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Area d'indagine  (Citazione)

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora, allo stato attuale, realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php). Circa la regione competono piuttosto diverse "naturräumliche" und "wirtschaftlich-politische Alpendefinitionen", dunque designazioni di tipo geofisico e politico-economico (cfr. Bätzing 1997, 23 s.).
Nell'ottica di una delimitazione trasparente e pragmatica, l'area presa in esame dal presente progetto corrisponde al campo d'applicazione chiaramente definito dalla Convenzione delle Alpi. È bene precisare che le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (cfr. Bätzing 1997, 31), ovvero le discrepanze tra gli stati membri definite da tale convenzione, sono state tenute in considerazione dal progetto; queste riguardano le Prealpi bavaresi (incluse), le "grössere randalpine Gebiete'', dunque le aree più grandi ai margini delle Alpi come l'Emmental o l'Oberland zurighese, (escluse) cfr. Bätzing 1997, 32, così come l'inclusione di alcune città più importanti nelle zone alpine marginali: Lucerna e Salisburg vengono ad esempio incluse, mentre Graz e Biella non lo sono. Qui è possibile scaricare il perimetro della Convenzione delle Alpi.
Il vero scopo del progetto è ad ogni modo quello di rilevare le Alpi – in questo ambito formalmente delimitato – come spazio linguistico-culturale, e di delineare la similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

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Cartografia  (Citazione)

Sicuramente la cartografazione linguistica è non è uno strumento indiscusso, ma è efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). Si possono distinguere nettamente due tipi di cartografazione; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini e che l’interpretazione spaziale sia lasciata all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche le carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e possono mostrare l’enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre al retino di referenza dei confini di comune esattamente georeferenziato, viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive non solo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che presentano entrambi vantaggi e svantaggi e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc. La carta a nido d'ape permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano o di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un'importanza quantitativa.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Dati complementari  (Citazione)

Per un approccio induttivo allo spazio culturale i dati demografici e istituzionali sono interessanti in linea di massima se risultano essere georeferenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni riguardanti la storia dell'insediamento, in modo particolare quelle che concernono l'appartenenza a istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche vie di comunicazione – soprattutto i valichi di montagna – sono di importanza fondamentale (cfr. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se sono in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto risulta evidente per esempio dando uno sguardo alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (per esempio l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica  (Citazione)

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica, la dialettologia è legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere compresa persino come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace e informativo, si legge:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

Tale etnoscienza nella tradizione nordamericana, viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Inoltre, nello spazio tedescofono, si è fatta una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, perché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro lato, come termine relativo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza e il più grande progresso rispetto all'ALF, come lo nota Karl Jaberg con una certa enfasi. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza e merita di esser accentuato perché mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a buon titolo – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea il tentativo di concepire la lingua come 'modulo' isolabile non è dunque visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, risulta essere molto ben analizzata la Sicilia, tanto da essere di gran lunga meglio analizzata rispetto alle altre regioni. I seguenti studi sono emblematici per lo studio linguistico della Sicilia:  Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate puntualmente: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Fotografie  (Citazione)

La mediateca di VerbaAlpina contiene una collezione vasta di fotografie georeferenziate in costante crescita. Le immagini servono a uno scopo doppio. Da un lato rimandano a referenti concreti con tutte le loro particolarità idiosincratiche che possono essere molto spiccate soprattutto riguardo a edifici. Dall'altro lato le foto dovrebbero illustrare un concetto nel modo più chiaro possibile e diventare così la base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto. Lo scopo di questa funzione non è quindi di riconoscere un referente specifico, come ad esempio una baita specifica. Anzi, tale riconoscimenti risulterebbe piuttosto fastidioso, poiché, in questo caso gli informanti tenderebbero a menzionare il nome proprio di un alpeggio anziché le denominazioni del concetto. Tale rischio è però limitato: un malinteso fondamentale risulta in fondo solo nei casi in cui gli informanti riconoscono una persona conosciuta: in questo caso, le caratteristiche individuali attraggono la concentrazione completa dell'osservatore cosicché la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente con il proprio nome ("ma questo è Willi!") – anziché con la funzione che essa esercita sulla fotografia (CACIAIO). A rigore l'uso di disegni idealizzati in luogo di fotografie di oggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento di denominazioni. Questo fallisce però a causa dell'assenza di modelli adeguati. Tutte le rappresentazioni di referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Georeferenziazione  (Citazione)

La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati. Il progetto aspira però a una referenziazione più esatta possibile, precisa al metro. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; tali dati sono aggiornati circa al 2014. Un aggiornamento di questi dati, spesso mutanti a causa di riforme amministrative, è superfluo perché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un mero quadro di referenza geografico. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso gli algoritmi relativi ai confini del comune e risulta quindi essere secondaria. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso il capoluogo o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.

Aggiuntivamente al retino di referenza esattamente georeferenziato dei confini comunali, (a partire dalla Versione 16/1) il territorio preso in considerazione da VerbaAlpina viene rappresentato attraverso una griglia a nido d’ape, quasi georeferenziata, che mostra grosso modo la localizzazione dei comuni ma che, allo stesso tempo, visualizza ogni comune attraverso una forma idealizzata uguale in forma ed estensione. [Bild:va_polygone-1.jpg]] Si mettono così a disposizione tipi di cartografie diverse, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi, le quali, attraverso le capacità di rappresentazione che possiedono, portano con sé un potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, la rappresentazione topografica può mostrare più chiaramente la struttura del territorio attraverso profili paesaggistici particolari, singole transizioni, corsi vallivi sbocchi inaccessibili di vallate e così via. La carta a nido d’ape permette invece una visualizzazione più astratta dei dati in quanto, livella l’estensione delle superfici comunali e gli agglomerati geopopolati. Questa funzione è utile soprattutto per le cartine quantitative poiché l’estensione delle superfici genera involontariamente l’impressione di un'importanza quantitativa già nel momento della percezione.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

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Orrizonte epistemico  (Citazione)

Questo portale informa su tre dimensioni diverse:

(1) sulla realtà extralinguistica ('cose'),
(2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari,
(3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il trattamento separato di (2) e (3) è fondamentale, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (cioè non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese, non esiste una parola per il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac), mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark), manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard non esiste una denominazione. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto pare a prima vista: così ci si trovano a volte delle espressioni con status semiotico incerto perché non risulta dai dati se si tratta di denominazioni di concetti o piuttosto di nomi per cose; è il caso in cui un parlante chiama un certo pascolo montano, per esempio quello che usa lui stesso, con il nome generico di munt, alla lettera 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzare una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Innanzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma – per così dire – un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi verrà mappato (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento, comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento in comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Tabula Peutingeriana  (Citazione)

La Tabula Peutingeriana (T.P.) è probabilmente una copia del XII o XIII secolo di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti nell'impero romano. Oggi, essa è visibile a Vienna presso la Biblioteca nazionale austriaca (österreichische Nationalbibliothek) (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga quasi sette metri e alta più di 30 centimetri (misure precise 6,8 m x 0,33 m).




Sezione della Tabula Peutingeriana (al centro la Puglia e la Calabria, in mezzo il golfo di Taranto e sotto la Calabria, la Sicilia)

La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano e fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella dell'Impero romano. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono state perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati del cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario del III secolo, che non si trova però in forma di mappa, ma sottoforma di semplice elenco di percorsi con informazioni sulla distanza [ Testo ]). La rappresentazione della carta non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne. Tuttavia, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è la rappresentazione dell'Italia meridionale che mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche i fiumi e le catene montuose. Il contenuto informativo superficiale della mappa consiste nella localizzazione e denominazione approssimativa dei villaggi e nei collegamenti stradali tra i villaggi (le rotte marittime non sono mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi a seconda della loro dimensione e importanza. Mentre i luoghi relativamente importanti sono indicati da rappresentazioni schematiche di edifici più grandi o più piccoli, gli insediamenti meno significativi sono segnalati solamente una "piega" su una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegata da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti. Da un lato vi si trova segnalata la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo nome le sia stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa direttamente o indirettamente, su fonti diverse.

Non si hanno informazioni su quale fosse l'antico modello al quale la T.P. si riferisce. In particolare, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della T.P. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza o meno di "mappe" in senso moderno nell'antichità. È però necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente la Forma Urbis, una pianta della città di Roma, realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo, che sono state attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono state conservate diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto piano catastale di Orange. Si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

Per la Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di mappature di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solamente una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, ma, ogni singolo caso risulta essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovevano essere raggiunte in successione durante il viaggio da un punto A verso il punto B. Esse indicavano anche le distanze tra le diverse località. In sostanza, queste sono le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Da questo, si può dunque pensare che la T.P. altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere condizioni storiche e i processi di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (vedi ad esempio T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181). Le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire a loro volta informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della catena montuosa stessa. Le strade interne alle Alpi che collegano tra loro le diverse valli, non sono riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale e una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis. Le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province Raetia e Noricum. Tra le strade della parte occidentale si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus per collegare la neonata provincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano. Dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e di lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente dopo 100 anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto (512 m) si trova il Trofeo delle Alpi. Oltre a queste due strade conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari senza nome ma indubbiamente importanti e molto frequentati. Uno di loro attraversava la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m) e poi avanti verso Albertville e Chambery verso Vienne nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è in media notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) e infine Augsburg (Augusta Vindelicum). Da Como, passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) fino a Coira (Curia) seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di questa, che da Bolzano attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) e il Fernpass (1216 m), la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e di lì proseguiva attraverso Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211) accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo) oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e di lì a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (una pietra miliare romana si trova sulla cima del passo).

Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale sotto forma di casa. In riferimento alla Convenzione delle Alpi si tratta di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

La Presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/ che ha espressamente acconsentito, al successivo utilizzo del suo lavoro. Gliene siamo grati.

Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

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Trofeo delle Alpi  (Citazione)

Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria, costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina durante la conquista di Tiberio (che sarebbe diventato imperatore successivamente) e Druso (suo fratello minore) nel 15 a.C.; fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5) su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel 17esimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti dell'edificio monumentale, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
(Di Matthias Holländer – Fotografato da solo, uso gratuito, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992))

Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'iscrizione monumentale (di circa 20x4 metri) attaccata al monumento
l'iscrizione monumentale (circa 20 x 4 metri) attaccata al monumento CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto). Essa elenca i nomi delle tribù sottomesse durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, il testo completo è leggibile grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio che lo ha trascritto nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.). Grazie a tale fonte scritta, la ricostruzione dell'iscrizione, seppur frammentaria, è riuscita con successo.




L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
(Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopraccitata sono stati conservati fino ad oggi soprattutto nei nomi di località oppure di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, in alcuni casi è possibile indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca sui sostrati (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

Il passo di Plinio, nel quale è citato il testo dell'iscrizione, recita come segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi tribali è stata inserita dall'autore):

(136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE [[TRVMPILINI|http://db. (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

(138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

(a cura di C. Mayhoff], Stoccarda [Teubner] 1906; testo dell'edizione Loeb]]. [accesso limitato])


Traduzione:

Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attaverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che esistono tra il testo dell'iscrizione e quello tramandato da Plinio potrebbero appunto essere dovute a questo fatto.

Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico, con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben compresa se si immagina le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana Piemonte [ringrazio Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione che finora è stata percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Bibl:Treccani] s.v. [[Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, nella metafora di Plinio, il "Caput Alpinum", l'area ad est del Brennero sembra essere stata esclusa. Questa regione era stata sottomessa un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (vedi Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
Alcune di queste tribù sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, essere localizzate. Di seguito, i numeri dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione. I Trumpilini (1) e i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134). Plinio (ibid.) riferisce che i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca per LASCIARE, ABBANDONARE (λείπω) apparentemente perché, durante l'attraversata delle Alpi, sarebbero stati abbandonati da Ercole, in quanto, a causa del freddo, si sarebbero congelati loro i membri – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione da un lato li fa apparire come un popolo e, allo stesso tempo, contraddice l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi, dove questi figurano come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro e infatti, nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, essi sono nominati uno dopo l'altro.

L'ordine di elencazione riflette, tra l'altro, la logica geografica intrinseca dell'accordo (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti che, insieme ai Saruneti, si stabilirono vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali ancora oggi i Colli Euganei, a ovest di Padova, fanno riferimento, può essere associato al nome della Val Trompia a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di essa si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero potrebbe derivare dai Breuni (6).

I Vindelici (9) sono ben noti attraverso il nome romano di Augsburg – Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi e i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intesi come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) erano considerati una tribù di Vindelici, potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Molto probabilmente si erano stabiliti da qualche parte nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da ricercare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo, è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringrazio Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al il nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges nelle vicinanze di Gap.
Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo di conclusioni. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri turchesi segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è assolutamente vaga):

Immagine:tropaeum_alpium_map-2.jpg]]]]
Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
(Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

Le tribù sottomesse sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La posizione è tutt'altro che casuale bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento si vede molto bene dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale che era stato voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.) e collegava l'Italia con la provincia di Gallia Narbonense.

Davvero confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e quindi completamente fuori dall'ordine (di solito) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi a un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa una identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo delle Alpi, la loro area di insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù dei Norici, di cui sappiamo che si erano già sottoposti senza resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Altre tribù noriche non sono menzionate nell'iscrizione, quindi gli Ambisonti sarebbe l'unica tribù norica menzionata nell'iscrizione, cosa che sembrerebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte", ma Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii. Nomi tribali molto simili sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

Per quanto ne so, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione dell'Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù. Di conseguenza, l'area di insediamento dei Cluconi (17) si trova da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira. Gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto da qualche parte a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère. I Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero da ricercare nelle aree a sud di Gap mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara, potrebbero aver vissuto ancora più a sud nel territorio delle Alpi Marittime.
Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), sono concretamente nominate (ma appunto non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

La Lex Pompeia citata da Plinio deve essere la cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. e introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferiscono ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere spiegata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

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