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Tabula Peutingeriana  (Citazione)

La Tabula Peutingeriana (T.P.) è una copia di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti per l'Impero romano, presumibilmente risalente al XII o al XIII secolo. Essa è oggi custodita a Vienna, presso la Biblioteca Nazionale austriaca, la Österreichische Nationalbibliothek (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga circa 7 metri ed alta più di 30 centimetri (più precisamente: 6,8 m x 0,33 m).




Sezione della Tabula Peutingeriana (la Puglia e la Calabria al centro, il golfo di Taranto in mezzo, e la Calabria e la Sicilia in basso)

La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella rientrante entro i confini dell'Impero. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono andate perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati ricavati dal cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario risalente al III secolo il quale, però, non si presenta sotto forma di mappa, bensì come semplice elenco di percorsi con delle informazioni sulle relative distanze tra una tappa e l'altra[ Testo ]). La rappresentazione della Tabula non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne; ciononostante, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è dato dalla rappresentazione dell'Italia meridionale, la quale mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche fiumi e catene montuose. Il contenuto informativo a livello superficiale della mappa consiste nella localizzazione e nella denominazione approssimativa dei villaggi, oltre che nei collegamenti stradali tra questi ultimi (le rotte marittime non sono, invece, mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi, a seconda della loro dimensione e della loro importanza. Mentre le località relativamente importanti sono indicate da rappresentazioni schematiche di edifici più o meno grandi, gli insediamenti meno significativi sono, invece, segnalati tramite un piccolo "trattino segmentato'' sulla linea di una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegate da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti: se, da un lato, vi si trova la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, dall'altro, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo le fosse stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa, direttamente o indirettamente, su più fonti.

Non si hanno informazioni su quale sia l'antico modello al quale la T.P. fa riferimento, e, più nello specifico, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della Tabula. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza, nell'antichità, di "mappe" intese in senso moderno. È, però, necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente costituito dalla Forma Urbis, una pianta della città di Roma realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche ulteriori mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono stati conservati diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto ''piano catastale di Orange'': si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza, e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

Nel caso della Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di una mappatura di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solo una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, sebbene ogni singolo caso risulti essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovessero essere raggiunte durante il viaggio da un punto A ad un punto B. Gli itinerari indicavano anche le distanze tra le diverse località, e, in sostanza, sono queste le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Si può, dunque, pensare che essa altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere processi e condizioni storiche di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (si veda, ad esempio, T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181): le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire, a loro volta, informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della stessa catena montuosa. Le strade interne alle Alpi, le quali collegano tra loro le diverse valli, non vi sono state riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale ed una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis; le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province della Raetia e del Noricum. Nella parte occidentale, inoltre, si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus al fine di collegare la neoprovincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano, dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e da lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente cento anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto si trova il Trofeo delle Alpi (512 m). Oltre a queste due strade ben conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari sì senza nome, ma indubbiamente importanti e molto frequentati: uno di questi attraversava, ad esempio, la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m), per poi proseguire verso Albertville e Chambery verso Vienne, nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è, in media, notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) per poi giungere ad Augsburg (Augusta Vindelicum). Essa partiva da Como passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) verso Coira (Curia), seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di quest'ultima, che da Bolzano conduceva ad Augusta attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) ed il Fernpass (1216 m); la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e, da lì, proseguiva attraversando Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211), accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo), oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e, da lì, a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (sulla cui cima è possibile osservare una pietra miliare romana).

Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale raffigurante una casa. Facendo riferimento a quanto stabilito dalla Convenzione delle Alpi, si tratterebbe delle città di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; e di Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

La presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/, al quale siamo grati per avere espressamente acconsentito al successivo utilizzo del suo lavoro.

Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Contesto extralinguistico



Tecnologia  (Citazione)

VerbaAlpina fa uso delle possibilità offerte dalle moderne tecnologie online, nei limiti del possibile. Il nucleo centrale del progetto è la piattaforma Wordpress (Modulo VA_WEB) alla quale sono collegate molteplici banche dati MySQL (Modul VA_DB). Wordpress è un framework PHP disponibile gratuitamente ed in libero accesso, con la possibilità, quindi, di estensioni individuali. Le sue funzionalità possono essere completate attraverso l'utilizzo di biblioteche Javascript. Quest'ultima possibilità si riferisce soprattutto alla cartina interattiva online, la quale, nella prima versione di VerbaAlpina, si serviva della Biblioteca Javascript di Google Maps. A partire dalla versione VA 19_1, è previsto il passaggio al Framework Javascript "Leaflet" in libero accesso, accompagnato dall'implementazione di un layer ad alte prestazioni WebGL per la visualizzazione di grandi quantità di dati.

Per quanto possibile e opportuno, tutte le funzionalità Worpress sviluppate da VerbaAlpina vengono realizzate sotto forma di Plug-in. Questi ultimi vengono successivamente deposti all'interno di "Github", una piattaforma molto conosciuta e riconosciuta fra gli sviluppatori (https://github.com/VerbaAlpina/). Da lì, i plug-in possono essere scaricati e riutilizzati senza limiti. L'utilizzo di plug-in nell'ambito dello sviluppo dei software è permesso grazie all'ormai diffusa licenza MIT. Su Github, la differenziazione tra PHP e Javascript-Code è artificiale ed è stata inserita automaticamente nel sistema da Github. La maggior parte dei Plug-in sviluppati da VerbaAlpina, oltre a un codice PHP, contengono solitamente parti di codici Javascript. Attualmente (Novembre 2018), sulla pagina di VerbaAlpina su Github sono presenti i seguenti plug-in: "TranscriptionTool-Plugin", "Interactive-Map_Plugin" e "Verba-Alpina-Plugin". Inoltre, è possibile scaricare anche il "Verba-Alpina-Theme", il tema del design dell'interfaccia di VerbaAlpina. Stiamo, inoltre, lavorando all'ampliamento dell'offerta di Plug-in sviluppati da VerbaAlpina su Github, al fine di renderli disponibili per il download.

Ecco la lista delle più importanti estensioni sviluppate da VerbaAlpina:

  • Carta geografica interattiva online (visualizzazione a più strati dei dati);
  • Tool di trascrizione (per la trascrizione di dati da atlanti linguistici);
  • Tool di tipizzazione (categorizzazione di materiale raccolto ed assegnazione di tipi);
  • Albero a concetti (gestione della struttura gerarchica del mondo concettuale);
  • Tool CS – Tool "Crowdsourcing", per la raccolta di dati linguistici via internet al fine di integrare e completare il materiale già a disposizione);
  • SQLtoHTML (integrazione diretta dei risultati delle richieste SQL nei contributi di Wordpress).

Oltre a questi strumenti complessi, probabilmente utili anche per gli utenti esterni a VerbaAlpina, sono state sviluppate in dettaglio numerose funzionalità, la cui trasformazione in plug-in modulari non sembra avere senso, in quanto essi paiono troppo piccoli o troppo specifici per le esigenze di VerbaAlpina. Tuttavia, anche questa categoria di sviluppi è accessibile, soprattutto perché il codice completo del software di VerbaAlpina è memorizzato su Github in aggiunta ai plug-in di cui sopra.

Come già accennato, l'interfaccia legata a Wordpress si compone di diverse banche dati MySQL. Il database va_wp si basa su un modello standard di una banca dati MySQL, cosa comune per le installazioni di Wordpress. Attraverso questi database vengono gestite soprattutto le funzionalità "generiche" delle installazioni Wordpress, come, ad esempio, la gestione degli utenti. La banca dati va_xxx raccoglie, invece, tutto il materiale scientifico di VerbaAlpina come, ad esempio, le trascrizioni (Tabella 'tokens'), le tipizzazioni in senso lato ('morph_typen', 'basistypen', 'etyma' e 'lemmata'), i concetti ('konzepte'), i contributi metodologici ('glossar'), i contributi del lessico alpino ('im_comments') o, ancora, la bibliografia ('bibliographie'). Il suffisso 'xxx' designa le diverse versioni operative di VerbaAlpina il cui database è soggetto a continui cambiamenti durante il suo funzionamento. Durante la creazione di una versione di VerbaAlpina, viene altresì prodotta una copia stabile di questo database il cui nome contiene nel suffisso il numero corrispondente (ad esempio va_181). Per diversi partner di VerbaAlpina esiste, inoltre, una specifica banca dati MySQL, i cui nomi hanno come prefisso "pva_" (=Partner Verba Alpina) succeduto dall'abbreviazione del progetto partner in questione (es: pva_ald-i).

I file multimediali (immagini, video, registrazioni audio) raccolti da VerbaAlpina nella mediateca dell'installazione di Wordpress (Modul VA_MT) vengono memorizzati nel file system del server web, come accade di consueto per le installazioni di Wordpress.

Tutte le istanze tecnologiche di VerbaAlpina, ovvero le installazioni Wordpress così come le banche dati, utilizzano l'infrastruttura tecnologica del gruppo della tecnologia dell'informazione della LMU. Questa istituzione sviluppa un sistema di gestione informatica professionale con il server web e database ad alta disponibilità, ed utilizza, altresì, i servizi del centro informatico Leibniz dell'Accademia Bavarese delle Scienze. Il gruppo della tecnologia dell'informazione è composto da sette posti di lavoro fissi garantiti a lungo termine. Una parte del personale si dedica esclusivamente al funzionamento, alla manutenzione e alla cura dell'hardware e dei software dei server.

Tutti gli sviluppi software sono stati realizzati dagli informatici David Englmeier (collaboratore scientifico a partire da ottobre 2016), Filip Hristov (assistente a partire da settembre 2016) e Florian Zacherl (collaboratore scientifico a partire da ottobre 2014).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Terminologia  (Citazione)

Spesso, all'interno del progetto di VerbaAlpina si parla di una differenza tra i dati ''grezzi'', dati primari e metadati, nonostante una definizione vincolante di queste espressioni non sia ancora stata formulata.

Con l'espressione ''dati grezzi'' si fa riferimento ai dati rilevati dalle "fonti" (ad esempio, da partner, via OCR da vocabolari, attraverso trascrizione ecc.). VA si basa sul modello Stuart Card (infovis-reference-model; reference-model for vizualization). Di conseguenza, si opera una distinzione tra dati grezzi e dati primari. I dati grezzi sono tutti i dati esistenti in tale forma prima che vengano rilevati elettronicamente all'interno della struttura di VA. Ciò vale anche per il caso in cui i dati da rilevare siano già presenti nella struttura di VA, in quanto, anche in questo caso, per il rilevamento è necessaria un'interazione da parte dell'uomo (per determinare, ad esempio, *che* la struttura è identica).

I dati primari sono definiti come segue: tutti i dati che vengono prelevati attraverso l'API con il parametro "getRecord" (esempio: https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?api=1&action=getRecord&id=C1&version=182&format=xml&empty=0) (non ancora completamente implementati). Si differenzia tra dati primari di centrali (=dati linguistici) e dati primari periferici (periferia linguistica come ad esempio dati archeologici).

I metadati sono i dati che descrivono i dati primari (per esempio, i dati amministrativi per la descrizione dell'intero progetto, tutti i testi esplicativi raccolti nella sezione ''metodologia'' la quale illustra i diversi aspetti dell'intero progetto oppure nella sezione ''lessico alpino''.
Con l'espressione ''dati secondari'' ci si riferisce, invece, ai dati che servono all'elaborazione di tutti gli altri dati (Code, Queries ecc.).

(auct. David Englmeier | Filip Hristov | Thomas Krefeld | Stephan Lücke | Christina Mutter | Florian Zacherl – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Tecnologia dell'informazione



Tipizzazione  (Citazione)

La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati – là dove possibile – dei tokens ('parole singole'), i quali vengono, poi, inseriti nell'omonima tabella nel database.

L'interesse di VerbaAlpina si concentra sulla tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai lemmi corrispondenti presenti nei dizionari presi come punto di riferimento dal progetto (si veda sotto).

Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è, dunque, necessario chiarire separatamente e di volta in volta se, ad esempio, un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò, viene evitata, in questo contesto, la denominazione "etimo", il quale si riferisce, di norma, alla lingua immediatamente precedente dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde, in effetti, anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo, come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti criteri ben misurabili si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: essa risulta in modo automatico nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e, nel migliore dei casi, confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa, così, uno strumento di convalida dei dati.

I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono, quindi, essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così, per il concetto di FORMAGGIO, ad esempio, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa, a causa delle numerose piccole lingue non sufficientemente standardizzate. Per ragioni pragmatiche, è stata adottata la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come, per esempio, l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è, però, periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è, tuttavia, indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano, talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari), i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, potrebbe sembrare di essere alle prese con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe, quindi, poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta, infatti, un altro tipo morfo-lessicale:



Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggior numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, le quali, al contrario, non sono collegate tra loro.





Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è, però, escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno, dunque, filtrati nella rappresentazione.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Trascrizione  (Citazione)

I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per adempiere a due principi: la fedeltà alle fonti da un lato ed una facile comparabilità tra le forme dall'altro.

(1) Versione input nella trascrizione originale
Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; se alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR), altri lo sono stati solo pochi anni fa (ALD). Per questo motivo, da un punto di vista storico ed epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è, tuttavia, impossibile mantenere certe forme così come sono pervenute nelle fonti. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come accade, per esempio, quando un segno indicante un accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente dei caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Impiegando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

(2) Versione output in IPA
In una trascrizione unificata è, inoltre, auspicabile l'output dei dati in un'ottica di comparabilità e facilità d'uso per l'utente. Tutti i codici beta saranno, quindi, trasferiti in segni IPA attraverso specifiche sostituzioni di routine. Alcuni problemi inevitabili nascono nei casi in cui ad un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondano due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali, come, ad esempio, nel caso dei due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, i quali permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta, essi vengono resi come segue: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere i caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Trofeo delle Alpi  (Citazione)

Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina, durante la conquista di Tiberio – il quale sarebbe successivamente diventato imperatore – e Druso, suo fratello minore, nel 15 a.C. (fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5). Il Trofeo delle Alpi venne eretto su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel diciassettesimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti del monumentale edificio, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco, vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
(Foto di Matthias Holländer, uso gratuito https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992)

Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'imponente iscrizione (ca. 20 x 4m) facente parte del Trofeo (CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto): essa elenca i nomi delle tribù sottomesse dall'Impero durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i suoi resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, è possibile ricostruirne il testo completo grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio, il quale lo trascrisse nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.): grazie a tale fonte scritta, infatti, la ricostruzione dell'iscrizione frammentaria è riuscita con successo.




L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
(Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopracitata si sono conservate fino ad oggi soprattutto nei nomi di località o di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, è possibile, in alcuni casi, indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca relativa alle lingue di sostrato (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

Il passo in cui Plinio il Vecchio cita il testo dell'iscrizione recita quanto segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono state sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi delle tribù è stata inserita dall'autore):

(136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE [[TRVMPILINI|http://db. (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

(138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

(a cura di C. Mayhoff], Stoccarda [Teubner] 1906; testo dell'edizione Loeb]]. [accesso limitato]).


Traduzione:

Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attraverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che intercorrono tra il testo dell'iscrizione del Trofeo e quello tramandato da Plinio potrebbero, appunto, essere dovute a questo fatto.

Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico; con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben comprensibile se si immaginano le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana del Piemonte [ringraziamo Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione finora percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Bibl:Treccani] s.v. [[Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, il "Caput Alpinum", ossia l'area ad est del Brennero, sembra non trovare spazio nella metafora offerta da Plinio. Questa regione era stata sottomessa all'Impero un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (si veda Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico, cfr.: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
Alcune di queste tribù alpine sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, venire localizzate. I seguenti numeri riportati dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione: i Trumpilini (1) ed i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134); secondo l'autore romano (ibid.), i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca λείπω con il significato di LASCIARE, ABBANDONARE, in quanto, durante l'attraversata delle Alpi, essi sarebbero presumibilmente stati abbandonati da Ercole poiché i loro arti si erano congelati a causa del freddo – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione riportati come VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione li fa apparire come un ''popolo'', contraddicendo l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi in cui questi figurano, invece, come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro: nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, infatti, essi sono nominati uno dopo l'altro.

L'ordine di elencazione ne riflette, tra l'altro, l'intrinseca logica geografica (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti la quale, insieme ai Saruneti, si stabilì vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali fanno ancora oggi riferimento i Colli Euganei a ovest di Padova, può essere associato al nome della Val Trompia, a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di questa, si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero, infine, potrebbe derivare dai Breuni (6).

I Vindelici (9) sono ben noti grazie al nome romano di Augsburg: Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi ed i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intese come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) fossero considerati una tribù di Vindelici potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Con tutta probabilità, essi si erano stabiliti nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da collocare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra essere ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringraziamo ancora una volta Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio, il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges, nelle vicinanze di Gap.
Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate, almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo vizioso. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri in turchese segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è, al contrario, assolutamente vaga):

Immagine:tropaeum_alpium_map-2.jpg]]]]
Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
(Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

Le tribù alpine sottomesse dall'Impero sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria, ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La sua posizione è tutt'altro che casuale, bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento è, infatti, ben visibile dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.), il quale collegava l'Italia con la provincia della Gallia Narbonense.

Molto confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e, dunque, completamente fuori dall'ordine (solitamente) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi ad un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa un'identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo, la loro area d'insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù appartenente ai Norici, i quali, sappiamo, si erano già sottomessi senza opporre resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Dal momento che nell'iscrizione non si menzionano ulteriori tribù noriche, si dovrebbe pensare che gli Ambisonti fossero l'unica tribù norica ivi menzionata, cosa che, però, risulterebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione del Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte"; Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii: nomi molto simili di tribù alpine sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

Per quanto ne sappiamo, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù: l'area di insediamento dei Cluconi (17) si troverebbe, quindi, da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira; gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère; i Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero, invece, da collocare nelle aree a sud di Gap, mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara potrebbero aver vissuto ancora più a sud, nel territorio delle Alpi Marittime.
Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), vengono concretamente nominate (ma, appunto, non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

La Lex Pompeia citata da Plinio deve corrispondere alla cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. ed introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferisce ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere motivata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

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