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Approccio induttivo allo spazio culturale  (Citazione)

Il progetto centra le Alpi come spazio culturale complesso, ma unico perché parte dall'aspettativa di tecniche culturali comuni in tutta la regione alpina. La base sta nell'adattazione a condizioni di vita identiche o almeno molto simili nell'alta montagna e nella diffusione naturale di abilità e tradizioni corrispondenti che è legata a queste condizioni di vita comuni. Visto che queste comunanze si manifestano chiaramente nella lingua attraverso denominazioni corrispondenti non è conveniente descrivere la cultura alpina specifica nell'ambito troppo stretto di singole comunità linguistiche, per così dire "top-down", cioè dall'alto verso il basso, vuol dire attraverso una griglia di punti d'inchiesta in delle regioni linguistiche o dialettali definite a priori. Questo corrisponde di solito alle intenzioni della dialettologia che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e idealmente di varietà specifiche. Nella prospettiva qui assunta di una geolinguistica plurilingue che passa i confini di lingue dovranno invece essere messe allo scoperto induttivamente le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche attraverso un approccio "bottom-up", cioè dal basso verso l'alto, accumulando il numero più grande possibile di risultati locali.
È il principio fondamentale di usare esclusivamente dati georeferenziabili e di non specificare eventuali altre macrocategorie che quella dell'appartenenza dei luoghi alla Convenzione delle Alpi. I dati extralinguistici possono inoltre contribuire al profilamento della regione alpina come spazio culturale fornendo delle informazioni attuali o storiche sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastutture di base e sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è desiderabile confrontare gli areali di persistenza archeologica con le aree di relitti linguistici e visualizzare questo confronto quantitativamente in forma di una cartografia combinata, cfr. a questo proposito dal punto di vista archeologico più generalmente Häuber/Schütz 2004a e più specificamente l'esemplare atlante degli strati urbani di Cologna (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Area d'indagine  (Citazione)

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora allo stato attuale realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php), competono piuttosto diverse "naturräumliche" e "wirtschaftlich-politische Alpendefinitionen" (traduzione: definizioni geofisiche e politico-economiche, cf. Bätzing 1997, 23 f.). Nel senso di una delimitazione trasparente e pragmatica la zona dell'inchiesta di questo progetto corrisponde all'ambito di applicazione chiaramente definito della Convenzione delle Alpi; le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (traduzione: le inconsistenze tra gli stati membro, cf. Bätzing 1997, 31) fissateci sono state messe in conto. Queste concernono le Prealpi bavaresi (incluse), "grössere randalpine Gebiete wie das Emmental oder das Zürcher Oberland" (traduzione: aree più grandi ai margini delle Alpi come la Emmental o l'Oberland zurighese, (Bätzing 1997, 32) , escluse) come anche il trattamento di alcune città più importanti nelle zone marginali delle Alpi: Lucerna e Salisburgo ci sono incluse, Graz e Biella sono invece escluse. Il perimetro della Convenzione delle Alpi può essere scaricato qui. Lo scopo vero del progetto è però quello di registrare le Alpi in questo ambito formalmente delimitato come spazio linguistico-culturale e di rappresentare la similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Dokumentation



Atlanti linguistici alpini  (Citazione)

I dialetti alpini sono indagati dai seguenti atlanti linguistici, in parte non ancora compiuti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.

Il grande numero non deve però celare le discrepanze considerevoli, parzialmente del tutto sorprendenti tra i singoli atlanti. Così sono proprio certi atlanti regionali, come p.es. l'ALD-II o anche il BSA che non sono interessati particolarmente ai dati etnolinguistici. Specialmente l'alpeggio – che rappresenta uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina – non viene trattato del tutto. Nell'ALD-II c'è certamente (a differenza del BSA) uno stimolo 869l'alpeggio 'Alm'/ la baita 'Sennhütte'. Ma già i concetti fondamentali della lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE e dell'allevamento come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc. mancano del tutto (cfr. il questionario).



(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld|Susanne Oberholzer)

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Carta sinottica  (Citazione)

Questa funzione permette all'utente di scegliere a seconda dei suoi propri interessi un certo numero di carte singole disponibili e di fissarle in carte combinate sinottiche. In questo modo si possono visualizzare le aree di diffusione di qualsiasi caratteristica linguistica ed extralinguistica in relazione tra di esse. Allo stesso tempo esiste la possibilità di fissare queste carte sinottiche in diversi gradi di zoom se un contesto locale, come p.es. i Monti del Karwendel o il continuum dialettale occitano-francoprovenzale-piemontese delle Alpi Occidentali, deve essere documentato.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)


Tags: Dokumentation Kooperation Forschungslabor



Cartografia  (Citazione)

La cartografazione linguistica è discutibile per la sua forza suggestiva; nondimeno si tratta di uno strumento efficace, perché serve nello stesso tempo alla documentazione e alla visualizzazione di relazioni geolinguistiche (cf. i contributi in Lameli 2010). Due principi di cartografazione si distinguono nettamente; le carte analitiche forniscono enunciati più o meno complesse, in modo che la documentazione predomina e che l’interpretazione spaziale tocchi all’utente stesso. Nel caso delle carte sintetiche è la distribuzione dei simboli che segnala direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici scelti. Anche carte quantitative sono necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi perché mostra a prima vista simboli; essi sono però interattivi e danno l’enunciato completo.

Oltre alla funzione schiettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. Perciò il portale offre l’opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e meno) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre il retino di referenza dei confini di comune georeferenziato esattamente viene rappresentato un retino quasi georeferenziato a nido d'ape (a partire da versione 16/1) che descrive certo la posizione approssimativa dei comuni uno verso l'altro, ma assegna allo stesso momento una superficie idealizzata a ogni territorio di comune con la stessa forma e stessa estensione.

Con questo si offrono due metodi di mappatura che hanno il pro e il contro tutti e due e che portano con sé un certo potenziale suggestivo: la raffigurazione topografica offre grazie alla sua precisione una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, uscite di valli inaccessibili ecc. spesso molto speciali. La carta a favi permette invece una visualizzazione più astratta dei dati perché appiana le estensioni delle superfici di comune e anche insediamenti di agglomerato urbano risp. di tipo sparso. Questo è utile soprattutto nel caso di carte quantitative perché l'estensione della superficie crea, percependo, automaticamente l'impressione di un'importanza quantitativa.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Codepage  (Citazione)

VerbaAlpina riunisce dati da fonti di carattere diverso: dati da atlanti linguistici e dizionari stampati che devono in un primo tempo essere digitalizzati così come dei dati già presenti in forma elettronica da alcuni progetti partner. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare la standardizzazione necessaria occorrono delle liste in cui è fissato quale sia la corrispondenza di un carattere nel sistema di trascrizione di una fonte in un sistema di trascrizione di un'altra fonte. Il compito è sostanzialmente questo di rappresentare i diversi sistemi di trascrizioni nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA) che funge da trascrizione di referenza all'interno di VerbaAlpina. Per tradurre un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella che contiene tutte le corrispondenze dei caratteri. Una tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito, viene presentato un estratto dalla codepage che è basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene totalmente intorno a 4500 righe/associazioni:


La colonna `BETA` contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna `IPA` contiene il carattere IPA corrispondente e la colonna `HEX` contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al carattere IPA rispettivo.


(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Codice beta  (Citazione)

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), nell'ambito di VerbaAlpina la trascrizione di sistemi di scrittura complessi sotto l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata come "codice beta". Il TLG ha sviluppato il concetto corrispondente all'inizio degli anni settanta del Novecento per il rilevamento di testi greci antichi con i mezzi computeristici allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





In un primo tempo si fa una distinzione tra carattere di base e segni diacritici quando si trasferisce la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, che è utilizzata nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno si rappresenta se stesso (cosa che è possibile senza eccezione nell'esempio presentato). Direttamente dopo il carattere di base seguono tutti i diacritici legati a questo; ogni diacritico viene sostituito da un carattere ASCII speciale. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database di VerbaAlpina. La scelta dell'attribuzione è guidata dal principio della rassomiglianza ottica, per quanto possibile. Nell'esempio menzionato, l'uncino sotto la u nella parola tu viene rappresentato da una parentesi tonda aperta: tu(. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso all'alto e dalla sinistra alla destra dietro il carattere di base. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII succede indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente a causa del principio della rassomiglianza ottica, vuol dire: anche se un uncino sotto un carattere di base ha un significato fonetico completamente diverso in una certa fonte rispetto a un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini vengono rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizioni che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (la stessa codifica beta può dunque risultare in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- Il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard in una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo.
- Le persone che trascrivono non hanno bisogno di conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici.
- Si può rilevare qualsiasi carattere rispettivamente diacritico, indipendentemente dal fatto se sono cifrate in Unicode o no
- Il rilevamento dei dati elettronico avviene senza perdita d'informazione.
Attraverso routine di sostituzione il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione. Sull'onda di queste conversioni può avvenire eventualmente una perdita d'informazione che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione. La trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in un modo così dettagliato che non è previsto nel sistema IPA.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Concetto  (Citazione)

L'ambito dei concetti (o dell'onomasiologia) è variegato; tre campi tematici sono predefiniti:
- la vita quotidiana tradizionale
- l'ambiente naturale
- la vita quotidiana moderna.
Questi non importano però per l'organizzazione dei dati sul livello del database. Importano piuttosto dei campi concettuali specifici, come per esempio quello dell’alpeggio nella vita quotidiana tradizionale. Innanzitutto si lasciano registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione risp. di specificazione molto diverso di modo che ne risultino gerarchie tassonomiche. Tra concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide. Le relazioni di inclusione collegano iperonimi e iponimi in modo che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Per questo l'esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DI FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina ecc. è anche un fabbricato, ma l'inverso non vale ovviamente. Il concetto ogni volta incluso è più astratto e perciò nella rappresentazione in forma di albero (grafo).

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono invece sempre
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è né una stalla né una cantina di formaggio.

Completamente diverso è invece la gerarchia che risulta da concetti complementari che formano un rapporto di funzione complesso che deve anche essere compreso come concetto. Qui si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti).





Le relazioni parte-tutto sono da un lato gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato non si fondano sull'inclusione definitoria, ma sull'esclusione. Si confronti a proposito della classificazione concettuale lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni si riconoscono di nuovo dei tutti e le loro parti costitutive. Così diversi ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (parti) appartengono alla PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).
Le relazioni concettuali abbozzate si riflettono nei significati delle loro denominazioni linguistiche (semantica) e anche nei cambi di significato: le denominazioni di iponimi possono essere trasferite a iperonimi e viceversa. Allo stesso modo possono avvenire dei trasferimenti di denominazione tra concetti che si escludono, ma che costituiscono un contesto concettuale (metonimia) o con le relazioni parte-tutto (meronimia). Sono esemplari i concetti che nelle varietà romanze sono legati lessicalmente tra di loro attraverso il tipo di base malg-.





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)


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Continuità  (Citazione)

È d'importanza fondamentale la domanda della continuità di tradizione quando si ricostruiscono degli spazi comunicativi plurilingui; deve essere trattata interdisciplinarmente nel senso di un modo di procedimento diretto dai dati, induttivo. Delle risposte alla domanda dei sostrati preromani sono però difficilmente da aspettare anche se si riuniscono le forze di più discipline. Si presenta molto migliore la situazione di partenza riguardo al sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona. Il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce addirittura una costante storica che è da osservare persino attualmente nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?# Il processo è cominciato già col crollo dell'infrastruttura romana (nell'anno 476); il periodo che ci è seguito immediatamente è di grande interesse per la storia linguistica; è però scarsamente documentato per iscritto per cui la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. È vero che ci esistono ancora grandi lacune della ricerca, ma con Weindauer 2014 sono state sbrigate le fonti archeologiche e onomastiche (dal 6° all’8° secolo) dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese. Perciò si può escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: un'interruzione d’insediamento più lunga e fondamentale tra epoca romana ed epoca bavara) perché tutto parla a favore di un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). Tuttavia rimane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: quello che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo antico e dell'alto medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache provatamente: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del 6° secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità rispettivamente – per quanto ancora esistenti – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Cornice onomasiologica  (Citazione)





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

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Dati di input  (Citazione)

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dei dati che sono georeferenziati almeno nel territorio di un comune, possibilmente però ancora più precisamente (come p.es. le foto d'alpeggi). Riguardo ai dati linguistici che sono particolarmente importanti sono da differenziare due tipi: da un lato dati che risalgono direttamente a enunciati di informanti singoli – come per esempio le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat); questi enunciati vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens. Dall'altro lato alcuni atlanti, come per esempio l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari non contengono degli enunciati di parlante, bensì forme che sono già state tipizzate dagli editori cosicché non è possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Dati extralinguistici  (Citazione)

Per un approccio induttivo allo spazio culturale i dati demografici e istituzionali sono di principio interessanti se risultano essere georeferenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni che riguardano la storia dell'insediamento, specialmente quelli che concernono l'appartenenza a istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche vie di comunicazione, specialmente valichi di montagna sono di importanza fondamentale (cf. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se sono in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto è per esempio evidente guardando alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (p. es. l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Denominazione  (Citazione)

Con 'denominazione' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata che denomina uno o più concetti e si riferisce magari a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempite anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette polirematiche). Riguardo alla categoria 'concetto' ne risulata una relazione cosiddetta "m:n", in termini informatici: una denominazione polisemica può denominare più concetti, all'opposto, un concetto può essere denominato da una moltitudine di denominazioni sinonime.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Digital Object Identifier (DOI)  (Citazione)



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Digitalizzazione  (Citazione)

Nel contesto di VerbaAlpina, sotto il termine digitalizzazione non si intende l'impegno semplice di computer per la memorizzazione di dati elettronici bensì essenzialmente l'elaborazione digitale a fondo del materiale attraverso la *strutturazione* e la categorizzazione sistematiche e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati di principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e corrispondenti raffigurazioni sinottiche (i cosiddetti "joins") di due o più tabelle. Per l'amministrazione delle tabelle VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle però non sono legate a questo sistema, ma possono venir esportate in qualsiasi momento, p. es. in forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella oppure di record (i cosiddetti separatori) insieme con i nomi di colonna e la documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Non viene invece impiegata nel campo operativo di VerbaAlpina la struttura XML che è usata spesso al momento in altri ambiti. XML è però compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo concetto importante nel contesto del lemma "digitalizzazione" concerne la codifica dei caratteri. La tematica ha grande importanza proprio riguardo all'archiviazione a lungo termine dei dati e deve essere gestita di maniera previdente. Per quanto sia possibile, VerbaAlpina si richiama in questo contesto alla tabella di codifica e alle direttive dello Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri che finora non sono entrati nella tabella Unicode il rilevamento digitale del carattere è effettuato di preferenza attraverso serializzazione in forma di una serie di caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali per cui una conversione posteriore in valori Unicode poi possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Dizionari di referenza  (Citazione)

Nell'ambito del lavoro di tipizzazione che è centrale per VerbaAlpina un ruolo importante spetta ai dizionari di referenza. Tutti i dati estratti da fonti, sia attestazioni singole sia tipi fonetici o morfo-lessicali, vengono messi in relazione con un quadro di referenza lessicografico per garantire la migliore confrontabilità del materiale. Il lavoro di tipizzazione è fatto da membri dello staff di VerbaAlpina e si basa sulla loro perizia linguistica. Questo lavoro è dunque di tipo interpretativo e non rivendica un diritto di validità incontestabile.
I dati prelevati dalla fonte vengono legati a dei dizionari di referenza (lista in seguito). All'interno di una famiglia linguistica, i dati linguistici che vengono tipizzati, sono legati ai lemmi adeguati dei dizionari di referenza utilizzati. In prospettiva opposta è dunque possibile trovare tutti i dati assegnati di VerbaAlpina partendo dai lemmi dei dizionari di referenza. A tale riguardo, VerbaAlpina presenta un ampliamento organico dei dizionari di referenza utilizzati che può essere realizzato tecnicamente senza grandi problemi attraverso collegamenti da tutti i dizionari di referenza che sono disponibili on-line.
Nel caso in cui nessuno dei dizionari di referenza presenta un lemma adeguato, VerbaAlpina definisce un tipo morfo-lessicale in forma ortografica che possiede d'ora in poi lo stato di referenza e a cui si possono riferire tutti i dati linguistici di questa categoria morfo-lessicale. Attraverso questo riferimento a se stesso VerbaAlpina riceve lo stato di un dizionario di referenza.
Siccome l'assegnazione a dizionari di referenza descritta rappresenta un lavoro dipendente d'interpretazione, VerbaAlpina permette agli scienziati e ai non scienziati interessati di commentare controversamente singole assegnazioni di lemmi. Questo permette agli esterni di fare delle tipizzazioni alternative che possono di nuovo essere commentate e discusse.

Parole dall'area linguistica germanica sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
  • Schweizerisches Idiotikon. Schweizerdeutsches Wörterbuch
  • Grimm, Jacob und Wilhelm (1854-1961): Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, 16 Bde. in 32 Teilbänden, Leipzig (Quellenverzeichnis Leipzig 1971) (DWB)
  • Duden (considerazione a causa della sua importanza reale e della quantità di materiale enorme – malgrado la meschinità riguardo alle informazioni lessicografiche ivi presentate)
Parole dall'area linguistica romanza sono legate, dove possibile, ai lemmi di:
  • Vocabolario Treccani
  • Trésor de la langue française informatisé (TLFi)
  • Banca lessicala ladina (BLad; ladino [lld])
  • Pledari grond (romancio [roh]) e DRG
  • LSI e RID
Parole dall'area linguistica slava sono legate, dove possibile, ai lemmi di
  • Slovar slovenskega knjižnega jezika (SSKJ)
Dove necessario (specialmente riguardo agli etimi) serve come dizionario di referenza per la lingua latina:
  • Georges, Karl Ernst (1913-1916, Reprint 1998): Ausführliches lateinisch-deutsches Handwörterbuch. Aus den Quellen zusammengetragen und mit besonderer Bezugnahme auf Synonymik und Antiquitäten unter Berücksichtigung der besten Hilfsmittel ausgearbeitet, 2 Bände, Darmstadt.
Per il complemento dell'etimologia, specialmente dei tipi di base, servono come referenza:
  • Wartburg, Walther von (1922-1967): Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine Darstellung des galloromanischen Sprachschatzes, 25 Bände, Basel (FEW), con i suoi commenti (che chiudono i singoli articoli) che sono fondamentali spesso oltre il francese e a volte persino oltre il romanzo.
  • Kluge
  • DELI
  • Bezlaj e anche l'edizione più recente Snoj. Cf. generalmente per le etimologie slave Berneker

auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer

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Etimologia  (Citazione)

Per mettere allo scoperto gli strati linguistici, la stratigrafia esige l'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e persegue uno scopo triplo:
- rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
- motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici uniti a questo tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
- ricostruire le vie di prestito se il tipo di base è diffuso in più aree linguistiche; non appena le lingue dell'etimo da un lato e dell'informante dall'altro non corrispondono, si constata automaticamente contatto linguistico.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica  (Citazione)

Nella tradizione di ricerca romanistica, soprattutto però in quella italianistica la dialettologia fu legata sin dall'inizio, vuol dire in Italia almeno da Giuseppe Pitré, molto strettamente alle scienze sociali, più precisamente alla sociologia e all'etnologia. Da questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere capita persino come disciplina parziale di una 'etnoscienza' superiore. Quest'espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è però potuta stabilire né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995) , testo molto sagace e informativo, c'è scritto:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 f.; grassetto aggiunto da T.K.)

L'etnoscienza così abbozzata viene chiamata nella tradizione nordamericana anche cultural anthropology (it. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono si è inoltre fatta una distinzione tra Volkskunde per l'indagine di culture indigene e Völkerkunde per l'indagine di culture straniere, soprattutto non-europee. Al presente si utilizza invece spesso generalmente il termine Ethnologie (it. etnologia) con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca nemmeno perché spesso è limitata allo studio linguistico di culture non europee (cf. Senft 2003), benché non debba escludere quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata riguardo ai flussi migratori in massa e ampi.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona: riguardo il prefissoide etno-, che è utilizzato da un lato come sinonimo dell'ingl. folk e dall'altro lato riguardo all'etnia. Con folk (in folk-taxonomy ecc.) si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti risp. non scienziati riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche etnia (risp. etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano senza però implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda inoltre a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (anche in seguito) può essere denominata come 'etnolinguistica' se rileva e analizza i dati linguistici in rapporto stretto con la cultura del quotidiano dei parlanti.

È direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana lo studio nato da osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico è molto ben analizzata la Sicilia, rispetto alle altre regioni è forse persino la regione analizzata nel miglior modo possibile. Ne fanno parte i seguenti studi/lavori: Fanciullo 1983 e altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni ogni volta analizzate: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)





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Famiglie linguistiche nelle Alpi  (Citazione)

Nel territorio della Convenzione delle Alpi e con ciò nella zona dell'inchiesta di VerbaAlpina si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentati da continui dialettali. Il grado di differenziazione di questi continui dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica e quella è più grande di quella slava; gli atlanti linguistici relativi informano della situazione dialettale. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro e ne risulterà una rete ampia plurilingue. Sul livello delle lingue nazionali superiori risp. delle lingue di minoranza che sono regionalmente implementate solo la Romania alpina è spezzata ulteriormente. A parte dell'italiano e del francese sono ufficialmente riconosciuti come lingue nazionali o lingue di minoranza in Svizzera il romancio e in Italia l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard alla volta: il sloveno nel primo caso e il tedesco nel secondo caso. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesco sono però da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania e in Austria.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)


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Fonti  (Citazione)

Si riuniscono fonti di tipo molto differente in VerbaAlpina. Sono da differenziare fonti già pubblicate (atlanti, dizionari, descrizioni di dialetti locali) da un lato e fonti nuove, rilevate dal progetto stesso. Ne fanno parte dati rilevati da membri dello staff, come p.es. da Beatrice Colcuc, come anche dati che vengono raccolti dalla crowd, cioè da parlanti che non sono personalmente conosciuti al progetto. VerbaAlpina prende in considerazione esclusivamente fonti che forniscono dati già georeferenziati o almeno georeferenziabili. Tuttavia, questi dati devono essere trattati sistematicamente differentemente alla luce della tipizzazione. Enunciati foneticamente esattamente trascritti vengono marcati come 'attestazione singola' da VerbaAlpina. Ha senso allora di raggruppare queste attestazioni singole seguendo certi criteri ('tipizzare'); dati che si trovano in forma ortografica nella fonte possono essere riguardati come tipizzati fin da principio perché questa forma della resa scritta toglie molta varianza fonetica. Per questo, VerbaAlpina non indica soltanto la fonte ma precisa anche lo stato sistematico del dato linguistico in questione ('attestazione singola' vs. 'tipo fonetico' vs. 'tipo morfo-lessicale') come è indicato dalla fonte. Non valgono come fonti i dizionari di referenza che forniscono la garanzia lessicografica per i tipi morfo-lessicali e a cui si rimanda nel caso ideale attraverso un link. Nel seguito, alcuni esempi:

(1) La fonte fornisce un'attestazione singola:

attestazione singola: [a̠lpˈejo̞] – luogo: Bassano del Grappa – fonte: ALD-II 848_1, 181 (Valrovina)
tipo fonetico: (non tipizzato)
tipo morfo-lessicale: Treccani alpeggio (rom. m.)
tipo di base: alpe; cf. DELI 42
concetto: ALPEGGIO


(2) La fonte fornisce un tipo fonetico:

(Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: Adelboden
tipo fonetico: Anke – fonte: SDS V_179_1, BE104
tipo morfo-lessicale: Anke (ger. m.), cf. Idiotikon s.v. Anke, 1, 341 ff.
tipo di base: anko; cf. Kluge 2001, 47
concetto: BURRO


(3) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale:

(Non esiste nessuna attestazione singola) – luogo: St. Peter-Pagig
tipo fonetico: Putter – fonte: SDS V_179_1, GR22
tipo morfo-lessicale: Butter (ger. n.), cf. Idiotikon s. v. [[Butter, 1, 341 ff. – fonte: SDS V_179_1, GR22
tipo di base: butyru(m); cf. DELI 178
concetto: BURRO


(4) La fonte fornisce un tipo morfo-lessicale che esiste nel tedesco standard, però solo per un altro concetto:

tipo morfo-lessicale: Pelz Duden s.v. Pelz (nicht für dieses Konzept); Idiotikon s.v. Belz P-, 4, 1222 – fonte #SDS nachtragen#
concetto: PELLE SUL LATTE, RAFFREDDANDOSI DOPO IL BOLLIRE

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Fotografie  (Citazione)

La mediateca di VerbaAlpina contiene una collezione vasta, continuamente crescente di fotografie georeferenziate. Queste servono a uno scopo doppio. Da un lato rimandano a referenti concreti con tutte le loro particolarità idiosincratiche. Queste possono essere molto spiccate soprattutto riguardo a edifici. Dall'altro lato le foto dovrebbero illustrare un concetto in un modo il più chiaro possibile e diventare così la base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto. Lo scopo di questa funzione è perciò non quella di riconoscere un referente specifico, come p.es. una baita specifica. Anzi, questo sarebbe piuttosto fastidioso perché in questo caso gli informanti tendono a menzionare il nome proprio di un alpeggio e non le denominazioni del concetto. Questo rischio è però limitato: un malinteso fondamentale risulta in fondo solo nei casi in cui gli informanti riconoscono una persona conosciuta: in questo caso, le caratteristiche individuali attraggono la concentrazione completa dell'osservatore cosicché la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente col nome ("ma questo è il Willi!") – e non con la funzione che essa esercita sulla fotografia (CACIAIO). A rigore l'uso di disegni idealizzati in luogo di fotografie di oggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento di denominazioni. Questo fallisce però a causa dell'assenza di modelli adeguati. Tutte le rappresentazioni di referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Geolinguistica analogica  (Citazione)

Le dimensioni epistemiche che fanno parte dell'orizzonte di VerbaAlpina, cioè le COSE, i CONCETTI e le PAROLE, sono di regola uniti in modo molto stretto e spesso completamente indefinito nella forma di presentazione della geolinguistica tradizionale. Un caso esemplare è quello della carta AIS 1192a LA CASCINA DI MONTAGNA. Il titolo della carta ha a priori lo status di un concetto, cioè FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (traduzione: 'dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta con del personale ausiliario'). Di più, si apprende che si tratta di un iperonimo perché qualche cascina serve allo stesso tempo da magazzino per il latte e il formaggio mentre in altri casi esistono delle cantine speciali per il latte e il formaggio che possono essere o aggiunte o isolate e dove scorre attraverso spesso un corso d'acqua. Inoltre è da distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" (traduzione: 'la cascina massiccia per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. Con altre parole: esiste un'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici senza che sia sempre chiaro per il caso singolo quale capanna è intesa con la parola attestata sulla carta. Il concetto nel titolo della carta è dunque spesso troppo poco specificato e non può essere esclusa in alcun luogo l'esistenza di altre denominazioni per capanne più specifiche; i dizionari di dialetto confermano molto regolarmente quest'impressione. Allo stesso tempo compaiono due altri concetti che non sono degli iponimi di CASCINA: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Inoltre ci si riferisce nella stessa legenda alla frequente presenza di stalle (per diversi animali, anche per porci), dunque a un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non vengono registrate nella carta topografica, bensì al margine in forma di liste che mostrano per lo più solo attestazioni per pochi luoghi. Allo stesso tempo si hanno spesso delle parole polisemiche nelle liste che denominano concetti completamente diversi nei singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort che nella lista è attestato per il concetto di STALLA DI MONTAGNA nei luoghi AIS 107 e 109 benché denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate quando si registrano dei dati digitalmente; è un requisito fondamentale la separazione stretta delle dimensioni menzionate, per così dire la decostruzione sistematica dell'informazione offerta.





Al termine di questo processo tutte le informazioni possono essere richieste e visualizzate dal database in categorie consistenti e in qualsiasi combinazione.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)


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Geolinguistica plurilingue  (Citazione)

Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e specialmente della sua condizionatura etnolinguistica nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale perché questi risultano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche che costituiscono la regione alpina moderna in forma di continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono d'altronde raffigurabili in Stati specifici. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca, che solo crea l'appartenenza alla stessa comunità linguistica, in certe isole linguistiche di lingua walser e di bavarese antico (cimbre) non esiste più in realtà.
Le varietà del continuum romanzo possono – in contrasto con l'area germanofona – essere attribuite a diverse lingue; oltre al francese e all'italiano si tratta ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni che vengono parlati tranne che in Slovenia anche in parecchi comuni italiani e austriaci. Non è però tra gli scopi di VerbaAlpina di descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali e di rappresentare lo spazio in certo qual modo come mosaico di varietà. Dovranno piuttosto manifestarsi le caratteristiche (soprattutto lessicali) che sono diffuse oltre i confini di singoli dialetti e lingue mostrando così – grazie al dispositivo spaziale del progetto – le comunanze etnolinguistiche .





Visto che dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi si può affermare riguardo all'analisi comune di tre continua 'geneticamente' diversi che in questo progetto viene analizzato il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Dokumentation Kooperation



Georeferenziazione  (Citazione)

La georeferenziazione (utilizzando gradi di latitudine e di longitudine) è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. L'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati, si aspira però a una referenziazione la più esatta possibile, precisa al metro stesso. Nel caso di dati linguistici da atlanti e dizionari è possibile di regola solo una referenziazione approssimativa secondo il toponimo; nel caso di p.es. dati archeologici sono però possibili georeferenziazioni precise al metro stesso. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dalla prospettiva tecnica viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina a un formato MySQL specifico attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT succede attraverso la funzione MySQL astext().

Il retino di referenza della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici nello spazio alpino che possono essere rappresentate o come superficie o come punti. Ne formano la base le demarcazioni del confine dei comuni che VerbaAlpina ha ricevuto dal suo partner Convenzione delle Alpi; i dati corrispondono allo stato di 2014 circa. Un aggiornamento di questi dati che cambiano spesso a causa di riforme amministrative è superfluo perché si tratta solo di un quadro di referenza geografico dal punto di vista di VerbaAlpina. La raffigurazione di punto del retino di comune viene dedotta attraverso algoritmi dai confini di comune ed è dunque secondario. I punti di comune stabiliti rappresentano i centri geometrici delle superfici di comune e marcano soltanto per caso la capitale o il punto centrale del comune. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati sul punto di comune stabilito o singolarmente o cumulativamente. Questo è il caso per esempio per i dati linguistici di atlanti e dizionari.
#Passus über Polygonkarte in Method_Kartographie übertragen#

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)


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Modellazione dei dati  (Citazione)

v. modello relazionale

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Modello relazionale  (Citazione)

Il modello relazionale organizza informazioni in forma di una o più tabelle. La denominazione deriva dal fatto che tabelle siano designate nel linguaggio tecnico anche come "relazioni". Le righe di una tabella vengono anche chiamate "record" o "tupla", le colonne si chiamano anche "caselle", "attributi" o "campi dato". Una tabella può consistere, almeno in teoria, di un numero illimitato di righe e colonne. Una tabella esistente può essere allargata in qualsiasi momento sia da righe nuove sia da colonne nuove. Una collezione di più tabelle può essere designata come database. Per la gestione di una tale collezione di tabelle/un tale database sono impiegati dei cosiddetti sistemi di gestione di banca-dati come p.es. MySQL oppure PostgreSQL. L'amministrazione dei dati così come anche la loro analisi avviene per mezzo di un linguaggio formale specifico, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), sviluppato specialmente per l'impiego di dati in formato relazionale. Questo linguaggio esiste tra l'altro in una versione standardizzata dall'ISO (Wikipedia).
Esistono regole proprie per la rappresentazione di informazioni nel modello relazionale (p.es. la cosiddetta normalizzazione). Allo stesso momento, la scelta concreta della modellazione dipende dall'applicazione e l'adempimento di certe regole di modellazione esistenti rappresenta in certi casi un ostacolo dalla prospettiva della usability e dalla performance. In pratica, ogni modellazione di dati rappresenta un compromesso tra i vantaggi delle regole teoriche, delle esigenze tecniche e della usability. Inoltre un modello di dati scelto può essere cambiato in qualsiasi momento ed essere adattato alle esigenze cambiate.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Onomastica  (Citazione)

I risultati onomastici, specialmente in toponomastica, sono d'importanza fondamentale per la valutazione di una continuità d'insediamento che sopravvive al cambio di lingua (cfr. riguardo alle Alpi già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Sono da distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche da lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", (traduzione: quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi) come lo espresse Steub 1867, 142). Il mettere allo scoperto di queste forme deve osservare le regolarità della fonetica storica e allo stesso tempo sono da aspettarsi eccezioni molteplici che spesso sono dovute a rimotivazione dell'etimologia popolare. Dall'altro lato ci sono dei nomi 'parlanti' con cui venivano denominati i parlanti delle lingue di sostrato, come per esempi nei nome alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il lavoro classico di Ernst Schwarz 1970). Il modo di procedere può avvenire da due prospettive opposte, vale a dire cercando corrispondenze più giovani o attuali da attestazioni antiche (in itinerari, su pietre miliari ecc.) o viceversa identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
La prima prospettiva è senza dubbi più facile a causa della quantità di dati d'input limitata; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; questo può venir analizzato sistematicamente. Ben più impegnativo e anche considerevolmente più rivelatore è la prospettiva retrospettiva. Qui mancano ampiamente le condizioni per un lavoro coronato di successo che copre un grande spazio; molte aree non sono esplorate onomasticamente perché mancano sia le varianti dialettali recenti sia le attestazioni preste. Almeno in Svizzera si è cominciato un lavoro promettente offrendo il portale onomastico svizzero ortsnamen.ch.
A parte i toponimi che si riferiscono a insediamenti è importante la documentazione di microtoponimi (per esempio di montagne e alpi) perché permette deduzioni riguardo all'uso continuativo del terreno. A questo proposito si osservi l'esempio seguente che però è un esempio molto preliminare: Franz Weindauer 2014 scrive nel suo lavoro importante sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni adiacenti tirolesi e salisburghesi le frasi seguenti riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha rilevato che di nuovo le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono indicazioni plausibili di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte in primo luogo il terreno intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il terreno orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche per esempio la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg.). La diffusione dei luoghi del ritrovamento archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi e dove non si trova fino a oggi nessun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a solo pochi chilometri di distanza:
* la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spagn. verano 'estate' come anche la galleria della Vereina nell'Engadina Bassa;
* la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
* la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
* il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
* la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
* il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla variante della Simmental menzionata.
Un'analisi accurata ne estrarrebbe ancora molti di più. Si osservi inoltre la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e probabilmente anche per l'acculturazione alla sua forma di vita. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpen hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt." (traduzione: Il contadino alemannico e bavaro che fa di tutto per avere frutto dal suolo recentemente popolato, stabilisce il collegamento con i romani che lavorano sotto le stesse condizioni dure. Niente mostra più chiaramente che qui non si svolsero lotte nazionali che il fatto che i toponimi romani antichi e quelli più giovani tedeschi ci coesistano pacificamente gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. L'invasione degli Alemanni e dei Bavari nelle Alpi retiche-noriche non fu seguita da una distruzione culturale.)

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)


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Polirematiche  (Citazione)



Tags: Dokumentation



Profilo di similarità etnolinguistica  (Citazione)

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto i tipi di base formano il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Nel senso di una raffigurazione sintetica sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Anzitutto le voci alpine sono di interesse particolare; il loro insieme forma per così dire un tipo astratto ideale a cui si avvicinano più o meno i singoli dialetti locali. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale che è stata ispirata dalla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi verrà mappata (secondo il modello dell'ASD) il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località come punto di riferimento hanno in comune.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Dokumentation



Raggruppare e classificare  (Citazione)

Le categorie che possono essere scelte nella 'carta interattiva' offrono spesso già numerose espressioni linguistiche. Così la ricerca del 'concetto' BURRO (cfr. l'illustrazione seguente) dà un risultato di 1449 attestazioni. Per questo, la piattaforma permette di raggruppare e classificare tutte le espressioni rilevanti secondo criteri diversi:





Una selezione secondo tipi di base fa vedere le aree di diffusione che superano i confini di lingua. Ecco un esempio del tipo romanzo butyru(m) nell'area germanofona e il tipo tecesco Schmalz nell'area romanza.

SCHMALZ_BUTYRU
  • tipo di base Schmalz (111 attestazioni)
  • tipo di base butyru(m) (913 attestazioni)

Un'opzione corrispondente c'è anche per la ricerca di tipi morfo-lessicali; la classificazione secondo il criterio 'concetto' è interessante anche indipendentemente dall'area linguistica considerata perché mostra la polisemia di ogni espressione. Ecco due screenshot del modo di procedere per l'esempio di malga:





Risultano i significati seguenti che si trovano tra di loro in relazione chiaramente metonimica:



Polisemia del tipo morfo-lessicale malga

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Referente  (Citazione)

Nel triangolo delle categorie linguistiche "denominazione" – "concetto" – "referente", che si riferiscono l'una all'altra, il referente indica la sostanziazione di un concetto – secondo la sua natura – sempre astratto, con altre parole: una cosa concreta, individuale. I referenti che appaiono nei materiali trattati da VerbaAlpina permettono per lo più la rappresentazione figurata come disegno oppure fotografia. Rispetto alle denominazioni e ai concetti, i referenti sono d'importanza secondaria in VerbaAlpina. Rappresentazioni dei referenti, per lo più fotografie, saranno impiegate soprattutto nell'ambito del crowdsourcing come 'ausili' per rendere i referenti più facilmente comprensibili per gli informanti visto che le descrizioni dei concetti a volte sono necessariamente circostanziate.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Dokumentation



Repositories  (Citazione)

Il termine "repository" non è definito finora in maniera sufficientemente chiara, è indistinta soprattutto la delimitazione al termine "archivio". Di principio, sotto "repository" s'intende nel mondo digitale dei sistemi di memoria che mirano alla preservazione di dati a lungo termine. Nell'ambito scientifico, repositories vengono condotti per lo più da istituzioni di diritto pubblico. I dati che devono essere preservati sono in prevalenza dati di ricerca. Le proprietà più importanti di un repositorio sono la sicurezza fisica dei dati da conservare così come la conservazione della loro integrità, l'esistenza illimitata dell'istituzione che conduce il repository, la documentazione del contenuto, della struttura e della codifica dei dati memorizzati così come la loro disponibilità indipendentemente dal tempo e dal luogo. Dal punto di vista delle scienze umane un ruolo particolarmente importante in questa questione spetta all'unione Clarin-D e al Textgrid-Repositorium per quanto concerne la Germania.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Dokumentation



Semantica  (Citazione)



Tags: Dokumentation



Stratigrafia  (Citazione)

Le Alpi sono un'area di contatti linguistici variegati fin da tempi preistorici. Questi contatti linguistici risalgono a costellazioni stratigrafiche del tutto diverse (cfr. Krefeld 2003). Di principio, le lingue che sono in contatto in un'area perché ci si trovano dei parlanti o persino delle comunità di parlanti più o meno bilingui vengono denominate adstrati. Se un tipo di base è diffuso solo in una certa area, come per esempio nelle Alpi, e non esiste per il resto nelle famiglie linguistiche coinvolte, la direzione del prestito e la lingua d'origine sono spesso non evidenti (cfr. il tipo di base rom. baita / ted. Beiz, Beisl).
Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione o in parte di essa si distinguono due costellazioni: nel caso del sostrato la lingua d'origine (la lingua di sostrato) veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione fosse interrotta e la lingua dominante si affermasse; il romanzo è una lingua di sostrato per tutta la regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua; ma si distinguono lo stesso spesso per continuità regionale o locale straordinaria. Nel caso del superstrato, la lingua di origine dominava per un certo periodo nella zona di diffusione senza però stabilircisi durevolmente. Così in parti della regione alpina in cui oggi si parlano delle varietà romanze predominavano dopo il crollo dell'infrastruttura romana temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia il tedesco aveva questa funzione di lingua si superstrato durante il periodo degli Asburgo.
Tra le tre famiglie linguistiche si svilupparono tre scenari del tutto diversi; riguardo al significato del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica è importante soprattutto la cronologia del prestito: si tratta per esempio nel caso di parole romanze nelle aree germanica e slava di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità o di prestiti più recenti di tipo adstratico? La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e i slavismi in area tedescofona.



I prestiti sono un indicatore affidabile dei diversi processi di acculturazione storica; quindi pare utile presentarli in modo quantitativo per documentare effetti di una relativa accumulazione locale.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)


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Tipizzazione  (Citazione)

La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo vengono estratti, per quanto possibile, in un primo passo dei tokens ('parole singole') dopo la trascrizione dei dati d'input. Questi vengono poi inseriti nella casella omonima di database.

L'interesse centrale di VerbaAlpina è la tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle proprietà seguenti: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice versus parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai lemmi corrispondenti di certi dizionari scelti (v.s.).

Tramite l'assegnazione a un tipo di base lessicale comune diventa chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti – anche oltre i confini linguistici. In tal modo i sostantivi e verbi seguenti (che qui non sono descritti in dettaglio) si possono assegnare a un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE). Il tipo di base lessicale non dice però nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: deve quindi essere enucleato ogni volta prima separatamente se un tipo con etimo latino-romanzo che oggi è attestato nell'area germanofona o slovena, come p.es. sloveno bajta 'casa semplice', risale al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente. Per questa ragione viene evitata in questo contesto la denominazione "etimo" che si riferisce di principio alla lingua immediatamente precedente dalla quale deriva una parola storicamente – e non alla sua origine più remota. Tuttvia, in molti casi il tipo di base lessicale è in effetti anche l'etimo di un tipo morfo-lessicale.

I tipi morfo-lessicali formano la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici; sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i succitati criteri robusti e ben misurabili si possono ridurre p.es. i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali a famiglie linguistiche (germ., rom., slav.) dipende dalla fonte in questione: risulta nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente, automaticamente tramite gli informanti corrispondenti e viene annotata conformemente nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing l' appartenenza linguistica risp. dialettale viene affermata dagli informanti stesso e confermata nel caso ideale quantitativamente da altri informanti; il numero d coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa così uno strumento di convalida dei dati.

Tipi morfo-lessicali sono limitati a una famiglia linguistica. Ne risulta la domanda seguente: quale forma è ideonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva. Riguardo alle famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto facile perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard ('Deutsch' [deu] risp. 'Slowenisch' [slo]). I tipi morfo-lessicale possono quindi essere rappresentati in forma delle loro varianti standard, ovviamente a condizione che esistano corrispondenze del tipo nella lingua standard. Così per esempio per il concetto FORMAGGIO tutti i tipi fonetici corrispondenti dell'alemannico e del bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistono delle varianti standard, ci si riferisce ai lemmi dei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBÖ).

Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa a causa delle numerose lingue piccole non standardizzate in modo sufficiente. Per ragioni pragmatiche è stato scelto la soluzione seguente: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane a meno che esistano. Così per esempio tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite p.es. beurre/burro; come dizionari di riferimento servono TLF e Treccani. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente appare solo questa, come nel caso di (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se non esiste nessuna variante del tipo nelle due lingue romanze di riferimento, ci si rinvia a un grande dizionario dialettale, come p.es. al LSI. Nel caso che non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione segnata con 'VA'.

È prevista anche la tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo passo è però periferico e non viene realizzato in forma conseguente per questo. La categoria del tipo fonetico è però indispensabile soprattutto perché certi atlanti linguistici (p.es. SDS e VALTS) e i dizionari in genere documentano talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari) dei tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ') se la tipizzazione fonetica è fatta da VerbaAlpina. L'automazione della tipizzazione fonetica sulla base di algoritmi Levenshtein e soundex viene esaminata e se possibile realizzata.

Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi) la molteplicità di dati diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è però escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde a un token, un solo tipo fonetico e un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Eventualmente avrà senso filtrare tali forme di hapax dalla rappresentazione.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Trascrizione  (Citazione)

I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per essere all'altezza dei due principi opposti della fedeltà alle fonti e della facile comparabilità:

(1) Versione input nella trascrizione originale
Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite delle fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR) e altri solo pochi anni fa (ALD). Per questo è necessario dal punto di vista storico e epistemologico rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è però impossibile mantenere certe convenzioni in modo invariato. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici come per esempio quando un segno per l'accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite specialmente per ogni convenzione utilizzando esclusivamente caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Facendo la codifica beta si può approfittare fino a un certo punto delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte; sono mnemonicamente vantaggiose.

(2) Versione output in IPA
Pensando alla comparabilità e anche alla facilità d'uso è inoltre desiderabile l'output dei dati in una trascrizione unificata. Tutti i codici beta saranno per questo trasferiti in segni IPA attraverso routine di sostituzione specifiche. Un paio di problemi inevitabili nasce per i casi dove a un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondono due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto riguardo al grado di apertura delle vocali dove per esempio i due caratteri di base <i> e <e> in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta sono i seguenti: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere questi, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

(auct. Thomas Krefeld | Markus Kunzmann – trad. Susanne Oberholzer)

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Voci alpine  (Citazione)

Realtà tipicamente alpine (come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO) vengono spesso denominate da parole di sostrato preromane. Questo strato linguistico fu descritto probabilmente per la prima volta più dettagliatamente da Jakob Jud 1911; forma il nucleo delle cosiddette voci alpine. Tuttavia l'espressione non è complettamente univoca perché viene capita un po' più vastamente sia da Otto von Greyerz 1933 che l'ha probabilmente coniata sia da Johannes Hubschmid 1951 che l'ha resa nota soprattutto: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Per voci alpine intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni di natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana, parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano spesso un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (Cf. per la storia della nozione recentemente anche Rampl 2011, 131ss.).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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