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Tabula Peutingeriana  (Citazione)

La Tabula Peutingeriana (T.P.) è probabilmente una copia del XII o XIII secolo di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti nell'impero romano. Oggi, essa è visibile a Vienna presso la Biblioteca nazionale austriaca (österreichische Nationalbibliothek) (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga quasi sette metri e alta più di 30 centimetri (misure precise 6,8 m x 0,33 m).




Sezione della Tabula Peutingeriana (al centro la Puglia e la Calabria, in mezzo il golfo di Taranto e sotto la Calabria, la Sicilia)

La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano e fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella dell'Impero romano. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono state perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati del cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario del III secolo, che non si trova però in forma di mappa, ma sottoforma di semplice elenco di percorsi con informazioni sulla distanza [ Testo ]). La rappresentazione della carta non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne. Tuttavia, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è la rappresentazione dell'Italia meridionale che mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche i fiumi e le catene montuose. Il contenuto informativo superficiale della mappa consiste nella localizzazione e denominazione approssimativa dei villaggi e nei collegamenti stradali tra i villaggi (le rotte marittime non sono mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi a seconda della loro dimensione e importanza. Mentre i luoghi relativamente importanti sono indicati da rappresentazioni schematiche di edifici più grandi o più piccoli, gli insediamenti meno significativi sono segnalati solamente una "piega" su una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegata da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti. Da un lato vi si trova segnalata la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo nome le sia stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa direttamente o indirettamente, su fonti diverse.

Non si hanno informazioni su quale fosse l'antico modello al quale la T.P. si riferisce. In particolare, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della T.P. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza o meno di "mappe" in senso moderno nell'antichità. È però necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente la Forma Urbis, una pianta della città di Roma, realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo, che sono state attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono state conservate diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto piano catastale di Orange. Si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

Per la Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di mappature di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solamente una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, ma, ogni singolo caso risulta essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovevano essere raggiunte in successione durante il viaggio da un punto A verso il punto B. Esse indicavano anche le distanze tra le diverse località. In sostanza, queste sono le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Da questo, si può dunque pensare che la T.P. altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere condizioni storiche e i processi di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (vedi ad esempio T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181). Le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire a loro volta informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della catena montuosa stessa. Le strade interne alle Alpi che collegano tra loro le diverse valli, non sono riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale e una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis. Le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province Raetia e Noricum. Tra le strade della parte occidentale si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus per collegare la neonata provincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano. Dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e di lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente dopo 100 anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto (512 m) si trova il Trofeo delle Alpi. Oltre a queste due strade conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari senza nome ma indubbiamente importanti e molto frequentati. Uno di loro attraversava la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m) e poi avanti verso Albertville e Chambery verso Vienne nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è in media notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) e infine Augsburg (Augusta Vindelicum). Da Como, passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) fino a Coira (Curia) seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di questa, che da Bolzano attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) e il Fernpass (1216 m), la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e di lì proseguiva attraverso Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211) accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo) oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e di lì a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (una pietra miliare romana si trova sulla cima del passo).

Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale sotto forma di casa. In riferimento alla Convenzione delle Alpi si tratta di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

La Presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/ che ha espressamente acconsentito, al successivo utilizzo del suo lavoro. Gliene siamo grati.

Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Contesto extralinguistico



Tecnologia  (Citazione)

Per quanto possibile, VerbaAlpina fa uso delle possibilità date dalle tecnologie online. Il nucleo centrale è la piattaforma Wordpress (Modulo VA_WEB) alla quale sono collegate molteplici banche dati MySQL (Modul VA_DB). Wordpress è un framework PHP disponibile gratuitamente, in libero accesso che dispone della possibilità di estensioni individuali. Le sue funzionalità possono essere completate attraverso l'utilizzo di biblioteche Javascript. Quest'ultima possibilità si riferisce soprattutto alla cartina interattiva online, la quale, nella prima versione di VerbaAlpina si serviva della Biblioteca Javascript di Google Maps. A partire dalla versione VA 19_1 è previsto il passaggio al Framework Javascript "Leaflet" in libero accesso, accompagnato dall'implementazione di un layer ad alte prestazioni WebGL per la visualizzazione di grandi quantità di dati.

Per quanto possibile e opportuno, tutte le funzionalità Worpress sviluppate da VerbaAlpina vengono realizzate sottoforma di Plug-in. Questi ultimi vengono successivamente deposti all'interno di "Github", una piattaforma molto conosciuta e riconosciuta fra gli sviluppatori (https://github.com/VerbaAlpina/). Di lì, i plug-in possono essere scaricati e riutilizzati senza limiti. L'utilizzo di plug-in nell'ambito dello sviluppo dei software è permesso grazie all'ormai diffusa Licenza MIT. Su Github, la differenziazione tra PHP e Javascript-Code è artificiale ed è stata inserita nel sistema automaticamente da Github. La maggior parte dei Plug-in sviluppati da VerbaAlpina, oltre a un codice PHP, contengono solitamente parti di codici Javascript. Attualmente (Novembre 2018), sulla pagina di VerbaAlpina su Github sono presenti i seguenti plug-in: "TranscriptionTool-Plugin", "Interactive-Map_Plugin" e "Verba-Alpina-Plugin". Inoltre, vi si può scaricare anche il "Verba-Alpina-Theme", il tema del design dell'interfaccia di VerbaAlpina. È previsto di ampliare l'offerta di Plug-in sviluppati da VerbaAlpina su Github e di metterli a disposizione per il download.

Lista delle estensioni più importanti sviluppate da VerbaAlpina:

  • Carta geografica interattiva online (Visualizzazione a più strati dei dati)
  • Tool di trascrizione (per la trascrizione di dati da atlanti linguistici)
  • Toll di tipizzazione (Categorizzazione di materiale raccolto e assegnazione di tipi)
  • Albero a concetti (Gestione della struttura gerarchica del mondo concettuale)
  • Tool CS (Tool "Crowdsourcing"; Raccolta di dati linguistici via internet per integrare e completare il materiale già a disposizione)
  • SQLtoHTML (Integrazione diretta dei risultati delle richieste SQL nei contributi di Wordpress)

Oltre a questi strumenti complessi, probabilmente utili anche anche per gli utenti esterni a VerbaAlpina, sono state sviluppate in dettaglio numerose funzionalità, la cui trasformazione in plug-in modulari non sembra avere senso, in quanto appaiono troppo piccoli o troppo specifici per le esigenze di VerbaAlpina. Tuttavia, anche questa categoria di sviluppi è accessibile, soprattutto perché il codice completo del software di VerbaAlpina è memorizzato su Github in aggiunta ai plug-in di cui sopra.

Come già accennato, l'interfaccia legata a Wordpress si compone di diverse banche dati MySQL. Il database va_wp si basa su un modello standard di una banca dati MySQL, cosa comune per le installazioni di Wordpress. Attraverso questi database vengono gestite soprattutto le funzionalità "generiche" delle installazioni Wordpress, come ad esempio la gestione degli utenti. La banca dati va_xxx raccoglie invece tutto il materiale scientifico di VerbaAlpina come ad esempio le trascrizioni (Tabella 'tokens'), le tipizzazioni in senso lato ('morph_typen', 'basistypen', 'etyma' e 'lemmata'), concetti ('konzepte'), contributi metodologici ('glossar'), contributi del lessico alpino ('im_comments') oppure anche la bibliografia ('bibliographie'). Il suffisso 'xxx' designa le diverse versione operativa di VerbaAlpina il cui database è soggetto a continui cambiamenti durante il funzionamento. Durante la creazione di una versione di VerbaAlpina, viene creata una copia stabile di questo database il cui nome contiene nel suffisso il relativo numero (ad esempio va_181). Inoltre, per diversi partner di VerbaAlpina esiste una banca dati MySQL. I nomi di questa banca dati indicano come prefisso "pva_" (=Partner Verba Alpina) succeduto dall'abbreviazione del progetto partner in questione (ad esempio pva_ald-i).

I file multimediali (immagini, video, registrazioni audio) raccolti da VerbaAlpina nella mediateca (Modul VA_MT) dell'installazione di Wordpress vengono memorizzati nel file system del server web, come accade di consueto per le installazioni di Wordpress.

Tutte le istanze tecnologiche di VerbaAlpina, ovvero le installazioni wordpress così come le banche dati, utilizzano l'infrastruttura tecnologica del gruppo della tecnologia dell'informazione della LMU. Questa istituzione sviluppa un sistema di gestione informatica professionale con il server web e database ad alta disponibilità e utilizza anche i servizi del centro informatico Leibniz dell'Accademia Bavarese delle Scienze. Il gruppo della tecnologia dell'informazione è composto da sette posti di lavoro fissi garantiti a lungo termine. Una parte del personale si dedica esclusivamente al funzionamento, alla manutenzione e alla cura dell'hardware e dei software dei server.

Tutti gli sviluppi software sono stati realizzati dagli informatici David Englmeier (collaboratore scientifico; a partire da ottobre 2016), Filip Hristov (assistente; a partire da settembre 2016) e Florian Zacherl (collaboratore scientifico; a partire da ottobre 2014).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Terminologia  (Citazione)

Differenza tra dati grezzi e dati primari.

Dati grezzi: dati dopo il rilevamento dalla "fonte" (ad esempio da partner, via OCR da vocabolari, attraverso trascrizione...)

VA si basa sul modello Stuart Card (infovis-reference-model; reference-model for vizualization).

Di conseguenza, si opera una distinzione tra dati grezzi e dati primari. I dati grezzi sono tutti i dati esistenti in tale forma prima che vengano rilevati elettronicamente all'interno della struttura di VA. Ciò vale anche per il caso in cui i dati da rilevare siano già presenti nella struttura di VA, in quanto anche in questo caso, per il rilevamento è necessaria un'interazione da parte dell'uomo (ad esempio per determinare *che* la struttura è identica).

I dati primari sono definiti come segue: tutti i dati che vengono prelevati attraverso l'API con il parametro "getRecord" (esempio: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1&action=getRecord&id=C1&version=182&format=xml&empty=0) (non ancora completamente implementati). Si differenzia tra dati primari di centrali (=dati linguistici) e dati primari periferici (periferia linguistica come ad esempio dati archeologici).

I metadati sono dati che descrivono i dati primari (per esempio dati amministrativi per la descrizione dell'intero progetto, tutti i testi esplicativi, per esempio nella metodologia [che illustra i diversi aspetti dell'intero progetto] oppure nel Lessico Alpino).

Dati secondari sono tutti i dati che servono all'elaborazione di tutti gli altri dati (Code, Queries ecc. ...)

(auct. David Englmeier | Filip Hristov | Thomas Krefeld | Stephan Lücke | Christina Mutter | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Tipizzazione  (Citazione)

La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati per quanto possibile dei tokens ('parole singole'), i quali vengono poi inseriti nell'omonima tabella nel database.

L'interesse centrale di VerbaAlpina è la tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai corrispondenti lemmi presenti nei dizionari presi come riferimento dal progetto (si veda sotto).

Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è dunque necessario chairire separatamente e di volta in volta, se ad esempio un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò viene evitata in questo contesto la denominazione "etimo", il quale si riferisce di norma alla lingua immediatamente precedente, dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde in effetti anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento, vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti ben misurabili criteri si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: risulta automaticamente nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e nel migliore dei casi confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa così uno strumento di convalida dei dati.

I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono quindi essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così per esempio per il concetto di FORMAGGIO, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa a causa delle numerose piccole lingue non standardizzate a sufficienza. Per ragioni pragmatiche, è stata scelta la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, per esempio tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come per esempio l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è però periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è tuttavia indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari) i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, sembra di avere a che fare con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe quindi poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta infatti un altro tipo morfo-lessicale:



Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggiore numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, al contrario non collegate tra loro.





Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è però escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno dunque filtrati dalla rappresentazione.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Trascrizione  (Citazione)

I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per fare fronte a due principi: la fedeltà alle fonti e una facile comparabilità.

(1) Versione input nella trascrizione originale
Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite delle fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR) e altri solo pochi anni fa (ALD). Per questo, dal punto di vista storico e epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è però impossibile mantenere certe convenzioni in modo invariato. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come per esempio quando un segno per l'accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Utilizzando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

(2) Versione output in IPA
Pensando alla comparabilità e anche alla facilità d'uso, in una trascrizione unificata, è inoltre auspicabile l'output dei dati. Tutti i codici beta saranno per questo trasferiti in segni IPA attraverso routine di sostituzione specifiche. Alcuni problemi inevitabili nascono per i casi dove a un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input, corrispondono due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali dove per esempio i due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta sono i seguenti: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Trofeo delle Alpi  (Citazione)

Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria, costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina durante la conquista di Tiberio (che sarebbe diventato imperatore successivamente) e Druso (suo fratello minore) nel 15 a.C.; fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5) su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel 17esimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti dell'edificio monumentale, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
(Di Matthias Holländer – Fotografato da solo, uso gratuito, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992))

Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'iscrizione monumentale (di circa 20x4 metri) attaccata al monumento
l'iscrizione monumentale (circa 20 x 4 metri) attaccata al monumento CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto). Essa elenca i nomi delle tribù sottomesse durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, il testo completo è leggibile grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio che lo ha trascritto nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.). Grazie a tale fonte scritta, la ricostruzione dell'iscrizione, seppur frammentaria, è riuscita con successo.




L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
(Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopraccitata sono stati conservati fino ad oggi soprattutto nei nomi di località oppure di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, in alcuni casi è possibile indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca sui sostrati (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

Il passo di Plinio, nel quale è citato il testo dell'iscrizione, recita come segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi tribali è stata inserita dall'autore):

(136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE [[TRVMPILINI|http://db. (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

(138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

(a cura di C. Mayhoff], Stoccarda [Teubner] 1906; testo dell'edizione Loeb]]. [accesso limitato])


Traduzione:

Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attaverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che esistono tra il testo dell'iscrizione e quello tramandato da Plinio potrebbero appunto essere dovute a questo fatto.

Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico, con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben compresa se si immagina le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana Piemonte [ringrazio Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione che finora è stata percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Bibl:Treccani] s.v. [[Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, nella metafora di Plinio, il "Caput Alpinum", l'area ad est del Brennero sembra essere stata esclusa. Questa regione era stata sottomessa un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (vedi Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
Alcune di queste tribù sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, essere localizzate. Di seguito, i numeri dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione. I Trumpilini (1) e i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134). Plinio (ibid.) riferisce che i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca per LASCIARE, ABBANDONARE (λείπω) apparentemente perché, durante l'attraversata delle Alpi, sarebbero stati abbandonati da Ercole, in quanto, a causa del freddo, si sarebbero congelati loro i membri – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione da un lato li fa apparire come un popolo e, allo stesso tempo, contraddice l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi, dove questi figurano come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro e infatti, nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, essi sono nominati uno dopo l'altro.

L'ordine di elencazione riflette, tra l'altro, la logica geografica intrinseca dell'accordo (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti che, insieme ai Saruneti, si stabilirono vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali ancora oggi i Colli Euganei, a ovest di Padova, fanno riferimento, può essere associato al nome della Val Trompia a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di essa si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero potrebbe derivare dai Breuni (6).

I Vindelici (9) sono ben noti attraverso il nome romano di Augsburg – Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi e i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intesi come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) erano considerati una tribù di Vindelici, potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Molto probabilmente si erano stabiliti da qualche parte nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da ricercare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo, è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringrazio Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al il nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges nelle vicinanze di Gap.
Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo di conclusioni. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri turchesi segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è assolutamente vaga):

Immagine:tropaeum_alpium_map-2.jpg]]]]
Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
(Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

Le tribù sottomesse sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La posizione è tutt'altro che casuale bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento si vede molto bene dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale che era stato voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.) e collegava l'Italia con la provincia di Gallia Narbonense.

Davvero confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e quindi completamente fuori dall'ordine (di solito) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi a un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa una identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo delle Alpi, la loro area di insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù dei Norici, di cui sappiamo che si erano già sottoposti senza resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Altre tribù noriche non sono menzionate nell'iscrizione, quindi gli Ambisonti sarebbe l'unica tribù norica menzionata nell'iscrizione, cosa che sembrerebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte", ma Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii. Nomi tribali molto simili sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

Per quanto ne so, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione dell'Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù. Di conseguenza, l'area di insediamento dei Cluconi (17) si trova da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira. Gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto da qualche parte a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère. I Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero da ricercare nelle aree a sud di Gap mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara, potrebbero aver vissuto ancora più a sud nel territorio delle Alpi Marittime.
Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), sono concretamente nominate (ma appunto non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

La Lex Pompeia citata da Plinio deve essere la cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. e introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferiscono ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere spiegata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

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