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Onomastica  (Citazione)

Specie nella toponomastica, i risultati onomastici sono di fondamentale importanza per la valutazione di una continuità d'insediamento che sia sopravvissuta al cambio di lingua (si cfr., riguardo la zona alpina, già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Bisogna distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche dalle lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", 'quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi', come espresse Steub 1867, 142), e mettere allo scoperto queste forme significa osservare le regolarità della fonetica storica, ma, allo stesso tempo, c'è da aspettarsi molteplici eccezioni, spesso dovute a ''rimotivazioni'' dell'etimologia popolare; dall'altro lato ci sono, invece, delle denominazioni che la dicono tutta sulla provenienza dei parlanti delle lingue di sostrato, come, per esempio, accade con i nomi alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il classico lavoro di Ernst Schwarz 1970). Il procedimento può avvenire da due prospettive opposte, ossia cercando corrispondenze più recenti o attuali da attestazioni antiche (in itinerari o su pietre miliari ecc.); o, viceversa, identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
La prima prospettiva è senza dubbio più facile a motivo della limitata quantità di dati d'input; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; esso può anche essere analizzato sistematicamente. Ben più impegnativa ma anche considerevolmente maggiormente ''rivelatrice'' è la prospettiva che guarda al passato: qui mancano, tuttavia, le condizioni per un lavoro efficace su uno spazio molto ampio; molte aree non sono state esplorate onomasticamente in quanto mancano sia le varianti dialettali recenti, sia le attestazioni più antiche. A questo proposito, però, in Svizzera è stato avviato il promettente lavoro dal nome ortsnamen.ch, grazie al portale onomastico svizzero.
Oltre i toponimi che si riferiscono ai diversi insediamenti, è importante la documentazione dei microtoponimi (per esempio di montagne e alpi), in quanto questa permette di operare delle deduzioni riguardo all'uso continuativo del territorio. A questo proposito, si osservi il seguente esempio, anche se pionieristico: nel suo importante lavoro sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni tirolesi e salisburghesi ad essa adiacenti, Franz Weindauer 2014 scrive quanto segue, riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: 'il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha ancora una volta rilevato che le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono plausibili indicazioni circa la presenza di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte, in primo luogo, il territorio intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il territorio orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche, ad esempio, la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg'.). La diffusione dei luoghi dei ritrovamenti archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico a livello superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi, e dove non è stato ritrovato – ad oggi – alcun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a pochi chilometri di distanza:
* la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spa.. verano 'estate', come anche la galleria della Vereina nella Bassa Engadina;
* la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap, con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
* la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
* il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu, con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
* la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
* il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla menzionata variante della Simmental.
Un'analisi accurata riuscirebbe ad estrarne molti di più. Si osservi, inoltre, la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e, probabilmente, anche per un processo di acculturazione. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpenraum hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt" (traduzione: Il contadino alemannico e baiuvaro, il quale fa di tutto per trarre frutto dal suolo recentemente occupato, stabilisce un collegamento con i romani che lavorano nelle sue stesse dure condizioni. La coesistenza di antichi toponimi romani e di toponimi tedeschi più recenti dimostra, in maniera evidente, che qui non si svolse alcuna lotta nazionale. Al contrario, essi coesistono gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. All'invasione degli Alemanni e dei Baiuvari nelle Alpi retiche-noriche non seguì alcuna distruzione culturale.)

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Orrizonte epistemico  (Citazione)

Le informazioni offerte da questo portale si articolano su tre diverse dimensioni:

(1) sulla realtà extralinguistica ('cose');
(2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari;
(3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il trattamento separato di (2) e (3) è di fondamentale importanza, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (ossia, non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese non esiste una parola indicante il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac); mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto potrebbe apparire a prima vista: è, infatti, possibile trovare, a volte, delle espressioni con status semiotico incerto, in quanto dai dati non risulta se si tratti di denominazioni di concetti o, piuttosto, di nomi per cose; è questo il caso in cui il parlante chiami un certo pascolo montano – magari quello che lui stesso occupa – con il nome generico di munt, letteramente 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico