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 (Citazione)

Certi ambiti onomasiologici presentano delle chiare affinità ai prestiti. Così per molti concetti dell'ambito dell'alpeggio, specialmente per la lavorazione di latte, in tedesco si trovano dei tipi di denominazione romanzi e/o preromani.

Carta tipi di base: butyrum, casearia, crama, tegia, stabulum ecc.




(auct. Thomas Krefeld)

Tags: Linguistica



 (Citazione)

Per garantire l'attività continua della carta interattiva, le tabelle relative all'accesso ai dati e le tabelle collegate vengono aggiornate solamente una volta al giorno. In questo modo, le modifiche relative ai dati linguistici o i dati periferici vengono resi accessibili e visualizzabili sulla carta, di solito, il giorno successivo. Per un aggiornamento immediato, le relative procedure possono essere visualizzate direttamente nella banca dati attraverso istruzioni SQL:

Dati lingusitici
CALL zling();

Dati periferici
CALL zgeo();

(auct. Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Abbreviazioni  (Citazione)

Nei testi contenuti all'interno delle rubriche “metodologia” e “lexicon alpinum” sono spesso presenti delle abbreviazioni che non sempre risultano essere del tutto chiare per il lettore. Per questo motivo è stata creata una lista contenente tutte le abbreviazioni utilizzate nei testi, in modo da permettere all'utente una maggiore comprensione dei contenuti. Tale lista è stata creata sia per il tedesco, sia per le altre lingue interessate dal progetto di VerbaAlpina, ossia l'italiano, il francese e lo sloveno. Le abbreviazioni presenti all'interno di citazioni non sono state prese in considerazione.

Allo stesso tempo, le sigle utilizzate per abbreviare le denominazioni delle lingue sono state adattate alle norme ISO-639-3 (lingue) e ISO-639-5 (famiglie linguistiche) in tutti i testi e, in seguito, tali abbreviazioni sono state inserite nella lista di cui sopra.

Abbreviazioni bibliografiche


Le opere di riferimento disponibili in vari volumi ricevono una sigla (es. AIS);
Altri titoli registrati nel sistema con le informazioni bibliografiche ad essi relative vengono citati in modo abbreviato con il nome dell'autore e l'anno di pubblicazione (es. Baer 2000);
Nel caso in cui vi siano due autori per la stessa opera, i loro nomi vengono separati da una linea obliqua (es. Jaberg/Jud 1929); qualora vi siano, invece, più di tre autori, si impiegherà l'abbreviazione "et al.".





(auct. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Christina Mutter)

Tags: Pagina Web



Ambiente di ricerca  (Citazione)

I compiti e le prestazioni principali di VerbaAlpina si possono schematizzare come segue:
(1) documentazione e analisi storico-etimologica del lessico dialettale, valutato come ''caratteristico'' conformemente alla cornice onomasiologica;
(2) cooperazione con i partner di progetto per l'analisi e lo scambio reciproco dei dati di ricerca;
(3) pubblicazione dell'insieme di dati, testi analitici e diversi materiali relativi al progetto, indirizzati, in parte, al pubblico scientifico, e, in parte, a un pubblico più ampio.
Le funzioni (1), (2) e (3) sono già state attivate con la prima versione 15/1. A partire dalla versione 17/1 si è aggiunto:
(4) rilevamento di dati tramite crowdsourcing.
Un'ulteriore funzione è in fase di preparazione:

(5) creazione di un laboratorio di ricerca.
Tutti gli ambiti sopracitati vengono ampliati ed elaborati costantemente.



(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



API  (Citazione)

L'acronimo API, dall'inglese "application programming interface", viene utilizzato per indicare l'interfaccia di programmazione di un'applicazione. VerbaAlpina mette a disposizione un'interfaccia di questo genere all'indirizzo https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1. Una documentazione dettagliata riguardo alla sintassi da impiegare sull'interfaccia in questione si trova nel seguente articolo: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=8844. L'API consente di visualizzare, all'interno di un browser, specifici contenuti dalla banca dati di VerbaAlpina (VA_DB) in formati definiti. La selezione dei dati e le modalità di visualizzazione degli stessi sono regolate attraverso parametri URL.

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Approccio induttivo allo spazio culturale  (Citazione)

Il progetto VerbaAlpina si propone di analizzare le Alpi come un unico complesso culturale, partendo dal presupposto che sia possibile riscontrare delle tecniche culturali comuni a tutta l'area alpina. Le ragioni di tale assunto risiedono nell'adattamento degli uomini a condizioni di vita identiche, o, quantomeno, molto simili, in alta montagna, e nella conseguente diffusione di pratiche e tradizioni comuni a popoli diversi. Dal momento che questi elementi comuni si manifestano chiaramente nella lingua, attraverso le relative denominazioni, non è opportuno descrivere la specifica cultura alpina nell'ambito troppo ristretto delle singole comunità linguistiche, in modo, per così dire, "top-down", cioè dall'alto verso il basso, attraverso una griglia di punti d'inchiesta in regioni linguistiche o dialettali definite a priori (approccio solitamente corrispondente alle pratiche care alla dialettologia, disciplina che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e, idealmente, di varietà specifiche).
Nell'ottica di una geolinguistica plurilingue che vada oltre i confini della lingua dovranno, invece, essere individuate le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche, attraverso un approccio induttivo e "bottom-up", ovvero dal basso verso l'alto, accumulando il maggior numero possibile di attestazioni locali.
Uno dei principi fondamentali di VA è quello di impiegare esclusivamente dei dati geo-referenziabili e di non specificare eventuali ulteriori macro-categorie, ad eccezione dell'eventuale appartenenza delle località alla Convenzione delle Alpi, la quale viene, in tal caso, sempre indicata. I dati complementari possono, inoltre, contribuire a definire la regione alpina come spazio culturale, fornendo informazioni storiche o attuali sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastrutture di base, oltre che sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è, infine, auspicabile confrontare le aree di persistenza archeologica con le zone relative ai ''relitti linguistici'' analizzati, per poi rappresentare quantitativamente questo confronto sotto forma di cartografia combinata; a questo proposito, cfr. Häuber/Schütz 2004a, da un punto di vista archeologico in generale, e, ancora, l'esemplare ''Atlante degli strati urbani di Colonia'' (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Archiviazione a lungo termine  (Citazione)

Tutti i dati raccolti dal progetto VerbaAlpina vengono gestiti in modo tale che essi rimangano consultabili ed utilizzabili il più a lungo possibile. La prospettiva temporale entro cui il progetto si muove comprende almeno diversi decenni, sebbene il concetto alla base dello stesso sia, in realtà, orientato ad una conservazione dei dati senza limite temporale.

In particolare, bisogna considerare i seguenti aspetti:
1. Quale o quali istituzioni vengono incaricate della gestione dei supporti informatici, e, rispettivamente, della conservazione dei dati;
2. Documentazione della strutturazione dei dati, così come delle relazioni logiche tra dati e categorie di dati (entità-relazione);
3. Documentazione delle codifiche di carattere impiegate nel processo.

Più copie dei dati del progetto dovranno essere archiviate presso più istituzioni diverse. Tale compito è attualmente affidato all'IT-Gruppe Geisteswissenschaften della LMU (vale a dire il gruppo di tecnologia dell'informazione del dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Monaco di Baviera, ITG), legato ai server di archiviazione del Leibniz-Rechenzentrum, così come al BAS Clarin Repository.
Il progetto prevede, inoltre, il deposito di ulteriori copie di backup presso altre istituzioni adatte. L'archiviazione segue il ciclo previsto per il controllo versione. Il database viene archiviato con tutti i dati del progetto (modulo VA_DB, insieme al modello ''entità-relazione''); lo stesso vale per il framework web (VA_WEB), responsabile della presentazione dei dati nel web (inclusa la rispettiva funzionalità): in questo modo è possibile, almeno in teoria, effettuare un "richiamo" di ogni singola versione in rispettivi ambienti di sistema operativo o di software emulati. Soggetta ad archiviazione è, ancora, la mediateca, contenente principalmente foto, film, testi e documenti audio (modulo VA_MT).

Il sito di VerbaAlpina (VA_WEB) viene salvato ad intervalli irregolari nell'archivio internet https://archive.org. All'indirizzo https://web.archive.org/web/*/http://verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/ è possibile recuperare le versioni precedenti di VerbaAlpina. La versione più antiquata ivi inserita risale al 10 novembre del 2014. Le archiviazioni si effettuano, in parte, automaticamente, tramite "Wayback"-Crawler fornito da archive.org, e, in parte, attivamente, tramite VerbaAlpina, che dal 2018 si prefigge una puntuale revisione del sito, da compiersi a scadenze regolari (ogni 6 mesi).

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Area d'indagine  (Citazione)

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora, allo stato attuale, realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php); al contrario, diverse sono le definizioni inerenti alla zona alpina, alcune di natura geofisica ed altre di natura politico-economica (cfr. Bätzing 1997, 23 s.).
Nell'ottica di una delimitazione trasparente e pragmatica dell'area presa in esame dal progetto di VerbaAlpina, la zona interessata dallo stesso corrisponde a quella ben definita e chiaramente delimitata dalla Convenzione delle Alpi. È bene precisare che le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (cfr. Bätzing 1997, 31), ossia le incoerenze sottoscritte dagli Stati membri, sono state tenute in considerazione dal progetto: queste riguardano da un lato l'inclusione delle Prealpi bavaresi nella Convenzione, e, dall'altro, l'esclusione delle "grössere randalpine Gebiete'', dunque le aree più grandi ai margini delle Alpi, come l'Emmental o l'Oberland zurighese (cfr. Bätzing 1997, 32). Ulteriori problematicità riguardano, altresì, l'inclusione di alcune delle città più importanti presenti nelle zone alpine marginali: Lucerna e Salisburgo vengono, ad esempio, incluse nell'area delimitata dalla Convenzione delle Alpi, mentre Graz e Biella non lo sono (qui è possibile scaricare e visionare il perimetro delimitato dalla Convenzione).
Ad ogni modo, il vero scopo di VerbaAlpina è quello di indagare l'area alpina – in questo ambito formalmente circoscritto – come spazio linguistico-culturale, e di delineare le similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Atlanti linguistici e dizionari alpini  (Citazione)

L'indagine sui dialetti alpini è stata, ed è tuttora, condotta da ovest ad est grazie ai seguenti atlanti linguistici, in parte ancora incompleti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.
Non ci si deve lasciare ingannare, però, dalla notevole quantità dei documenti a disposizione, e dimenticare delle considerevoli discrepanze presenti tra i singoli atlanti, difformità spesso parecchio sorprendenti: alcuni atlanti regionali come, per esempio, l'ALD-II o anche il BSA, non si dilungano, infatti, particolarmente nella trattazione di dati etnolinguistici. In particolar modo, la tematica dell'ALPEGGIO, uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina, viene a stento trattata. A differenza del BSA, nell'ALD-II è certamente presente uno stimolo, ovvero il numero 869: l'alpeggio / la baita; d'altra parte, però, i concetti elementari riguardanti la lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE, e quelli relativi all'allevamento, come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc., mancano del tutto (cfr. il questionario).
Inoltre, all'interno del territorio alpino, sono presenti diversi dizionari relativi ad aree dialettali più o meno estese. Quelle prese in considerazione da VerbaAlpina sono le seguenti:
  • Romania alpina: DRG (Dicziunari Rumantsch Grischun), LSI (Lessico dialettale della Svizzera italiana), GPSR Glossaire des patois de la Suisse romande, ALTR (Archivio lessicale dei dialetti trentini)
  • Germania alpina: Idiotikon (Schweizerisches Idiotikon), BWB (Bayerisches Wörterbuch), WBÖ (Wörterbuch der bairischen Mundarten in Österreich).





(auct. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Autori  (Citazione)

Tutti i contributi pubblicati sulla pagina di VerbaAlpina presentano in basso a sinistra il nome dell'autore degli stessi. L'abbreviazione "auct." sta, infatti, per l'autore/gli autori; mentre l'abbreviazione "trad." indica il nome del traduttore/dei traduttori di un contributo. Nel caso in cui vi siano più autori o traduttori, i loro nomi verranno sempre visualizzati in ordine alfabetico.

Il software è stato fondamentalmente sviluppato e curato da Florian Zacherl, David Englmeier (dal 1/10/2016) e da Filip Hristov (dal 1/10/2016).

(auct. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer | Florian Zacherl – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Carta sinottica  (Citazione)

Questa funzione permette all'utente di fissare una selezione di carte su una carta sinottica. In questo modo, è possibile visualizzare le aree di diffusione di qualsiasi caratteristica linguistica ed extra-linguistica tra loro in relazione. Allo stesso tempo esiste la possibilità di zoomare e bloccare (anche a più livelli) le carte sinottiche, qualora si voglia, ad esempio, documentare un particolare contesto locale, come nel caso dei Monti del Karwendel, o nel caso del continuum dialettale occitano-francoprovenzale-piemontese delle Alpi Occidentali.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Cartografia  (Citazione)

La cartografazione linguistica non è certo uno strumento geolinguistico poco contestato o indiscusso, ma è sicuramente efficace, poiché d'aiuto nella documentazione e nella visualizzazione delle relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). È possibile distinguere nettamente due tipi di cartografazione: le carte ''analitiche'' forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini, e lasciando l'interpretazione spaziale all'utente stesso; nel caso delle carte ''sintetiche'', invece, è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici selezionati. Anche le carte quantitative sono, quindi, necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi, in quanto, se è vero che da un lato essa fornisce dei simboli, dimostrandosi, a prima vista, come sintetica; dall'altro, questi ultimi si rivelano essere interattivi e possono, dunque, mostrare analiticamente l'enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. A motivo di ciò, il portale offre l'opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e non) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre alla ''griglia'' di referenza dei confini comunali (precisamente georeferenziata), su VerbaAlpina viene rappresentata un'ulteriore griglia, diversamente georeferenziata, a nido d'ape (disponibile a partire dalla versione 16/1), la quale riporta non solo la posizione approssimativa dei comuni (l'uno rispetto all'altro), ma assegna, al contempo, una superficie idealizzata con la stessa forma e la stessa estensione ad ogni territorio comunale:

In tal modo, si offrono due metodi di mappatura, i quali, nonostante i rispettivi vantaggi e svantaggi, si caratterizzano per un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, infatti, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc.; la carta a nido d'ape permette, invece, una visualizzazione dei dati più astratta, in quanto appiana le estensioni delle superfici comunali, oltre che degli insediamenti di agglomerati urbani o di tipo sparso. Ciò è utile soprattutto nell'impiego di carte quantitative, perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un consistente peso quantitativo.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Pagina Web Contesto extralinguistico



Citazioni  (Citazione)

Agli utenti di VerbaAlpina viene raccomandato di seguire il seguente iter, nel processo di citazione dei dati linguistici messi a disposizione dal progetto:

  • Registrazione di VerbaAlpina in una bibliografia
VerbaAlpina (VA), http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de,[versione].

La menzione della data dell'ultimo accesso non è necessaria, in quanto le versioni di citazione – a differenza della versione di lavoro XXX – sono stabili e non subiranno ulteriori modifiche nel tempo (cfr. Controllo versione).

Esempio:
VerbaAlpina (VA), http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de, 15/1.

  • Citazione di una voce di glossario:
[Autore/i]: s.v. “[lemma]”, in: VA-[Abbreviazione di lingua secondo ISO 639-1] [versione], Metodologia , [URL della voce di glossario].

Esempio:
Krefeld, T. / Lücke, S. / Oberholzer, S.: s.v. “Tipizzazione”, in: VA-it 15/1, Metodologia, http://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/it/?page_id=21&letter=T#tipizzazione.

Per quanto riguarda gli autori, è sempre bene citare le persone menzionate sotto la voce di glossario.

  • Citazione di un'attestazione singola:
[citazione]|[categoria]|[luogo]|[abbreviazione della fonte]#[referenza]|VA_[versione]

Esempi:
Hütte|Tipo morfologico|Herisau|SDS#VII_244_1|VA_15/1
Chääsera|Tipo fonetico|Hinteres_Diemtigtal|SDS#VII_244_1|VA_15/1
Käserei|Tipo di base|Hinteres_Diemtigtal|SDS#VII_244_1|VA_15/1

Informazione 1: Il carattere di separazione pipe (barra verticale) | va inserito premendo il tasto shift ed il tasto < >, su tastiere di computer provvisti del sistema operativo Windows. Con computer con sistema operativo iOS, la combinazione di tasti è, invece, la seguente: Shift+Alt+L.
Informazione 2: Sono da utilizzare le seguenti abbreviazioni di lingua secondo ISO 639-1: deu. per il tedesco, fra. per il francese, ita. per l'italiano, roh. per il romancio, slv. per lo sloveno.

(auct. Stephan Lücke | Susanne Oberholzer – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Classificazione onomasiologica  (Citazione)

Al fine di classificare i concetti secondo categorie funzionali, essi sono stati suddivisi in ''prodotti'', ''processi'', ''persone'', ''utensili'' e ''recipienti'', e possono essere caratterizzati come segue:

Prodotti
Si tratta di componenti del prodotto in senso lato. Anche il latte è, ad esempio, compreso all'interno di questa categoria. Inoltre, in questo senso, anche la panna, il latticello ed i resti della produzione lattiera come il siero sono prodotti dai quali è possibile ricavare ulteriori prodotti.

Processi
Attraverso i cosiddetti ''processi'' si ottiene un prodotto derivato da altri prodotti (ad esempio dalla lavorazione del siero si produce la ricotta).

Persone
Nella maggior parte dei casi, la denominazione ''persone'' indica coloro i quali partecipano attivamente ai processi, come, ad esempio, il malgaro.

Utensili
Le persone dispongono di utensili per elaborare un prodotto attraverso un processo. Un utensile può essere impiegato per trasformare un prodotto da uno stato ad un altro (il latte cagliato viene, ad esempio, tagliato utilizzando una lira). L'utilizzo di un utensile implica sempre l'applicazione di una forma di energia, sia essa implicante la forza dei muscoli dell'uomo o l'elettricità. Non è sempre facile operare una distinzione tra ''utensile'' e ''recipiente'': un recipiente utilizzato per un processo di maturazione, oppure attraverso il quale si estrae un liquido da un prodotto ( dalla pasta del formaggio, ad esempio) servendosi della forza di gravità, viene considerato un utensile. Lo stesso vale per i diversi tipi di recipienti per il burro, ossia contenitori per la panna la cui funzione non è però la conservazione, ma l'utilizzo per il processo di suddivisione della panna in burro e latticello.

Recipienti
Si tratta di oggetti utilizzati per la conservazione del prodotto o per il suo trasporto. Il miglior criterio di distinzione tra recipiente e utensile è rappresentato dal fatto che un recipiente non ha generalmente nulla a che fare con il ''processo'' nel quale un prodotto viene trasformato.







(auct. Markus Kunzmann – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Linguistica



Codepage  (Citazione)

In VerbaAlpina sono riuniti dati provenienti da fonti di carattere diverso: vi sono, infatti, dati ricavati da atlanti linguistici e dizionari cartacei che devono ancora essere digitalizzati, così come dati già esistenti in forma elettronica e messi a disposizione del progetto da alcuni partner di cooperazione. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare una standardizzazione, sono necessarie delle liste in cui si stabilisca quale corrispondenza trovino determinati caratteri, propri di un sistema di trascrizione di una specifica fonte, nel sistema di trascrizione di un'altra fonte. Si tratta essenzialmente di rappresentare i diversi sistemi di trascrizione nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA), il quale funge da trascrizione di referenza per VerbaAlpina. Per adattare un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA, è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella contenente tutte le corrispondenze dei caratteri: tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito viene presentato un estratto dalla codepage, basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene intorno alle 4500 righe/associazioni in totale:


La colonna 'BETA' contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna 'IPA' contiene il carattere IPA corrispondente, e la colonna 'HEX' contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al rispettivo carattere IPA.

Per una panoramica completa delle codepage di tutte le fonti di VerbaAlpina, si veda qui.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Codice beta  (Citazione)

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), la trascrizione di sistemi di scrittura complessi con l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata, nell'ambito di VerbaAlpina, come "codice beta". Il TLG sviluppò il concetto corrispondente all'inizio degli anni Settanta del Novecento, per il rilevamento di testi in greco antico con i mezzi digitali allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





Durante il trasferimento della trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, impiegata, nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII, viene anzitutto operata una semplice distinzione tra carattere di base e segni diacritici. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno rappresenterà se stesso (cosa possibile nell'esempio presentato). Subito dopo il carattere di base, seguono tutti i diacritici ad esso correlati: ogni diacritico viene sostituito da uno speciale carattere ASCII. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database del progetto. La scelta dell'attribuzione è guidata, per quanto possibile, dal principio della somiglianza ottica. Nell'esempio menzionato, il punto sotto la e nella parola tega viene, infatti, rappresentato da un punto interrogativo: te?. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso verso l'alto, e da sinistra a destra, dopo il carattere di base. I segni diacritici vengono attribuiti a caratteri ASCII indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente, a causa del principio della somiglianza ottica. Ciò significa che anche se un uncino sotto un carattere di base in una certa fonte presenta un significato fonetico completamente diverso rispetto ad un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini verranno rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizione che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (una stessa codifica beta può, dunque, essere presente in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard, ad una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo;
- chi trascrive non ha bisogno di particolari competenze e conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici;
- si può rilevare qualsiasi carattere o diacritico, indipendentemente dal fatto che siano cifrati in Unicode o meno;
- il rilevamento dei dati elettronico avviene senza alcuna perdita d'informazione.
Attraverso la routine di sostituzione, il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione.
Sull'onda di queste conversioni, si può incorrere eventualmente in una perdita d'informazioni, perdita che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione stessi: la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, ad esempio, fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in modo molto più dettagliato di quanto sia previsto dal sistema IPA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Come partecipare  (Citazione)

VerbaAlpina è lieto di ricevere qualsiasi tipo di appoggio esterno ed offre diverse modalità di partecipazione attiva al progetto.

La partecipazione può riguardare, ad esempio, la trascrizione di dati presenti in fonti scritte come atlanti linguistici e dizionari, l'organizzazione di dati in banche dati, il controllo della correttezza delle trascrizioni già effettuate, o, ancora, la tipizzazione del materiale già trascritto e la sua associazione a lemmi lessicali.

Il progetto è, inoltre, interessato a ricevere materiale linguistico attuale, ossia non ancora pubblicato in fonti scritte come i già menzionati atlanti linguistici o dizionari. Coloro i quali possiedono conoscenze di un dialetto parlato in territorio alpino, sono invitati ad inserire parole ed espressioni proprie dello stesso nella banca dati di VerbaAlpina. Questa funzionalità rende possibile l'ampliamento dei dati già presenti in fonti scritte e, di conseguenza, permette di poter riconoscere e osservare i processi dinamici del mutamento linguistico. La qualità del riconoscimento e l'osservazione di tali fenomeni sarà direttamente proporzionale al numero di persone che prendono parte al progetto.
Siete in possesso di immagini raffiguranti elementi tipicamente alpini, come, ad esempio, foto di alpeggi, baite, o immagini inerenti flora, fauna, montagne e paesaggi propri delle Alpi? Queste possono essere caricate all'interno della nostra mediateca. Necessario è indicare a quando esse risalgano e cosa rappresentino, oltre che – qualora ne siate a conoscenza – indicare un'espressione dialettale specifica per la denominazione di ciò è che raffigurato in foto.

Parallelamente alla partecipazione diretta al progetto VerbaAlpina, ogni utente può usufruire della possibilità di creare un proprio ambiente di ricerca, utile per la raccolta di dati in primo luogo linguistici, ma ampliabile anche ad altri tipi di dati. L'unico requisito richiesto è che i dati siano georeferenziati. Esiste, inoltre, la possibilità di raccogliere tali dati esclusivamente per un utilizzo personale attraverso una specifica chiave di accesso, ma anche di aprire l'accesso ad altri utenti, al fine, ad esempio, di discutere o commentare i dati in questione. Vi invitiamo, in ogni caso, a rendere disponibili in libero accesso il numero massimo di dati a vostra disposizione: solo così sarà possibile amplificare il potenziale delle tecnologie di condivisione attraverso banche dati o reti.

Per sostenere VerbaAlpina, e/o per utilizzare il sistema per i propri interessi, è necessario effettuare una registrazione sul nostro portale: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/wp-login.php?action=register.

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Pagina Web



Comunicazione scientifica nel Web  (Citazione)

VerbaAlpina può essere descritto come ambiente di ricerca basato sul web ed orientato allo spazio. Questo formato è determinato dalle condizioni attuali, le quali si distaccano considerevolmente dalla comunicazione scientifica tradizionale. In tutte le discipline che lavorano con dati empirici in modo ''classico'', si possono distinguere tre fasi:
  1. ricerca degli informanti da parte dello scienziato;
  2. gli informanti forniscono dei dati ''grezzi'' allo scienziato;
  3. Lo scienziato riporta una certa quantità dei dati rilevati, selezionati e modellati secondo le sue ipotesi teoriche ad un pubblico essenzialmente scientifico.
La comunicazione in tre fasi si svolge unidirezionalmente e mira a pubblicazioni chiuse sotto forma di libri stampati:

I tre passi della comunicazione scientifica tradizionale

Il ruolo dei media è qui sì fondamentale, ma limitato alla terza fase, in cui i risultati della ricerca vengono pubblicati a mezzo stampa. Queste pubblicazioni cartacee sono, per altro, accessibili solo fisicamente nei locali preposti alla loro conservazione, ossia in poche biblioteche, per la maggior parte pubbliche; questa componente mediale della comunicazione scientifica è rappresentata nella figura dal colore azzurro.

I nuovi media hanno rivoluzionato le condizioni della comunicazione scientifica, portando ad un coinvolgimento delle tecnologie mediali in tutti gli aspetti del lavoro di ricerca, e rendendo la stessa attività scientifica una forma di comunicazione, con numerose procedure tra loro intrecciate e, in parte, ricorsive; per questo motivo, l'immagine riportata di seguito è interamente su uno sfondo azzurro. La distinzione delle tre fasi evidenziate sopra pare ormai obsoleta; anche l'unidirezionalità del flusso d'informazioni è sorpassata, come pure l'identificazione dei ruoli con individui diversi (INFORMANTE, AUTORE, LETTORE). Di norma, la stessa persona può, infatti, partecipare, seppur con funzioni diverse, alla comunicazione. Oltre a ciò, è cambiata la funzione dell'INFORMANTE, in quanto il trattamento dei dati forniti rimane trasparente e può essere costantemente seguito. L'INFORMANTE diventa, così, il LETTORE dei propri DATI – indipendentemente dalla sua comprensione dell'intenzione scientifica della ricerca. Contemporaneamente, gli viene fornita la possibilità di prendere posizione come AUTORE.
Lo stato degli stessi dati raccolti cambia altrettanto radicalmente: essi vengono inseriti in un database di principio dinamico, soggetto a cambiamenti sia riguardo alla dimensione che alla struttura. In queste nuove condizioni, la comunicazione tra le persone coinvolte, assieme ai ruoli assunti, rappresenta un modello di cooperazione elementare. Occorre, tuttavia, costatare che l'impiego di tecnologie web non garantisce l'ottimizzazione della cooperazione scientifica. È, inoltre, necessario seguire delle regole che corrispondono, in sostanza, ai cosiddetti principi FAIR, implicanti la rinuncia al copyright (©) delle pubblicazioni a stampa, in favore di licenze più addatte.


Comunicazione scientifica legata alle condizioni di Internet.


In questo senso, VerbaAlpina è stato creato come ambiente di ricerca con diversi ambiti di funzione strettamente intrecciati tra loro. Nella messa in pratica dei principi FAIR, VerbaAlpina si trova a dipendere costantemente da una copertura istituzionale. Il progetto di lavoro è quasi al termine, però, e, di conseguenza, precario. La gestione dei dati di ricerca viene effettuata sulla base di procedure sviluppate congiuntamente alla Biblioteca Universitaria della LMU.





(auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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Concessione di licenze  (Citazione)

L'utilizzo del copyright, soprattutto in ambito scientifico, comporta il fatto che i contenuti essenziali per la comprensione delle conoscenze basate sugli stessi non possano essere utilizzati da terzi in pubblicazioni scientifiche, o che possano esserlo solo in parte. È, quindi, facile interrogarsi su quali utilizzi siano ancora coperti dal diritto di citazione. Fino a questo momento non è ancora stato chiarito se un autore, le cui opere vogliano essere impiegate nello studio scientifico, perda i diritti in caso di scomparsa avvenuta da più di 70 anni, o se i suoi diritti passino a terzi dopo la sua morte. Ogni autore di pubblicazioni scientifiche, ma non solo, dovrebbe avvertire questa regola come una severa limitazione che, complessivamente, ostacola enormemente il progresso della scienza: il Copyright non è, infatti, un modello adatto per l'attività scientifica.
VerbaAlpina si sente, dunque, in obbligo di mettere a libera disposizione di terzi tutti i contenuti elaborati dallo stesso progetto, in conformità con i cosiddetti principi FAIR e con il pensiero ''open access'', unendosi ad iniziative e facendo parte di istituzioni impegnate nella diffusione e nell'attuazione di questo ideale (si veda, ad esempio, l'Open Science Center della LMU). Il progetto è soggetto a limitazioni nell'utilizzo del materiale solo nel caso in cui i dati acquisiti da pagine terze siano coperti da condizioni di utilizzo restrittive, come, appunto, il Copyright: in questo caso, infatti, anche VerbaAlpina deve rispettare e sottostare alle condizioni di utilizzo originarie dei dati in questione; singoli file media presenti in VA-Modul e VA_MT, che VerbaAlpina ha ricevuto da fonti esterne, sono, ad esempio, coperti da Copyright. Gli elementi interessati da questa particolare condizione di utilizzo vengono segnalati individualmente con degli specifici simboli. VerbaAlpina si impegna costantemente ad indicare le condizioni di utilizzo vigenti per ogni contenuto, a meno che queste non si trovino nel quadro di una licenza open-access. Nel caso di violazioni da parte del progetto – soprattutto per quanto riguarda le violazioni del diritto d'autore – si chiede di darne immediata segnalazione, in modo tale da rimediare, provvedendo ad eliminare i contenuti interessati dall'infrazione.

Tutti i dati e i contenuti liberamente accessibili ed utilizzabili dal punto di vista giuridico e ai sensi dell’open-access vengono sottoposti, da parte di VerbaAlpina, alla licenza Crative-Commons (CC). Secondo questa licenza, per l'utilizzo e la diffusione dei dati, è necessaria solamente l'indicazione dell'autore e la loro diffusione nel rispetto delle condizioni originarie. Queste ultime vengono indicate nella nomenclatura dei CC attraverso le abbreviazioni ''BY'' e ''SA'' (''share alike''). VerbaAlpina rinuncia coscientemente al divieto di utilizzo commerciale (abbreviazione CC ''NC'' – ''non-commercial''), in quanto questo potrebbe rendere impossibile un riutilizzo dei dati per scopi scientifici (si veda l'intervento "Offene Lizenzen – ein Werkstattbericht zu den rechtlichen Herausforderungen im Jahr 2015 " [dal minuto 13, ca.] di Thomas Harmann). In tal senso, la clausola ''NC'' non è compatibile con il pensiero open-access (vedi https://open-access.net/informationen-zu-open-access/rechtsfragen/lizenzen/, paragrafo "Das Creative Commons-Modell", consultato il 09/10/2018).

Mentre le licenze CC della versione 3.0 erano state adattate al sistema giuridico tedesco, l'attuale versione 4.0 (2018) rinuncia a questo adeguamento, ed è difficile ipotizzare quali possano essere le relative conseguenze per il progetto di VerbaAlpina. Il portale https://open-access.net/, gestito dalla Biblioteca Nazionale e Universitaria della Bassa Sassonia, con sede a Göttingen, spiega: “Attualmente non è ancora chiaro quali siano le conseguenze della traduzione delle licenze standard in una lingua straniera sconosciuta al fruitore della licenza stessa” (https://open-access.net/informationen-zu-open-access/rechtsfragen/lizenzen/, consultato il 09.10.2018). Per questo motivo, VerbaAlpina segue la pratica corrente della Biblioteca Universitaria della LMU e, a partire dalla versione 18/2 (dicembre 2018), mette a disposizione tutti i contenuti non rientranti nelle eccezioni sopracitate con una licenza CC BY-SA 4.0. (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/). Alle älteren Versionen stehen in analogem Sinn unter der CC-Lizenz BY-SA 3.0 de (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/). Allo stesso modo, tutte le versioni meno recenti sono coperte anch'esse da licenza CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/).

Per il codice software sviluppato da VerbaAlpina, viene applicata la Licenza MIT, molto utilizzata nel campo dello sviluppo dei software. In questo modo, i codici software sono liberamente messi a disposizione per il loro l'utilizzo.

I moduli di VerbaAlpina (VA_DB, VA_WEB e VA_MT) e i dati ivi contenuti sono soggetti alle seguenti licenze Creative Commons:




CC BY-SA 3.0 DE (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/; "Attribuzione, StessaLicenza") (dipendente dall'oggetto) rispettivamente




CC BY-NC-SA 3.0 DE (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/; "Attribuzione, NonCommerciale, StessaLicenza").

I singoli file nel modulo VA_MT che il progetto di VerbaAlpina ha ricevuto o comprato da fonti di dati esterne possono essere soggetti a Copyright. Gli oggetti nel modulo VA_MT vengono marcati individualmente con segni caratteristici ad essi corrispondenti.

Il sistema di concessione di licenze, così come anche i diritti d'accesso dei diversi gruppi di utenti VA, è documentato dalla seguente grafica:





(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

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Concetto  (Citazione)

L'ambito dei ''concetti'', o dell'onomasiologia, è molto vario. Tre sono i campi tematici predefiniti, entro cui VerbaAlpina si muove:
- la vita quotidiana tradizionale;
- l'ambiente naturale;
- la vita quotidiana moderna.
Questi campi non svolgono, tuttavia, alcun ruolo per l'organizzazione dei dati all'interno del database. Molto più rilevanti per la loro organizzazione sono, infatti, i princìpi di ordinamento, i quali permettono di stabilire delle relazioni tra i singoli concetti, come, per esempio, quello dell'ALPEGGIO nella vita quotidiana tradizionale.
Si possono, anzitutto, registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione o di specificazione differenti, in modo tale che queste risultino in gerarchie tassonomiche. Tra i concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide, le quali collegano iperonimi ed iponimi, facendo sì che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Ecco un esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DA FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina (così come ogni stalla ecc.) è anche un fabbricato; ma non vale, ovviamente, l'inverso. Il concetto incluso in ciascun caso è più astratto e, dunque, superiore nella rappresentazione a forma di grafico ad albero.

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono, al contrario, delle
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è, infatti, né una stalla né una cantina da formaggio.

Completamente diversa è, invece, la gerarchia risultante da concetti complementari, i quali, però, creano un rapporto di funzione complesso che necessita anch'esso di essere trattato come concetto. In questo caso si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, quali il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti). Le relazioni parte-tutto sono, da un lato, gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato, non si fondano sull'inclusione definitoria, bensì sull'esclusione. A proposito della classificazione concettuale, si confronti lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni, infine, si riconosce ancora un TUTTO, così come le sue PARTI costitutive: diverse ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (ossia, parti) rientrano, ad esempio, nella PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Contatto linguistico  (Citazione)

Il contatto linguistico, di cui fa parte anche il contatto tra varietà linguistiche a livello del sistema linguistico, si differenzia in due diverse tipologie: da un lato esistono degli ''integrati fissi'', ossia i cosiddetti ''prestiti'', indipendenti dal parlante; dall'altro, invece, riconosciamo dei fenomeni individuali, al livello, dunque, del parlante. Questi ultimi possono corrispondere sia ad usi abituali che completamente occasionali: facciamo qui riferimento ad i cosiddetti switchings. Questa riserva è da tenere costantemente in considerazione, anche nel momento in cui si interpretino vecchi materiali di atlanti, nei casi in cui un informante abbia espresso una forma vicina allo standard, o, in aree bilingui, una forma della rispettiva seconda lingua. Da un punto di vista teorico, tale differenza è di fondamentale importanza; tuttavia, in considerazione dei dati linguistici, essa si rivela più o meno probabile, mai del tutto evidente. Solo un aumento degli informanti, opzione assolutamente realistica con l'avvento dei social media, permetterebbe l'acquisizione di informazioni realmente attendibili.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Continuità  (Citazione)

La questione della continuità di tradizione è d'importanza fondamentale nella ricostruzione degli spazi comunicativi plurilingui. Essa dev'essere trattata in modo interdisciplinare, secondo un procedimento induttivo, dettato dai dati. Nonostante la tensione a riunire le forze di diverse discipline, però, si fatica ancora adesso a trovare delle risposte circa la questione dei sostrati preromani in area alpina, mentre si presenta di gran lunga più chiara la situazione di partenza del sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona: il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce, infatti, una costante storica che è addirittura possibile osservare al giorno d'oggi nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?#
Il processo iniziò con il crollo dell'infrastruttura romana, avvenuto nell'anno 476. Il periodo che seguì questa data è stato ed è tuttora di grande interesse per la storia linguistica; a motivo della scarsa documentazione scritta ad esso relativa, però, la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. Se è vero che esistono ancora enormi lacune nella ricerca, con Weindauer 2014 sono state, tuttavia, rielaborate le fonti archeologiche e onomastiche dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese, dal VI all'VIII secolo. Si può, quindi, escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: una più lunga e fondamentale interruzione d'insediamento tra epoca romana ed epoca baiuvara), poiché tutto pare indicare un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). In ogni caso, permane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: ciò che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo-antico e dell'alto-medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del VI secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità, così come – per quanto ancora esistente – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Controllo di autorità  (Citazione)

Il termine CONTROLLO DI AUTORITÀ ha origine nella disciplina della biblioteconomia. Nei cataloghi delle pubblicazioni, è essenziale poter identificarne gli autori senza alcuna ambiguità, al fine di poter assegnare le diverse opere al rispettivo autore, indipendentemente dalle possibili ortografie o dai cambiamenti di nome. La stessa necessità si presenta anche per quanto riguarda gli indici delle opere registrate da ogni biblioteca, per poter, ad esempio, identificare chiaramente termini geografici oggetto di diversi saggi e per poterli mettere in relazione tra loro. Queste necessità hanno portato alla creazione di corrispondenti liste onomasiologiche, le quali, in un primo momento, sono state gestite localmente dalle singole biblioteche.

La possibilità di collegare a livello tecnico i contenuti delle banche dati in rete risale agli anni Settanta. Questa operazione necessitava, però, allora, di un adattamento dei singoli elenchi gestiti fino a quel momento individualmente dalle biblioteche. A tal fine, a partire dagli anni Ottanta (le prime progettazioni risalgono, in ogni caso, agli anni Settanta), le singole biblioteche iniziarono ad adattare le proprie liste e a creare elenchi comuni di persone e di parole chiave, per ottenere una certa omogeneità tra biblioteche. Nel corso del tempo, sono stati creati elenchi tematici separati: un indice di persone (Personennamendatei, PND), un indice di organismi (Körperschaftsdatei, GKD) e un indice di parole chiave (Schlagwortnormdatei, SWD). Tuttavia, si è reso evidente come la separazione tematica fosse poco utile, soprattutto perché sia gli individui che gli organismi possono figurare non solo come autori o redattori, ma possono essere anche l'oggetto stesso delle pubblicazioni: per questo motivo, essi devono essere presi in considerazione anche nella creazione degli indici per le parole chiave. Tra il 2009 e il 2012, allora, i tre indici separati sono stati riuniti attraverso un'operazione effettuata dalla Biblioteca Nazionale Tedesca e dalle associazioni bibliotecarie di lingua tedesca, formando il cosiddetto ''Common Standards File'' (GND). A partire dal 2012, questo file è disponibile al pubblico in diversi formati (MARC 21 Authority, MARC21-xml und RDFxml) ed è sempre più utilizzato nella creazione di indici anche al di fuori del sistema bibliotecario. Così, il controllo di autorità è registrato anche nei progetti digital humanities dell’ITG (Gruppo Tecnologia dell'Informazione delle Scienze Umane) BMLO (Bayerisches Musiker-Lexikon online) e Kaiserhof, e viene utilizzato per l'identificazione univoca delle persone.

All'indirizzo http://ognd.bsz-bw.de/ del Servizio Bibliotecario del Baden-Württemberg viene messo a disposizione un utile strumento per la ricerca all'interno del GND. I file conformi al GND sono gestiti da istituzioni, soprattutto da biblioteche situate in tutto il mondo. Il progetto VIAF (Virtual International Authority File), avviato congiuntamente da DNB e dalla Library of Congress, esiste dal 2003 ed ha come obiettivo quello di riunire le banche dati in un unico sistema, per renderle disponibili al pubblico.

Anche se il sistema del controllo di autorità consente, teoricamente, l'identificazione univoca di persone e concetti, la concreta fruibilità dello stesso dipende dalla sua attuazione tecnica all'interno dei cataloghi elettronici delle biblioteche. Ad esempio, nei cataloghi della DNB e della Bayerische Staatsbibliothek (BSB), la ricerca del termine “Homère” dà risultati contenenti solamente l'ortografia tedesca “Homer”. Attualmente (nov. 2018), però, attraverso un click sul nome dell'autore, è possibile accedere all'elenco dei titoli relativi non solo al singolo individuo in questione, ma anche ad autori che portano lo stesso nome.

Nonostante il concetto di controllo di autorità sia da ricondurre all'ambiente della biblioteconomia, nel corso del tempo esso si è esteso anche ad altri settori. A titolo esemplificativo, si possono nominare i seguenti progetti: Geonames (Entità Geographica), Pleiades (Entità antica Geographica), o Glottolog (Entità lingue del mondo).

Tra l'altro, il controllo di autorità è molto importante per l'interoperabilità richiesta dall'iniziativa FAIR. Oltre a creare un indice dei contenuti dei cataloghi bibliotecari, attraverso la definizione di un controllo e l'assegnazione di un identificatore alfanumerico, è possibile collegare in maniera logica e tecnica i dati presenti in banche dati separate.

Dal punto di vista metodologico, VerbaAlpina auspicherebbe la creazione di un controllo di autorità per le categorie "tipo morfo-lessicale" (⇒ tipizzazione) e "concetto". Questo permetterebbe di contrassegnare ciascuna di esse con uno specifico identificatore. In questo modo, i dati lessicali potrebbero essere collegati tra di loro in tutto il mondo e, nel caso dei concetti, il collegamento si effettuerebbe indipendentemente dalla singola lingua. Tuttavia, ad oggi, approcci di questo genere si osservano solo occasionalmente. Nei database strutturati del progetto Wikidata, ad esempio, vengono assegnati i cosiddetti ''Q-ID'' che identificano in modo univoco concetti non linguistici, fornendo, così, un riferimento comune e identico per i diversi articoli, nelle diverse versioni linguistiche di Wikipedia su uno stesso argomento: il concetto ALMHÜTTE è identificato in Wikidata con il Q-ID Q2649726; questa voce in Wikidata si riferisce agli articoli di Wikipedia assegnati, ad oggi, per un totale di sette lingue diverse (ottobre 2018). Dei 2629 concetti attualmente registrati da VerbaAlpina (ottobre 2018), esattamente 400 sono stati finora contrassegnati da un Q-ID. Qualora disponibili, i Q-ID vengono registrati nel database del progetto, ma un'identificazione sistematica, analoga a quella operata in Wikipedia e Wikidata, però, sembra non esistere ancora. Le L-ID per le denominazioni delle lingue sono state assegnate solo in maniera grossolana e non è chiaro se si intendano creare dei tipi definiti in modo più preciso.

Sulla base del modello degli ID del controllo di autorità, VerbaAlpina assegna i propri identificatori per le categorie di dati (entità) "concetto", "tipo morfolessicale" (vedi Tipizzazione) e "comune", che possono essere collegati ad altri sistemi di controllo di autorità già stabiliti come i Q-ID del progetto Wikidata attraverso una semplice mappatura. VerbaAlpina si sta, inoltre, impegnando nell'inclusione della categoria di dati "tipo morfolessicale" nel sistema Common Standards File (GND). La prospettiva esiste, soprattutto perché il GND deve essere ampliato in termini di contenuto e struttura, ed adattato alle esigenze della scienza, delle istituzioni culturali generali e degli individui. La conferenza GNDCon 2018 prevista per dicembre 2018 è destinata a fungere da momento di discussione proprio a questo scopo. I membri della Biblioteca Universitaria di Monaco e dell'ITG porteranno avanti in questa sede gli interessi di VerbaAlpina.

La GND distingue attualmente le seguenti entità: Organismo (Sigla: b), Conferenza (f), Geografia (g), Persona (non individualizzata) (n), Person (individualizzata) (p), Concetto (s) e Opera (u) (http://www.dnb.de/SharedDocs/Downloads/DE/DNB/standardisierung/inhaltserschliessung/entitaetenSatztypen.pdf?__blob=publicationFile). Un documento DNB della categoria "Working aids for the common standards file (GND)" afferma inoltre che per la categoria "lettere, morfemi, parole come oggetto di indagine linguistica", il codice specifico dell'entità "slz" è inteso come sottocategoria dell'entità "nozione". È ovvio, allora, pensare che i dati di VerbaAlpina dovranno essere collegati a questa categoria.

Letteratura:
Capellaro 2003

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Controllo versione  (Citazione)

VerbaAlpina è articolato nei seguenti moduli:

-VA_DB: file di dati nel database del progetto (MySQL) (va_xxx);
-VA_WEB: codice di programma dell'interfaccia web del portale www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de insieme al database Wordpress (va_wp), appartenente al progetto;
-VA_MT: file media (foto, film, testi e documenti audio) che si trovano nella mediateca dell'interfaccia web.

Tutti e tre i moduli formano una corposa unità, all'interno della quale sono presenti connessioni e relative interdipendenze: essi non possono, quindi, essere separati l'uno dall'altro. Durante la durata del progetto, lo stato attuale dei moduli VA_DB e VA_WEB viene "congelato" ogni sei mesi (il 15 giugno e il 15 dicembre di ciascun anno), in modo simultaneo sotto forma di copia elettronica. A queste copie ''congelate'' vengono attribuiti dei numeri di versione secondo lo schema [anno civile]/[numero di serie] (per esempio: 15/1). Alla versione VA ''produttiva'' è, invece, attribuita la denominazione XXX (cfr. modo di citare).

La produzione di copie della mediateca VA (VA_MT) non è possibile a causa delle grandi dimensioni dei file media. Per questa ragione, non si fanno delle copie di questo modulo nel processo di controllo versione. Una volta deposti nella mediateca VA, gli elementi inseriti non possono più essere eliminati, se ad essi è connessa una versione VA.

Nel portale del progetto esiste la possibilità di passare da una versione all'altra: l'utente ha, infatti, la possibilità di passare dalla versione "produttiva", in costante lavorazione, alle versioni archiviate o "congelate". La cromaticità dello sfondo e quella di alcuni elementi di comando indicheranno all'utente se esso si trovi nella versione produttiva o in una delle versioni archiviate di VA.
Nel caso di citazione, è bene sottolineare che *solo* le versioni archiviate di VA possono essere citate.

Frontespizi di versioni precedenti di VerbaAlpina:

Fienile nei pressi di Fex Platta, nella val Fex vicino a Sils Maria, Alta Engadina (Immagine: Thomas Krefeld)

Cascina sulla Roßsteinalm, sopra Lenggries (Immagine: Thomas Krefeld)

15/1

Autunno in Sudtirolo nei pressi della val Passiria (Immagine: Susanne Oberholzer)

15/2

Lavorazione del mascherpa, Lombardia (Immagine: Formaggio Bitto )

16/1

Alpsee, Immenstadt nell'Allgäu (Immagine: Christina Mutter)

16/2

Raccolta del fieno nel Chiemgau (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

17/1

Raccolta del fieno (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

17/2

Raccolta del fieno (Immagine: archivio Groth-Schmachtenberger, Freilichtmuseum Glentleiten)

18/1

Panorama invernale sulla Plose sopra Bressanone (I)(Immagine: Stephan Lücke)

18/2

Vista sulle Odle attraverso l'Alpe di Siusi (Immagine: Stephan Lücke)

19/1

Alpi della Zillertal (Immagine: Thomas Krefeld)

19/2



(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Convenzione delle Alpi  (Citazione)

La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale sottoscritto nel 1991 dai Paesi presenti sul territorio alpino (a causa di diverse vicissitudini politiche, la Slovenia entrò a far parte della convenzione solo due anni più tardi). Si tratta essenzialmente di un accordo che mira allo sviluppo transfrontaliero dell'area alpina in diversi ambiti, tenendo bene a mente la protezione ambientale del territorio. All'interno della Convenzione delle Alpi esiste, per ogni settore, un cosiddetto ''protocollo di attuazione'', contenente la pianificazione delle misure relative a ciascuna tematica d'intervento. Ad oggi (2018), esistono quasi dieci protocolli di attuazione, inerenti, ad esempio, le tematiche del turismo, dell'agricoltura alpina o della protezione ambientale e cura del territorio. Ogni protocollo deve essere distintamente ratificato da ogni Stato membro; tuttavia, al momento, non tutti gli Stati membri hanno effettuato questa ratifica.
L'organo decisionale della Convenzione delle Alpi, la cosiddetta ''Conferenza delle Alpi'', si riunisce, in media, ogni due anni. Allo stesso modo, anche la presidenza della Conferenza delle Alpi passa da uno Stato membro ad un altro. L'organo di coordinazione della Convenzione delle Alpi è il "Segretariato permanente", con sede ufficiale ad Innsbruck ed una sede esterna a Bolzano.
La Convenzione delle Alpi è uno dei partner ufficiali di VerbaAlpina.
Dal punto di vista metodologico, essa possiede un importante significato per VerbaAlpina, in quanto il progetto ha adottato, fissandola come area di ricerca, la definizione di ''regione alpina'' basata sulle frontiere geografiche e amministrative delimitate proprio dalla Convenzione delle Alpi ("Perimetro della Convenzione delle Alpi"). Relativamente alla metodologia, bisogna specificare come questa delimitazione tecnico-burocratica sia inevitabile, sebbene non rifletta completamente le realtà linguistiche e culturali di transizione presenti nella zona interessata dal progetto. Emblema di tale problematica è il caso dell'Emmental (valle dell'Emme), in Svizzera: la vallata in questione si trova, infatti, geograficamente appena fuori dal perimetro della Convenzione delle Alpi, e ne è esclusa, nonostante abbia un sistema economico molto simile a quello del territorio alpino, grazie all'industria lattiero-casearia locale. Paradossalmente, il territorio entro cui la Convenzione si estende, abbraccia, nell'area delle Prealpi bavaresti, anche la pianura, comprendendo, quindi, aree che non hanno molto in comune con le regioni montagnose alpine (come, invece, avrebbe la sopraccitata Emmental).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)



Cooperazione  (Citazione)

La cooperazione con altri progetti è fondamentale per la concezione di VerbaAlpina. Essa si riflette nei numerosi accordi di collaborazione con i diversi partner di progetto. La sua realizzazione non è, però, sempre facile: essa è ostacolata soprattutto da problemi relativi alla tecnologia dell'informazione e ai problemi legali ad essa correlati. Vi sono, in ogni caso, anche certe riserve ideologiche nei confronti dell'orientamento ''open source''. Ogni cooperazione si basa su un accordo formale che assicura ai partner un database esclusivo, utilizzabile all'upload (sigla: PVA). Ogni database è messo a disposizione di tutti i partner per il download. Ovviamente, è auspicabile che la cooperazione non si limiti al mero scambio di dati: i partner di cooperazione sono, al contrario, invitati, e anzi, pregati di utilizzare tutti gli ambiti funzionali di VerbaAlpina.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



Cornice onomasiologica  (Citazione)





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

Tags: Linguistica



Cronoreferenziazione  (Citazione)

Oltre al fondamentale principio della geo-referenziazione, il progetto di VerbaAlpina prevede la possibilità della crono-referenziazione come dimensione supplementare e come strumento che permetta anche un'analisi diacronica dei dati raccolti. Questo principio può essere applicato sia al materiale linguistico raccolto da VerbaAlpina, sia ai dati extra-linguistici.
La precisione della crono-referenziazione è variabile: nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, essa è, infatti, implicitamente offerta rispettivamente dalla data della raccolta e da quella della pubblicazione; i dati raccolti tramite crowdsourcing, invece, possono essere crono-referenziati persino nel giorno esatto di raccolta. La crono-referenziazione è, inoltre, rilevante quando ci si trova di fronte a dati provenienti da generazioni di atlanti diverse, come per esempio l'AIS (1928-1940) e l'ALD (1998-2012). La crono-referenziazione non è ancora stata implementata come filtro di ricerca nel portale accessibile agli utenti e si orienta, dove possibile, a standard già esistenti, come, per esempio, l'ISO 8601 o il TimeML; questo strumento sarà incluso nel database di VerbaAlpina come a sé stante.

Un esempio particolare di crono-referenziazione è fornito dall'ASLEF, nel quale essa viene chiaramente espressa, in quanto, oltre ai dati rilevati di per sé, sono state registrate attestazioni degli atlanti linguistici ALI e AIS per le stesse località. Si delinea, così, una prospettiva diacronica poiché i dati linguistici rilevati dall'AIS negli anni 1921-1922 e i dati registrati dall'ALI negli anni 1925-1943 incontrano i dati dell'ASLEF del periodo tra il 1974 e il 1986. Ciò viene illustrato sulle carte linguistiche dell'ASLEF attraverso diversi simboli:





La lettera „P“ riguarda i dati rilevati dall'ALI, mentre la „S“ si riferisce ai dati annotati dall'AIS. Le due lettere rimandano alle iniziali degli ''esploratori'', autori degli atlanti linguistici sopra citati: la lettera "P" si riferisce all'esploratore Ugo Pellis, mentre la "S" indica l'esploratore Paul Scheuermeier, autori rispettivamente dell'ALI e dell'AIS.
Le due lettere sono indicate sulle carte dell'ASLEF nel momento in cui non esistono attestazioni proprie; viene, così, indicato che per quelle determinate località sono stati presi in considerazione i dati raccolti dall'AIS oppure dall'ALI. Nel caso in cui ci siano attestazioni registrate anche dall'ASLEF e concordanti con quelle degli altri due atlanti linguistici, le lettere del rispettivo atlante vengono illustrate in corrispondenza di un rettangolo (AIS) o di un cerchio (ALI), dietro alle attestazioni elencate sulle carte ASLEF. Se, invece, le attestazioni rilevate da quest'ultimo sono diverse rispetto a quelle di uno degli altri due atlanti linguistici, tale differenza viene indicata con un rettangolo senza "S" (AIS), o un cerchio senza "P" (ALI) vicino alle attestazioni rilevate dall'ASLEF.

Per la trascrizione in VerbaAlpina non è necessario prendere in considerazione queste abbreviazioni, in quanto la crono-referenziazione ivi connessa viene riportata automaticamente nelle carte del progetto nel momento in cui le attestazioni di tutti gli atlanti linguistici vengono inserite, e, ancora, nel momento in cui tutte le attestazioni della stessa località danno un'indicazione circa le loro fonti. Si sviluppa, così, una prospettiva diacronica che permette, in certi casi, un confronto delle diverse attestazioni provenienti da parecchi anni di rilevazione degli atlanti linguistici. Per questo motivo si può, quindi, parlare di crono-referenziazione sulle carte di VerbaAlpina.

(auct. Katharina Knapp | Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Monika Hausmann | Susanne Oberholzer)

Tags: Pagina Web



Crowdsourcing  (Citazione)

Nonostante l'esistenza di molti dati linguistici rilevanti, relativi agli ambiti centrali di VerbaAlpina (soprattutto presenti in atlanti e dizionari), è prevista la possibilità di rilevarne di nuovi. La raccolta di nuovi dati permette (1) di livellare le inconsistenze tra le fonti già esistenti, (2) di eliminare lacune o imprecisioni, e (3) di indicare se le denominazioni o gli attrezzi sono di tipo tradizionale. I nuovi rilevamenti non vengono, però, effettuati attraverso il metodo classico della ricerca sul campo, ma con i mezzi che i social media ormai ci offrono. Tali metodi sono spesso conosciuti con il nome di crowdsourcing.

"Crowdsourcing ist eine interaktive Form der Leistungserbringung, die kollaborativ oder wettbewerbsorientiert organisiert ist und eine große Anzahl extrinsisch oder intrinsisch motivierter Akteure unterschiedlichen Wissensstands unter Verwendung moderner IuK-Systeme auf Basis des Web 2.0 einbezieht."(Martin/Lessmann/Voß 2008, traduzione: il crowdsourcing è una forma interattiva di prestazione di servizi, organizzata in modo collaborativo o competitivo, la quale coinvolge un gran numero di attori motivati estrinsecamente o intrinsecamente, le cui conoscenze si pongono su diversi livelli. Essa è resa possibile tramite l'utilizzo dei moderni sistemi d'informazione e di comunicazione, sulla base del web 2.0).

Il riferimento al crowd è ambiguo sotto molti aspetti, anche perché per molti la parola crowd è associata ad arbitrarietà, profanità ed insufficiente attendibilità; una certa esitazione nei suoi confronti pare giustificata in quanto tale metodo si rivolge ad una massa indefinita ed anonima di potenziali attori interessati. I problemi cruciali nascono sia per il creatore del progetto scientifico, sia per il suo destinatario (profano o esperto che sia): l'offerta deve essere sufficientemente 'visibile' e attraente, ed il destinatario deve avere una competenza pratica e linguistica sufficiente. Esistono diverse strategie per ''maneggiare'' questi strumenti: si può cercare di fissare l'attrattiva dell'offerta attraverso un suo aspetto ludico e di concepire dei template con carattere di gioco, strategia messa in pratica dal team del progetto play4science. Dopo le esperienze avute da questo team, sembra, però, più promettente far capire all'informante – nel caso di VerbaAlpina, al parlante – come egli possa contribuire essenzialmente e direttamente alla ricerca con il suo personale sapere pratico e linguistico (cfr. la lista dei progetti citizen science). Le conoscenze degli informanti possono certo essere verificate attraverso domande puntuali, ma risulta senza dubbio più affidabile far confermare i dati forniti da questi, interrogando ulteriori parlanti provenienti dagli stessi luoghi di provenienza dei primi. Un progetto pilota fortunato per l'impiego geolinguistico di crowdsourcing è l'Atlas zur deutschen Alltagssprache (AdA) ('Atlante della lingua tedesca quotidiana') di Stephan Elspaß e Robert Möller; tale atlante rappresenta una tappa decisiva per la geolinguistica digitale.

Per VerbaAlpina, l'obiettivo concreto è quello di trascrivere a livello digitale dei dati disponibili su fonti cartacee (soprattutto atlanti linguistici e dizionari), e di registrarli in maniera strutturata in un database, oltre che quello di verificare la correttezza di trascrizioni esistenti, o di tipizzare materiale già trascritto e di assegnarlo a lemmi lessicali. Benvenuti sono certamente anche dei commenti riguardanti, per esempio, l'origine e la diffusione di specifiche parole, oppure di tipi di parole. VerbaAlpina è, inoltre, un progetto molto interessato al materiale linguistico odierno ed attuale, non ancora documentato in fonti pubblicate come i già menzionati atlanti linguistici e dizionari. Chiunque abbia conoscenze di un dialetto parlato nella regione alpina, è invitato a registrare le peculiari espressioni di questo dialetto nei dati di VerbaAlpina. In questo modo, diventa possibile arricchire i dati forniti dalle fonti stampate in un primo momento, e riconoscere e osservare, in un secondo momento, processi dinamici di cambiamento linguistico, ad esempio. Sono, infine, benvolute immagini (ad esempio fotografie) di oggetti tipici della regione alpina, ma anche di alpeggi, cascine, di flora e fauna, di montagne e formazioni di terreno insieme alle loro denominazioni. Questi interessanti file possono, infatti, essere salvate nella mediateca. Più persone parteciperanno al progetto, più esso funzionerà.

Parallelamente alla specifica collaborazione di cui sopra, VerbaAlpina dà ad ogni utente la possibilità di preparare un proprio, personale ambiente di ricerca all'interno del sistema, utilizzabile principalmente per la collezione di dati linguistici, oltre che dati di altro genere. L'unico presupposto necessario è che essi siano georeferenziabili. L'utente ha la possibilità di tenere questi dati sotto chiave per un esclusivo uso personale degli stessi, o di concedere l'accesso ad altri utenti, al fine di avviare delle discussioni e di potere lasciare dei commenti ad essi inerenti. Il potenziale delle tecnologie basate sul database e sulle reti può svilupparsi in maniera completa solo se un grande numero di dati viene messo a disposizione del pubblico.

VerbaAlpina documenta, infine, la vitalità dello strumento del crowdsourcing su una speciale pagina generale (attualmente disponibile solo per i collaboratori VA). L'esperienza di VerbaAlpina relativa al crowdsourcing, in uso da più di due anni, ha dimostrato che un efficace uso di tale strumento è generalmente e fondamentalmente connesso alle misure pubblicitarie atte ad evidenziarne le potenzialità: le attività degli utenti aumentano, infatti, ogni qual volta le funzioni del crowdsourcing vengano presentate e discusse in pubblico.





(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Ambiti di funzione



Dati complementari  (Citazione)

Per un approccio induttivo allo spazio culturale, i dati demografici e istituzionali risultano interessanti se sono geo-referenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni riguardanti la storia dell'insediamento, in modo particolare quelle che concernono l'appartenenza ad istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche le vie di comunicazione – soprattutto i valichi di montagna – sono di importanza fondamentale (cfr. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto risulta evidente, dando, ad esempio, uno sguardo alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (per esempio l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Dati di input  (Citazione)

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dati georeferenziati ascrivibili almeno all'interno del territorio di un comune, o anche, possibilmente, più precisi (come, per esempio, nel caso delle foto degli alpeggi). Bisogna distinguere due tipi di dati linguistici particolarmente importanti: da un lato abbiamo i dati che risalgono direttamente agli enunciati di informanti singoli – come, per esempio, le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat) -, i quali vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens; dall'altro lato abbiamo, invece, alcuni atlanti, come, per esempio, l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari che non contengono degli enunciati forniti dai parlanti, bensì forme le quali sono già state tipizzate dagli editori. In questo caso, allora, non risulta più possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Denominazione  (Citazione)

Con il termine ''denominazione'' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata la quale denomina uno o più concetti e si riferisce, là dove possibile, a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempiute anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette parole polirematiche). Per la categoria ''concetto'' risulta, parlando in termini informativi, una relazione cosiddetta "m:n", ovvero: una denominazione polisemica può denominare più concetti, mentre, al contrario, un concetto può essere denominato da molte denominazioni sinonimiche.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Descrizione di concetto  (Citazione)

I concetti vengono rilevati nella tabella KONZEPTE del database nel seguente modo: nel caso in cui esista una denominazione lessicalizzata di un concetto, questa denominazione viene iscritta nella casella di database ''Name_I'' (denominazione italiana). Quando la lessicalizzazione manca, la casella rimane vuota. Indipendentemente dall'esistenza di una denominazione, viene specificato o definito il concetto nella casella ''Beschreibung_I'' (descrizione italiana). Questo avviene seguendo un modo di procedere ben definito ed illustrato dall'esempio del concetto ''BRENTINA'' (ID_Konzept 137; identificatore del concetto nel database): il concetto menzionato viene denominato con un lessema specifico, per questo viene iscritto ''brentina'' in ''Name_I''. La descrizione prevede l'ordine gerarchico seguente: attrezzo, scopo, materiale, forma (eventualmente). Applicato al concetto dell'esempio, ne risulta la descrizione seguente: RECIPIENTE, PER IL TRASPORTO DEL LATTE SULLE SPALLE, IN LEGNO. Ove possibile/necessario dovranno, inoltre, essere osservate queste regole: i numeri 1-10 vengono scritti in lettere; nella descrizione di un processo, di un'attività ecc. è utilizzata la costruzione ''per+infinito'' oppure ''per+articolo+sostantivo''. Osservando questo modello sono rese possibili delle traduzioni analoghe, la formazione di categorie indipendenti da lingue particolari a diversi livelli di astrazione (->RECIPIENTI ->RECIPIENTI PER IL TRASPORTO ->RECIPIENTI DI LEGNO ecc.), correzioni automatizzate o modifiche, così come anche una ricerca trasparente. Tutti i concetti vengono rilevati secondo questo modo di procedere nella lingua tedesca, italiana, francese, slovena e romancia.

(auct. Giorgia Grimaldi | Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Digital Object Identifier (DOI)  (Citazione)

Il Digital Object Identifier (DOI) è un indirizzo universalmente univoco ed invariabile attraverso il quale le risorse elettroniche, come, per esempio, i siti web, possono essere raggiunte. Il suo impiego rende sostanzialmente possibile citare in modo duraturo le diverse risorse elettroniche. Questa accessibilità è garantita anche nei casi in cui, ad esempio, il cosiddetto "Uniform Resource Locator" (URL) di una risorsa venga modificato, e ciò è reso possibile da un semplice processo di mapping: la fondazione DOI tiene, infatti, un registro in cui l'URL attuale di una risorsa è associata ad ogni DOI. Nel momento in cui un URL cambia, cambia anche la corrispettiva entrata nel registro della fondazione. A tal fine, però, questi cambiamenti devono essere comunicati alla fondazione DOI dalle organizzazioni associate (dalle biblioteche, ad esempio), le quali hanno precedentemente fatto registrare i DOI in questione. La registrazione di VerbaAlpina nel registro della fondazione ha luogo attraverso il "Referat Elektronisches Publizieren" della biblioteca universitaria della LMU, centro il quale, tuttavia, si occupa della registrazione non presso la fondazione DOI, bensì presso il DataCite, membro facente parte della fondazione.

Fondamentale premessa per il corretto funzionamento del concetto DOI, oltre ad un consono trattamento da parte dell'operatore di dominio, è l'affidabilità dell'istituzione responsabile del mantenimento delle tabelle di assegnazione, ossia la stessa agenzia di registrazione DOI. Questa dovrebbe, infatti, svilupparsi in un'ottica di esistenza a tempo indeterminato, proprio come avviene nel caso delle biblioteche d'ateneo, di quelle statali e di quelle nazionali. Ad ogni modo, come detto, l'operatore di dominio dovrebbe segnalare qualsiasi modifica dell'indirizzo di un oggetto digitale all'agenzia di registrazione, in modo da potere, allo stesso modo, adattare le voci corrispondenti nel registro DOI. Non è, però, da escludere un tipo di revisione con scadenza periodica effettuata dalle agenzie di registrazione DOI, una sorta di controllo paragonabile alle "revisioni" tradizionalmente operate nelle biblioteche.

Il DOI di VerbaAlpina è il seguente: doi:10.5282/verba-alpina; il numero che precede la barretta obliqua (10.5282) è il prefisso, mentre la stringa successiva è il suffisso. Il prefisso è assegnato all'organizzazione che ha effettuato la registrazione, in questo caso, dunque, alla biblioteca universitaria della LMU. Affinché una citazione in un testo scientifico porti direttamente al portale di VerbaAlpina, il DOI deve essere inserito nell'URL della fondazione DOI: http://dx.doi.org/10.5282/verba-alpina.

Anche il cosiddetto Uniform Resource Name (URN) svolge la stessa funzione del Digital Object Identifier, e persino le modalità di funzionamento sono grossomodo le stesse. Diversamente rispetto al DOI, però, l'URN permette la registrazione di più URL per una stessa risorsa. Tale opzione può essere interessante se le risorse vengono deposte da server differenti con corrispondenti URL diversi, al fine di assicurare loro una maggiore salvaguardia e conservazione, nel caso di inconvenienti tecnici, o di assicurarne, più in generale, una duratura permanenza online. Un certo svantaggio dell'URN rispetto al DOI consiste nel fatto che il registro URN non venga gestito da un'unica istituzione, bensì da diverse organizzazioni nazionali decentralizzate. In Germania, ad esempio, è la Deutsche Nationalbibliothek (DNB) ad aver assunto questo compito. Per questo motivo, per le risorse registrate attraverso quest'ultima, bisogna accedere al server della DNB che gestisce gli URN, il cosidetto resolver. L'URN di VerbaAlpina è: urn:nbn:de:bvb:19-verba-alpina-8; l'URL corrispondente al resolver DNB (che conduce, poi, al portale di VA) è: http://nbn-resolving.de/urn:nbn:de:bvb:19-verba-alpina-8. Come anche per il DOI, non è possibile accedere direttamente a risorse parziali specifiche sul portale di VerbaAlpina attraverso l'URN.

Fondamentalmente, è possibile registrare DOI e URN anche per risorse parziali di un dominio (ad esempio singole pagine web o file media). In alternativa, queste possono essere raggiunte attraverso l'inserimento dei parametri URL nel DOI. Per far ciò, è necessaria una sintassi particolare, illustrata sulla base del seguente esempio: il DOI che si riferisce alla URL dell'articolo Management dei dati di ricerca (https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=493&db=xxx&letter=F#112 ) si presenta nel seguente modo:

http://dx.doi.org/10.5282/verba-alpina?urlappend=/%3fpage_id=493%26db=xxx%26letter=F#112

L'esempio mostra che i punti di domanda e le cosiddette ''e commerciali'' (&) devono essere sostituiti attraverso il relativo valore esadecimale del tratto nella tabella unicode: ? = 3f ; & = 26).

Fonte: Dreyer 2012

(auct. Stephan Lücke | Julian Schulz [ITG] – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Digitalizzazione  (Citazione)

Con il termine digitalizzazione non si intende, nell'ambito di ricerca di VerbaAlpina, il semplice impiego dei computer per la memorizzazione di dati elettronici, bensì un'articolata elaborazione digitale del materiale attraverso dei processi di *strutturazione* e categorizzazione sistematici e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati da principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di griglie composte da righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le diverse tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e le relative raffigurazioni sinottiche di due o più tabelle (i cosiddetti "joins"). Per la coordinazione delle tabelle, VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle non sono, tuttavia, vincolate a questo sistema e possono essere esportate in qualsiasi momento, ad esempio sotto forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella, oppure di record (i cosiddetti separatori), insieme ai nomi di colonna e alla documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Nel campo operativo di VerbaAlpina non viene, invece, impiegata la struttura XML, al momento molto spesso utilizzata in altri ambiti. In ogni caso, il linguaggio XML è compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo fondamentale concetto inerente alla "digitalizzazione" riguarda la codifica dei caratteri. Questa tematica è molto importante se si pensa in termini di archiviazione a lungo termine dei dati, e, in quanto tale, deve essere gestita in modo lungimirante. In tal senso, VerbaAlpina fa, per quanto possibile, riferimento alla tabella di codifica e alle direttive del cosiddetto Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri finora non rientrati nella tabella Unicode, il rilevamento digitale degli stessi è effettuato, di norma, attraverso la disposizione secondo un ordine seriale dei caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali, per cui una successiva conversione in valori Unicode possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Dizionari di referenza  (Citazione)

Nell'ambito del lavoro di tipizzazione, aspetto centrale per il progetto di VerbaAlpina, un ruolo fondamentale è svolto dai dizionari di referenza. Tutti i dati estratti dalle fonti, siano esse attestazioni singole o tipi fonetici e/o morfo-lessicali, vengono messi in relazione ad un quadro di referenza lessicografico, al fine di poter confrontare in maniera più efficiente il materiale. Il lavoro di tipizzazione viene effettuato dai membri dello staff di VerbaAlpina e si basa sulla loro competenza nell'individuazione di relazioni linguistiche: la tipizzazione si configura, quindi, come lavoro interpretativo e, in quanto tale, non vuole rivendicare un diritto di validità incontestabile.
I dati ricavati dalle fonti vengono confrontati con i lemmi presenti nei dizionari di referenza che a breve elencheremo. All'interno di una famiglia linguistica, i dati linguistici tipizzati vengono legati ai lemmi presenti nei dizionari di referenza impiegati nel progetto. In prospettiva opposta è, dunque, possibile partire dai lemmi dei dizionari di referenza per trovare tutti i dati ad essi associati da VerbaAlpina. In tal senso, allora, il progetto si configura come un ampliamento organico dei dizionari di referenza, reso possibile, a livello tecnico, tramite il collegamento con tutti i dizionari di referenza disponibili online.
Nel caso in cui nessuno di questi presenti un lemma adeguato, VerbaAlpina crea autonomamente un tipo morfo-lessicale in forma ortografica: da questo momento in poi, esso acquisisce lo status di elemento di referenza a cui tutti i dati linguistici di tale categoria morfo-lessicale possono essere ricondotti. Attraverso questo auto-riferimento, allora, lo stesso VerbaAlpina riceve lo status di dizionario di referenza.
Dato che il processo di assegnazione a dizionari di referenza appena descritto si costituisce, come detto, come lavoro dipendente dall'interpretazione, VerbaAlpina assicura sia ai ricercatori che ai non ricercatori interessati al progetto la possibilità di commentare attivamente l'assegnazione dei lemmi, in spazi di discussione a se stanti. Questa funzione permette agli utenti esterni di effettuare delle tipizzazioni alternative a quelle dei ricercatori, le quali possono, a loro volta, nuovamente essere commentate e discusse.

Le parole dall'area linguistica germanica vengono collegate, dove possibile, ai lemmi presenti nei seguenti dizionari:
  • Schweizerisches Idiotikon. Schweizerdeutsches Wörterbuch;
  • Grimm, Jacob und Wilhelm (1854-1961): Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, 16 volumi suddivisi in 32 tomi, Leipzig (Quellenverzeichnis Leipzig 1971) (DWB);
  • Duden (preso in considerazione a motivo della sua reale importanza e dell'enorme quantità di materiale in esso contenuta, malgrado la scarsità di informazioni lessicografiche ivi presenti).
Le parole dall'area linguistica romanza sono legate, dove possibile, ai lemmi presenti nei seguenti dizionari:
Le parole dall'area linguistica slava sono legate, dove possibile, ai lemmi presenti nello:
  • Slovar slovenskega knjižnega jezika (SSKJ).
Dove necessario, specie per quanto riguarda l'etimologia lessicale, il dizionario di referenza per la lingua latina a cui VerbaAlpina fa riferimento è il:
  • Georges, Karl Ernst (1913-1916, Reprint 1998): Ausführliches lateinisch-deutsches Handwörterbuch. Aus den Quellen zusammengetragen und mit besonderer Bezugnahme auf Synonymik und Antiquitäten unter Berücksichtigung der besten Hilfsmittel ausgearbeitet, 2 Bände, Darmstadt.
Per il complemento dell'etimologia, specialmente nel caso dei tipi di base, servono come referenza i seguenti dizionari:
  • Wartburg, Walther von (1922-1967): Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine Darstellung des galloromanischen Sprachschatzes, 25 Bände, Basel (FEW), il quale, con i suoi commenti a chiusura dei singoli articoli, risulta spesso fondamentale anche per ambiti linguistici che vadano oltre il francese e, a volte, persino oltre il romanzo;
  • Kluge;
  • DELI;
  • Bezlaj (anche l'edizione più recente Snoj). Per le etimologie slave, cfr. in generale il Berneker;
  • Quando possibile, i lemmi del AWB servono come parole di riferimento per i tipi di base germanici, in quanto esempio di documentazione di attestazioni più antiche.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Documentazione  (Citazione)

VerbaAlpina documenta la variazione dialettale all'interno di uno spazio etnograficamente definito. La cornice onomasiologica è determinata da tecniche culturali e modi di vivere oramai convenzionalmente diffusi e sviluppatisi a motivo delle condizioni specifiche dell'ambiente naturale e culturale di riferimento. I metodi di ricerca linguistica tradizionale non hanno portato all'adeguata comprensione di tali ambienti, di cui le Alpi rappresentano un caso prototipico, poiché le discipline parziali che si occupano sistematicamente della costituzione degli spazi, ovvero la geografia linguistica e/o la dialettologia (o anche la geolinguistica), guardano quasi esclusivamente a confini politici e/o linguistici predefiniti. L'orientamento spaziale di questi centrali studi – i quali, sotto certi aspetti, risultano fino ad oggi determinanti – può certamente essere compreso e ripercorso (cfr. per esempio l'AIS e il FEW), ma non per questo si è sempre d'accordo con le scelte ad esso relative. Proprio gli spazi culturali plurilingui particolarmente affascinanti, come, ad esempio, l'area tra la costa adriatica montenegrino-albanese ed il Danubio, non vengono presi in considerazione dalla ricerca guidata da presupposizioni filologiche pensate a livello nazionale. Neanche l'ambizioso Atlante linguistico mediterraneo, che sarebbe potuto diventare un grande progetto normativo, è riuscito a divincolarsi da certi schemi, fermandosi ai primi passi.
VerbaAlpina mira ad indagare la regione alpina. Il progetto, tuttavia, non vuole né enucleare confini di lingua o dialetti, né rappresentare il mosaico di varietà tra di loro delimitate (dialetti). Piuttosto, esso tenta di sviluppare una geolinguistica plurilingue che analizzi quanto le varianti specifiche, ovvero i tipi di denominazione caratteristici per lo spazio culturale alpino, siano comuni ai dialetti e uniscano questi ultimi oltre i confini delle famiglie linguistiche. La somiglianza relativa dei dialetti locali risulta, a livello induttivo, dai dati stessi. L'unica suddivisione della regione alpina che il progetto presuppone fin da principio riguarda gli attuali confini tra le tre grandi famiglie linguistiche alpine (germanico, romanzo e slavo).

Prospettiva

La distribuzione delle varianti in questi grandi spazi dialettali implica relazioni di contatto molteplici e più o meno remote. La prospettiva del progetto non può, dunque, che essere storica. VerbaAlpina non si configura, però, come contributo alla storiografia linguistica nazionale delle lingue coinvolte nell'area d'indagine abbozzata, ma piuttosto come tentativo di un'esemplare ricostruzione della stratigrafia di uno spazio comunicativo plurilingue.

La metodologia utilizzata è esclusivamente di tipo bottom up, ovvero basata su dati georeferenziabili localmente. L'unità di referenza minimale e valida by default è il comune, o più precisamente un punto geografico che rappresenta il comune come intero, oppure l'intera superficie di un comune. In caso di bisogno, la georeferenziazione può anche essere ancora più precisa (si parla di una precisione nell'individuazione del punto con un margine di errore di pochi metri).

Cartografia

È una carta interattiva che offre l'accesso alla documentazione raccolta. Sino ad ora ci si è serviti di carte sintetiche con simboli interattivi. È in preparazione la cartografia complementare con i simboli di superficie interattivi sulla base delle superfici dei comuni, al fine di riuscire a visualizzare al meglio le relazioni quantitative tra dati. Le carte sintetiche interattive marcano un progresso sostanziale della rappresentazione dello spazio linguistico e umanistico, poiché permettono di arricchire delle rappresentazioni fortemente astratte (''sintetiche'') di informazioni locali, rendendole concrete (''analitiche'').

Elaborazione dei dati linguistica

Attivando un simbolo sulla carta (''clicca''), si apre una finestra con i dati linguistici disponibili per il luogo scelto. L'esempio seguente fa vedere la denominazione del concetto BURRO a Ramosch (Engadina Bassa):



Presentazione dei dati linguistici in una finestra pop-up della carta interattiva

I dati resi sono "fedeli alla fonte": essi vengono, cioè, resi come attestazioni singole trascritte foneticamente, come nell'esempio presentato, oppure in forma tipizzata ortograficamente; essi vengono, altresì, assegnati a tipi più generali. La categoria più astratta è rappresentata da un tipo di base definito etimologicamente. Dove possibile, verranno inseriti dei riferimenti ai diversi dizionari di referenza.

Filtri

I diversi filtri permettono all'utente di fare una scelta mirata dei dati disponibili e di rappresentare questi ultimi a livello cartografico. Il dettaglio della carta sopra presentata proviene dalla carta che appare selezionando il ''concetto'' BURRO:



Filtri per regolare la carta interattiva

Raggruppare e classificare

In categorie scelte, sono spesso già disponibili numerose espressioni linguistiche. La ricerca del ''concetto'' BURRO risulta in 1448 attestazioni (cfr. la rappresentazione seguente). Per gestire questa grande quantità di risultati, è stata pensata la possibilità di raggruppare e classificare tutte le espressioni rilevanti secondo diversi criteri:



La funzione di selezione della carta interattiva: Concetti

Una simile opzione esiste anche per la ricerca di tipi morfo-lessicali o di tipi di base. La selezione secondo il criterio ''concetto'' è interessante indipendentemente dall'area linguistica rilevata, poiché dimostra la polisemia di ogni espressione. Di seguito si trovano due esempi della procedura sinora discussa, per l'esempio di malga:





Ne risultano i significati seguenti, i quali sono in una chiara relazione metonimica tra di loro: Cfr. Carta Polisemia del tipo morfo-lessicale malga.

Fonti

Nell'analisi sinora svolta, sono stati analizzati alcuni dizionari georeferenziabili, ma soprattutto atlanti linguistici. Tre sono le tecniche che abbiamo applicato:
    1. Il materiale già pubblicato su carte stampate è stato trascritto utilizzando un tool appositamente sviluppato e depositato nel database VA; ciò vale per la maggior parte degli atlanti (SDS, AIS, TSA ecc.).


    2. Il tool di trascrizione sviluppato da VA

    3. Il materiale già pubblicato su carte stampate, di cui, però, l'originale è anche disponibile digitalmente, è stato convertito e trascritto ancora una volta algoritmicamente, al fine di poter essere depositato nel database VA. Questo modo di procedere è stato scelto per l'ALD-II e per l'ALTR.
    4. Il materiale appartenente ad altri progetti e non ancora pubblicato viene prima trascritto direttamente dai fogli di rilevamento, e poi raccolto in formato digitale; questo metodo è sinora valso soprattutto per i dati del SAO.

    Pluridimensionalità

    Per comprendere appieno i processi storici, è assolutamente auspicabile integrare i dati linguistici con altri dati storicamente rilevanti; nonostante VerbaAlpina possa far ciò solo in maniera molto limitata, qualche dato rilevante è comunque visibile. Il dettaglio della carta seguente mostra, in un complessivo quadro sinottico, da un lato
  • i luoghi con iscrizioni latine dalla provincia di Noricum ;
  • i luoghi con iscrizioni latine dalla Raetia ;
  • i toponimi romani delle viae publicae, tramandati dalla cosiddetta Tabula Peutingeriana .
Dall'altro lato si esplicitano le tracce di tre tipi di base latini, o, più precisamente, di due tipi latini e di uno latinizzato, il quale, però, è probabilmente preromanzo:
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  • il tipo di base lat. casearia con il significato di ''capanna'' nel Tirolo del Nord, Alto Adige e particolarmente conciso nel Tirolo dell'Est;
  • il tipo di base preromano: baita con significato di ''casa'' in Slovenia a sud di Ljubljana;
  • il tipo di base lat. cellarium con il significato 'capanna' nell'Alta Austria.
  • Sui luoghi riportati nella Tabula Peutingeriana ed i tipi di base cellarium e baita diffusi in una parte dell'area germanofona e slovena: Cfr. carta sinottica dell'epigrafica latina.

    La più che evidente corrispondenza o, almeno, affinità di queste distribuzioni non è certamente dovuta al caso.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Ambiti di funzione



    Entità-relazione  (Citazione)

    In linea di massima, i dati possono essere riuniti in cosiddette "entità". Si tratta di classi di dati che presentano una certa natura e un certo numero di caratteristiche specifiche. Così, le città di Trento, Innsbruck e Lucerna possono, ad esempio, formare la classe "luoghi" alla quale appartengono le caratteristiche: "nome di luogo", "grado di longitudine", "grado di latitudine", "Stato" e "numero di abitanti". I singoli membri di una tale classe si distinguono tra di loro per i diversi valori delle caratteristiche che formano la stessa.

    In una banca dati relazionale, ciascuna entità viene idealmente salvata in una tabella separata. Le colonne di queste tabelle separate comprendono i valori di una caratteristica specifica. Le righe comprendono i membri individuali della classe dei dati (entità), tali membri si distinguono tra di loro per i valori della caratteristica. In quasi tutti i casi – così come anche in VerbaAlpina – una banca dati relazionale rappresenta una raccolta di entità diverse (e, con questo, tabelle diverse) tra le quali esistono delle relazioni logiche. Così, l'entità "informante", definita attraverso le caratteristiche "età", "sesso", "luogo di nascita" e "luogo di residenza", è legata all'entità "luoghi" in maniera logica, cosicché i valori della caratteristica "luogo di nascita" e "luogo di residenza" hanno delle corrispondenze nell'entità "luoghi". Le relazioni tra i membri di queste due entità nascono dalla corrispondenza del valore di una o più caratteristiche (congruenti nella loro natura) della rispettiva entità. Teoricamente, in questo caso potrebbe risultare un'associazione tra valori identici delle caratteristiche "luogo di nascita" e "nome di luogo", attraverso la quale si possono assegnare – tramite un informante – le coordinate geografiche del suo luogo di nascita. È ovvio che in questo caso si possano presentare dei problemi dovuti a questioni di omonimia. Per evitare problemi di questo genere è consuetudine utilizzare numeri interi come identificatori (abbreviazione: "ID"), in modo da definire univocamente i membri di un'entità.

    Il sistema delle entità e delle loro relazioni logiche poc'anzi descritto viene definito "entità-relazione". I dati raccolti in una banca dati relazionale sono difficilmente intellegibili ed utilizzabili senza una spiegazione delle dipendenze che vi sono comprese. L'entità-relazione viene rappresentata normalmente sotto forma di uno schema grafico.

    L'entità-relazione è soggetta ad adattamenti continui e, dunque, a cambiamenti durante le fasi di sviluppo cicliche di VerbaAlpina (v. controllo versione). Ad ogni versione del progetto archiviata viene aggiunto il modello entità-relazione della versione della banca dati che ne è alla base sotto forma di un diagramma ER, creato con il programma yEd e salvato come documento GraphML- e PDF. I diagrammi creati utilizzando strumenti automatici non sono successivamente modificati graficamente, in quanto tale operazione necessiterebbe di una mole di lavoro a dir poco considerevole. Per questo motivo e a causa della grande complessità delle strutture rappresentate, i diagrammi non sono, in linea generale, immediatamente comprensibili alle persone esterne al progetto. Allo stesso tempo, essi contengono tutte le informazioni necessarie per comprendere la struttura della banca dati di VA (VA_DB) e rappresentano, quindi, una condizione importante per poter utilizzare la banca dati anche successivamente alla fine del progetto.

    La seguente grafica si basa sulle entità e sulle relazioni del database VA_XXX nel suo stato attuale (20.3.2015); essa non ha, tuttavia, la pretesa di costituirsi come rappresentazione completa ed è da intendersi solo come esempio illustrativo:





    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Etimologia  (Citazione)

    Per la ricostruzione degli strati linguistici, la stratigrafia fa ricorso all'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e tende ad un triplice scopo:
    - rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
    - motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici legati a tale tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
    - ricostruire le vie di prestito nel caso in cui il tipo di base sia diffuso in più aree linguistiche; allorquando le lingue dell'etimo da un lato e quella dell'informante dall'altro non corrispondono, si riscontra automaticamente un contatto linguistico.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Etnolinguistica  (Citazione)

    "On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
    Nella tradizione di ricerca romanistica, e, soprattutto, in quella italianistica, la dialettologia viene ricondotta, almeno in Italia da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, e, più precisamente, alla sociologia e all'etnologia. In questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere persino intesa come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è, però, radicata né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace ed informativo, si legge:


    "[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

    Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
    a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

    b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
    Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

    Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

    Nella tradizione nordamericana, tale etnoscienza viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono, inoltre, si è operata una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza, invece, spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, poiché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata rispetto agli ampi flussi migratori di massa.

    Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro, come termine relativo all'etnia. Con il termine folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche il termine etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano, senza, però, implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda, inoltre, a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

    Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (e anche in seguito) può essere denominata come ''etnolinguistica'' nel momento in cui essa rilevi e analizzi i dati linguistici in uno stretto rapporto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica, quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza ed il più grande progresso rispetto all'ALF, come enfaticamente sottolineato da Karl Jaberg. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza, e merita di esser accentuato, in quanto mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi rispetto alla materia trattata:

    "L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

    Jaberg segnala esplicitamente – e a ragione – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea, il tentativo di concepire la lingua come ''modulo'' isolabile non è, dunque, visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

    "La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

    Direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana è lo studio nato dall'osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, la Sicilia risulta essere di gran lunga la regione d'Italia più approfonditamente analizzata. Emblematici per lo studio linguistico dell'isola sono Fanciullo 1983 ed altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate a livello puntuale: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Famiglie linguistiche nelle Alpi  (Citazione)

    Nel territorio della Convenzione delle Alpi e, dunque, nella zona d'indagine di VerbaAlpina, si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentate da continua dialettali, il cui grado di differenziazione dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica, mentre quella di quest'ultima è maggiore rispetto a quella slava; sono gli atlanti linguistici relativi ad informarci sulla situazione dialettale di queste aree. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro, risultando in un'ampia rete plurilingue. Per quanto riguarda le lingue nazionali superiori o le lingue di minoranza, regionalmente implementate, solo la Romània alpina è visibilmente frammentata in maniera ancora maggiore. A parte l'italiano e il francese, in Svizzera il romancio e in Italia sono ufficialmente riconosciute come lingue nazionali o lingue di minoranza l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard: lo sloveno nel primo caso ed il tedesco nel secondo. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesca, sono, però, da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania ed, infine, in Austria.

    Il progetto mira ad analizzare i dati dialettali (''basilettali''); non sono rilevate le varianti della lingua standard o vicine alla lingua standard (''acrolettali''); tali dati possono, però, emergere in qualsiasi momento, poiché le forme dialettali corrispondenti non sono più correnti o, eventualmente, sono solo passivamente conosciute; questo caso è frequente nell'ambito della vita tradizionale. Può anche succedere che alcune varianti dialettali locali non siano mai esistite; in un'eventuale terza fase dedicata alla vita moderna (cfr. cornice onomasiologica), c'è da aspettarsi proprio una tale costellazione. Sarebbe, tuttavia, troppo facile prevedere la dinamica linguistica solo nella riduzione di forme marcate diatopicamente: se mancano forme attuali regionali o locali, non è escluso un loro sviluppo futuro.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Firma degli autori  (Citazione)

    Per le firme degli autori dei contributi, sono state stabilite le seguenti regole:
    - Sigle semplici, come, ad esempio, SO = ''in elaborazione'';
    - Sigle tra parentesi tonde, come, ad esempio, (SO) = ''terminato''
    - Sigle tra parentesi graffe, come, ad esempio, {SO} = ''modifica eseguita''.

    La stessa cosa vale anche per più autori. Anche per i traduttori si utilizza lo stesso sistema: SO/SL, con le sopracitate parentesi. Dalle firme, si evince sia l'autore del contributo (= auct.), sia il traduttore dello stesso (= trad.). Ogni traduttore è chiamato a discutere con l'autore di eventuali punti poco chiari presenti nel testo originale ed, eventualmente, a correggerli.

    Queste regole di firma valgono solamente per VA_XXX; nelle versioni concluse, le firme sono visualizzate tra parentesi in questo modo: (nn) per un solo autore, (nn | nn) per più autori.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Pagina Web



    Fonti  (Citazione)

    Verba Alpina riunisce dati provenienti da fonti di diverso tipo. Si tratta, da un lato, di dati provenienti da fonti già pubblicate (atlanti, dizionari, descrizioni di dialetti locali), e, dall'altro, di dati nuovi, ovvero rilevati dal progetto stesso. Di questi fanno parte sia dati rilevati da membri dello staff, come, per esempio, da Beatrice Colcuc, che dati raccolti attraverso il crowd, cioè da parlanti estranei al progetto. VerbaAlpina prende in considerazione esclusivamente fonti che forniscono dati già georeferenziati o che siano, quantomeno, georeferenziabili. Tuttavia, questi dati devono essere trattati sistematicamente in maniera diversa nel processo di tipizzazione. Enunciati trascritti in maniera esatta dal punto di vista fonetico vengono indicati da VerbaAlpina come ''attestazione singola''. In questo caso, ha, allora, senso raggruppare queste attestazioni singole seguendo specifici criteri (''tipizzare''); i dati che si trovano in forma ortografica nella fonte possono, invece, essere considerati come tipizzati fin da principio, poiché questa forma della resa scritta mette da parte la varietà fonetica. Per questo motivo, VerbaAlpina non indica solamente la fonte, bensì precisa anche lo stato sistematico del dato linguistico in questione (''attestazione singola'' vs. ''tipo fonetico'' vs. ''tipo morfo-lessicale''), come è indicato dalla fonte. Non valgono come fonti i dizionari di referenza, i quali forniscono la garanzia lessicografica per i tipi morfo-lessicali e a cui si rimanda, idealmente, attraverso un link. A seguito riportiamo alcuni esempi:

    (1) La fonte fornisce un'attestazione singola:

    attestazione singola:  [a̠lpˈejo̞] – luogo: Bassano del Grappa – fonte: ALD-II 848_1, 181 (Valrovina)
    tipo fonetico: (non tipizzato)
    tipo morfo-lessicale: Treccani  alpeggio (roa. m.)
    tipo di base: alpe; cfr. DELI 42
    concetto:  ALPEGGIO.


    (2) La fonte fornisce un tipo fonetico:

    (Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: Adelboden
    tipo fonetico: Anke – fonte: SDS V_179_1, BE104
    tipo morfo-lessicale: Anke (gem. m.), cfr. Idiotikon s.v. Anke, 1, 341 ss.
    tipo di base: anko; cfr. Kluge 2001, 47
    concetto: BURRO.


    (3) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale:

    (Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: St. Peter-Pagig
    tipo fonetico: Putter – fonte: SDS V_179_1, GR22
    tipo morfo-lessicale: Butter (gem. n.), cfr. Idiotikon s. v. [[Butter,  1, 341 ss. – fonte: SDS V_179_1, GR22
    tipo di base: butyru(m); cfr. DELI 178
    concetto: BURRO.


    (4) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale che esiste nel tedesco standard, ma indicante un altro concetto:

    tipo morfo-lessicale: Pelz Duden s.v. Pelz (nicht für dieses Konzept); Idiotikon s.v. Belz P-, 4, 1222 – fonte #SDS nachtragen#
    concetto: PELLE SUL LATTE, RAFFREDDANDOSI DOPO IL BOLLIRE.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Formato dei dati  (Citazione)

    Si veda Modellazione dei dati.

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Fotografie  (Citazione)

    La mediateca di VerbaAlpina contiene una vasta collezione di fotografie georeferenziate in costante crescita. Le immagini mirano ad un duplice scopo: da un lato esse rimandano a referenti concreti, con tutte le loro particolarità idiosincratiche spesso molto spiccate, soprattutto nel caso degli edifici; dall'altro, le foto servono ad illustrare un concetto nel modo più chiaro possibile, fungendo, così, da base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto stesso. Lo scopo di questa funzione non è, quindi, quello di riconoscere un referente specifico, come, ad esempio, una specifica baita; anzi, un riconoscimento di questo tipo risulterebbe piuttosto fastidioso, poiché, in questo caso, gli informanti tenderebbero a menzionare il nome proprio di un alpeggio anziché le generiche denominazioni del concetto. Tale rischio è, comunque, limitato: un malinteso fondamentale risulta, in fondo, solo nei casi in cui gli informanti riconoscano nella foto una persona da loro conosciuta. In questo caso, le caratteristiche individuali attirano l'attenzione dell'osservatore, tanto che la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente da questi con il suo nome – ("Ma questo è Willi!") – anziché con la funzione che essa esercita nella fotografia (CACIAIO). A rigor di logica, l'uso di disegni idealizzati da utilizzare al posto di fotografie di oggetti e soggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento delle diverse denominazioni. Ciò è, tuttavia, destinato a fallire, a causa dell'assenza di modelli adeguati a tale scopo.
    Tutte le rappresentazioni dei referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database di VA.

    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Geolinguistica analogica  (Citazione)

    Le dimensioni epistemiche facenti parte dell'orizzonte di VerbaAlpina, e cioè COSE, CONCETTI e PAROLE, vengono presentate dalla geolinguistica tradizionale come strettamente connesse tra loro, ma spesso in modo del tutto indefinito. Un caso esemplare è offerto dalla carta AIS 1192 e AIS 1192a: LA CASCINA DI MONTAGNA (che fa parte della Carta-VA).
    Il titolo presente sulla carta linguistica ha a priori lo status di concetto, nello specifico quello di FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (trad. ''dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta insieme al personale ausiliario''). È chiaro, inoltre, che si tratta di un iperonimo poiché alcune cascine servono da magazzino per il latte e per il formaggio al tempo stesso, mentre in altri casi esistono delle speciali cantine per questi prodotti, le quali possono essere adiacenti alla cascina oppure distaccate da essa e, spesso, attraversate da un corso d'acqua. Bisogna, in più, distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" ('la massiccia cascina per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. In altre parole: data l'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici presenti sulla carta, non risulta sempre chiaro a quale tipo di cascina si riferisca la parola attestata nel singolo caso. Spesso il concetto del titolo della carta non è sufficientemente specificato e non è da escludere che in altri luoghi vi siano altre denominazioni più specifiche per le capanne; i dizionari dialettali confermano costantemente tale affermazione.
    Ma non è finita qui: allo stesso tempo, infatti, compaiono sulla carta altri due concetti non iponimi di CASCINA, ovvero: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Oltre a ciò, nella stessa legenda vi sono frequenti riferimenti alla presenza di stalle (per diversi animali, anche per maiali), e, dunque, ad un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non sono registrate sulla carta topografica; esse vengono, invece, stilate a margine e presentano per lo più attestazioni provenienti da poche località. Non è raro, infine, che le liste a margine riportino parole polisemiche le quali denominano concetti completamente diversi presenti in altri singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort, attestato nella lista a margine del concetto di STALLA DI MONTAGNA nei punti AIS 107 e 109, sebbene denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





    Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate nella registrazione dei dati in formato digitale; requisito fondamentale è la rigida distinzione e separazione delle dimensioni menzionate, o per meglio dire, la decostruzione sistematica delle informazioni offerte.





    In un contesto di decostruzione come questo, dall'esempio sopra menzionato risulterà il seguente record di dati:

    AIS 1192a, stimolo LA CASCINA DI MONTAGNA; SENNHÜTTE
    Ulteriori stimoli (= CONCETTI onomasiologicamente univoci): 8
    CONCETTI subordinati possibili: 120
    Attestazioni linguistiche singole: 1032
    Luoghi di rilevamento: 134

    Al termine di questo processo, tutte le informazioni suddivise in categorie consistenti potranno essere estratte dal database ed essere visualizzate in ogni possibile combinazione.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Geolinguistica plurilingue  (Citazione)

    Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e, in modo particolare, del suo condizionamento etnolinguistico nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale, in quanto questi dati si mostrano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche a costituire la regione alpina moderna attraverso continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono raffigurabili in Stati specifici. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia, in certe isole linguistiche di lingua walser e bavarese antico (cimbro), il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca – riferimento che crea solo l'appartenenza alla stessa comunità linguistica – in realtà non esiste più.
    Le varietà del continuum romanzo possono, invece, essere attribuite a diverse lingue, contrariamente all'area germanofona; oltre al francese e all'italiano, ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia, si tratta di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
    Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni parlati in molti comuni italiani e austriaci, oltre che in Slovenia. Non è, però, tra gli scopi di VerbaAlpina descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali o, ancora, di rappresentare lo spazio, in un certo qual modo, come mosaico di varietà. Lo scopo di VerbaAlpina è, invece, quello di illustrare le caratteristiche – soprattutto lessicali – diffuse oltre i confini dei singoli dialetti e lingue, mostrando, così – grazie al dispositivo spaziale del progetto -, le loro comunanze etnolinguistiche.





    Fermo restando che i dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi, riguardo all'analisi comune dei tre continua ''geneticamente'' diversi, si può affermare che questo progetto si occuperà di analizzare il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque ((cfr. più dettagliatamente Krefeld 2018d).

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Georeferenziazione  (Citazione)

    La georeferenziazione è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. Essa utilizza gradi di latitudine e di longitudine e l'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati raccolti. Il progetto aspira, però, a raggiungere una referenziazione più precisa ed esatta possibile. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa in base al toponimo in questione; nel caso di dati archeologici, invece, sono possibili delle georeferenziazioni, precise ''al metro''. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dal punto di vista tecnico viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico, attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

    La griglia di riferimento della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici presenti nello spazio alpino, la quale può essere rappresentata o sotto forma di ''superficie'' o attraverso dei punti, a seconda delle esigenze. Alla base di questa rete vi sono le demarcazioni di confine comunale che VerbaAlpina ha ricevuto dalla Convenzione delle Alpi, nostro partner di collaborazione; tali dati sono aggiornati al 2014 ca. Un costante aggiornamento di questi ultimi, spesso modificatisi nel tempo a causa di diverse riforme amministrative, risulta superfluo poiché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un quadro di referenza puramente geografico. La raffigurazione dei punti nella griglia di riferimento dei comuni viene dedotta attraverso degli algoritmi relativi ai confini degli stessi, e risulta essere, quindi, secondaria. I punti di georeferenziazione comunale calcolati rappresentano i centri geometrici delle superfici comunali e solo per caso marcano il capoluogo o il punto al centro dei diversi comuni. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati singolarmente o cumulativamente su un punto di georeferenziazione comunale: questo è, ad esempio, il caso dei dati linguistici di atlanti e dizionari.

    Oltre alla griglia di riferimento dei confini comunali esattamente georeferenziata a partire dalla Versione 16/1, il territorio preso in considerazione da VerbaAlpina viene rappresentato attraverso una griglia a nido d’ape, similmente georeferenziata, che grosso modo mostra sì la localizzazione dei comuni, ma che, allo stesso tempo, visualizza ognuno di questi attraverso una forma idealizzata uguale nella forma e nella sua estensione. [Bild:va_polygone-1.jpg]] Vengono, così, messe a disposizione delle diverse tipologie di cartografia, ognuna dei quali ha i propri vantaggi e svantaggi; attraverso le capacità di rappresentazione che possiedono, esse portano in ogni caso con sé un potenziale suggestivo: se, grazie alla sua precisione, la rappresentazione topografica può, ad esempio, mostrare più chiaramente la struttura del territorio attraverso profili paesaggistici particolari, attraverso singole transizioni, corsi vallivi, sbocchi di vallate poco accessibili e così via; la carta a nido d’ape permette, invece, una visualizzazione più astratta dei dati, in quanto livella l’estensione delle superfici comunali e degli agglomerati geopopolati. Quest'ultima funzione è utile soprattutto nel caso delle cartine quantitative, poiché l'estensione delle superfici genera, già a livello percettivo, l'involontaria impressione che esse abbiano un notevole peso quantitativo.

    Le informazioni geografiche relative ai diversi punti di rilevazione georeferenziata sono state determinate mediante uno strumento online. A motivo dell'ambiguità e dell'inconoscibilità di alcune denominazioni di piccoli centri, si è resa necessaria una correzione manuale delle informazioni ad essi relative. Sfortunatamente, da qualche tempo a questa parte la determinazione delle geo-coordinate non è più permessa per questioni legali.



    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione Contesto extralinguistico



    Gestione dei dati di ricerca  (Citazione)

    La sempre più repentina diffusione dei metodi digitali ha fatto emergere la questione del trattamento dei cosiddetti “dati di ricerca”. ###Sembra che le idee ad esso connesse facciano riferimento alle relazioni presenti nelle diverse discipline naturali.#### All'interno di queste ultime, infatti, lo scenario spesso profilato prevede che un'enorme mole di dati venga in primo luogo raccolta e successivamente interpretata in testi esplicativi.### Da quest'idea risulta una chiara suddivisione, nella quale solo i dati di misurazione possono essere considerati come ''dati di ricerca''. È possibile che finora sia stata, o sia ancora, consuetudine considerare i dati di ricerca come poco rilevanti e che, per questo motivo, si sia creduto e si creda che essi non vadano conservati a tempo indeterminato. L'obiettivo della gestione dei dati di ricerca, tuttavia, non è quello di conservare a lungo termine solamente i testi interpretativi, bensì anche i ''dati di ricerca'' alla base della loro interpretazione, oltre che di renderli riutilizzabili.

    Il tema della ''gestione dei dati di ricerca'' (FDM) è, ad oggi (2018), fortemente promosso in Germania sia a livello federale che a livello dei singoli Länder, attraverso una serie di progetti di rilievo. Le attività ad esso relative sono state avviate in considerazione della volontà di istituire un cosiddetto European Open Science Cloud (EOSC) a livello europeo. In Germania, il “Rat für Informationsinfrastrukturen" (ita. Consiglio per le infrastrutture dell'informazione scientifica) ha proposto, ad esempio, le seguenti misure a livello interregionale e nazionale: la creazione di un'"Infrastruttura nazionale dei dati di ricerca" (NFDI), l'istituzione del gruppo di lavoro NFDI dell'Unione accademica [NFDI Working Group of the Academic Union | https://www.akademienunion.de/arbeitsgruppen/ehumanities/nfdi-arbeitsgruppe/]] (con particolare attenzione alle scienze umane); e ancora, a partire dal 2016, il progetto interdisciplinare "Generic Research Data Infrastructure" , finanziato dal DFG (GeRDI), i progetti HeFDI ("Hessische Forschungsdateninfrastrukturen”; ita. Infrastrutture di ricerca dell’Assia) ed infine il progetto ["eHumanities – interdisziplinär" | https://www.fdm-bayern.org/]], finanziato dal Ministero della Scienza bavarese.

    La presunta chiara distinzione tra ricerca ed interpretazione di dati o testi, resa possibile, in alcuni validi casi isolati, per le scienze naturali, è, invece, estremamente problematica e discutibile nell'ambito delle scienze umane. In ogni caso, VerbaAlpina non opera una distinzione in questo senso, ma considera tutti i dati raccolti e generati attraverso il progetto come un insieme inscindibilmente intrecciato, le cui singole parti sono tra loro collegate attraverso diversi legami. Ai sensi della ''gestione dei dati di ricerca'', VerbaAlpina dichiara la totalità dei suoi dati digitali distribuiti tra i moduli VA_DB, VA_WEB e VA_MT (ovvero dati linguistici, commenti, voci di glossario, codici informatici e file media ecc.) come dati di ricerca, secondo i principi FAIR e si orienta alle raccomandazioni del RfII (RfII 2016, allegato A, p. A-13). VerbaAlpina possiede lo status di progetto pilota ed è coinvolto nei sopracitati progetti GeRDI e “eHumanities – interdisziplinär”.

    Un aspetto essenziale della gestione dei dati della ricerca è la garanzia di interoperabilità, in quanto sono possibili collegamenti permanenti tra parti di progetti o database. In questo senso, anche i cosiddetti DOIs, i "Digital Object Identifiers", giocano un ruolo importante. Questi rappresentano il prerequisito tecnico per l'indirizzabilità permanente ed indipendente dall'URL degli "oggetti digitali", e possono essere generati per tutti i contenuti elettronici accessibili tramite un URL. In ambito bibliotecario, i DOI sono stati inizialmente utilizzati per l'identificazione persistente di pubblicazioni elettroniche di libri (ad es. https://doi.org/10.5282/ubm/epub.25627) o di interi siti web (ad es. http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.5282/asica). A differenza di questa pratica, la necessità di interoperabilità tra dati sviluppati e gestiti separatamente richiede una gestione molto più ricercata. A questo scopo, VA genera una serie di file accessibili su Internet tramite URL, i quali contengono il materiale linguistico raccolto, raggruppato per tipologie morfo-lessicali, concetti, comunità di origine e singoli documenti. I file sono contraddistinti attraverso gli ID delle rispettive categorie di dati assegnati da VA. I file della categoria "Comuni" sono indicati da una "A" all'inizio del nome del file, "C" indica i concetti e "L", invece, i tipi morfo-lessicali. I numeri ID sono assegnati in maniera automatica da VA e l'accesso a questi dati è possibile tramite l'indirizzo Page:EXPORT].


    L'assegnazione dei DOI viene inizialmente effettuata nell'ambito del progetto "eHumanities – interdisziplinär" dalla Biblioteca Universitaria della LMU, il quale rileva, tra l'altro, i dati nella propria banca dati e, attraverso procedimenti ancora da sviluppare e attraverso l'utilizzo di uno schema di meta-dati adatto, li rende al suo interno ancora più accessibili.

    Si veda anche Normdaten.

    (auct. Sonja Kümmet [UB der LMU] | Stephan Lücke | Julian Schulz [ITG] | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Illustrazione quantificata  (Citazione)

    [Premessa: il seguente articolo si riferisce, in parte, ad alcune funzionalità di VA_WEB ancora in via di sviluppo e, pertanto, non accessibili al pubblico.]

    La mappa interattiva online di VerbaAlpina permette sia una mappatura qualitativa dei dati locali, sia la visualizzazione di dati aggregati in una rappresentazione spaziale degli stessi. L'aggregazione dei dati è sempre orientata alle regioni geografiche. L'utente può, così, scegliere fra un tipo di aggregazione effettuata in base al territorio comunale (un territorio più circoscritto); un tipo di raggruppamento basato sulle cosiddette regioni- NUTS-3 (territorio di mezzo); e, ancora, un ultimo tipo basato sull'area di distribuzione delle tre grandi famiglie linguistiche – germano, romano e slavo – (territorio ad ampio raggio). Esiste, inoltre, la possibilità di definire facoltativamente dei territori comunali come regioni individuali, le quali vanno, poi, ad istituirsi come grandezza di riferimento per il raggruppamento dei dati. Quest'ultima opzione può evitare degli effetti forzati risultanti dalla prospettiva di un'aggregazione orientata ed impostata sulle aree amministrative  - e così, dal punto di vista linguistico, non concernente la materia – di territori comunali o delle regioni-NUTS-3. Nel caso specifico, il procedimento corrispondente non può che essere di tipo euristico; l'utente ha, tuttavia, la possibilità di mettere sensatamente insieme le varie coerenze regionali, oltre alla possibilità di commentarle, riutilizzarle e metterle a disposizione del pubblico.

    Riguardo le regioni o superfici selezionate, vengono, poi, aggregati tutti i dati qualitativi scelti fino all'attivazione della presentazione quantificata. Sia la grandezza che la colorazione di singoli simboli cartografici sono correlate al numero di ciascun singolo dato qualitativo legato ad un simbolo. Il valore massimo aritmetico che sta alla base, al raggiungimento del quale un simbolo ottiene la propria massima grandezza e colorazione, corrisponde, di norma, al numero più alto di dati aggregati che appare in una delle superfici, ossia regioni, selezionate. Tale valore massimo di referenza può essere convertito nel numero totale dei dati singoli aggregati, operazione che porta ad una diversa illustrazione cartografica.

    In una quantificazione attivata, possono essere utilizzati dati qualitativi corrispondenti al calcolo delle quantità attraverso una disattivazione di singoli appunti di lista in un'interpretazione cartografica. Inoltre, è possibile aggiungerne altri attraverso un'ulteriore selezione.

    Accanto alla quantificazione sullo sfondo di una carta georeferenziata che mostri la reale demarcazione dei confini, VerbaAlpina permette anche la presentazione di dati quantificati su una cosiddetta carta ''a nido d'ape''. L'esempio che riporteremo è dato da una grafica di Wikipedia che visualizza i generali risultati delle elezioni in Gran Bretagna del 2015: prima di tutto, verrà mostrata una carta la cui fedeltà si riferisce a precisi punti, lunghezze ed angolature (in seguito denominata "carta geografica"), con i risultati dell'elezioni nelle singole circoscrizioni; a seguire, invece, verrà mostrata l'illustrazione della carta a nido d'ape in cui ogni circoscrizione viene resa tramite un esagono dalle proporzioni e grandezze identiche a quelle degli altri esagoni.




    Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/2015UKElectionMap.svg (visitato il 03.11.2016)




    Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cd/2015_UK_general_election_constituency_map.svg (visitato il 03.11.2016)

    Il confronto dei due tipi cartografici ne evidenzia i relativi vantaggi e svantaggi. La carta a nido d'ape potrebbe presentare delle inesattezze geografiche o, addirittura, delle informazioni sbagliate: nel distretto di Greater London, ad esempio, un favo isolato in rosso è circondato da diversi altri favi blu – cosa apparentemente non riscontrabile nella carta geografica. La carta a nido d'ape ha, però, il vantaggio di visualizzare al meglio le proporzioni numeriche reali tra i singoli colori, in quanto un grande numero di sezioni elettorali con una misura di superficie molto piccola viene percepito dall'osservazione sulla carta geografica come subordinato, nonostante il valore politico sia allo stesso livello delle sezioni elettorali con una misura di superficie grande. Così, i due tipi cartografici si completano a vicenda, ed il valore aggiunto consiste nell'effettiva possibilità di poter consultare entrambe le carte e di confrontarne i risultati.

    La carta a nido d'ape di VerbaAlpina si distingue, inoltre, per la possibilità di illustrare tutte le comunità politiche del territorio alpino attraverso esagoni tra loro identici in grandezza: in questo modo, si cerca di mantenere, almeno approssimativamente, una certa logicità geografica. Il calcolo della colorazione dei singoli esagoni avviene secondo lo stesso procedimento poc'anzi descritto per la carta punto-simbolo. Il vantaggio di una tale carta a nido d'ape rispetto ad una semplice colorazione di territori comunali su una carta geografica, consiste nel fatto che, così facendo, vengono repressi degli eventuali effetti suggestivi tramite la grandezza dei territori comunali, molto differenti tra loro.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Monika Hausmann)

    Tags: Tecnologia dell'informazione Pagina Web



    Informante  (Citazione)

    VerbaAlpina intende il termine informante in maniera tecnica, in quanto esso indica due entità diverse a seconda della fonte dalla quale il dato viene estrapolato: negli atlanti, ad esempio, tutti i dati linguistici vengono solitamente ricondotti al parlante stesso in modo trasparente; nella banca-dati, questi informanti sono, invece, identificabili attraverso un numero individuale (id). Nel secondo caso, inoltre, gli informanti possono essere ''cronoreferenziati'' attraverso l'anno di rilevamento, e ''georeferenziati'' attraverso il luogo del rilevamento, cosa che, di norma, non è possibile nel caso di vocabolari georeferenziabili in cui è impossibile identificare dei parlanti concreti. Per motivi tecnici dovuti alla banca-dati, anche ad ogni fonte di questo genere viene attributo un numero di identificazione individuale, come se si trattasse di un particolare informante. Ciascun informante è, infine, assegnato ad una famiglia linguistica; quest'assegnazione inerente alla lingua viene, inoltre, automaticamente attribuita a tutti i dati linguistici ricollegabili allo stesso.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Iscrizioni retiche  (Citazione)

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche all'interno dell'area di studio di VerbaAlpina considera le Alpi come una sorta di barriera, in quanto esse separano grosso modo l'area di lingua tedesca (a nord) dalle aree di lingua romanza e slava (a sud) (Link). L'Alto Adige, territorio in cui sono parlati diversi dialetti bavaresi, si estende verso sud sulla cresta principale delle Alpi e rappresenta quasi un particolare caso a sé stante. Tuttavia, dal punto di vista storico, questa "visione" risulta essere fuorviante: anche le più antiche testimonianze linguistiche, ovvero le iscrizioni di epoca preromana, sono, infatti, rese in un alfabeto in gran parte identico nelle diverse aree in questione:


    (Fonte)

    La distribuzione dei cosiddetti ''testi retici'' si diffonde dalle Alpi settentrionali (Steinberg am Rofan, vicino al lago Achensee) fino a Padova, e può essere compresa solo tenendo in considerazione il contesto culturale che attraversa le Alpi: rätische_inschrftn Con questo alfabeto sono stati scritti grosso modo anche documenti della lingua etrusca: si tratta, ovviamente, di un greco antico occidentale scripture. Sebbene il valore fonetico di questi caratteri sia ragionevolmente chiaro, il significato dei testi non è stato ancora decifrato. Non è ancora chiaro, ad esempio, se l'antico nome Raetii ''Reti'' debba essere inteso nel senso di una specifica comunità culturale e/o linguistica, o come termine collettivo indicante gruppi etnici alpini molto diversi tra loro (cfr. Rageth 2012). In ogni caso, si può constatare come l'area di distribuzione delle iscrizioni citate non coincida affatto con la provincia romana della Raetia. Lo stesso vale per la cultura di Fritzens-Sanzeno, identificata dagli archeologi come prevalentemente "retica": la caratteristica lavorazione della terracotta non è, infatti, presente nella parte occidentale dell'attuale cantone dei Grigioni, sebbene queste aree appartenessero alla Rezia, nonostante fossero, d'altra parte, protette in diversi punti dalla provincia orientale di Norico (cfr. Lang 1992, Rageth 1992, Marzatico 1992).



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc)



    Lingua  (Citazione)

    Il template di questo portale sarà disponibile in diverse lingue standard, ovvero (in ordine alfabetico) in francese, inglese, italiano, romancio (rumantsch grischun), sloveno e tedesco. Nel caso del tedesco, i testi conterranno varianti standard svizzere e austriache a seconda dell'autore/autrice. Indipendentemente dalla lingua scelta l'utente ha sempre accesso a tutti i materiali linguistici in tutti i dialetti e tutte le lingue rilevati.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Metadati  (Citazione)

    Quando ci si occupa di dati è bene delineare la differenza che intercorre tra dati primari e metadati. Questi ultimi si caratterizzano, infatti, come dati che descrivono i dati primari. Al posto del termine "metadati" possono anche essere impiegati i termini "attributi" o "caratteristiche", dal medesimo significato. Nel corso della modellazione dei dati, si stabilisce da quali ''metadati'' i dati primari debbano o possano essere descritti. La categoria "metadati" si suddivide ulteriormente in singole sottocategorie di metadati. Per ogni categoria di metadati sono definiti i valori ammessi.

    Per concretizzare questo concetto, ci serviremo di un esempio. Ammettiamo che i dati primari indichino delle persone. Ogni persona è descritta attraverso il suo cognome, il suo nome, il luogo e la data di nascita così come il colore degli occhi. I valori ammissibili possono, dunque, essere descritti come segue:

    Cognome: catena di caratteri composta da lettere;
    Nome: catena di caratteri composta da lettere;
    Luogo di nascita: catena di caratteri composta da lettere;
    Data di nascita: data nella forma JJJJ-MM-TT;
    Colore degli occhi: un valore della lista "marrone, verde, blu".

    La somma di ogni valore delle diverse categorie di metadati dovrebbe permettere di descrivere univocamente la persona in questione. Nel momento in cui ci si dovesse trovare di fronte ad una duplicità nell'insieme di dati, ossia nel caso in cui due individui dispongano di valori completamente identici in tutte le categorie di metadati, lo schema di metadati dovrà essere considerato come inadeguato e, di conseguenza, modificato.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Modellazione dei dati  (Citazione)

    Con l'espressione ''modellazione dei dati'' VerbaAlpina intende lo sviluppo teorico di una struttura di materiale inizialmente non strutturato. Si tratta, essenzialmente, della definizione delle cosiddette entità, ovvero una classe di singoli elementi digitali, accomunati da un particolare tipo e un particolare numero di attributi (=caratteristiche). Solo ed esclusivamente questi attributi sono rilevanti per la definizione del contenuto e della funzione degli elementi.. Nel corso della modellazione dei dati viene effettuata anche la definizione delle relazioni tra le diverse entità.
    La modellazione dei dati deve essere differenziata dalla strutturazione dei dati e dal formato dei dati. La strutturazione dei dati rappresenta l'applicazione concreta del modello teorico a una banca dati come risultato di una rappresentazione strutturata di dati, sotto forma di una o più tabelle. Una banca dati strutturata può, a sua volta, essere raffigurata attraverso diversi formati di dati (ad esempio, nella forma tabulare = formato di dati relazionale, formato XML e così via). Spesso la trasformazione dall'uno all'altro formato è possibile.

    Si veda anche il modello relazionale.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Modello relazionale  (Citazione)

    Il modello relazionale organizza informazioni sotto forma di una o più tabelle. Questa denominazione deriva dal fatto che, nel linguaggio tecnico, le tabelle sono designate anche come "relazioni". Le righe di una tabella vengono anche chiamate "record" o "tupla"; le colonne si chiamano, invece, anche "caselle", "attributi" o "campi dato". Una tabella può consistere, almeno in teoria, di un numero illimitato di righe e colonne. Una tabella già esistente può, inoltre, essere allargata in qualsiasi momento, sia tramite l'aggiunta di nuove righe che di nuove colonne. Una ''collezione'' di più tabelle può essere designata come ''database''. Per la gestione di un tale assortimento di tabelle o database, sono impiegati i cosiddetti sistemi di gestione di banca-dati, come, per esempio, MySQL oppure PostgreSQL. L'amministrazione dei dati, così come anche la loro analisi, avviene per mezzo di un linguaggio formale specifico, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), sviluppato, in particolar modo, per l'impiego di dati in formato relazionale. Questo linguaggio esiste, tra l'altro, in una versione standardizzata dall'ISO (Wikipedia).
    Esistono regole proprie per la rappresentazione di informazioni nel modello relazionale (per esempio, la cosiddetta normalizzazione). Allo stesso tempo, la scelta concreta della modellazione dipende dall'applicazione, e l'adempimento di certe regole di modellazione esistenti rappresenta, in certi casi, un ostacolo dalla prospettiva della usability e dalla performance. In pratica, ogni modellazione di dati rappresenta un compromesso tra i vantaggi delle regole teoriche, delle esigenze tecniche e della usability. Un modello di dati scelto può, infine, essere cambiato in qualsiasi momento ed essere adattato alle diverse, mutate esigenze del progetto.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Moduli  (Citazione)

    Si veda Controllo versione.

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Notazione  (Citazione)

    Nei contributi sotto forma di testo, vengono regolarmente utilizzati i seguenti principi di notazioni: le forme linguistiche (esempi di attestazioni) vengono trascritte in corsivo; il loro significato viene indicato da virgolette singole, per esempio: deu. Käse 'formaggio'. I concetti (realtà extralinguistiche) vengono trascritti con delle lettere maiuscole.
    La differenza tra significato linguistico e concetto è importante nei casi in cui non esista una parola per certi concetti in singole lingue/singoli dialetti, come nel caso di FORMAGGIO RICAVATO DAL LIQUIDO RIMASTO DOPO LA SECONDA ROTTURA DELLA MASSA SOLIDA. Tale concetto è espresso in modi diversi, a seconda della lingua in questione: se in tedesco standard manca, ad esempio, una parola per riferirsi ad esso, in italiano questo concetto è espresso dalla parola ricotta; in fra. da sérac; in alemannico da Ziger ecc.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Pagina Web



    Onomastica  (Citazione)

    Specie nella toponomastica, i risultati onomastici sono di fondamentale importanza per la valutazione di una continuità d'insediamento che sia sopravvissuta al cambio di lingua (si cfr., riguardo la zona alpina, già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Bisogna distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche dalle lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", 'quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi', come espresse Steub 1867, 142), e mettere allo scoperto queste forme significa osservare le regolarità della fonetica storica, ma, allo stesso tempo, c'è da aspettarsi molteplici eccezioni, spesso dovute a ''rimotivazioni'' dell'etimologia popolare; dall'altro lato ci sono, invece, delle denominazioni che la dicono tutta sulla provenienza dei parlanti delle lingue di sostrato, come, per esempio, accade con i nomi alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il classico lavoro di Ernst Schwarz 1970). Il procedimento può avvenire da due prospettive opposte, ossia cercando corrispondenze più recenti o attuali da attestazioni antiche (in itinerari o su pietre miliari ecc.); o, viceversa, identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
    La prima prospettiva è senza dubbio più facile a motivo della limitata quantità di dati d'input; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; esso può anche essere analizzato sistematicamente. Ben più impegnativa ma anche considerevolmente maggiormente ''rivelatrice'' è la prospettiva che guarda al passato: qui mancano, tuttavia, le condizioni per un lavoro efficace su uno spazio molto ampio; molte aree non sono state esplorate onomasticamente in quanto mancano sia le varianti dialettali recenti, sia le attestazioni più antiche. A questo proposito, però, in Svizzera è stato avviato il promettente lavoro dal nome ortsnamen.ch, grazie al portale onomastico svizzero.
    Oltre i toponimi che si riferiscono ai diversi insediamenti, è importante la documentazione dei microtoponimi (per esempio di montagne e alpi), in quanto questa permette di operare delle deduzioni riguardo all'uso continuativo del territorio. A questo proposito, si osservi il seguente esempio, anche se pionieristico: nel suo importante lavoro sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni tirolesi e salisburghesi ad essa adiacenti, Franz Weindauer 2014 scrive quanto segue, riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: 'il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha ancora una volta rilevato che le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono plausibili indicazioni circa la presenza di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte, in primo luogo, il territorio intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il territorio orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche, ad esempio, la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg'.). La diffusione dei luoghi dei ritrovamenti archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico a livello superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi, e dove non è stato ritrovato – ad oggi – alcun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a pochi chilometri di distanza:
    * la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spa.. verano 'estate', come anche la galleria della Vereina nella Bassa Engadina;
    * la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap, con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
    * la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
    * il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu, con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
    * la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
    * il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla menzionata variante della Simmental.
    Un'analisi accurata riuscirebbe ad estrarne molti di più. Si osservi, inoltre, la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e, probabilmente, anche per un processo di acculturazione. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpenraum hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt" (traduzione: Il contadino alemannico e baiuvaro, il quale fa di tutto per trarre frutto dal suolo recentemente occupato, stabilisce un collegamento con i romani che lavorano nelle sue stesse dure condizioni. La coesistenza di antichi toponimi romani e di toponimi tedeschi più recenti dimostra, in maniera evidente, che qui non si svolse alcuna lotta nazionale. Al contrario, essi coesistono gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. All'invasione degli Alemanni e dei Baiuvari nelle Alpi retiche-noriche non seguì alcuna distruzione culturale.)

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Orrizonte epistemico  (Citazione)

    Le informazioni offerte da questo portale si articolano su tre diverse dimensioni:

    (1) sulla realtà extralinguistica ('cose');
    (2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari;
    (3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

    Il trattamento separato di (2) e (3) è di fondamentale importanza, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (ossia, non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese non esiste una parola indicante il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac); mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto potrebbe apparire a prima vista: è, infatti, possibile trovare, a volte, delle espressioni con status semiotico incerto, in quanto dai dati non risulta se si tratti di denominazioni di concetti o, piuttosto, di nomi per cose; è questo il caso in cui il parlante chiami un certo pascolo montano – magari quello che lui stesso occupa – con il nome generico di munt, letteramente 'monte', o pastüra 'pascolo'.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Polirematiche  (Citazione)

    Per VerbaAlpina, il termine "polirematiche" indica una sequenza specifica di singole parole (tokens) le quali, insieme, rimandano ad un concetto preciso o anche a concetti diversi. Così, per esempio, in val Gardena (AIS 1192_1, 312) il concetto Concetto ALMHÜTTE viene chiamato casa da fuoco (ʧˌaz dɑ fˈuɑk); in altri dialetti (nell'Engadina, in Ticino ed altri) questa composizione denomina il concetto di KÜCHE 'cucina'.

    Dal punto di vista informatico, sorge, qui, il problema di un'associazione di concetti a più strati, da illustrare in un modello relazionale di dati: oltre al significato delle parole polirematiche, le parole singole possiedono significati propri che permettono di vedere la motivazione alla base della produzione delle polirematiche. Per considerare questa particolarità, nella banca dati di VerbaAlpina vengono usati i cosiddetti ''gruppi di token''. Qui, un'attestazione che consiste di più parole singole viene separata ed i suoi componenti vengono deposti nella tabella ''tokens''. Ciascuno di questi fa riferimento ad una stessa voce nella tabella ''gruppi token'' e, in più, memorizza la sua posizione nel gruppo token (primo, secondo posto ecc.): è, così, possibile ricostruire le polirematiche tramite i singoli token. Di conseguenza, una memorizzazione esplicita delle polirematiche non è necessaria; nella tabella ''gruppi token'' vengono collocate solo ulteriori informazioni (a parte l'ID del gruppo token), che non sono ricostruibili in base ai singoli token, come, ad esempio, il genere del gruppo.

    Un'associazione di concetti viene effettuata sia a livello dei singoli token che a livello dei gruppi di token. In base all'esempio sopra riportato esistono, così, tre stesure nella tabella token, alle quali sono assegnati diversi concetti:



    L'assegnazione di concetti alle componenti avviene con l'aiuto dei dizionari. Ad ogni concetto subordinato viene connessa l'annotazione più frequente del dizionario. Dato che i concetti subordinati non sono stati consultati, è possibile che essi, in parte, non corrispondano alla realtà.

    Esiste, inoltre, un'indicazione nella tabella ''gruppi token'' con una propria connessione al concetto:



    Nell'illustrazione cartografica, i tokens e i gruppi token vengono considerati di pari livello sulla superficie di VerbaAlpina, così la ricerca del concetto ALMHÜTTE mostra sia gruppi di token che tokens collegati allo stesso. Anche le singole parole attestate solo come una parte di una parola polirematica vengono conformemente indicate.

    (auct. Stephan Lücke | Florian Zacherl – trad. Monika Hausmann)

    Tags: Linguistica



    Principi FAIR  (Citazione)

    Un gran numero di scienziati provenienti da diversi Paesi ha pubblicato nel 2016 sulla rivista Nature un articolo sulla formulazione di linee guida per la gestione dei dati di ricerca (Wilkinson, M. D. et al. The FAIR Guiding Principles for scientific data management and stewardship. Sci. Data 3:160018 doi: 10.1038/dati.2016.18 (2016). 🔗). Le idee presentate in questa pubblicazione si riferiscono ad un workshop dal titolo Jointly designing a data FAIRPORT, svoltosi nel gennaio del 2014 presso il Lorentz Center dell'Università di Leiden, nei Paesi Bassi.

    Nel frattempo, le idee riassunte nell'acronimo FAIR si sono affermate come punto di orientamento nell'attuale dibattito sul corretto trattamento dei dati di ricerca. Questa tendenza è emersa chiaramente durante l'incontro del progetto GeRDI, avvenuto nell'ottobre 2018; cfr. anche FAIRGROUP della Community FORCE11).

    L'acronimo FAIR riassume quattro postulati centrali, in parte interdipendenti, su cui dovrebbero basarsi il trattamento dei dati di ricerca (🔗):

    • F — Findable
    • A — Accessible
    • I — Interoperable
    • R — Reusable

    Questi quattro termini centrali comportano implicitamente una serie di conseguenze per la gestione dei dati digitali di ricerca.

    Affinché i dati siano reperibili, dovrebbe esistere almeno un portale centrale attraverso il quale sia possibile avviare la ricerca. Sarebbe utile incorporare la documentazione dei dati di ricerca all'interno dei cataloghi delle biblioteche già creati da diverso tempo (si tratta essenzialmente del loro contenuto e del loro luogo di conservazione). I concetti che implicherebbero una ricerca in luoghi diversi sarebbero, invece, da evitare.

    Per essere trovati, e, dunque, reperibili, i dati devono essere fisicamente esistenti. Non si tratta tanto di una questione di realizzazione tecnica, che può essere, ad esempio, operata da centri informatici già esistenti, quanto, piuttosto, di una responsabilità istituzionale. Le biblioteche sono da considerarsi gli enti adeguati all'adempimento di questo compito, in quanto, per la loro storia, svolgono il ruolo di ''custodi del sapere'', oltre che per la loro prospettiva di conservazione dei dati a lungo termine. Esse dovrebbero, dunque, assumersi la responsabilità della conservazione sostenibile dei dati digitali. In che modo ciò avvenga – sia che le biblioteche costituiscano propri repositori o che amministrino quelli forniti dai centri informativi – non è di vitale importanza e può essere gestito singolarmente, caso per caso.

    Un ruolo di grande importanza ricoprono, invece, l'ideazione e l'assegnazione dei metadati, attraverso i quali devono essere resi disponibili i dati della ricerca vera e propria. Risulta indispensabile utilizzare almeno uno schema di metadati gerarchicamente strutturato e vincolante che permetta una categorizzazione dei contenuti dei dati di ricerca memorizzati con l'integrazione di vocabolari controllati. Per il momento, VerbaAlpina ha deciso di orientarsi verso il Datacite-Schema, un sistema ampiamente utilizzato e scelto anche dalla biblioteca universitaria della LMU. L'utilizzo di diversi schemi di metadati concorrenti sarebbe possibile, ma risulterebbe sensato solo nel momento in cui essi venissero creati in modo coerente per tutti i dati di ricerca raccolti. Gli schemi di metadati specifici subordinati possono rappresentare un'integrazione significativa per gli schemi di metadati di livello superiore.

    Il termine "accessible" indica la possibilità di accedere ai dati senza limitazioni di tipo legale, come invece accade con il Copyright. Questo punto è meno influenzato da coloro che raccolgono o producono i dati. Oltre al diritto d'autore, durante la raccolta dei dati deve essere spesso osservata la protezione dei diritti personali. La domanda di accessibilità punta a garantire che tutti i dati generalmente non soggetti a restrizioni legali non siano resi protetti da tali restrizioni da parte degli stessi produttori dei dati. Concretamente, ciò significa innanzitutto rinunciare al diritto d'autore e utilizzare un modello di licenza conforme alle condizioni del libero accesso. L'utilizzo delle licenze Creative Commons (CC) è molto diffuso in ambito scientifico, sebbene non tutte soddisfino i criteri per il libero accesso. In particolare, il divieto di uso per scopi commerciali, che può far parte di una licenza CC, viola il concetto di libero accesso. Il motivo è che quasi tutti gli usi dei dati possono essere considerati come "uso commerciale" in determinate circostanze, e, dal punto di vista giuridico, è praticamente impossibile tracciare una linea di demarcazione chiara a riguardo (si veda anche l'articolo "Licenze").

    Così come la reperibilità dei dati, anche l'interoperabilità consiste in due aspetti, uno tecnico e uno teorico-organizzativo. Spesso è necessaria una granulazione logica e libera dei dati, al fine di poter collegare con successo tra loro gli stock dei dati e per consentire le relazioni tra gli stessi. In tale contesto, i cosiddetti "Dati standard" ricoprono un ruolo centrale: essi rappresentano categorie concettuali ben definite e idealmente standardizzate, le cui singole istanze (oggetti digitali) sono distinte in relazione a un tipo e a un numero di proprietà chiaramente definiti. L'assegnazione di identificatori numerici o alfanumerici ("ID"s) ai singoli oggetti di una categoria concettuale consente il riferimento univoco agli oggetti. La granulazione degli stock di dati lungo i confini delle categorie e delle loro singole istanze/dei loro singoli oggetti, in combinazione con l'uso di identificatori specifici, consente, quindi, di collegare insiemi di dati separati con contenuto congruente. Tuttavia, un vero valore aggiunto si ottiene solo quando è anche tecnicamente possibile fare riferimento diretto ai singoli oggetti e, dunque, spostarsi da un database all'altro in un solo click. Ciò è possibile solo tramite l'assegnazione di un proprio URL ad ogni singolo dato ("Granum"). Ai fini della sostenibilità, ad ogni URL deve, inoltre, essere assegnato anche un DOI.

    Il riutilizzo degli stock di dati è il risultato finale di un'attenta osservazione ed una conseguente attuazione dei tre postulati precedenti.

    VerbaAlpina si impegna a conformare tutte le procedure e i regolamenti relativi ai dati con i principi FAIR. Thomas Krefeld considera questo impegno come la base fondamentale dell'etica nella ricerca all'interno dell'informatica umanistica (Thomas Krefeld [2018]: Linguistische Theorien im Rahmen der digital humanities. Korpus im Text. Version 2 (05.11.2018, 11:35). Absatz 4. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=28010&v=2#p:4.). La cooperazione con la biblioteca universitaria della LMU e con il progetto finanziato dal DFG GeRDI, attualmente realizzato nell'ambito del progetto e-humanities – interdisziplinär, permette la reperibilità dei dati. In particolare, il database centrale del Modulo VA_DB è dotato dei metadati di quella versione e trasferito alla biblioteca universitaria della LMU in varie forme, dove è memorizzato nell'Open-Data-Repositorium. I metadati, per lo meno, sono poi incorporati nell'indice attualmente in fase di creazione nell'ambito del progetto GeRDI. L'obiettivo è quello di rendere accessibili i dati raccolti ed elaborati da VerbaAlpina attraverso il catalogo della biblioteca universitaria e anche attraverso il portale di ricerca del progetto GeRDI, ancora in fase di sviluppo. Tutti i dati gestiti da VerbaAlpina saranno, per quanto possibile, inseriti in una licenza Creative Commons in libero accesso (fino alla versione 18/1 CC BY SA 3.0, dalla versione 18/2 CC BY SA 4.0). L'interoperabilità si ottiene da un lato attraverso la granulazione dello stock di dati, che si basa anche sul concetto di norme standard, collegando i dati standard esistenti con il materiale di VerbaAlpina. Questo è possibile, ad esempio, con dati geografici come le unità politiche, che rappresentano il sistema di riferimento geografico centrale di VerbaAlpina. Per le categorie di dati "Tipi morfolessicali" e "concetto", centrali per VerbaAlina, sono esistenti, solo in parte, dati standard ai quali i dati VerbaAlpina potrebbero essere correlati. In questi casi, il progetto si sforza di creare, in collaborazione con istituzioni predestinate come la Biblioteca Nazionale Tedesca (DNB), dei dati standard o delle categorie di dati standard corrispondenti. Al fine di soddisfare i requisiti tecnici per un'efficiente interoperabilità, il materiale centrale dei dati lessicali viene memorizzato in un gran numero di piccoli file, ai quali è possibile accedere tramite DOI individuali su Open Data LMU. Inoltre, ad ogni singolo file è allegato un file di metadati in formato Datacite, che nella sua interezza permette di trovare i singoli file attraverso il catalogo della biblioteca.



    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

    Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto, i tipi di base costituiscono il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzarne una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
    1. Prima di tutto, le voci alpine sono di particolare interesse; il loro insieme forma – per così dire – un ideale tipo astratto a cui i singoli dialetti locali si avvicinano. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata alla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
    2. Quindi, verrà mappato il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento (secondo il modello dell'ASD), comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento comune.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



    Pubblicazione  (Citazione)

    La diretta pubblicazione di risultati, indipendente dalle case editrici, è parte integrante di VerbaAlpina. Non tutto ciò che è chiamato pubblicazione serve alla PUBBLICAZIONE. Il mezzo tradizionale della stampa ha come risultato il contrario dello scopo per il quale è stato inventato: essa sottrae, infatti, al pubblico delle informazioni che dovrebbero, invece, essere offerte e diffuse su larga scala, visto il sostegno che la ricerca riceve attraverso i fondi pubblici. Tali informazioni potrebbero, inoltre, essere fornite facilmente al pubblico, utilizzando i nuovi media. Le tirature di carta di 200 o 300 copie, solitamente impiegate nelle pubblicazioni scientifiche, non creano un 'pubblico' inclusivo, bensì una sfera privata ed esclusiva. Se pensiamo all'ampia disponibilità delle tecnologie dell'informazione, non esiste nessuna ragione plausibile per una preferenza della stampa come mezzo di diffusione del sapere o, addirittura, per una sua elevazione a soluzione assoluta. Viene da chiedersi – al contrario – perché gli scienziati dovrebbero appoggiare proprio la creazione di media che sistematicamente limitano la diffusione dei propri preziosi dati di ricerca.
    In certe discipline (e ciò vale, a quanto ci risulta, anche per l'informatica) si sta persino avviando una tendenza che rende assurde le possibilità tecniche create proprio dai nuovi media: nonostante sarebbe molto più facile concedere un accesso aperto a informazioni e testi, infatti, succede, ormai, l'esatto contrario: si concede un accesso solo tramite pagamento. Tale consuetudine rappresenta sicuramente un ulteriore passo indietro rispetto alla pubblicazione su carta tradizionale, da noi stessi messa in discussione. A questo proposito vogliamo, allora, insistere sull'urgenza dell'evitare tali sviluppi, che possono già essere osservati pure nelle scienze umane.
    Si noti, tuttavia, che perfino il senso dell'espressione 'pubblicazione' ha subito una modifica. In senso stretto, la documentazione di dati su internet può già essere considerata come una forma di pubblicazione. Oltre a ciò, VerbaAlpina è pensato anche come strumento per la pubblicazione di testi relativi al progetto. A questo scopo sono previsti essenzialmente tre formati:
    1. I termini ed i problemi centrali dai punti di vista teorico e/o metodologico vengono descritti in modo conciso sotto il tab Metodologia.
    2. Gli studi che analizzano i risultati del progetto in dettaglio, così come le discussioni teoriche o metodologiche, possono essere inseriti nella sezione Pubblicazioni .
    3. I commenti a singoli tipi linguistici vengono aperti attraverso un button 'i' nella legenda della carta. Possono essere inseriti anche molto facilmente da collaboratori del progetto o anche da persone esterne.


    Funzione di commento accessibile tramite la legenda della carta.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

    Tags: Ambiti di funzione



    Pubblico  (Citazione)

    Si veda Pubblicazione

    Tags: Pagina Web



    Punti di rilevamento  (Citazione)

    I nomi dei punti di rilevamento vengono assunti secondo la fonte di riferimento, sebbene nella scrittura originale possano essere presenti degli errori di ortografia. Qualora due punti di rilevamento diversi dovessero presentare lo stesso nome, si procede aggiungendo la denominazione aggiuntiva locale (se presente e necessaria), come nei seguenti esempi: Brixen im Thale, St. Johann in Tirol. Le specificazioni sono presenti soprattutto in Austria e risultano essere molto utili nella distinzione dei diversi punti di rilevamento.
    Molto spesso, tuttavia, i piccoli borghi non dispongono di denominazioni aggiuntive locali. In questi casi, dopo il nome del punto di rilevamento si inserisce il nome del comune al quale la località in questione appartiene, come, ad esempio, nel caso di St. Magdalena (Gries), St. Magdalena (Villnöss).

    (auct. Mona Neumeier – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Linguistica



    Raggruppare e classificare  (Citazione)

    Le categorie che possono essere selezionate nella ''carta interattiva'' mostrano già numerose espressioni linguistiche. Così, la ricerca del ''concetto'' BURRO dà, per esempio, un risultato di 1748 attestazioni. Per questo, la piattaforma permette di raggruppare e classificare tutte le espressioni rilevanti secondo criteri diversi: cfr. concetto BURRO

    Una selezione secondo tipi di base illustra le aree di diffusione che superano i confini di lingua. Ecco un esempio del tipo romanzo butyru(m) nell'area germanofona, e il tipo tecesco Schmalz nell'area romanza: Cfr. Carta

    Un'opzione corrispondente esiste anche per la ricerca di tipi morfo-lessicali; la classificazione secondo il criterio ''concetto'' è interessante indipendentemente dall'area linguistica considerata, perché mostra la polisemia di ogni espressione (cfr. tipo morfo-lessicale malga).

    Come risultato vengono visualizzati i significati seguenti, tra di loro in relazione chiaramente metonimica: Cfr. Carta Polisemia del tipo morfo-lessicale.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Referente  (Citazione)

    Nel triangolo delle categorie linguistiche "denominazione" – "concetto" – "referente", categorie che rimandano le une alle altre, il referente indica la fondatezza di un concetto che, per sua natura, è, invece, sempre astratto. In altre parole, il referente indica una cosa concreta, individuale. I referenti che appaiono nei materiali trattati da VerbaAlpina permettono per lo più la rappresentazione figurata come disegno oppure fotografia. Rispetto alle denominazioni e ai concetti, i referenti sono per VerbaAlpina d'importanza secondaria. Alcune rappresentazioni dei referenti, il più delle volte fotografie, saranno impiegate soprattutto nell'ambito del crowdsourcing come 'ausili' per rendere i referenti più facilmente comprensibili per gli informanti, visto che le descrizioni dei concetti risultano, a volte, necessariamente complicate.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Regole di trascrizione  (Citazione)


    Caratteri di base


    Carattere Descrizione Beta Code Commento
    α
    Greek alphaa1
    ɒ
    mirror-inverted aa2
    æ
    ligature aea3
    β
    Greek betab1
    ƀ
    crossed out bb2
    χ
    Greek Chic1
    ҁ
    sign for glottis closurec2
    c
    crossed out cc3
    ɕ
    c4
    δ
    Greek deltad1
    đ
    crossed out dd2
    ð
    ethd3
    ə
    schwae1
    tick to the left of the ee2
    ε
    Greek epsilone3
    φ
    Greek Phif1
    ƒ
    labiodental fortisf2
    ɣ
    Greek gammag1
    open g on the rightg2
    g with bottom lineg3
    ʔ
    glottal beatg4
    ɥ
    h1
    i with slanted linei1
    ı
    i without doti2
    ɨ
    i with horizontal linei3
    ɪ
    i4
    ɟ
    j1
    ł
    crossed out ll1
    l with strongly curved linel2
    l with two curved linesl3
    λ
    Lambdal4
    ʎ
    l5
    ɱ
    m1
    ɳ
    sign for velar "n" (German: kling)n1
    ŋ
    velar nasalsn2
    ɲ
    n3
    œ
    ligature oeo1
    ɔ
    open o on the lefto2
    ơ
    o with tick at the upper right margino3
    ǫ
    o with ogoneko4
    ø
    o with diagonal lineo5
    ω
    Greek omegao6
    π
    the number Pip1
    þ
    thornp2
    q with horizontal lineq1
    ʀ
    Upper case letter R at the height of a lower case letterr1
    ɹ
    r2
    ɾ
    r3
    ʃ
    Eshs1
    s with diagonal stroke lefts2
    ʂ
    s3
    ϑ
    Greek thetat1
    Stronger curved uu1
    ʊ
    u2
    ʒ
    Ezhz1
    ʑ
    z2

    Diacritici


    Carattere Descrizione Beta Code Commento Esempio
    dot under base character?s?
    ė
    dot above base character?1e?1
    ä
    two dots above base character:a:
    two dots under base character:1u:1
    tick open to the right under base character(o(
    two ticks open to the right under base character(1e(1
    semicircle open to the left (spiritus lenis) above base character)r)
    semicircle open to the left under base character)1o)1
    ç
    cedilla)2c(2
    ó
    acute on base character/o/
    double acute on base character/2o/2
    à
    gravis on base character</td>a</td>
    double gravis on base character\2a\2
    gravis with dot at the upper end on base character\3u\3
    ā
    horizontal line above base character-minus sign -a-
    ā̄
    two horizontal lines above base character-2minus sign -a-2
    horizontal line under base character_underscore_n_
    Double horizontal line under base character_1n_1
    tilde ABOVE base character~e~
    stronger curved tilde ABOVE base character~1
    tilde UNDER base character+e+
    semicircle opened to the TOP ABOVE base character!a!
    semicircle opened to the BOTTOM ABOVE base character%a%
    semicircle opened to the BOTTOM UNDER base character@a@
    semicircle opened to the TOP UNDER base character@1k@1
    circle ABOVE base character|u|
    circle UNDER base character&s&
    vertical line under base character$e$
    hacek^g^
    ĝ
    circumflex^1g^1
    "circumflex" under base character^2o^2
    "hacek" under base character^3d^3
    u
    infinity symbol above base character"u"
    "greater-than symbol" above base character>n>
    cross under base character*a*
    cross above base sign*1a*1
    g’
    apostrophe after base character'on the #-keyg'
    inverted apostrophe after base character'1on the #-keya'1
    elevated vertical line after base character'2on the #-keyg'2
    tick after base character=k=
    superscript number after base character\<n>0mask number with \ and put 0 after itc\20
    IPA length character:2a:2
    half IPA length character:3a:3
    ᵃb
    base character above the baseline0a0b
    base character on the baseline, smaller than all other characters8n8d
    ᵢn
    base character below the baseline9i9n
    upper or lower diacritics in brackets[<d>]Diacritic in brackets between square bracketsu[:] bzw. e[?]
    base character above base character{<z>}elevated base character between bracesa{o}
    base character below base character{1<z>}a{1o}

    Caratteri particolari

    In linea di principio, questi caratteri rappresentano caratteri di base, ma non possono essere completati con diacritici.

    Carattere Descrizione Beta Code Esempio
    ·e̜kọ́ɳ
    A dot, before or after the base character. Higher than the baseline..1.1e(ko?/n1

    Spazi particolari
    (In questa tabella, gli spazi normali sono rappresentati dal simbolo ␣)

    Carattere Descrizione Beta Code Esempio
    w‿d
    blank with curve{␣}w{␣}d


    (auct. Stephan Lücke | Florian Zacherl)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Repositories  (Citazione)

    Il termine 'repository' non è stato finora definito in maniera sufficientemente chiara; soprattutto la delimitazione al termine 'archivio' risulta essere ancora poco intelligibile. Di norma, con il termine repository ci si riferisce al mondo digitale dei sistemi di memoria che mirano alla preservazione dei dati a lungo termine. Nell'ambito scientifico, i repositories vengono condotti per lo più da istituzioni di diritto pubblico. I dati che devono essere preservati sono in prevalenza dati di ricerca. Le proprietà più importanti di un repositorio sono la sicurezza fisica dei dati da conservare, così come la conservazione della loro integrità; e, ancora, l'esistenza illimitata dell'istituzione che conduce il repository, la documentazione del contenuto, della struttura e della codifica dei dati memorizzati così come la loro disponibilità indipendentemente dal tempo e dal luogo. Dal punto di vista delle scienze umane, un ruolo particolarmente importante spetta, in questo momento (2016) e per quanto riguarda la Germnia, all'unione Clarin-D e al Textgrid-Repositorium.

    VerbaAlpina cerca di deporre ogni versione VA in uno o più repositories.

    (auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Pagina Web



    Retoromancio  (Citazione)

    In linea con la Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il termine tedesco ''Rätoromanisch'' (versione italiana della Costituzione: 'romancio') viene utilizzato nell'ambito di VerbaAlpina per indicare le varietà romanze del Cantone dei Grigioni, le quali, tradizionalmente, non vengono considerate italiane (cfr. Gross 2004 e Liver 2010). Con questo non si vuole, tuttavia, affermare in nessun caso l'unione di tale romancio grigionese con il ladino delle Dolomiti ed il friulano, nel senso di una 'lingua' comune; proprio per questo concetto – oggi non più accettabile – venne coniata l'espressione 'retoromancio' dalla linguistica nell'Ottocento. Fu Graziadio Isaia Ascoli a sviluppare quest'idea, dando la denominazione in italiano di 'ladino'.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Semantica  (Citazione)

    La strutturazione digitale dei dati ('grado di digitalizzazione D 3') permette un'analisi semantica differenziata delle espressioni linguistiche registrate, in quanto le sinonimie, le polisemie e le omonimie possono essere individuate tramite il collegamento delle 'denominazioni' con i 'concetti', il quale si sviluppa sotto forma di ''relazioni n:m'':



    Grafica a cura di Stephan Lücke

    Analizzando le relazioni di concetto che emergono, si può abbozzare il profilo semantico sincronico di ogni espressione polisemica. Elenchiamo adesso le più importanti espressioni di polisemia:

    - Si parla di polisemia tassonomica quando un'espressione denomina sia dei concetti gerarchicamente superiori, sia quelli subordinati;  

    - Si parla di polisemia meronimica quando un'espressione denomina sia insiemi complessi di cose diverse ('tutto'), sia i costituenti di queste relazioni ('parti'); così, l'ALPEGGIO, la parte più importante della montagna per i contadini, viene spesso denominato semplicemente 'monte':

    Cfr. carta concetto ALPEGGIO

    Relazioni meronimiche del concetto ALPEGGIO come parte della montagna per applicazione della denominazione del tutto:
    tipo morfo-lessicale montagna (roa. fem.) (16 attestazioni)
    tipo morfo-lessicale monte (roa. m.) (67 attestazioni)

    Dall'altro lato, l'ALPEGGIO inteso come insieme, ossia 'tutto' economico (con tutto ciò che vi appartiene), può essere denominato con espressioni le quali, in realtà, rimandano solo ai componenti dell'alpeggio: Cfr. carta concetto ALPEGGIO.

    Denominazioni meronimici del concetto ALPEGGIO come 'tutto' per applicazione della denominazione di componenti:

    tipo morfo-lessicale cascina (roa. fem.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale casera 'malga'  (roa. fem.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale cjampei 'campi' (roa. m.) (2 attestazioni)
    tipo morfo-lessicale pascol 'pascolo' (roa. m.) (1 attestazione)
    tipo morfo-lessicale pascolo (roa. m.) (1 attestazione)

    - Si parla di polisemia metonimica quando un'espressione si riferisce a concetti che denominano diverse 'parti' all'intero di un 'tutto'; così il BESTIAME, gli EDIFICI per il PERSONALE e per il bestiame, un RECINTO ecc. fanno parte dell'ALPEGGIO (fra le altre cose). Tutte le componenti menzionate possono essere denominate in diversi dialetti locali romanzi dal tipo morfo-lessicale roa. mandra: Cfr. carta.


    Significati metonimici del tipo morfo-lessicale roa. mandra:

    concetto BAITA (1 attestazione)
    concetto STALLA D'ALPEGGIO (2 attestazioni)
    concetto MANDRIA (15 attestazioni)
    concetto RECINTO DI BUOI (3 attestazioni)

    - Si parla di polisemia metaforica se un'espressione denomina concetti di campi diversi che non sono in relazione tra di loro. Un esempio è offerto dal concetto di PANNA che viene denominato con le seguenti metafore o paragoni metaforici: Vgl. Karte
    1. come 'capo': capo (roa. m.), (19 attestazioni), oltre a capo di latte (roa.) (12 attestazioni), il capo del latte (roa.) (1 attestazione)
    2. come 'fiore': fleur / fiore (roa. m.) (15 attestazioni), fiora (roa. fem.) (17 attestazioni), oltre a fiora cruda (1 attestazione), letteralmente 'fiore crudo', fiore di latte (roa.) (2 attestazioni)
    3. come 'pelle': Haut (ger. m.) (2 attestazioni), peau / pelle (roa. fem.) (1 attestazione), la pelle del latte (roa.) (1 attestazione)
    4. come 'pelliccia': pelliccia (roa. f.) (2 attestazioni), Pelz (gem. m.) (4 attestazioni)
    5. come 'nebbia': sbrumacje (roa. fem.) (2 attestazioni), sbrume (roa. m.) (11 attestazioni)
    6. come 'schiuma': écume / schiuma (roa. f.) (2 attestazioni), spuma (roa. fem.) (1 attestazione), spumacje (roa. f.) (1 attestazione)
    7. come 'tela': toile / tela (roa. m.) (14 attestazioni), oltre a tela del latte (roa.) (1 attestazione) e tela di latte (roa.) (5 attestazioni)
    Il terzo tipo dimostra magnificamente come le metafore possano essere diffuse anche oltre i confini delle famiglie linguistiche: in questo caso, il ted. Pelz e il roa. pelliccia rappresentano lo stesso tipo di base, cioè il latino pellīcia, la forma femminile di un aggettivo denominale derivato dal lat. pellis 'pelle'.
      Cfr. Carta.

        - Si parla, infine, di polisemia antonimica quando un'espressione denomina concetti in contrasto uno con l'altro.
      Naturalmente, un'espressione può anche denominare diverse relazioni semantiche come dimostrano in modo esemplare i concetti legati al tipo di base malg- in diverse varietà romanze:






    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Strati  (Citazione)

    La linguistica diacronica ('linguistica storica') distingue due costellazioni storiche di contatto linguistico (cfr. Krefeld 2003), entrambe fondate sullo spazio e basate sulla lingua parlata nell'area in questione nel periodo di analisi. Questa lingua viene, talvolta, denominata 'strato' o 'di strato':
  • le lingue parlate in passato nell'area d'indagine ('strati più vecchi') sono denominate 'sostrati' o 'lingue di sostrato'. Nel corso del tempo, esse sono state sostituite dallo strato, ossia quella lingua che è al centro della linguistica storica;
  • le lingue giunte in un secondo momento nell'area d'indagine, attraverso la conquista dei territori, e che si sovrapposero alla lingua in questione per un certo periodo, vengono denominate 'superstrati'. Queste lingue non sono, però, riuscite ad imporsi e a sostituire le lingue sovrapposte, e sono scomparse dopo un periodo più o meno lungo, ad esempio a causa di cambiamenti politici: è questo il caso dell'indebolimento del superstrato tedesco delle aree romanze e slave dell'Austria-Ungheria, avvenuto a seguito del crollo di questa struttura nazionale dopo la prima guerra mondiale.
  • Si parla, allora, di sostrati e superstrati solo in un'ottica retrospettiva, cioè dal punto di vista di un tempo in cui le lingue in questione non vengono più parlate nell'area d'indagine. Per questa ragione, devono spesso essere superati dei grandi lassi di tempo in modo che ci si orienti senza esitazioni ai sistemi linguistici, e si ricerchi all'interno di questi mutamenti causati da contatto linguistico. Per la piena comprensione di fenomeni di contatto linguistico è, tuttavia, decisivo il periodo storico del bilinguismo, cioè il periodo in cui le due lingue venivano parlate l'una accanto all'altra, oppure l'una con l'altra nel territorio in questione. Queste lingue parlate contemporaneamente vengono definite come 'adstrati'. Ciò significa che si deve passare a una prospettiva sincronica che non può essere limitata alle 'lingue', ma che deve prendere in considerazione anche il 'parlante' con la sua competenza specifica e, magari, persino l'enunciato concreto, il 'parlare'. Sebbene ciò risulti, spesso, impossibile nella prospettiva storica, in linea di principio è necessario tenerne conto nella ricostruzione della stratigrafia, poiché un enunciato di un parlante bilingue deve essere analizzato ed interpretato in modo diverso rispetto a quello di un parlante monolingue.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia  (Citazione)

    In generale

    Le Alpi sono un'area di contatto linguistico variegato fin dai tempi preistorici. I contatti linguistici ivi presenti risalgono a costellazioni stratigrafiche eterogenee (cfr. Krefeld 2003). In linea di principio, all'interno di un'area in cui si trovano parlanti o persino comunità di parlanti più o meno bilingui, le lingue in contatto tra loro vengono denominate ''adstrati''. Se un tipo di base è diffuso soltanto in una determinata area, come spesso accade nelle Alpi, e non esiste nel resto delle famiglie linguistiche coinvolte, non risulterà chiaro individuare né la direzione del prestito né la lingua d'origine (cfr. il tipo di base roa. baita / ted. Beiz, Beisl).

    Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione (o in parte di essa), si distinguono due possibili costellazioni: nel caso del sostrato, la lingua d'origine (detta appunto ''lingua di sostrato'') veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione orale fosse interrotta dall'affermazione di un'altra lingua dominante; il romanzo, ad esempio, è lingua di sostrato per tutta l'attuale regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua, ma spesso si distinguono comunque grazie ad una straordinaria continuità regionale o locale.
    Nel caso del superstrato, invece, la lingua di origine ha dominato per un certo periodo nella zona di diffusione senza, però, riuscire ad affermarsi in maniera duratura. Si spiega, così, perché in alcune parti della regione alpina in cui oggi si parlano le varietà romanze, dopo il crollo dell'infrastruttura romana, predominavano temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia, ad esempio, il tedesco aveva la funzione di lingua di superstrato durante il periodo degli Asburgo.
    Tra le tre famiglie linguistiche di cui sopra si svilupparono tre scenari del tutto diversi tra loro. Riguardo all'importanza del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica, è soprattutto la cronologia del prestito ad essere decisiva: ci si domanda, ad esempio, se nel caso di parole romanze nell'area germanica e in quella slava, si sia trattato di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità, o di prestiti più recenti di tipo adstratico. La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e slava, e per gli slavismi in area tedescofona e romanza.
    I prestiti sono affidabili indicatori dei diversi processi di acculturazione storica ed è, quindi, utile presentarli in modo quantitativo affinché si mappi con precisione topica la loro frequenza d'attestazione. La direzione di acculturazione non è, però, sempre evidente: spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. Il seguente grafico schematizza la cosiddetta 'sfida stratigrafica' e differenzia le aree in cui oggi sono parlate sia le lingue romanze che lo sloveno ed il tedesco, a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato; le sfere simboleggiano, inoltre, i gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni adstratali.
    Contemporaneamente si mostra la particolare importanza della romanizzazione (cfr. Märtin 2017, 102-129), la quale, pur con intensità diversa, interessò l'intero territorio alpino e, di conseguenza, mediò con le antiche varietà preromane. Sebbene questa ipotesi sia in sé problematica, non si può escludere un contatto diretto tra parlanti di lingue preromane e parlanti delle lingue temporalmente successive delle zone latino-romane (slavo e germanico).    



    Il compito centrale dello studio storico delle parole consiste nel riportare in modo preciso e a livello stratigrafico i presunti prestiti. Il prestito in controtendenza Schmalz dal tedesco > al roa. smalzo e quello dal lat.-roa. butyrum > al tedesco Butter, così come anche gli ulteriori prestiti in sloveno > puter, possono essere schematizzati come segue:




    Il periodo preromano

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche nell'area di ricerca di VerbaAlpina fa sì che le Alpi appaiano come una sorta di enorme barriera, nella misura in cui essa va a separare grosso modo i territori di lingua tedesca (a nord) e di lingua slava (a sud) dalle aree romanze (Link). L'Alto Adige di lingua bavarese che si estende a sud lungo la principale dorsale alpina sembra quasi essere un caso a sé; da una prospettiva storica, tuttavia, questa 'visione' risulta fuorviante in quanto le iscrizioni di epoca preromana, le più antiche testimonianze linguistiche ritrovate, si presentano in un alfabeto in gran parte identico in tutte e tre le aree:



    Fonte

    La diffusione di questi testi non ancora decifrati spesso definiti come iscrizioni retiche (si confronti Schumacher 2004) si estende dal nord delle Alpi (Steinberg am Rofan, vicino l'Achensee) fino a Padova e può essere pienamente compresa se inquadrata nel contesto culturale che le attraversa:
    rätische_inschrftn Nello stesso alfabeto furono grosso modo scritti anche altri documenti etruschi raccolti da VerbaAlpina; essi sono chiaramente da ricondurre all'antico alfabeto greco occidentale.

    Il periodo romano

    I romani conquistarono l'area centrale delle Alpi nel periodo compreso tra il 25-15 secolo a.C.; il 'Tropaeum Alpium' a La Turbie, al di sopra di Monaco, riporta di ben 46 tribù conquistate, i cui nomi si sono talvolta conservati fino ad oggi. Dell'iscrizione si conservano solo pochi frammenti, ma è possibile ricostruire la storia completa tramite la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (3, 136-137): 

    "Imperatori Caesari divi filio Augusto / pont(ifici) max(imo) imp(eratori) XIIII trib(unicia) pot(estate) XVII / senatus populusque Romanus / quod eius ductu auspiciisque gentes Alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium p(opuli) R(omani) sunt redactae / gentes Alpinae devictae Trumpilini Camunni Vennonetes Vennostes Isarci Breuni Genaunes Focunates / Vindelicorum gentes quattuor Cosuanetes Rucinates Licates Catenates Ambisontes Rugusci Suanetes Calucones / Brixentes Leponti Viberi Nantuates Seduni Veragri Salassi Acitavones Medulli Ucenni Caturiges Brigiani / Sogiontii Brodionti Nemaloni Edenates (V)esubiani Veamini Gallitae Triullatti Ectini / Vergunni Egui Turi Nemeturi Oratelli Nerusi Velauni Suetri" (Fonte: Epigraphik-Datenbank Clauss / Slaby

    La seguente panoramica riporta un elenco di denominazioni che possono essere facilmente identificabili con quelle attuali:
    (Dép. Hautes-Alpes)
    Nomi citati nel Tropaeum Alpium Denominazioni attuali Geo-dati (latidudine; longitudine)
    Trumpilini   Val Trompia   45°44'5.87"N ;  10°12'2.20"E
    Camunni  Val Camonica   45°57'17.71"N ;  10°17'21.08"E
    Vennonetes Vinschgau   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Venostes   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Isarci cfr. i nomi dei fiumi Isère, Isar, Isarco (= ted. Eisack   47°23'13.25"N ;  11°16'30.42"E
    Breuni Brenner   47° 9'59.75"N ;  11°25'0.14"E
    Licates nome di fiumeLech (lat. Likias [II secolo d.C.], successivamente Licca [570 d.C.]  
    Brixentes il nome del comuneBrixen   47°30'2.70"N ;   9°44'32.31"E
    Leponti  Val Leventina   46° 6'47.60"N ;   8°17'31.10"E
    Seduni Sitten nel canton Vallese, Svizzera   46°13'59.25"N ;   7°21'37.80"E
    Caturiges  il nome del comune Chorges (Da Hautes-Alpes)   44°32'44.67"N ;   6°16'31.60"E
    Brigiani il nome del comune Briançon  44° 53′ 47″N, 6° 38′ 08″E
    Ectini il nome del fiume Tinée    43°55'0.23"N ;   7°11'14.69"E
    Vergunni  il nome del comune Vergons (Da Alpes-de-Haute-Provence)   43°19'23.90"N ;   6°17'3.20"E

    Sulla scia della conquista, i romani istituirono diverse province geograficamente in linea con la Gallia Cisalpina; questi insediamenti potevano trovarsi sia, per l'appunto, sulle Alpi (Alpes Maritimae, n. 3 nell'immagine; Alpes Cottidae, n. 2; Alpes Poeniae anche: Alpes Graiae, n. 1) che poco più avanti, oltrepassando il nord delle Alpi Raetia, Noricum):



    Province romane alpine (frame estratto dalla seguente fonte)

    La suddivisione provinciale romana in area alpina non è del tutto facile da ricostruire in modo dettagliato; risulta soprattutto complesso tracciarne la distribuzione dal punto di vista etno-linguistico. Una grossa incognita è rappresentata dai Raetii 'Reti', che diedero il nome ad una delle due più grandi province in area alpina. Di questa popolazione sappiamo molto poco e solo a livello archeologico, fatta eccezione per il fatto che essa non faceva parte dei popoli indogermanici – questione su cui tutti i ricercatori sono concordi senza alcun dubbio (sul tema, cfr. Jürg Rageth in HLS). Ci si domanda se i Reti possano essere identificati con gli Etruschi, in quanto l'esistenza di iscrizioni alpine in alfabeto etrusco indicherebbe una relazione con questa popolazione. Le località dei ritrovamenti, tuttavia, non coincidono con i confini provinciali ed è men che meno presente una corrispondenza tra il territorio della Raetia ed i centri abitati dai Reti; sotto questo aspetto non è neanche chiara la successiva suddivisione di quelle che sarebbero, poi, state la province romane della Raetia prima, con Curia come capitale (oggi conosciuta come Coira), e Raetia secunda, con capitale Augusta Vindelicorum (oggi Augusta). I ritrovamenti di Coira risalenti all'ultimo secolo a.C. "sembrano rinviare a una manifestazione culturale di stampo celtico piuttosto che retico" (HLS, Jürg Rageth), e quelli che nel Tropaeum Alpium vengono menzionati come Vindelici vengono definiti dai ricercatori come Celti; si può, inoltre, notare la continuità nel nome della provincia Raetia nell'attuale nome del paesaggio del Ries (cfr. la carta sulle iscrizioni romane che interessano la zona a nord-ovest di Augusta).

    In ogni caso è possibile dedurre che la zona alpina del Nord fosse ampiamente romanizzata, più dei luoghi montani; sembra dunque ragionevole pensare che durante il periodo tardo-romano ci fosse una forte somiglianza tra l'area settentrionale e quella meridionale delle Alpi, e che questa fosse molto più forte rispetto alle zone 'prealpine' e l'area montana. Resta irrisolta la considerevole questione della durata delle lingue preromanze dopo l'inglobamento da parte dell'Imperium Romanum delle aree da queste interessate. È presumibile che gli invasori o gli immigrati germanici e slavi non abbiano avuto contatti solo con le popolazioni di lingua latina/romana, ma anche con le popolazioni celtiche. Sebbene sia difficile valutare effettivamente questa possibilità, in questo caso si sarebbero potuti trasmettere elementi linguistici dalle lingue preromanze (sicuramente da quella celtica) direttamente al germanico e allo slavo. In linea di principio bisogna, tuttavia, anche presupporre che elementi preromanzi (presentati, però, in forma romanza) siano stati successivamente trasmessi negli strati tardo-romanzi.

    Le scoperte archeologiche sui Leponti sono particolarmente interessanti ed istruttive riguardo ad un diverso tipo di romanizzazione, forse avvenuta debolmente solo nelle zone interne delle Alpi:

    "In seguito all'espansione romana nella pianura padana, dal II sec. a.C. i Leponti entrarono gradualmente in contatto con usanze e costumi di tipo romano, tornando a svolgere, in un contesto storico profondamente mutato, la funzione di intermediari tra nord e sud delle Alpi. In seguito alle campagne militari di Augusto (dal 35 al 15 a.C.), volte a sottomettere le pop. alpine per assicurare i transiti commerciali e militari attraverso le Alpi, i Leponti furono integrati nel sistema amministrativo ed economico romano. Nonostante i profondi processi di acculturazione, alcuni elementi tradizionali dei Leponti (in particolare nell'abbigliamento femminile e nel rito funerario) sopravvissero fino al II-III sec. d.C.''. (Gianluca Vietti, HLS)

    In ogni caso, al fine di comprendere quali siano stati i possibili scenari di contatto linguistico, ha senso includere nel database i dati storici geo-referenziati, come, ad esempio, i diversi reperti archeologici, l'indice stradale tardo-antico della cosiddetta Tabula Peutingeriana (Link_1, Link_2), i passi alpini romani, l'epigrafia romana e così via. Questa carta mostra, dunque, da un lato che gli antichi monasteri eretti nell'area bavarese e i primi ritrovamenti germanici erano fondati sull'infrastruttura romana (iscrizioni, antichi nomi di luogo o l'antica denominazione alto-medievale dei romani, Walchen); dall'altro dimostra che è proprio in queste aree densamente popolate che potrebbero esserci plausibilmente stati dei prestiti antichi, come sottolineato dall'esempio di caseareus, -a.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Monika Hausmann | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia: romanismi  (Citazione)

    Nel quadro di VA, con il termine 'romanismi' si intendono tutte le espressioni raccolte negli attuali territori germanofoni e slavofoni facenti parte dell'area di ricerca, e la cui origine è direttamente romanza e indirettamente latina, o, ancora, da ricercarsi nelle lingue prelatine.
    Per quanto riguarda la stratigrafia regionale, così come per l'architettura macroareale del tedesco e dello sloveno, si distinguono essenzialmente due categorie geolinguistiche e storiche:

    (1) Romanismi esclusivamente dialettali
      Questa categoria raccoglie in certo qual modo i prestiti romanzi prototipici dell'area alpina. Vi appartengono le varianti locali che non possiedono corrispondenze nella lingua standard. In linea generale, si tratta di parole che provengono dal sostrato, ossia espressioni prese in prestito durante il periodo di bilinguismo romanzo-germanico e romanzo-slavo, e che, successivamente, hanno superato il cambio linguistico verso il monolinguismo germanico e slavo, grosso modo sopravvivendo come relitti legati ad un luogo preciso. Un chiaro esempio è fornito dal tipo morfo-lessicale Käser, il quale, così come il suo equivalente romanzo casera, è da ricondurre al tipo di base latino caseraria: cfr. la carta del tipo di base casearia.

      (2) Romanismi dialettali con corrispondenza nella lingua standard e nei dialetti romanzi dell'area di ricerca
        Anche questa categoria, come quella precedente, è caratterizzata da una diffusione territoriale che supera i confini delle famiglie linguistiche. Risulta, quindi, evidente che le varianti linguistiche standard siano da ricondurre alle forme dialettali locali. Per questo motivo, dal punto di vista storico-linguistico, tale categoria di romanismi risulta essere interessante anche oltre i confini del territorio alpino. Un esempio la cui etimologia in tedesco standard è stata chiaramente travisata è deu. Butter.
      La seguente cartina mostra in maniera chiara che la forma tedesca meridionale der Butter crea un areale condiviso con il tipo romanzo maschile butirro e beurre. Ciò significa che la forma maschile deve essere considerata come storicamente precedente rispetto alla forma femminile presente nella varietà standard cfr. cartina per il tipo di base butyru(m).

      Il modello di prestito tedesco meridionale primario di cui sopra e della sua secondaria diffusione nel tedesco standard non risulta essere sempre del tutto chiara, in quanto è necessario considerare parimenti la possibilità della diffusione in senso contrario, ovvero di una trasmissione dallo standard ai dialetti dell'area di ricerca. In questo senso, si potrebbero considerare le corrispondenze tedesche del tipo di base lat. cellārium.
      Sia nel caso di romanismi prettamente dialettali che nel caso dei romanismi standard-dialettali, è necessario distinguere singolarmente i relitti provenienti dai sostrati locali dai prestiti provenienti da un adstrato con successiva diffusione areale.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Linguistica



    Strutturazione dei dati  (Citazione)

    Si veda Modellazione dei dati.

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Tabula Peutingeriana  (Citazione)

    La Tabula Peutingeriana (T.P.) è una copia di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti per l'Impero romano, presumibilmente risalente al XII o al XIII secolo. Essa è oggi custodita a Vienna, presso la Biblioteca Nazionale austriaca, la Österreichische Nationalbibliothek (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga circa 7 metri ed alta più di 30 centimetri (più precisamente: 6,8 m x 0,33 m).




    Sezione della Tabula Peutingeriana (la Puglia e la Calabria al centro, il golfo di Taranto in mezzo, e la Calabria e la Sicilia in basso)

    La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella rientrante entro i confini dell'Impero. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono andate perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati ricavati dal cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario risalente al III secolo il quale, però, non si presenta sotto forma di mappa, bensì come semplice elenco di percorsi con delle informazioni sulle relative distanze tra una tappa e l'altra[ Testo ]). La rappresentazione della Tabula non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne; ciononostante, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è dato dalla rappresentazione dell'Italia meridionale, la quale mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche fiumi e catene montuose. Il contenuto informativo a livello superficiale della mappa consiste nella localizzazione e nella denominazione approssimativa dei villaggi, oltre che nei collegamenti stradali tra questi ultimi (le rotte marittime non sono, invece, mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi, a seconda della loro dimensione e della loro importanza. Mentre le località relativamente importanti sono indicate da rappresentazioni schematiche di edifici più o meno grandi, gli insediamenti meno significativi sono, invece, segnalati tramite un piccolo "trattino segmentato'' sulla linea di una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegate da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti: se, da un lato, vi si trova la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, dall'altro, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo le fosse stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa, direttamente o indirettamente, su più fonti.

    Non si hanno informazioni su quale sia l'antico modello al quale la T.P. fa riferimento, e, più nello specifico, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della Tabula. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza, nell'antichità, di "mappe" intese in senso moderno. È, però, necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente costituito dalla Forma Urbis, una pianta della città di Roma realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche ulteriori mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono stati conservati diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto ''piano catastale di Orange'': si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza, e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

    Nel caso della Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di una mappatura di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solo una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, sebbene ogni singolo caso risulti essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovessero essere raggiunte durante il viaggio da un punto A ad un punto B. Gli itinerari indicavano anche le distanze tra le diverse località, e, in sostanza, sono queste le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Si può, dunque, pensare che essa altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




    Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

    VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere processi e condizioni storiche di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (si veda, ad esempio, T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181): le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire, a loro volta, informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

    Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della stessa catena montuosa. Le strade interne alle Alpi, le quali collegano tra loro le diverse valli, non vi sono state riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale ed una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis; le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province della Raetia e del Noricum. Nella parte occidentale, inoltre, si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus al fine di collegare la neoprovincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano, dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e da lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente cento anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto si trova il Trofeo delle Alpi (512 m). Oltre a queste due strade ben conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari sì senza nome, ma indubbiamente importanti e molto frequentati: uno di questi attraversava, ad esempio, la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m), per poi proseguire verso Albertville e Chambery verso Vienne, nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è, in media, notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

    Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) per poi giungere ad Augsburg (Augusta Vindelicum). Essa partiva da Como passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) verso Coira (Curia), seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di quest'ultima, che da Bolzano conduceva ad Augusta attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) ed il Fernpass (1216 m); la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e, da lì, proseguiva attraversando Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211), accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo), oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e, da lì, a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

    I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (sulla cui cima è possibile osservare una pietra miliare romana).

    Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale raffigurante una casa. Facendo riferimento a quanto stabilito dalla Convenzione delle Alpi, si tratterebbe delle città di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; e di Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

    La presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/, al quale siamo grati per avere espressamente acconsentito al successivo utilizzo del suo lavoro.

    Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
    http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Tecnologia  (Citazione)

    VerbaAlpina fa uso delle possibilità offerte dalle moderne tecnologie online, nei limiti del possibile. Il nucleo centrale del progetto è la piattaforma Wordpress (Modulo VA_WEB) alla quale sono collegate molteplici banche dati MySQL (Modul VA_DB). Wordpress è un framework PHP disponibile gratuitamente ed in libero accesso, con la possibilità, quindi, di estensioni individuali. Le sue funzionalità possono essere completate attraverso l'utilizzo di biblioteche Javascript. Quest'ultima possibilità si riferisce soprattutto alla cartina interattiva online, la quale, nella prima versione di VerbaAlpina, si serviva della Biblioteca Javascript di Google Maps. A partire dalla versione VA 19_1, è previsto il passaggio al Framework Javascript "Leaflet" in libero accesso, accompagnato dall'implementazione di un layer ad alte prestazioni WebGL per la visualizzazione di grandi quantità di dati.

    Per quanto possibile e opportuno, tutte le funzionalità Worpress sviluppate da VerbaAlpina vengono realizzate sotto forma di Plug-in. Questi ultimi vengono successivamente deposti all'interno di "Github", una piattaforma molto conosciuta e riconosciuta fra gli sviluppatori (https://github.com/VerbaAlpina/). Da lì, i plug-in possono essere scaricati e riutilizzati senza limiti. L'utilizzo di plug-in nell'ambito dello sviluppo dei software è permesso grazie all'ormai diffusa licenza MIT. Su Github, la differenziazione tra PHP e Javascript-Code è artificiale ed è stata inserita automaticamente nel sistema da Github. La maggior parte dei Plug-in sviluppati da VerbaAlpina, oltre a un codice PHP, contengono solitamente parti di codici Javascript. Attualmente (Novembre 2018), sulla pagina di VerbaAlpina su Github sono presenti i seguenti plug-in: "TranscriptionTool-Plugin", "Interactive-Map_Plugin" e "Verba-Alpina-Plugin". Inoltre, è possibile scaricare anche il "Verba-Alpina-Theme", il tema del design dell'interfaccia di VerbaAlpina. Stiamo, inoltre, lavorando all'ampliamento dell'offerta di Plug-in sviluppati da VerbaAlpina su Github, al fine di renderli disponibili per il download.

    Ecco la lista delle più importanti estensioni sviluppate da VerbaAlpina:

    • Carta geografica interattiva online (visualizzazione a più strati dei dati);
    • Tool di trascrizione (per la trascrizione di dati da atlanti linguistici);
    • Tool di tipizzazione (categorizzazione di materiale raccolto ed assegnazione di tipi);
    • Albero a concetti (gestione della struttura gerarchica del mondo concettuale);
    • Tool CS – Tool "Crowdsourcing", per la raccolta di dati linguistici via internet al fine di integrare e completare il materiale già a disposizione);
    • SQLtoHTML (integrazione diretta dei risultati delle richieste SQL nei contributi di Wordpress).

    Oltre a questi strumenti complessi, probabilmente utili anche per gli utenti esterni a VerbaAlpina, sono state sviluppate in dettaglio numerose funzionalità, la cui trasformazione in plug-in modulari non sembra avere senso, in quanto essi paiono troppo piccoli o troppo specifici per le esigenze di VerbaAlpina. Tuttavia, anche questa categoria di sviluppi è accessibile, soprattutto perché il codice completo del software di VerbaAlpina è memorizzato su Github in aggiunta ai plug-in di cui sopra.

    Come già accennato, l'interfaccia legata a Wordpress si compone di diverse banche dati MySQL. Il database va_wp si basa su un modello standard di una banca dati MySQL, cosa comune per le installazioni di Wordpress. Attraverso questi database vengono gestite soprattutto le funzionalità "generiche" delle installazioni Wordpress, come, ad esempio, la gestione degli utenti. La banca dati va_xxx raccoglie, invece, tutto il materiale scientifico di VerbaAlpina come, ad esempio, le trascrizioni (Tabella 'tokens'), le tipizzazioni in senso lato ('morph_typen', 'basistypen', 'etyma' e 'lemmata'), i concetti ('konzepte'), i contributi metodologici ('glossar'), i contributi del lessico alpino ('im_comments') o, ancora, la bibliografia ('bibliographie'). Il suffisso 'xxx' designa le diverse versioni operative di VerbaAlpina il cui database è soggetto a continui cambiamenti durante il suo funzionamento. Durante la creazione di una versione di VerbaAlpina, viene altresì prodotta una copia stabile di questo database il cui nome contiene nel suffisso il numero corrispondente (ad esempio va_181). Per diversi partner di VerbaAlpina esiste, inoltre, una specifica banca dati MySQL, i cui nomi hanno come prefisso "pva_" (=Partner Verba Alpina) succeduto dall'abbreviazione del progetto partner in questione (es: pva_ald-i).

    I file multimediali (immagini, video, registrazioni audio) raccolti da VerbaAlpina nella mediateca dell'installazione di Wordpress (Modul VA_MT) vengono memorizzati nel file system del server web, come accade di consueto per le installazioni di Wordpress.

    Tutte le istanze tecnologiche di VerbaAlpina, ovvero le installazioni Wordpress così come le banche dati, utilizzano l'infrastruttura tecnologica del gruppo della tecnologia dell'informazione della LMU. Questa istituzione sviluppa un sistema di gestione informatica professionale con il server web e database ad alta disponibilità, ed utilizza, altresì, i servizi del centro informatico Leibniz dell'Accademia Bavarese delle Scienze. Il gruppo della tecnologia dell'informazione è composto da sette posti di lavoro fissi garantiti a lungo termine. Una parte del personale si dedica esclusivamente al funzionamento, alla manutenzione e alla cura dell'hardware e dei software dei server.

    Tutti gli sviluppi software sono stati realizzati dagli informatici David Englmeier (collaboratore scientifico a partire da ottobre 2016), Filip Hristov (assistente a partire da settembre 2016) e Florian Zacherl (collaboratore scientifico a partire da ottobre 2014).

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Terminologia  (Citazione)

    Spesso, all'interno del progetto di VerbaAlpina si parla di una differenza tra i dati ''grezzi'', dati primari e metadati, nonostante una definizione vincolante di queste espressioni non sia ancora stata formulata.

    Con l'espressione ''dati grezzi'' si fa riferimento ai dati rilevati dalle "fonti" (ad esempio, da partner, via OCR da vocabolari, attraverso trascrizione ecc.). VA si basa sul modello Stuart Card (infovis-reference-model; reference-model for vizualization). Di conseguenza, si opera una distinzione tra dati grezzi e dati primari. I dati grezzi sono tutti i dati esistenti in tale forma prima che vengano rilevati elettronicamente all'interno della struttura di VA. Ciò vale anche per il caso in cui i dati da rilevare siano già presenti nella struttura di VA, in quanto, anche in questo caso, per il rilevamento è necessaria un'interazione da parte dell'uomo (per determinare, ad esempio, *che* la struttura è identica).

    I dati primari sono definiti come segue: tutti i dati che vengono prelevati attraverso l'API con il parametro "getRecord" (esempio: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1&action=getRecord&id=C1&version=182&format=xml&empty=0) (non ancora completamente implementati). Si differenzia tra dati primari di centrali (=dati linguistici) e dati primari periferici (periferia linguistica come ad esempio dati archeologici).

    I metadati sono i dati che descrivono i dati primari (per esempio, i dati amministrativi per la descrizione dell'intero progetto, tutti i testi esplicativi raccolti nella sezione ''metodologia'' la quale illustra i diversi aspetti dell'intero progetto oppure nella sezione ''lessico alpino''.
    Con l'espressione ''dati secondari'' ci si riferisce, invece, ai dati che servono all'elaborazione di tutti gli altri dati (Code, Queries ecc.).

    (auct. David Englmeier | Filip Hristov | Thomas Krefeld | Stephan Lücke | Christina Mutter | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Tipizzazione  (Citazione)

    La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati – là dove possibile – dei tokens ('parole singole'), i quali vengono, poi, inseriti nell'omonima tabella nel database.

    L'interesse di VerbaAlpina si concentra sulla tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai lemmi corrispondenti presenti nei dizionari presi come punto di riferimento dal progetto (si veda sotto).

    Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
    Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è, dunque, necessario chiarire separatamente e di volta in volta se, ad esempio, un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò, viene evitata, in questo contesto, la denominazione "etimo", il quale si riferisce, di norma, alla lingua immediatamente precedente dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde, in effetti, anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
    I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo, come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

    I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti criteri ben misurabili si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





    L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: essa risulta in modo automatico nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e, nel migliore dei casi, confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa, così, uno strumento di convalida dei dati.

    I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono, quindi, essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così, per il concetto di FORMAGGIO, ad esempio, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

    Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa, a causa delle numerose piccole lingue non sufficientemente standardizzate. Per ragioni pragmatiche, è stata adottata la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come, per esempio, l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

    Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è, però, periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è, tuttavia, indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano, talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari), i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

    Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



    Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, potrebbe sembrare di essere alle prese con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe, quindi, poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta, infatti, un altro tipo morfo-lessicale:



    Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggior numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, le quali, al contrario, non sono collegate tra loro.





    Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è, però, escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno, dunque, filtrati nella rappresentazione.


    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Trascrizione  (Citazione)

    I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per adempiere a due principi: la fedeltà alle fonti da un lato ed una facile comparabilità tra le forme dall'altro.

    (1) Versione input nella trascrizione originale
    Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; se alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR), altri lo sono stati solo pochi anni fa (ALD). Per questo motivo, da un punto di vista storico ed epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è, tuttavia, impossibile mantenere certe forme così come sono pervenute nelle fonti. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come accade, per esempio, quando un segno indicante un accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente dei caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Impiegando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

    (2) Versione output in IPA
    In una trascrizione unificata è, inoltre, auspicabile l'output dei dati in un'ottica di comparabilità e facilità d'uso per l'utente. Tutti i codici beta saranno, quindi, trasferiti in segni IPA attraverso specifiche sostituzioni di routine. Alcuni problemi inevitabili nascono nei casi in cui ad un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondano due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali, come, ad esempio, nel caso dei due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, i quali permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta, essi vengono resi come segue: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere i caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



    Trofeo delle Alpi  (Citazione)

    Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina, durante la conquista di Tiberio – il quale sarebbe successivamente diventato imperatore – e Druso, suo fratello minore, nel 15 a.C. (fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5). Il Trofeo delle Alpi venne eretto su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel diciassettesimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti del monumentale edificio, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco, vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




    L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
    (Foto di Matthias Holländer, uso gratuito https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992)

    Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'imponente iscrizione (ca. 20 x 4m) facente parte del Trofeo (CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto): essa elenca i nomi delle tribù sottomesse dall'Impero durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i suoi resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, è possibile ricostruirne il testo completo grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio, il quale lo trascrisse nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.): grazie a tale fonte scritta, infatti, la ricostruzione dell'iscrizione frammentaria è riuscita con successo.




    L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
    (Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

    Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopracitata si sono conservate fino ad oggi soprattutto nei nomi di località o di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, è possibile, in alcuni casi, indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca relativa alle lingue di sostrato (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

    Il passo in cui Plinio il Vecchio cita il testo dell'iscrizione recita quanto segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono state sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi delle tribù è stata inserita dall'autore):

    (136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

    IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE [[TRVMPILINI|http://db. (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

    (138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

    (a cura di C. Mayhoff], Stoccarda [Teubner] 1906; testo dell'edizione Loeb]]. [accesso limitato]).


    Traduzione:

    Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
    All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
    Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attraverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

    Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che intercorrono tra il testo dell'iscrizione del Trofeo e quello tramandato da Plinio potrebbero, appunto, essere dovute a questo fatto.

    Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico; con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben comprensibile se si immaginano le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana del Piemonte [ringraziamo Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione finora percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Bibl:Treccani] s.v. [[Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, il "Caput Alpinum", ossia l'area ad est del Brennero, sembra non trovare spazio nella metafora offerta da Plinio. Questa regione era stata sottomessa all'Impero un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (si veda Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico, cfr.: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
    Alcune di queste tribù alpine sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, venire localizzate. I seguenti numeri riportati dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione: i Trumpilini (1) ed i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134); secondo l'autore romano (ibid.), i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca λείπω con il significato di LASCIARE, ABBANDONARE, in quanto, durante l'attraversata delle Alpi, essi sarebbero presumibilmente stati abbandonati da Ercole poiché i loro arti si erano congelati a causa del freddo – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
    Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione riportati come VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione li fa apparire come un ''popolo'', contraddicendo l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi in cui questi figurano, invece, come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro: nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, infatti, essi sono nominati uno dopo l'altro.

    L'ordine di elencazione ne riflette, tra l'altro, l'intrinseca logica geografica (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti la quale, insieme ai Saruneti, si stabilì vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

    Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali fanno ancora oggi riferimento i Colli Euganei a ovest di Padova, può essere associato al nome della Val Trompia, a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di questa, si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero, infine, potrebbe derivare dai Breuni (6).

    I Vindelici (9) sono ben noti grazie al nome romano di Augsburg: Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi ed i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intese come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) fossero considerati una tribù di Vindelici potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Con tutta probabilità, essi si erano stabiliti nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da collocare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra essere ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

    Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringraziamo ancora una volta Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio, il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges, nelle vicinanze di Gap.
    Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate, almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo vizioso. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri in turchese segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è, al contrario, assolutamente vaga):

    Immagine:tropaeum_alpium_map-2.jpg]]]]
    Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
    (Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

    Le tribù alpine sottomesse dall'Impero sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria, ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La sua posizione è tutt'altro che casuale, bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento è, infatti, ben visibile dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.), il quale collegava l'Italia con la provincia della Gallia Narbonense.

    Molto confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e, dunque, completamente fuori dall'ordine (solitamente) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi ad un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa un'identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo, la loro area d'insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù appartenente ai Norici, i quali, sappiamo, si erano già sottomessi senza opporre resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Dal momento che nell'iscrizione non si menzionano ulteriori tribù noriche, si dovrebbe pensare che gli Ambisonti fossero l'unica tribù norica ivi menzionata, cosa che, però, risulterebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione del Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte"; Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii: nomi molto simili di tribù alpine sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

    Per quanto ne sappiamo, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù: l'area di insediamento dei Cluconi (17) si troverebbe, quindi, da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira; gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère; i Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero, invece, da collocare nelle aree a sud di Gap, mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara potrebbero aver vissuto ancora più a sud, nel territorio delle Alpi Marittime.
    Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), vengono concretamente nominate (ma, appunto, non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

    La Lex Pompeia citata da Plinio deve corrispondere alla cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. ed introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

    L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferisce ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere motivata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

    (auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Contesto extralinguistico



    Umanistica digitale  (Citazione)

    Il progetto VerbaAlpina è stato pensato fin da principio tenendo presente la sua necessaria conformità al web. Questo perché il progetto vuole contribuire significativamente al trasferimento delle solide tradizioni umanistiche, più precisamente della geolinguistica, nelle cosiddette Digital Humanities (informatica umanistica). Sebbene questa espressione sia oramai pienamente accreditata, i termini che la compongono non risultano auto-esplicativi e meritano, dunque, un'ulteriore osservazione di tipo metodologico.

    (1) Il termine Digital comporta una serie di complesse implicazioni:

    • La base empirica della ricerca consiste di dati (cfr. Schöch 2013), ovvero unità digitalmente codificate e strutturate, o quantomeno strutturabili. Spesso si tratta di dati parzialmente già pubblicati e successivamente digitalizzati (come, ad esempio, i dati di atlanti più antichi); in parte, però, anche di dati da rilevare nell'immediato. Per quanto riguarda i concetti rilevanti, il progetto aspira a raccogliere il più vasto numero di dati possibile. Il metodo è, quindi, quantitativo ed ampiamente induttivo.
    • La comunicazione nella ricerca ha luogo tramite le condizioni mediali offerte dall'internet. Ciò offre, in primo luogo, la possibilità di intrecciare ipertestualmente media diversi (scrittura, illustrazione, contenuti video e audio); inoltre, i ricercatori, così come i partner di cooperazione del progetto e/o gli informanti, hanno la possibilità di comunicare e cooperare costantemente tra loro.
    • Agli studiosi interessati al progetto si presenta la possibilità di partecipare attivamente allo sviluppo di questa piattaforma scientifica progettuale e collaborativa. Questa prospettiva è utile e produttiva sotto almeno due aspetti: essa permette, infatti, di collegare diverse sedi e – soprattutto – di promuovere la combinazione costruttiva di tecnologia dell'informazione e geografia linguistica con delle risorse pubbliche, senza dover necessariamente ricorrere all'assistenza di imprese private che si occupino di TI (assistenza che, per altro, potrebbe creare complicazioni di natura giuridica ed economica).
    • Il sapere rilevante per il progetto può essere raccolto e modificato continuamente anche a lungo termine, sebbene non si possa dare garanzia di una sua disponibilità duratura nel tempo dal punto di vista tecnico (si confronti, a questo proposito, l'infrastruttura scientifica CLARIN-D http://de.clarin.eu/de/home.html, sito fruibile solo in tedesco e inglese). In questa prospettiva, la pubblicazione dei risultati sotto forma di libri, CD, DVD non rappresenta l'obiettivo centrale del progetto. Si provvederà, tuttavia, ad installare un'opzione di stampa posticipata, come viene offerta, talvolta, anche dalla lessicografia online Tesoro della Lingua Italiana delle Origini.
    (2) Con la parola Humanities si intende una specifica concezione dell'oggetto di ricerca, il quale, se preso in esame esclusivamente secondo la visione filologica tradizionale, non risulterebbe adeguatamente e pienamente analizzato. La tradizione filologica incentrata sul testo è stata, difatti, sorpassata dalle aree della linguistica che si occupano della lingua parlata. In relazione al progetto VerbaAlpina, tuttavia, il solo parlare di digital linguistics risulterebbe troppo restrittivo, in quanto, sebbene al centro della ricerca vi siano i dati linguistici, è chiaro che vi vengano inclusi anche dei dati extra-linguistici, indispensabili per la comprensione storica delle relazioni geolinguistiche.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Uniform Resource Name (URN)  (Citazione)

    Si veda il contributo Digital Object Identifier.

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Voci alpine  (Citazione)

    Realtà tipicamente alpine come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO traggono spesso origine da parole di sostrato preromano. Questo strato linguistico fu con tutta probabilità descritto per la prima volta in maniera più dettagliata da Jakob Jud (si vedano, a questo proposito, i ben noti lavori di Jud 1911aJud 1911b, Jud 1924, Stampa 1937); tale strato forma il nucleo delle cosiddette ''voci alpine''. Questa espressione non è, tuttavia, completamente univoca poiché viene intesa in maniera più ampia sia da Otto von Greyerz 1933, possibile suo coniatore, sia da Johannes Hubschmid 1951, il quale l'ha resa nota: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Con l'espressione voci alpine, intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni della natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana; parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano, spesso, un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Le voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (per la storia della nozione, cfr. anche il più recente Rampl 2011, 131ss.).

    L’espressione VerbaAlpina accenna volutamente a questa categoria lessicale la quale si rivela utile per una ricerca sul plurilinguismo, in quanto identifica delle unità lessicali ibride che contraddistinguono non solo una particolare lingua, ma un intero spazio culturale indipendentemente dalle lingue ivi parlate e che coinvolgono processi di prestito linguistico. Per rendere al meglio la categoria operazionale, si esige, tuttavia, una specificazione nella cornice del progetto: dal punto di vista sincronico vengono, infatti, considerate ‘alpine’ da un lato le forme lessicali che hanno, nei dati disponibili a VerbaAlpina, ovvie corrispondenze in più di una sola delle tre famiglie linguistiche tradizionalmente parlate nelle Alpi, e dall'altro le forme solo romanze che non sembrano derivare dal latino ma, piuttosto, da un sostrato regionale prelatino. Risultano, quindi, sette gruppi ibridi:

    corrispondenze eventuali di una voce alpina
    prelatino romanzo germanico slavo
    x x x x ‘alpine’ in senso stretto
    x x x ‘alpine’ in senso ampio
    x x x
    x x
    x x
    x x
    x x


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Wikidata  (Citazione)

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    Ogni concetto di VerbaAlpina possiede dunque il relativo Q-ID di Wikidata. A questo scopo, su Wikidata è stato creato un account progettuale per VerbaAlpina. Nonostante le lingue di default siano il tedesco e l'inglese, è, tuttavia, possibile inserire la traduzione del singolo concetto in tutte le lingue disponibili su Wikidata.

    (auct. Christina Mutter – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Tecnologia dell'informazione



    Wording  (Citazione)



    Tags: Pagina Web