla realtà extralinguistica ('cose'),
    (2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari,
    (3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

    Il trattamento separato di (2) e (3) è fondamentale, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (cioè non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese, non esiste una parola per il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac), mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark), manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard non esiste una denominazione. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto pare a prima vista: così ci si trovano a volte delle espressioni con status semiotico incerto perché non risulta dai dati se si tratta di denominazioni di concetti o piuttosto di nomi per cose; è il caso in cui un parlante chiama un certo pascolo montano, per esempio quello che usa lui stesso, con il nome generico di munt, alla lettera 'monte', o pastüra 'pascolo'.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Partecipa!  (Citazione)

    VerbaAlpina è lieta di ricevere qualsiasi tipo di appoggio e offre diverse modalità di partecipazione attiva al progetto.

    La partecipazione può riguardare ad esempio la trascrizione di dati presenti in fonti scritte come in atlanti linguistici e dizionari, di organizzare i dati in banche dati e di controllare la correttezza delle trascrizioni già effettuate, oppure di tipizzare materiale già trascritto e di associare dei lemma lessicali.

    Siamo interessati a ricevere materiale linguistico attuale, non ancora pubblicato in fonti scritte come atlanti linguistici o dizionari. Coloro i quali possiedono conoscenze di un dialetto parlato in territorio alpino, sono invitati a inserire parole ed espressioni nella banca dati di VerbaAlpina. Questa funzionalità rende possibile l'ampliamento dei dati già presenti in fonti scritte e, di conseguenza, permette di poter riconoscere e osservare i processi dinamici del mutamento linguistico. La qualità del riconoscimento e l'osservazione di tali fenomeni sarà direttamente proporzionale al numero di persone che prendono parte al progetto. -Siete in possesso di immagini raffiguranti elementi tipicamente alpini? Per esempio foto di alpeggi, baite, flora, fauna, montagne e paesaggi? Potete caricarle all'interno della nostra mediateca indicando a quando data la foto, cosa rappresenta e – qualora ne siate a conoscenza- indicate un'espressione dialettale specifica per la denominazione di ciò è che raffigurato in foto.

    Parallelamente alla partecipazione diretta al progetto VerbaAlpina, ogni utente può usufruire della possibilità di creare un proprio ambiente di ricerca, utile per la raccolta di dati in primo luogo linguistici, ma ampliabile anche a altri tipi di dati. L'unico requisito richiesto è che i dati siano georeferenziati. Esiste inoltre la possibilità di raccogliere tali dati esclusivamente per un utilizzo personale attraverso una chiave di accesso, ma anche di aprire l'accesso ad altri utenti ad esempio al fine di discutere o commentare. Vi invitiamo comunque a rendere disponibili in libero accesso il numero massimo di dati a vostra disposizione. Solo in questo modo è possibile ampliare il potenziale delle tecnologie di condivisione attraverso banche dati o reti.

    Per sostenere VerbaAlpina, e/o per utilizzare il sistema per i propri interessi, è necessario effettuare una registrazione sul nostro portale: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/wp-login.php?action=register

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)



    Polirematiche  (Citazione)

    Il termine"polirematiche" indica per VerbaAlpina una sequenza specifica di singole parole (tokens) che insieme rimandano ad un concetto preciso o anche a concetti diversi. Così, per esempio, in val Gardena (AIS 1192_1, 312) il concetto Concetto ALMHÜTTE viene chiamato casa da fuoco (ʧˌaz dɑ fˈuɑk); in altri dialetti (nell'Engadina, in Ticino ed altri) questa composizione denomina il concetto KÜCHE.

    Dal punto di vista informatico sorge qui il problema di un'associazione di concetti a più strati da illustrare in un modello relazionale di dati: oltre al significato delle parole polirematiche, le parole singole possiedono significati propri che permettono di vedere la motivazione della produzione delle polirematiche. Per considerare questa particolarità nella banca dati di VerbaAlpina vengono usati i cosiddetti gruppi di token. Qui un'attestazione che consiste in più parole singole viene separata e i suoi componenti vengono deposti nella tabella 'tokens'. Ciascuno di questi fa riferimento ad una stessa voce nella tabella 'gruppi token' e in più memorizza la sua posizione nel gruppo token (primo, secondo posto ecc.): è possibile ricostruire, così, le polirematiche tramite i token singoli. Di conseguenza una memorizzazione esplicita delle polirematiche non è necessaria; nella tabella 'gruppi token' vengono collocate solo ulteriori informazioni (a parte il ID del gruppo token), che non sono ricostruibili in base ai singoli token, come per esempio il genere del gruppo.

    Un'associazione di concetti viene effettuata sia a livello dei singoli token che a livello dei gruppi di token. In base all'esempio sopra riportato esistono, così, tre stesure nella tabella token alle quali sono assegnati diversi concetti concetto:



    L'assegnazione di concetti alle componenti avviene con l'aiuto dei dizionari. Ad ogni concetto subordinato viene connessa l'annotazione più frequente del dizionario. Dato che i concetti subordinati non sono stati consultati, è possibile che essi, in parte, non corrispondono alla realtà.

    Esiste, inoltre, un'indicazione nella tabella 'gruppi token' con una propria connessione al concetto:



    Nell'illustrazione cartografica, sulla superficie di VerbaAlpina i tokens e i gruppi token vengono considerati di pari livello, così la ricerca del concetto ALMHÜTTE mostra sia gruppi di token che tokens collegati a questo concetto. Le singole parole attestate solo come una parte di una parola polirematica vengono conformemente indicate.

    (auct. Stephan Lücke | Florian Zacherl – trad. Monika Hausmann)

    Tags: Linguistica



    Principi FAIR  (Citazione)

    Nel 2016, un grande numero di scienziati provenienti da diversi Paesi ha pubblicato sulla rivista Nature un articolo sulla formulazione di linee guida per la gestione dei dati di ricerca (Wilkinson, M. D. et al. The FAIR Guiding Principles for scientific data management and stewardship. Sci. Data 3:160018 doi: 10.1038/dati.2016.18 (2016). ?). Le idee presentate in questa pubblicazione si riferiscono a un workshop svoltosi nel gennaio 2014 presso il Lorentz Center dell'Università di Leiden nei Paesi Bassi. Il titolo del workshop era: Jointly designing a data FAIRPORT

    Nel frattempo, le idee riassunte nell'acronimo FAIR si sono affermate come punto di orientamento nell'attuale dibattito sul corretto trattamento dei dati di ricerca. Questa tendenza è emersa chiaramente durante l'incontro del progetto GeRDI di ottobre 2018; cfr. anche FAIRGROUP della Community FORCE11).

    L'acronimo FAIR riassume quattro postulati centrali, in parte interdipendenti, su cui dovrebbero basarsi il trattamento dei dati di ricerca (?):

    • F — Findable
    • A — Accessible
    • I — Interoperable
    • R — Reusable

    Queste quattro parole centrali comportano implicitamente una serie di conseguenze per la gestione dei dati digitali di ricerca.

    Affinché i dati siano ritrovabili, dovrebbe esistere almeno un portale centrale attraverso il quale è possibile far partire la ricerca. Sarebbe utile incorporare la documentazione dei dati di ricerca all'interno dei cataloghi delle biblioteche già creati da lungo tempo (si tratta essenzialmente del loro contenuto e del loro luogo di conservazione). I concetti che implicherebbero una ricerca in luoghi diversi sarebbero invece da evitare.

    Per essere trovati, i dati devono essere fisicamente esistenti. Non si tratta tanto di una questione di realizzazione tecnica, che può essere realizzata ad esempio dai centri informatici esistenti, quanto piuttosto di una responsabilità istituzionale. Le biblioteche che, per la loro storia, il loro ruolo di custodi del sapere così come per la loro prospettiva di conservazione a lungo termine, possono essere considerate candidati ineguagliabili a questo compito. Queste dovrebbero assumersi la responsabilità per la conservazione sostenibile dei dati digitali. In quale forma avvenga questo, sia che le biblioteche costituiscano propri repositori oppure che amministrino quelli forniti dai centri informativi, non è di vitale importanza e può essere gestito singolarmente per ogni caso.

    Un ruolo di grande importanza, ricoprono invece l'ideazione e l'assegnazione dei metadati attraverso i quali devono essere resi disponibili i dati della ricerca vera e propria. Risulta indispensabile utilizzare almeno uno schema di metadati gerarchicamente strutturato e vincolante che permetta una categorizzazione dei contenuti dei dati di ricerca memorizzati con l'integrazione di vocabolari controllati. Per il momento, VerbaAlpina ha deciso di orientarsi al Datacite-Schema, un sistema ampiamente utilizzato e scelto anche dalla biblioteca universitaria della LMU. L'utilizzo di diversi schemi di metadati concorrenti sarebbe possibile, ma significativo solo se vengono creati in modo coerente per tutti i dati di ricerca raccolti. Gli schemi di metadati specifici subordinati possono rappresentare un'integrazione significativa per gli schemi di metadati di livello superiore.

    Il termine "accessible" indica la possibilità di accedere ai dati senza limitazioni di tipo legale come è il Copyright. Questo punto è meno influenzato da coloro che raccolgono o producono i dati. Oltre al diritto d'autore, durante la raccolta dei dati deve essere spesso osservata la protezione dei diritti personali. La domanda di accessibilità punta a garantire che tutti i dati generalmente non soggetti a restrizioni legali, non siano resi protetti da tali restrizioni da parte dei produttori stessi dei dati. Concretamente, ciò significa innanzitutto rinunciare al diritto d'autore e utilizzare un modello di licenza conforme alle condizioni del libero accesso. L'utilizzo delle licenze Creative Commons (CC) è molto diffuso in ambito scientifico, anche se non tutte soddisfano i criteri per il libero accesso. In particolare, il divieto di uso per scopi commerciali, che può far parte di una licenza CC, viola il concetto di libero accesso. Il motivo è che quasi tutti gli usi dei dati possono essere considerati come "uso commerciale" in determinate circostanze, e, dal punto di vista giuridico, è praticamente impossibile tracciare una linea di demarcazione chiara a riguardo (si veda anche l'articolo "Licenze").

    Così come la "trovabilità" dei dati, anche l'interoperabilità consiste in due aspetti, uno tecnico e uno teorico-organizzativo. Spesso è necessaria una granulazione logica e libera dei dati al fine di poter collegare con successo gli stock dei dati tra loro e per consentire le relazioni tra gli stessi. In tale contesto, i cosiddetti "Dati standard" ricoprono un ruolo centrale: essi rappresentano categorie concettuali ben definite e, idealmente standardizzate le cui singole istanze (oggetti digitali) sono distinte in relazione a un tipo e a un numero di proprietà chiaramente definite. L'assegnazione di identificatori numerici o alfanumerici ("ID"s) ai singoli oggetti di una categoria concettuale, consente il riferimento univoco agli oggetti. La granualzione degli stock di dati lungo i confini delle categorie e delle loro singole istanze/dei loro singoli oggetti, in combinazione con l'uso di identificatori specifici, consente quindi di collegare insiemi di dati separati con contenuto congruente. Tuttavia, il vero valore aggiunto si ottiene solamente quando è anche tecnicamente possibile fare riferimento direttamente ai singoli oggetti e quindi spostarsi da un database a un altro in un solo click. Questo è possibile solo se a ogni singolo dato ("Granum") viene assegnato un proprio URL. Ai fini della sostenibilità, ad ogni singolo URL deve essere assegnato anche un DOI.

    Il riutilizzo degli stock di dati è il risultato finale dell'attenta osservazione e dell'attuazione dei tre postulati precedenti.

    VerbaAlpina si impegna a conformare tutte le procedure e i regolamenti relativi ai dati con i principi FAIR. Thomas Krefeld considera questo impegno come la base fondamentale dell'etica nella ricerca all'interno dell'informatica umanistica (Thomas Krefeld [2018]: Linguistische Theorien im Rahmen der digital humanities. Korpus im Text. Version 2 (05.11.2018, 11:35). Absatz 4. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=28010&v=2#p:4.). La cooperazione con la biblioteca universitaria della LMU e con il progetto finanziato dal DFG GeRDI, attualmente realizzato nell'ambito del progetto e-humanities – interdisziplinär, permette la trovabilità dei dati. In particolare, il database centrale del Modulo VA_DB è dotato dei metadati di quella versione e trasferito alla biblioteca universitaria della LMU in varie forme, dove è memorizzato nell'Open-Data-Repositorium. I metadati, per lo meno, sono poi incorporati nell'indice attualmente in fase di creazione nell'ambito del progetto GeRDI. L'obiettivo è quello di rendere accessibili i dati raccolti ed elaborati da VerbaAlpina attraverso il catalogo della biblioteca universitaria e anche attraverso il portale di ricerca del progetto GeRDI, ancora in fase di sviluppo. Tutti i dati gestiti da VerbaAlpina saranno, per quanto possibile, inseriti in una licenza Creative Commons in libero accesso (fino alla versione 18/1 CC BY SA 3.0, dalla versione 18/2 CC BY SA 4.0). L'interoperabilità si ottiene da un lato attraverso la granulazione dello stock di dati, che si basa anche sul concetto di norme standard, collegando i dati standard esistenti con il materiale di VerbaAlpina. Questo è possibile, ad esempio, con dati geografici come le unità politiche, che rappresentano il sistema di riferimento geografico centrale di VerbaAlpina. Per le categorie di dati "Tipi morfolessicali" e "concetto", centrali per VerbaAlina, sono esistenti solo in parte, dati standard ai quali i dati VerbaAlpina potrebbero essere correlati. In questi casi, VerbaAlpina si sforza di creare, in collaborazione con istituzioni predestinate come la Biblioteca Nazionale Tedesca (DNB), dati standard o categorie di dati standard corrispondenti. Al fine di soddisfare i requisiti tecnici per un'efficiente interoperabilità, il materiale centrale dei dati lessicali viene memorizzato in un gran numero di piccoli file, ai quali è possibile accedere tramite DOI individuali su Open Data LMU. Inoltre, ad ogni singolo file è allegato un file di metadati in formato Datacite, che nella sua interezza permette di trovare i singoli file attraverso il catalogo della biblioteca.



    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

    Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzare una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
    1. Innanzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma – per così dire – un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
    2. Quindi verrà mappato (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento, comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento in comune.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Pubblicazione  (Citazione)

    La pubblicazione diretta di risultati, indipendente da case editrici, è parte integrante di VerbaAlpina. Non tutto quello che è chiamato pubblicazione serve alla PUBBLICAZIONE. Il mezzo tradizionale della stampa causa il contrario dello scopo per il quale è stato inventato: sottrae infatti informazioni al pubblico. Informazioni, queste, che dovrebbero essere offerte su larga scala visto il sostegno che la ricerca riceve attraverso i fondi pubblici. Tali informazioni potrebbero inoltre essere fornite facilmente al pubblico utilizzando i nuovi media. Le tirature di carta di 200 o 300 copie, solite nelle scienze non creano un 'pubblico' inclusivo, bensì una sfera privata esclusiva. In considerazione delle tecnologie dell'informazione facilmente disponibili, non esiste dunque nessuna ragione plausibile di preferire la stampa come mezzo di diffusione del sapere o, addirittura, di considerare quest'ultima come soluzione assoluta. Inoltre viene da credersi – al contrario – perché gli scienziati dovrebbero appoggiare la creazione di media sistematicamente limitanti la diffusione dei propri dati di ricerca.
    In certe discipline (a quanto ci risulta questo vale tra l'altro per l'informatica) si sta facendo avanti persino una tendenza che rende assurde le possibilità tecniche create proprio dai nuovi media: nonostante sarebbe molto più facile concedere un accesso aperto a informazioni e testi, succede ormai il puro contrario, ovvero concedendo un accesso puramente tramite un pagamento. Tale consuetudine rappresenta addirittura un passo indietro rispetto alla pubblicazione su carta tradizionale, messa in discussione da noi stessi. A questo proposito vogliamo insistere sull'urgenza di evitare tali sviluppi che possono già essere osservati pure nelle scienze umane.
    Bisogna aggiungere però che è anche cambiato il senso dell'espressione 'pubblicazione'.
    In senso stretto, la documentazione di dati su internet può già essere considerata come una forma di pubblicazione. Oltre a ciò, VerbaAlpina è pensato anche come strumento per la pubblicazione di testi relativi al progetto. A questo scopo sono previsti essenzialmente tre formati:
    1. Termini e problemi centrali dai punti di vista teorico e/o metodologico sono descritti in modo conciso sotto il tab Metodologia.
    2. Studi che analizzano risultati del progetto in dettaglio o discussioni teoriche o metodologiche possono essere inserite nella sezione Pubblicazioni .
    3. I commenti a singoli tipi linguistici vengono aperti attraverso un button 'i' nella legenda della carta. Possono essere inseriti anche molto facilmente da collaboratori del progetto o persone esterne.


    Funzione di commento accessibile tramite la legenda della carta

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Ambiti di funzione



    Pubblico  (Citazione)

    La pubblicazione diretta di risultati, indipendente da case editrici è parte integrale di VerbaAlpina. Non tutto quello che è chiamato pubblicazione serve alla PUBBLICAZIONE. Così il mezzo tradizionale dell'impressione causa l'assoluto contrario: sottrae delle informazioni al pubblico, informazioni che, considerando il sostegno di ricerca tramite fondi pubblici, gli dovrebbero essere offerte, per quanto possibile. Queste informazioni potrebbero inoltre essere fornite facilmente al pubblico utilizzando i nuovi media. Le tirature di carta di 200 o 300 copie, usuali nelle scienze, non creano un 'pubblico' inclusivo, bensì una sfera privata esclusiva. In considerazione delle tecnologie dell'informazione facilmente disponibili, non esiste dunque nessuna ragione plausibile di preferire la stampa come mezzo della diffusione del sapere, o di considerare la stampa come soluzione assoluta.
    In certe discipline (a quanto ci risulta questo vale tra l'altro per l'informatica) c'è persino una tendenza che rende assurde le possibilità tecniche create con i nuovi media: mentre sarebbe cosa facile concedere un accesso comodo e aperto a informazioni e testi, succede ormai il puro contrario aprendo l'accesso corrispondente soltanto su pagamento. Questo rappresenta persino un passo indietro rispetto alla pubblicazione su carta tradizionale, da noi criticata. In questo contesto vogliamo insistere sull'urgenza di evitare tali sviluppi che possono già essere osservati pure nelle scienze umane.




    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Punti di rilevamento  (Citazione)

    I nomi dei punti di rilevamento vengono assunti secondo la fonte anche se nella scrittura originale sono presenti errori di ortografia. Qualora due punti di rilevamento diversi dovessero portare lo stesso nome, si procede aggiungendo la denominazione aggiuntiva locale (se presente e necessaria), come nei seguenti esempi: Brixen im Thale, St. Johann in Tirol. Le specificazioni sono presenti soprattutto in Austria e risultano essere molto utili nella distinzione dei diversi punti di rilevamento.
    Molto spesso, però, i piccoli borghi non dispongono di denominazioni aggiuntive locali. In questi casi, dopo il nome del punto di rilevamento si inserisce il nome del comune al quale la località in questione appartiene come ad esempio in St. Magdalena (Gries), St. Magdalena (Villnöss).

    (auct. Mona Neumeier – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Linguistica



    Raggruppare e classificare  (Citazione)

    Le categorie che possono essere selezionate nella 'carta interattiva' mostrano già numerose espressioni linguistiche. Così la ricerca del 'concetto' BURRO dà per esempio un risultato di 1748 attestazioni. Per questo, la piattaforma permette di raggruppare e classificare tutte le espressioni rilevanti secondo criteri diversi: cfr. concetto BURRO

    Una selezione secondo tipi di base illustra le aree di diffusione che superano i confini di lingua. Ecco un esempio del tipo romanzo butyru(m) nell'area germanofona e il tipo tecesco Schmalz nell'area romanza: Cfr. Carta

    Un'opzione corrispondente esiste anche per la ricerca di tipi morfo-lessicali; la classificazione secondo il criterio 'concetto' è interessante indipendentemente dall'area linguistica considerata, perché mostra la polisemia di ogni espressione (cfr. tipo morfo-lessicale malga).

    Come risultato vengono visualizzati i significati seguenti, tra di loro in relazione chiaramente metonimica: Cfr. Carta Polisemia del tipo morfo-lessicale.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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    Referente  (Citazione)

    Nel triangolo delle categorie linguistiche "denominazione" – "concetto" – "referente", categorie che rimandano le une alle altre, il referente indica la fondatezza di un concetto, secondo la sua natura, sempre astratto. In altre parole: una cosa concreta, individuale. I referenti che appaiono nei materiali trattati da VerbaAlpina permettono per lo più la rappresentazione figurata come disegno oppure fotografia. Rispetto alle denominazioni e ai concetti, per VerbaAlpina i referenti sono d'importanza secondaria. Rappresentazioni dei referenti, per lo più fotografie, saranno impiegate soprattutto nell'ambito del crowdsourcing come 'ausili' per rendere i referenti più facilmente comprensibili per gli informantei visto che le descrizioni dei concetti a volte sono necessariamente complicate.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Repositories  (Citazione)

    Il termine 'repository' non è definito finora in maniera sufficientemente chiara, e soprattutto la delimitazione al termine 'archivio' risulta essere ancora poco intelligibile. Di principio, sotto repository s'intende nel mondo digitale dei sistemi di memoria che mirano alla preservazione di dati a lungo termine. Nell'ambito scientifico, i repositories vengono condotti per lo più da istituzioni di diritto pubblico. I dati che devono essere preservati sono in prevalenza dati di ricerca. Le proprietà più importanti di un repositorio sono la sicurezza fisica dei dati da conservare, così come la conservazione della loro integrità, l'esistenza illimitata dell'istituzione che conduce il repository, la documentazione del contenuto, della struttura e della codifica dei dati memorizzati così come la loro disponibilità indipendentemente dal tempo e dal luogo. Dal punto di vista delle scienze umane un ruolo particolarmente importante spetta in questo momento (2016), per quanto riguarda la Germnia, all'unione Clarin-D e al Textgrid-Repositorium.

    VerbaAlpina cerca di deporre ogni versione VA in uno o più repositories.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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    Retoromancio  (Citazione)

    Seguendo la Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il termine tedesco 'Rätoromanisch' (versione italiana della Costituzione: 'romancio') viene utilizzato nell'ambito di VerbaAlpina per le varietà romanze del Cantone dei Grigioni che tradizionalmente non vengono considerate italiane (cfr. Gross 2004 e Liver 2010). Con questo non si afferma però in nessun caso l'unione di tale romancio grigionese con il ladino delle Dolomiti e il friulano nel senso di una 'lingua' comune; proprio per questo concetto che oggi non è più accettabile venne coniata l'espressione 'retoromancio' dalla linguistica nell'Ottocento. Graziadio Isaia Ascoli sviluppò l'idea come tale e la denominò 'ladino' in italiano.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Semantica  (Citazione)

    La strutturazione digitale dei dati ('grado di digitalizzazione D 3') permette un'analisi semantica differenziata delle espressioni linguistiche registrate, perché le sinonimie, le polisemie e le omonimie escono dal collegamento delle 'denominazioni' con i 'concetti' in forma di cosiddette relazioni m:n:




    grafica: Stephan Lücke

    Analizzando le relazioni di concetto che vengono fuori si può abbozzare il profilo semantico sincronico di ogni espressione polisemica; le espressioni più importanti di polisemia saranno presentate in seguito.

    - C'è polisemia tassonomica se un'espressione denomina sia concetti gerarchicamente superiori che subordinati.  

    - C'è polisemia meronimica se un'espressione denomina sia insiemi complessi di cose diverse ('tutto') sia costituenti di queste relazioni ('parti'); così l'ALPEGGIO, la parte importante della montagna per i contadini, viene spesso denominato semplicemente 'monte':

    Cfr. carta concetto ALPEGGIO

    Relazioni meronimiche del concetto ALPEGGIO come parte della montagna per applicazione della denominazione del tutto
    tipo morfo-lessicale montagna (roa. fem.) (16 attestazioni)
    tipo morfo-lessicale monte (roa. m.) (67 attestazioni)

    Dall'altro lato l'ALPEGGIO, come insieme ossia 'tutto' economico (con tutto ciò che ci appartiene), può essere denominato con espressioni che in fondo stanno solo per componenti dell'alpeggio: Cfr. carta concetto ALPEGGIO
    Denominazioni meronimici del concetto ALPEGGIO come 'tutto' per applicazione della denominazione di componenti

    tipo morfo-lessicale cascina (roa. fem.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale casera 'malga'  (roa. fem.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale cjampei 'campi' (roa. m.) (2 attestazioni)
    tipo morfo-lessicale pascol 'pascolo' (roa. m.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale pascolo (roa. m.) (1 attestazione)

    - C'è polisemia metonimica se un'espressione denomina concetti che denominano diverse 'parti' all'intero di un 'tutto'; così il BESTIAME, gli EDIFICI per il PERSONALE e per il bestiame, un RECINTO ecc. fanno parte dell'ALPEGGIO (tra l'altro). Tutte le componenti menzionate possono essere denominate in diversi dialetti locali romanzi dal tipo morfo-lessicale roa. mandra: Cfr. carta
    Significati metonimici del tipo morfo-lessicale roa. mandra
    concetto BAITA (1 attestazione)
    concetto STALLA D'ALPEGGIO (2 attestazioni)
    concetto MANDRIA (15 attestazioni)
    concetto RECINTO DI BUOI (3 attestazioni)

    - C'è polisemia metaforica se un'espressione denomina concetti di campi diversi che non sono in relazione tra di loro. Un esempio è il concetto PANNA che viene denominato con le seguenti metafore oppure paragoni metaforici: Vgl. Karte
    1. come 'capo': capo (roa. m.), (19 attestazioni), su ciò capo di latte (roa.) (12 attestazioni), il capo del latte (roa.) (1 attestazione)
    2. come 'fiore': fleur / fiore (roa. m.) (15 attestazioni), fiora (roa. fem.) (17 attestazioni), su ciò fiora cruda (1 attestazione), letteralmente 'fiore crudo', fiore di latte (roa.) (2 attestazioni)
    3. come 'pelle': Haut (ger. m.) (2 attestazioni), peau / pelle (roa. fem.) (1 attestazione), la pelle del latte (roa.) (1 attestazione)
    4. come 'pelliccia': pelliccia (roa. f.) (2 attestazioni), Pelz (gem. m.) (4 attestazioni)
    5. come 'nebbia': sbrumacje (roa. fem.) (2 attestazioni), sbrume (roa. m.) (11 attestazioni)
    6. come 'schiuma': écume / schiuma (roa. f.) (2 attestazioni), spuma (roa. fem.) (1 attestazione), spumacje (roa. f.) (1 attestazione)
    7. come 'tela': toile / tela (roa. m.) (14 attestazioni), su ciò tela del latte (roa.) (1 attestazione) e tela di latte (roa.) (5 attestazioni)
    Il terzo tipo mostra in modo bellissimo che le metafore possono essere diffuse anche oltre i confini di famiglie linguistiche: in questo caso il tedesco Pelz e il roa. pelliccia rappresentano oltre a ciò lo stesso tipo di base, cioè latino pellīcia, la forma femminile di un aggettivo denominale derivato da lat. pellis 'pelle'.
      Cfr. Carta

        - C'è polisemia antonimica se un'espressione denomina concetti che stanno in contrasto uno con l'altro.
      Naturalmente un'espressione può anche denominare diverse relazioni semantiche come lo mostrano in modo esemplare i concetti che sono legati al tipo di base malg- in diverse varietà romanze.






    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Strati  (Citazione)

    La linguistica diacronica ('linguistica storica') distingue due costellazioni storiche di contatto linguistico (cfr. Krefeld 2003); tutte e due sono fondate sullo spazio e partono dalla lingua parlata nel periodo di analisi nell'area in questione. Talvolta, questa lingua è denominata 'strato'.
  • lingue parlate in passato nell'area d'indagine ('strati più vecchi') sono denominate 'sostrati'. Queste lingue sono state sostituite nel corso del tempo da quella lingua che è al centro della linguistica storica rispettiva – lo strato;
  • lingue che sono arrivate più tardi nell'area d'indagine, attraverso la conquista dei territori, e che si sovrapponevano alla lingua in questione per un certo periodo, vengono denominate 'superstrati'. Queste lingue non hanno però potuto sostituire le lingue sovrapposte, e sono sparse dopo un periodo più o meno lungo, per esempio a causa di cambiamenti politici. Così è caduto il superstrato tedesco delle aree romanze e slave dell'Austria-Ungheria con il crollo di questo stato dopo la prima guerra mondiale.
  • Si parla allora di sostrati e superstrati solo in ottica retrospettiva, cioè dal punto di vista di un tempo in cui le lingue in questione non vengono più parlate nell'area d'indagine. Per questo devono essere superati spesso dei grandi lassi di tempo di modo che ci si orienti senza esitare ai sistemi linguistici e si cerchi all'interno di questi cambi causati da contatto, cioè risultati di contatto linguistico. Per la comprensione vera di fenomeni di contatto linguistico è però decisivo il periodo storico del bilinguismo, cioè il periodo in cui le due lingue erano parlate l'una accanto all'altra oppure l'una con l'altra. Queste lingue parlate contemporaneamente si chiamano 'adstrati'. Ciò significa che si deve passare a una prospettiva sincronica che non può essere limitata alle 'lingue', ma che deve prendere in considerazione anche il 'parlante' con la sua competenza specifica e magari persino l'enunciato concreto, il 'parlare'. Questo è spesso impossibile nella prospettiva storica, ma se ne deve tener conto di principio ricostruendo la stratigrafia, perché un enunciato di un parlante bilingue deve essere giudicato in modo diverso di uno di un parlante monolingue.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia  (Citazione)

    In generale

    Le Alpi sono un'area di contatto linguistico variegato fin dai tempi preistorici. I contatti linguistici ivi presenti risalgono a costellazioni stratigrafiche eterogenee (cfr. Krefeld 2003). In linea di principio, all'interno di un'area in cui si trovano parlanti o persino comunità di parlanti più o meno bilingui, le lingue in contatto tra loro vengono denominate adstrati. Se un tipo di base è diffuso soltanto in una determinata area, come spesso accade nelle Alpi, e non esiste nel resto delle famiglie linguistiche coinvolte, non risulterà chiaro individuare né direzione del prestito né la lingua d'origine (cfr. il tipo di base roa. baita / ted. Beiz, Beisl).

    Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione (o in parte di essa), si distinguono due possibili costellazioni: nel caso del sostrato, la lingua d'origine (detta appunto lingua di sostrato) veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione orale fosse interrotta dall'affermazione di un'altra lingua dominante; il romanzo, ad esempio, è lingua di sostrato per tutta l'attuale regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua, ma spesso si distinguono comunque grazie ad una straordinaria continuità regionale o locale.
    Nel caso del superstrato, invece, la lingua di origine ha dominato per un certo periodo nella zona di diffusione senza però stabilirvisi in maniera duratura. Si spiega, così, perché in alcune parti della regione alpina in cui oggi si parlano le varietà romanze, dopo il crollo dell'infrastruttura romana, predominavano temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia, ad esempio, il tedesco aveva la funzione di lingua di superstrato durante il periodo degli Asburgo.
    Tra le tre famiglie linguistiche di cui sopra si svilupparono tre scenari del tutto diversi tra loro. Riguardo all'importanza del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica, è soprattutto la cronologia del prestito ad essere decisiva: ci si domanda, ad esempio, se nel caso di parole romanze nell'area germanica e in quella slava, si trattasse di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità, o di prestiti più recenti di tipo adstratico. La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e slava, e per gli slavismi in area tedescofona e romanza.
    I prestiti sono affidabili indicatori dei diversi processi di acculturazione storica ed è, quindi, utile presentarli in modo quantitativo affinché si mappi con precisione topica la loro frequenza d'attestazione. La direzione di acculturazione non è, però, sempre evidente: spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. Il seguente grafico schematizza la cosiddetta 'sfida stratigrafica' e differenzia le aree in cui oggi sono parlate le lingue romanze, lo sloveno e il tedesco a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato; le sfere simboleggiano, inoltre, i gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni adstratali.
    Contemporaneamente si mostra la particolare importanza della romanizzazione (cfr. Märtin 2017, 102-129), la quale, pur con intensità diversa, interessò l'intero territorio alpino e, di conseguenza, mediò con le antiche varietà preromane. Sebbene questa ipotesi sia in sé problematica, non si può escludere un contatto diretto tra parlanti di lingue preromane e parlanti delle lingue temporalmente successive delle zone latino-romane (slavo e germanico).    



    Il compito centrale dello studio storico delle parole consiste nel riportare in modo preciso e a livello stratigrafico i presunti prestiti. Il prestito in controtendenza Schmalz dal tedesco > al roa. smalzo e quello dal lat.-roa. butyrum > al tedesco Butter, così come anche gli ulteriori prestiti in sloveno > puter, possono essere schematizzati come segue:




    Il periodo preromano

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche nell'area di ricerca di VerbaAlpina fa sì che le Alpi appaiano come una sorta di enorme barriera, nella misura in cui essa va a separare grosso modo i territori di lingua tedesca (a nord) e di lingua slava (a sud) dalle aree romanze (Link). L'Alto Adige di lingua bavarese che si estende a sud lungo la principale dorsale alpina sembra quasi essere un caso a sé; da una prospettiva storica, tuttavia, questa 'visione' risulta fuorviante in quanto le iscrizioni di epoca preromana, le più antiche testimonianze linguistiche ritrovate, si presentano in un alfabeto in gran parte identico in tutte e tre le aree:



    Fonte

    La diffusione di questi testi non ancora decifrati spesso definiti come iscrizioni retiche (si confronti Schumacher 2004) si estende dal nord delle Alpi (Steinberg am Rofan, vicino l'Achensee) fino a Padova e può essere pienamente compresa se inquadrata nel contesto culturale che le attraversa:
    rätische_inschrftn Nello stesso alfabeto furono grosso modo scritti anche altri documenti etruschi raccolti da VerbaAlpina; essi sono chiaramente da ricondurre all'antico alfabeto greco occidentale.

    Il periodo romano

    I romani conquistarono l'area centrale delle Alpi nel periodo compreso tra il 25-15 secolo a.C.; il 'Tropaeum Alpium' a La Turbie, al di sopra di Monaco, riporta di ben 46 tribù conquistate, i cui nomi si sono talvolta conservati fino ad oggi. Dell'iscrizione si conservano solo pochi frammenti, ma è possibile ricostruire la storia completa tramite la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (3, 136-137): 

    "Imperatori Caesari divi filio Augusto / pont(ifici) max(imo) imp(eratori) XIIII trib(unicia) pot(estate) XVII / senatus populusque Romanus / quod eius ductu auspiciisque gentes Alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium p(opuli) R(omani) sunt redactae / gentes Alpinae devictae Trumpilini Camunni Vennonetes Vennostes Isarci Breuni Genaunes Focunates / Vindelicorum gentes quattuor Cosuanetes Rucinates Licates Catenates Ambisontes Rugusci Suanetes Calucones / Brixentes Leponti Viberi Nantuates Seduni Veragri Salassi Acitavones Medulli Ucenni Caturiges Brigiani / Sogiontii Brodionti Nemaloni Edenates (V)esubiani Veamini Gallitae Triullatti Ectini / Vergunni Egui Turi Nemeturi Oratelli Nerusi Velauni Suetri" (Fonte: Epigraphik-Datenbank Clauss / Slaby

    La seguente panoramica riporta un elenco di denominazioni che possono essere facilmente identificabili con quelle attuali:
    (Dép. Hautes-Alpes)
    Nomi citati nel Tropaeum Alpium Denominazioni attuali Geo-dati (latidudine; longitudine)
    Trumpilini   Val Trompia   45°44'5.87"N ;  10°12'2.20"E
    Camunni  Val Camonica   45°57'17.71"N ;  10°17'21.08"E
    Vennonetes Vinschgau   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Venostes   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Isarci cfr. i nomi dei fiumi Isère, Isar, Isarco (= ted. Eisack   47°23'13.25"N ;  11°16'30.42"E
    Breuni Brenner   47° 9'59.75"N ;  11°25'0.14"E
    Licates nome di fiumeLech (lat. Likias [II secolo d.C.], successivamente Licca [570 d.C.]  
    Brixentes il nome del comuneBrixen   47°30'2.70"N ;   9°44'32.31"E
    Leponti  Val Leventina   46° 6'47.60"N ;   8°17'31.10"E
    Seduni Sitten nel canton Vallese, Svizzera   46°13'59.25"N ;   7°21'37.80"E
    Caturiges  il nome del comune Chorges (Da Hautes-Alpes)   44°32'44.67"N ;   6°16'31.60"E
    Brigiani il nome del comune Briançon  44° 53′ 47″N, 6° 38′ 08″E
    Ectini il nome del fiume Tinée    43°55'0.23"N ;   7°11'14.69"E
    Vergunni  il nome del comune Vergons (Da Alpes-de-Haute-Provence)   43°19'23.90"N ;   6°17'3.20"E

    Sulla scia della conquista, i romani istituirono diverse province geograficamente in linea con la Gallia Cisalpina; questi insediamenti potevano trovarsi sia per l'appunto sulle Alpi (Alpes Maritimae, n. 3 nell'immagine; Alpes Cottidae, n. 2; Alpes Poeniae anche: Alpes Graiae, n. 1) che poco più in là, oltrepassando il nord delle Alpi Raetia, Noricum):



    Province romane alpine (frame estratto dalla seguente fonte)

    La suddivisione provinciale romana in area alpina non è del tutto facile da ricostruire in modo dettagliato; risulta soprattutto complesso tracciarne la distribuzione dal punto di vista etno-linguistico. Una grossa incognita è rappresentata dai Raetii 'Reti', che diedero il nome ad una delle due più grandi province in area alpina. Di questa popolazione sappiamo molto poco e solo a livello archeologico, fatta eccezione per il fatto che essa non faceva parte dei popoli indogermanici – questione su cui tutti i ricercatori concordano senza alcun dubbio (si confronti sul tema Jürg Rageth in HLS). Ci si domanda se i Reti possano essere identificati con gli Etruschi, in quanto l'esistenza di iscrizioni alpine in alfabeto etrusco indicherebbe una relazione con questa popolazione. Le località dei ritrovamenti, tuttavia, non coincidono con i confini provinciali ed è men che meno presente una corrispondenza tra il territorio della Raetia ed i centri abitati dai Reti; sotto questo aspetto non è neanche chiara la successiva suddivisione in quelle che sarebbero poi state la province romane Raetia prima con Curia come capitale (oggi conosciuta come Coira) e Raetia secunda con capitale Augusta Vindelicorum (oggi Augusta). I ritrovamenti di Coira risalenti all'ultimo secolo a.C. "sembrano rinviare a una manifestazione culturale di stampo celtico piuttosto che retico" (HLS, Jürg Rageth) e quelli che nel Tropaeum Alpium vengono menzionati come Vindelici, vengono definiti dai ricercatori come Celti; si può, inoltre, notare la continuità nel nome della provincia Raetia nell'attuale nome del paesaggio del Ries (cfr. la carta sulle iscrizioni romane che interessano la zona a nord-ovest di Augusta).

    In ogni caso è possibile dedurre che la zona alpina del Nord fosse ampiamente romanizzata, più dei luoghi montani; sembra dunque ragionevole pensare che durante il periodo tardo-romano ci fosse una forte somiglianza tra l'area settentrionale e quella meridionale delle Alpi, e che questa fosse molto più forte rispetto alle zone 'prealpine' e l'area montana. Resta irrisolta la considerevole questione della durata delle lingue preromanze dopo l'inglobamento da parte dell'Imperium Romanum delle aree da queste interessate. É presumibile che gli invasori o gli immigrati germanici e slavi non abbiano avuto contatti solo con le popolazioni di lingua latina/romana, ma anche con le popolazioni celtiche. Sebbene sia difficile valutare effettivamente questa possibilità, in questo caso si sarebbero potuti trasmettere elementi linguistici dalle lingue preromanze (sicuramente da quella celtica) direttamente al germanico e allo slavo. Di principio bisogna, tuttavia, anche presupporre che elementi preromanzi (presentati però in forma romanza) siano stati successivamente trasmessi negli strati tardo-romanzi.

    Le scoperte archeologiche sui Leponti sono particolarmente interessanti ed istruttive riguardo ad un diverso tipo di romanizzazione, forse avvenuta debolmente solo nelle zone interne delle Alpi:

    "In seguito all'espansione romana nella pianura padana, dal II sec. a.C. i Leponti entrarono gradualmente in contatto con usanze e costumi di tipo romano, tornando a svolgere, in un contesto storico profondamente mutato, la funzione di intermediari tra nord e sud delle Alpi. In seguito alle campagne militari di Augusto (dal 35 al 15 a.C.), volte a sottomettere le pop. alpine per assicurare i transiti commerciali e militari attraverso le Alpi, i Leponti furono integrati nel sistema amministrativo ed economico romano. Nonostante i profondi processi di acculturazione, alcuni elementi tradizionali dei Leponti (in particolare nell'abbigliamento femminile e nel rito funerario) sopravvissero fino al II-III sec. d.C.''. (Gianluca Vietti, HLS)

    In ogni caso, al fine di comprendere quali fossero i possibili scenari di contatto linguistico, ha senso includere nel database i dati storici geo-referenziati, come ad esempio i diversi reperti archeologici, l'indice stradale tardo-antico della cosiddetta Tabula Peutingeriana (Link_1, Link_2), i passi alpini romani, l'epigrafia romana e così via. Questa carta mostra, dunque, da un lato che gli antichi monasteri eretti nell'area bavarese e i primi ritrovamenti germanici erano fondati sull'infrastruttura romana (iscrizioni, antichi nomi di luogo o l'antica denominazione alto-medievale dei romani, Walchen); dall'altro dimostra che è proprio in queste aree densamente popolate che potrebbero esserci stati dei presumibili antichi prestiti, come sottolineato dall'esempio di caseareus, -a.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Monika Hausmann | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia: romanismi  (Citazione)

    Nel quadro di VA, con il termine 'romanismi' si intendono tutte le espressioni raccolte negli attuali territori germanofoni e slavofoni facenti parte dell'area di ricerca la cui origine è direttamente romanza e indirettamente latina oppure da ricercarsi in lingue prelatine.
    Per quanto riguarda la stratigrafia regionale così come per l' 'architettura' macroareale del tedesco e dello sloveno, si distinguono essenzialmente due categorie geolinguistiche e storiche:

    (1) Romanismi esclusivamente dialettali
      Questa categoria raccoglie in certo qual modo i prestiti romanzi prototipici dell'area alpina. Vi appartengono le varianti locali che non possiedono corrispondenze nella lingua standard. In linea generale si tratta di parole che provengono dal sostrato, ossia espressioni prese in prestito durante il periodo di bilinguismo romanzo-germanico e romanzo-slavo, e che, successivamente, hanno superato il cambio linguistico verso il monolinguismo germanico e slavo grosso modo sopravvivendo come relitti legati a un luogo preciso. Un chiaro esempio è fornito dal tipo morfo-lessicale Käser, il quale, così come il suo equivalente romanzo casera è da ricondurre al tipo di base latino caseraria: cfr. la carta del tipo di base casearia.

      (2) Romanismi dialettali con corrispondenza nella lingua standard e nei dialetti romanzi dell'area di ricerca
        Anche questa categoria, come quella precedente, è caratterizzata una diffusione territoriale che supera i confini delle famiglie linguistiche. Risulta quindi evidente che le varianti linguistiche standard siano da ricondurre alle forme dialettali locali. Per questo motivo, dal punto di vista storico-linguistico, tale categoria di romanismi risulta essere interessante anche oltre i confini del territorio alpino. Un esempio la cui etimologia in tedesco standard è stata chiaramente incompresa è deu. Butter.
      La seguente cartina mostra in maniera chiara evidente che la forma tedesca meridionale der Butter crea un areale condiviso con il tipo romanzo maschile butirro e beurre. Ciò significa che la forma maschile deve essere considerata storicamente precedente rispetto alla forma femminile presente nella varietà standard cfr. cartina per il tipo di base butyru(m).

      Il modello di presisto tedesco meridionale primario di cui sopra e della sua secondaria diffusione nel tedesco standard non risulta essere sempre del tutto chiara, in quanto è necessario considerare parimenti la possibilità della diffusione in senso contrario, ovvero dallo standard ai dialetti dell'area di ricerca. In questo senso si potrebbero considerare le corrispondenze tedesche del tipo di base lat. cellārium.
      Sia nel caso di romanismi prettamente dialettali, sia nel caso dei romanismi standard-dialettali, è necessario distinguere singolarmente i relitti provenienti sostrati locali dai prestiti provenienti da un adstrato con successiva diffusione areale.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Linguistica



    Strutturazione dei dati  (Citazione)

    Si veda Modellazione dei dati



    Tabula Peutingeriana  (Citazione)

    La Tabula Peutingeriana (T.P.) è probabilmente una copia del XII o XIII secolo di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti nell'impero romano. Oggi, essa è visibile a Vienna presso la Biblioteca nazionale austriaca (österreichische Nationalbibliothek) (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga quasi sette metri e alta più di 30 centimetri (misure precise 6,8 m x 0,33 m).




    Sezione della Tabula Peutingeriana (al centro la Puglia e la Calabria, in mezzo il golfo di Taranto e sotto la Calabria, la Sicilia)

    La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano e fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella dell'Impero romano. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono state perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati del cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario del III secolo, che non si trova però in forma di mappa, ma sottoforma di semplice elenco di percorsi con informazioni sulla distanza [ Testo ]). La rappresentazione della carta non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne. Tuttavia, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è la rappresentazione dell'Italia meridionale che mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche i fiumi e le catene montuose. Il contenuto informativo superficiale della mappa consiste nella localizzazione e denominazione approssimativa dei villaggi e nei collegamenti stradali tra i villaggi (le rotte marittime non sono mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi a seconda della loro dimensione e importanza. Mentre i luoghi relativamente importanti sono indicati da rappresentazioni schematiche di edifici più grandi o più piccoli, gli insediamenti meno significativi sono segnalati solamente una "piega" su una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegata da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti. Da un lato vi si trova segnalata la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo nome le sia stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa direttamente o indirettamente, su fonti diverse.

    Non si hanno informazioni su quale fosse l'antico modello al quale la T.P. si riferisce. In particolare, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della T.P. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza o meno di "mappe" in senso moderno nell'antichità. È però necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente la Forma Urbis, una pianta della città di Roma, realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo, che sono state attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono state conservate diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto piano catastale di Orange. Si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

    Per la Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di mappature di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solamente una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, ma, ogni singolo caso risulta essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovevano essere raggiunte in successione durante il viaggio da un punto A verso il punto B. Esse indicavano anche le distanze tra le diverse località. In sostanza, queste sono le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Da questo, si può dunque pensare che la T.P. altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




    Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

    VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere condizioni storiche e i processi di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (vedi ad esempio T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181). Le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire a loro volta informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

    Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della catena montuosa stessa. Le strade interne alle Alpi che collegano tra loro le diverse valli, non sono riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale e una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis. Le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province Raetia e Noricum. Tra le strade della parte occidentale si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus per collegare la neonata provincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano. Dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e di lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente dopo 100 anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto (512 m) si trova il Trofeo delle Alpi. Oltre a queste due strade conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari senza nome ma indubbiamente importanti e molto frequentati. Uno di loro attraversava la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m) e poi avanti verso Albertville e Chambery verso Vienne nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è in media notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

    Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) e infine Augsburg (Augusta Vindelicum). Da Como, passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) fino a Coira (Curia) seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di questa, che da Bolzano attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) e il Fernpass (1216 m), la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e di lì proseguiva attraverso Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211) accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo) oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e di lì a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

    I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (una pietra miliare romana si trova sulla cima del passo).

    Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale sotto forma di casa. In riferimento alla Convenzione delle Alpi si tratta di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

    La Presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/ che ha espressamente acconsentito, al successivo utilizzo del suo lavoro. Gliene siamo grati.

    Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
    http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Tecnologia  (Citazione)

    Per quanto possibile, VerbaAlpina fa uso delle possibilità date dalle tecnologie online. Il nucleo centrale è la piattaforma Wordpress (Modulo VA_WEB) alla quale sono collegate molteplici banche dati MySQL (Modul VA_DB). Wordpress è un framework PHP disponibile gratuitamente, in libero accesso che dispone della possibilità di estensioni individuali. Le sue funzionalità possono essere completate attraverso l'utilizzo di biblioteche Javascript. Quest'ultima possibilità si riferisce soprattutto alla cartina interattiva online, la quale, nella prima versione di VerbaAlpina si serviva della Biblioteca Javascript di Google Maps. A partire dalla versione VA 19_1 è previsto il passaggio al Framework Javascript "Leaflet" in libero accesso, accompagnato dall'implementazione di un layer ad alte prestazioni WebGL per la visualizzazione di grandi quantità di dati.

    Per quanto possibile e opportuno, tutte le funzionalità Worpress sviluppate da VerbaAlpina vengono realizzate sottoforma di Plug-in. Questi ultimi vengono successivamente deposti all'interno di "Github", una piattaforma molto conosciuta e riconosciuta fra gli sviluppatori (https://github.com/VerbaAlpina/). Di lì, i plug-in possono essere scaricati e riutilizzati senza limiti. L'utilizzo di plug-in nell'ambito dello sviluppo dei software è permesso grazie all'ormai diffusa Licenza MIT. Su Github, la differenziazione tra PHP e Javascript-Code è artificiale ed è stata inserita nel sistema automaticamente da Github. La maggior parte dei Plug-in sviluppati da VerbaAlpina, oltre a un codice PHP, contengono solitamente parti di codici Javascript. Attualmente (Novembre 2018), sulla pagina di VerbaAlpina su Github sono presenti i seguenti plug-in: "TranscriptionTool-Plugin", "Interactive-Map_Plugin" e "Verba-Alpina-Plugin". Inoltre, vi si può scaricare anche il "Verba-Alpina-Theme", il tema del design dell'interfaccia di VerbaAlpina. È previsto di ampliare l'offerta di Plug-in sviluppati da VerbaAlpina su Github e di metterli a disposizione per il download.

    Lista delle estensioni più importanti sviluppate da VerbaAlpina:

    • Carta geografica interattiva online (Visualizzazione a più strati dei dati)
    • Tool di trascrizione (per la trascrizione di dati da atlanti linguistici)
    • Toll di tipizzazione (Categorizzazione di materiale raccolto e assegnazione di tipi)
    • Albero a concetti (Gestione della struttura gerarchica del mondo concettuale)
    • Tool CS (Tool "Crowdsourcing"; Raccolta di dati linguistici via internet per integrare e completare il materiale già a disposizione)
    • SQLtoHTML (Integrazione diretta dei risultati delle richieste SQL nei contributi di Wordpress)

    Oltre a questi strumenti complessi, probabilmente utili anche anche per gli utenti esterni a VerbaAlpina, sono state sviluppate in dettaglio numerose funzionalità, la cui trasformazione in plug-in modulari non sembra avere senso, in quanto appaiono troppo piccoli o troppo specifici per le esigenze di VerbaAlpina. Tuttavia, anche questa categoria di sviluppi è accessibile, soprattutto perché il codice completo del software di VerbaAlpina è memorizzato su Github in aggiunta ai plug-in di cui sopra.

    Come già accennato, l'interfaccia legata a Wordpress si compone di diverse banche dati MySQL. Il database va_wp si basa su un modello standard di una banca dati MySQL, cosa comune per le installazioni di Wordpress. Attraverso questi database vengono gestite soprattutto le funzionalità "generiche" delle installazioni Wordpress, come ad esempio la gestione degli utenti. La banca dati va_xxx raccoglie invece tutto il materiale scientifico di VerbaAlpina come ad esempio le trascrizioni (Tabella 'tokens'), le tipizzazioni in senso lato ('morph_typen', 'basistypen', 'etyma' e 'lemmata'), concetti ('konzepte'), contributi metodologici ('glossar'), contributi del lessico alpino ('im_comments') oppure anche la bibliografia ('bibliographie'). Il suffisso 'xxx' designa le diverse versione operativa di VerbaAlpina il cui database è soggetto a continui cambiamenti durante il funzionamento. Durante la creazione di una versione di VerbaAlpina, viene creata una copia stabile di questo database il cui nome contiene nel suffisso il relativo numero (ad esempio va_181). Inoltre, per diversi partner di VerbaAlpina esiste una banca dati MySQL. I nomi di questa banca dati indicano come prefisso "pva_" (=Partner Verba Alpina) succeduto dall'abbreviazione del progetto partner in questione (ad esempio pva_ald-i).

    I file multimediali (immagini, video, registrazioni audio) raccolti da VerbaAlpina nella mediateca (Modul VA_MT) dell'installazione di Wordpress vengono memorizzati nel file system del server web, come accade di consueto per le installazioni di Wordpress.

    Tutte le istanze tecnologiche di VerbaAlpina, ovvero le installazioni wordpress così come le banche dati, utilizzano l'infrastruttura tecnologica del gruppo della tecnologia dell'informazione della LMU. Questa istituzione sviluppa un sistema di gestione informatica professionale con il server web e database ad alta disponibilità e utilizza anche i servizi del centro informatico Leibniz dell'Accademia Bavarese delle Scienze. Il gruppo della tecnologia dell'informazione è composto da sette posti di lavoro fissi garantiti a lungo termine. Una parte del personale si dedica esclusivamente al funzionamento, alla manutenzione e alla cura dell'hardware e dei software dei server.

    Tutti gli sviluppi software sono stati realizzati dagli informatici David Englmeier (collaboratore scientifico; a partire da ottobre 2016), Filip Hristov (assistente; a partire da settembre 2016) e Florian Zacherl (collaboratore scientifico; a partire da ottobre 2014).

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Terminologia  (Citazione)

    Differenza tra dati grezzi e dati primari.

    Dati grezzi: dati dopo il rilevamento dalla "fonte" (ad esempio da partner, via OCR da vocabolari, attraverso trascrizione...)

    VA si basa sul modello Stuart Card (infovis-reference-model; reference-model for vizualization).

    Di conseguenza, si opera una distinzione tra dati grezzi e dati primari. I dati grezzi sono tutti i dati esistenti in tale forma prima che vengano rilevati elettronicamente all'interno della struttura di VA. Ciò vale anche per il caso in cui i dati da rilevare siano già presenti nella struttura di VA, in quanto anche in questo caso, per il rilevamento è necessaria un'interazione da parte dell'uomo (ad esempio per determinare *che* la struttura è identica).

    I dati primari sono definiti come segue: tutti i dati che vengono prelevati attraverso l'API con il parametro "getRecord" (esempio: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1&action=getRecord&id=C1&version=182&format=xml&empty=0) (non ancora completamente implementati). Si differenzia tra dati primari di centrali (=dati linguistici) e dati primari periferici (periferia linguistica come ad esempio dati archeologici).

    I metadati sono dati che descrivono i dati primari (per esempio dati amministrativi per la descrizione dell'intero progetto, tutti i testi esplicativi, per esempio nella metodologia [che illustra i diversi aspetti dell'intero progetto] oppure nel Lessico Alpino).

    Dati secondari sono tutti i dati che servono all'elaborazione di tutti gli altri dati (Code, Queries ecc. ...)

    (auct. David Englmeier | Filip Hristov | Thomas Krefeld | Stephan Lücke | Christina Mutter | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Tipizzazione  (Citazione)

    La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati per quanto possibile dei tokens ('parole singole'), i quali vengono poi inseriti nell'omonima tabella nel database.

    L'interesse centrale di VerbaAlpina è la tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai corrispondenti lemmi presenti nei dizionari presi come riferimento dal progetto (si veda sotto).

    Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
    Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è dunque necessario chairire separatamente e di volta in volta, se ad esempio un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò viene evitata in questo contesto la denominazione "etimo", il quale si riferisce di norma alla lingua immediatamente precedente, dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde in effetti anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
    I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento, vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

    I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti ben misurabili criteri si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





    L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: risulta automaticamente nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e nel migliore dei casi confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa così uno strumento di convalida dei dati.

    I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono quindi essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così per esempio per il concetto di FORMAGGIO, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

    Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa a causa delle numerose piccole lingue non standardizzate a sufficienza. Per ragioni pragmatiche, è stata scelta la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, per esempio tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come per esempio l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

    Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è però periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è tuttavia indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari) i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

    Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



    Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, sembra di avere a che fare con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe quindi poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta infatti un altro tipo morfo-lessicale:



    Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggiore numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, al contrario non collegate tra loro.





    Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è però escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno dunque filtrati dalla rappresentazione.


    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Trascrizione  (Citazione)

    I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per fare fronte a due principi: la fedeltà alle fonti e una facile comparabilità.

    (1) Versione input nella trascrizione originale
    Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite delle fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR) e altri solo pochi anni fa (ALD). Per questo, dal punto di vista storico e epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è però impossibile mantenere certe convenzioni in modo invariato. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come per esempio quando un segno per l'accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Utilizzando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

    (2) Versione output in IPA
    Pensando alla comparabilità e anche alla facilità d'uso, in una trascrizione unificata, è inoltre auspicabile l'output dei dati. Tutti i codici beta saranno per questo trasferiti in segni IPA attraverso routine di sostituzione specifiche. Alcuni problemi inevitabili nascono per i casi dove a un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input, corrispondono due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali dove per esempio i due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta sono i seguenti: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



    Trofeo delle Alpi  (Citazione)

    Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria, costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina durante la conquista di Tiberio (che sarebbe diventato imperatore successivamente) e Druso (suo fratello minore) nel 15 a.C.; fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5) su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel 17esimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti dell'edificio monumentale, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




    L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
    (Di Matthias Holländer – Fotografato da solo, uso gratuito, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992))

    Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'iscrizione monumentale (di circa 20x4 metri) attaccata al monumento
    l'iscrizione monumentale (circa 20 x 4 metri) attaccata al monumento CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto). Essa elenca i nomi delle tribù sottomesse durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, il testo completo è leggibile grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio che lo ha trascritto nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.). Grazie a tale fonte scritta, la ricostruzione dell'iscrizione, seppur frammentaria, è riuscita con successo.




    L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
    (Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

    Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopraccitata sono stati conservati fino ad oggi soprattutto nei nomi di località oppure di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, in alcuni casi è possibile indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca sui sostrati (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

    Il passo di Plinio, nel quale è citato il testo dell'iscrizione, recita come segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi tribali è stata inserita dall'autore):

    (136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

    IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE [[TRVMPILINI|http://db. (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

    (138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

    (a cura di C. Mayhoff], Stoccarda [Teubner] 1906; testo dell'edizione Loeb]]. [accesso limitato])


    Traduzione:

    Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
    All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
    Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attaverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

    Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che esistono tra il testo dell'iscrizione e quello tramandato da Plinio potrebbero appunto essere dovute a questo fatto.

    Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico, con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben compresa se si immagina le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana Piemonte [ringrazio Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione che finora è stata percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Bibl:Treccani] s.v. [[Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, nella metafora di Plinio, il "Caput Alpinum", l'area ad est del Brennero sembra essere stata esclusa. Questa regione era stata sottomessa un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (vedi Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
    Alcune di queste tribù sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, essere localizzate. Di seguito, i numeri dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione. I Trumpilini (1) e i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134). Plinio (ibid.) riferisce che i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca per LASCIARE, ABBANDONARE (λείπω) apparentemente perché, durante l'attraversata delle Alpi, sarebbero stati abbandonati da Ercole, in quanto, a causa del freddo, si sarebbero congelati loro i membri – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
    Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione da un lato li fa apparire come un popolo e, allo stesso tempo, contraddice l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi, dove questi figurano come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro e infatti, nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, essi sono nominati uno dopo l'altro.

    L'ordine di elencazione riflette, tra l'altro, la logica geografica intrinseca dell'accordo (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti che, insieme ai Saruneti, si stabilirono vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

    Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali ancora oggi i Colli Euganei, a ovest di Padova, fanno riferimento, può essere associato al nome della Val Trompia a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di essa si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero potrebbe derivare dai Breuni (6).

    I Vindelici (9) sono ben noti attraverso il nome romano di Augsburg – Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi e i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intesi come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) erano considerati una tribù di Vindelici, potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Molto probabilmente si erano stabiliti da qualche parte nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da ricercare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo, è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

    Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringrazio Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al il nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges nelle vicinanze di Gap.
    Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo di conclusioni. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri turchesi segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è assolutamente vaga):

    Immagine:tropaeum_alpium_map-2.jpg]]]]
    Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
    (Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

    Le tribù sottomesse sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La posizione è tutt'altro che casuale bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento si vede molto bene dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale che era stato voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.) e collegava l'Italia con la provincia di Gallia Narbonense.

    Davvero confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e quindi completamente fuori dall'ordine (di solito) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi a un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa una identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo delle Alpi, la loro area di insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù dei Norici, di cui sappiamo che si erano già sottoposti senza resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Altre tribù noriche non sono menzionate nell'iscrizione, quindi gli Ambisonti sarebbe l'unica tribù norica menzionata nell'iscrizione, cosa che sembrerebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte", ma Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii. Nomi tribali molto simili sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

    Per quanto ne so, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione dell'Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù. Di conseguenza, l'area di insediamento dei Cluconi (17) si trova da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira. Gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto da qualche parte a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère. I Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero da ricercare nelle aree a sud di Gap mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara, potrebbero aver vissuto ancora più a sud nel territorio delle Alpi Marittime.
    Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), sono concretamente nominate (ma appunto non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

    La Lex Pompeia citata da Plinio deve essere la cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. e introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

    L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferiscono ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere spiegata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Umanistica digitale  (Citazione)

    Il progetto VerbaAlpina è stato pensato fin da principio tenendo presente la sua necessaria conformità al web. Questo perché il progetto vuole contribuire significativamente al trasferimento delle solide tradizioni umanistiche, più precisamente della geolinguistica, nelle cosiddette Digital Humanities (informatica umanistica). Questa espressione è pienamente accreditata, ma i termini che la compongono non risultano auto-esplicativi e meritano, dunque, un'ulteriore osservazione di tipo metodologico.

    (1) Digital comporta una serie di complesse implicazioni:

    • La base empirica della ricerca consiste di dati (cfr. Schöch 2013), ovvero unità digitalmente codificate e strutturate, o almeno strutturabili. Spesso si tratta di dati parzialmente già pubblicati e successivamente digitalizzati (come ad esempio i dati di atlanti più antichi); in parte, però, anche di dati da rilevare nell'immediato . Per quanto riguarda i concetti rilevanti, il progetto aspira a raccogliere il più vasto numero di dati possibile. Il metodo è quindi quantitativo e ampiamente induttivo.
    • La comunicazione nella ricerca ha luogo sotto le condizioni mediali dell'internet. Ciò offre in primo luogo la possibilità di intrecciare ipertestualmente media diversi (scrittura, illustrazione, contenuti video e audio); inoltre, i ricercatori, i partner di cooperazione del progetto e/o gli informanti hanno la possibilità di comunicare e cooperare costantemente tra loro.
    • Agli studiosi interessati al progetto si presenta la possibilità di partecipare attivamente allo sviluppo di questa piattaforma scientifica progettuale e collaborativa. Questa prospettiva è utile e produttiva sotto almeno due aspetti: essa permette, infatti, di collegare diverse sedi e – soprattutto – di promuovere la combinazione costruttiva di tecnologia dell'informazione e geografia linguistica con delle risorse pubbliche, senza dover necessariamente ricorrere all'assistenza di imprese private che si occupino di TI (assistenza che, per altro, potrebbe creare complicazioni di natura giuridica ed economica).
    • Il sapere rilevante per il progetto può essere raccolto e modificato continuamente anche a lungo termine, sebbene non si possa dare garanzia di una disponibilità durevole dal punto di vista tecnico (si confronti, a questo proposito, l'infrastruttura scientifica CLARIN-D http://de.clarin.eu/de/home.html, sito fruibile solo in tedesco e inglese). In questa prospettiva, la pubblicazione dei risultati sotto forma di libri, CD, DVD non rappresenta l'obiettivo centrale del progetto. Tuttavia si provvederà ad installare un'opzione di stampa posticipata, come offerta, talvolta, anche dalla lessicografia online Tesoro della Lingua Italiana delle Origini.
    (2) Con Humanities si intende una specifica concezione dell'oggetto di ricerca, il quale, se preso in esame esclusivamente secondo la visione filologica tradizionale, non risulterebbe adeguatamente e pienamente analizzato. La tradizione filologica incentrata sul testo è stata difatti sorpassata dalle aree della linguistica che si occupano della lingua parlata. In relazione al progetto VerbaAlpina, tuttavia, il solo parlare di digital linguistics risulterebbe troppo restrittivo in quanto, sebbene al centro della ricerca vi siano i dati linguistici, è chiaro che vengano inclusi anche dati extra-linguistici, indispensabili per la comprensione storica delle relazioni geolinguistiche.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Uniform Resource Name (URN)  (Citazione)

    v. Digital Object Identifier

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Voci alpine  (Citazione)

    Realtà tipicamente alpine (come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO) vengono spesso denominate da parole di sostrato preromano. Questo strato linguistico fu descritto probabilmente per la prima volta in maniera più dettagliata da Jakob Jud (si vedano a proposito i ben noti lavori di Jud 1911aJud 1911b, Jud 1924, Stampa 1937); tale strato forma il nucleo delle cosiddette voci alpine. Tuttavia l'espressione non è completamente univoca perché viene compresa in maniera più ampia sia da Otto von Greyerz 1933, che l'ha probabilmente coniata, sia da Johannes Hubschmid 1951 che l'ha resa nota soprattutto: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Per voci alpine intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni della natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana, parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano spesso un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Le voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (Cfr. per la storia della nozione più recentemente anche Rampl 2011, 131ss.).

    L’espressione VerbaAlpina accenna volutamente a questa categoria lessicale che si rivela utile per una ricerca sul plurilinguismo in quanto identifica delle unità lessicali ibride che contraddistinguono non solo una particolare lingua, ma uno spazio culturale indipendentemente dalle lingue ivi parlate e che conivolgono processi di prestito. Per rendere al meglio la categoria operazionale, si esige tuttavia una specificazione nella cornice del progetto. Dal punto di vista sincronico vengono dunque considerate ‘alpine’ da un canto le forme lessicali che hanno, nei dati disponibili a VerbaAlpina, ovvie corrispondenze in più di una sola delle tre famiglie linguistiche tradizionalmente parlate nelle Alpi e d'altro canto le forme solo romanze che non sembrano derivare dal latino ma piuttosto di un sostrato regionale prelatino. Risultano quindi sette gruppi ibridi:

    corrispondenze eventuali di una voce alpina
    prelatino romanzo germanico slavo
    x x x x ‘alpine’ in senso stretto
    x x x ‘alpine’ in senso ampio
    x x x
    x x
    x x
    x x
    x x


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



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    (auct. Christina Mutter – trad. Beatrice Colcuc)



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