Metodologia

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Approccio induttivo allo spazio culturale

Il progetto VerbaAlpina si propone di analizzare le Alpi come un unico complesso culturale, partendo dal presupposto che sia possibile riscontrare delle tecniche culturali comuni a tutta l'area alpina. Le ragioni di tale assunto risiedono nell'adattamento degli uomini a condizioni di vita identiche, o, quantomeno, molto simili, in alta montagna, e nella conseguente diffusione di pratiche e tradizioni comuni a popoli diversi. Dal momento che questi elementi comuni si manifestano chiaramente nella lingua, attraverso le relative denominazioni, non è opportuno descrivere la specifica cultura alpina nell'ambito troppo ristretto delle singole comunità linguistiche, in modo, per così dire, "top-down", cioè dall'alto verso il basso, attraverso una griglia di punti d'inchiesta in regioni linguistiche o dialettali definite a priori (approccio solitamente corrispondente alle pratiche care alla dialettologia, disciplina che mira alla descrizione più completa possibile di singole regioni e, idealmente, di varietà specifiche).
Nell'ottica di una geolinguistica plurilingue che vada oltre i confini della lingua dovranno, invece, essere individuate le regioni di diffusione di tradizioni culturali e delle loro denominazioni linguistiche, attraverso un approccio induttivo e "bottom-up", ovvero dal basso verso l'alto, accumulando il maggior numero possibile di attestazioni locali.
Uno dei principi fondamentali di VA è quello di impiegare esclusivamente dei dati geo-referenziabili e di non specificare eventuali ulteriori macro-categorie, ad eccezione dell'eventuale appartenenza delle località alla Convenzione delle Alpi, la quale viene, in tal caso, sempre indicata. I dati complementari possono, inoltre, contribuire a definire la regione alpina come spazio culturale, fornendo informazioni storiche o attuali sull'organizzazione sociale degli abitanti e/o sullo sviluppo delle infrastrutture di base, oltre che sulla gestione dello spazio. Riguardo alla ricostruzione storica dello spazio culturale alpino è, infine, auspicabile confrontare le aree di persistenza archeologica con le zone relative ai ''relitti linguistici'' analizzati, per poi rappresentare quantitativamente questo confronto sotto forma di cartografia combinata; a questo proposito, cfr. Häuber/Schütz 2004a, da un punto di vista archeologico in generale, e, ancora, l'esemplare ''Atlante degli strati urbani di Colonia'' (cfr. Häuber/Schütz/Spiegel 1999 e Häuber u.a. 2004).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Atlanti linguistici e dizionari alpini

L'indagine sui dialetti alpini è stata, ed è tuttora, condotta da ovest ad est grazie ai seguenti atlanti linguistici, in parte ancora incompleti:
  • Romania alpina: ALF, AIS, ALI, ALP, ALJA, ALEPO, CLAPie, APV, ALAVAL, ALD-I, ALD-II, ASLEF;
  • Germania alpina: SDS, VALTS, BSA, SONT, TSA, SAÖ;
  • Slavia alpina: SLA.
Non ci si deve lasciare ingannare, però, dalla notevole quantità dei documenti a disposizione, e dimenticare delle considerevoli discrepanze presenti tra i singoli atlanti, difformità spesso parecchio sorprendenti: alcuni atlanti regionali come, per esempio, l'ALD-II o anche il BSA, non si dilungano, infatti, particolarmente nella trattazione di dati etnolinguistici. In particolar modo, la tematica dell'ALPEGGIO, uno dei sistemi economici fondamentali nella regione alpina, viene a stento trattata. A differenza del BSA, nell'ALD-II è certamente presente uno stimolo, ovvero il numero 869: l'alpeggio / la baita; d'altra parte, però, i concetti elementari riguardanti la lavorazione del latte come CACIAIO, MUNGERE, CAGLIO e SCREMARE, e quelli relativi all'allevamento, come STALLA, PASTORE, PASCOLO ecc., mancano del tutto (cfr. il questionario).
Inoltre, all'interno del territorio alpino, sono presenti diversi dizionari relativi ad aree dialettali più o meno estese. Quelle prese in considerazione da VerbaAlpina sono le seguenti:
  • Romania alpina: DRG (Dicziunari Rumantsch Grischun), LSI (Lessico dialettale della Svizzera italiana), GPSR Glossaire des patois de la Suisse romande, ALTR (Archivio lessicale dei dialetti trentini)
  • Germania alpina: Idiotikon (Schweizerisches Idiotikon), BWB (Bayerisches Wörterbuch), WBOE (Wörterbuch der bairischen Mundarten in Österreich).





(auct. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Cartografia

La cartografazione linguistica non è certo uno strumento geolinguistico poco contestato o indiscusso, ma è sicuramente efficace, poiché d'aiuto nella documentazione e nella visualizzazione delle relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). È possibile distinguere nettamente due tipi di cartografazione: le carte ''analitiche'' forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini, e lasciando l'interpretazione spaziale all'utente stesso; nel caso delle carte ''sintetiche'', invece, è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici selezionati. Anche le carte quantitative sono, quindi, necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi, in quanto, se è vero che da un lato essa fornisce dei simboli, dimostrandosi, a prima vista, come sintetica; dall'altro, questi ultimi si rivelano essere interattivi e possono, dunque, mostrare analiticamente l'enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. A motivo di ciò, il portale offre l'opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e non) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre alla ''griglia'' di referenza dei confini comunali (precisamente georeferenziata), su VerbaAlpina viene rappresentata un'ulteriore griglia, diversamente georeferenziata, a nido d'ape (disponibile a partire dalla versione 16/1), la quale riporta non solo la posizione approssimativa dei comuni (l'uno rispetto all'altro), ma assegna, al contempo, una superficie idealizzata con la stessa forma e la stessa estensione ad ogni territorio comunale:

In tal modo, si offrono due metodi di mappatura, i quali, nonostante i rispettivi vantaggi e svantaggi, si caratterizzano per un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, infatti, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc.; la carta a nido d'ape permette, invece, una visualizzazione dei dati più astratta, in quanto appiana le estensioni delle superfici comunali, oltre che degli insediamenti di agglomerati urbani o di tipo sparso. Ciò è utile soprattutto nell'impiego di carte quantitative, perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un consistente peso quantitativo.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Pagina Web Contesto extralinguistico



Classificazione onomasiologica

Al fine di classificare i concetti secondo categorie funzionali, essi sono stati suddivisi in ''prodotti'', ''processi'', ''persone'', ''utensili'' e ''recipienti'', e possono essere caratterizzati come segue:

Prodotti
Si tratta di componenti del prodotto in senso lato. Anche il latte è, ad esempio, compreso all'interno di questa categoria. Inoltre, in questo senso, anche la panna, il latticello ed i resti della produzione lattiera come il siero sono prodotti dai quali è possibile ricavare ulteriori prodotti.

Processi
Attraverso i cosiddetti ''processi'' si ottiene un prodotto derivato da altri prodotti (ad esempio dalla lavorazione del siero si produce la ricotta).

Persone
Nella maggior parte dei casi, la denominazione ''persone'' indica coloro i quali partecipano attivamente ai processi, come, ad esempio, il malgaro.

Utensili
Le persone dispongono di utensili per elaborare un prodotto attraverso un processo. Un utensile può essere impiegato per trasformare un prodotto da uno stato ad un altro (il latte cagliato viene, ad esempio, tagliato utilizzando una lira). L'utilizzo di un utensile implica sempre l'applicazione di una forma di energia, sia essa implicante la forza dei muscoli dell'uomo o l'elettricità. Non è sempre facile operare una distinzione tra ''utensile'' e ''recipiente'': un recipiente utilizzato per un processo di maturazione, oppure attraverso il quale si estrae un liquido da un prodotto ( dalla pasta del formaggio, ad esempio) servendosi della forza di gravità, viene considerato un utensile. Lo stesso vale per i diversi tipi di recipienti per il burro, ossia contenitori per la panna la cui funzione non è però la conservazione, ma l'utilizzo per il processo di suddivisione della panna in burro e latticello.

Recipienti
Si tratta di oggetti utilizzati per la conservazione del prodotto o per il suo trasporto. Il miglior criterio di distinzione tra recipiente e utensile è rappresentato dal fatto che un recipiente non ha generalmente nulla a che fare con il ''processo'' nel quale un prodotto viene trasformato.







(auct. Markus Kunzmann – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Linguistica



Codepage

In VerbaAlpina sono riuniti dati provenienti da fonti di carattere diverso: vi sono, infatti, dati ricavati da atlanti linguistici e dizionari cartacei che devono ancora essere digitalizzati, così come dati già esistenti in forma elettronica e messi a disposizione del progetto da alcuni partner di cooperazione. Ognuna di queste fonti utilizza un sistema di trascrizione più o meno individuale. Per attuare una standardizzazione, sono necessarie delle liste in cui si stabilisca quale corrispondenza trovino determinati caratteri, propri di un sistema di trascrizione di una specifica fonte, nel sistema di trascrizione di un'altra fonte. Si tratta essenzialmente di rappresentare i diversi sistemi di trascrizione nell'alfabeto fonetico internazionale (IPA), il quale funge da trascrizione di referenza per VerbaAlpina. Per adattare un sistema di trascrizione specifico di una fonte al sistema IPA, è necessaria la costruzione di una lista completa in forma di tabella contenente tutte le corrispondenze dei caratteri: tale tabella viene chiamata "codepage". Di seguito viene presentato un estratto dalla codepage, basilare per la conversione del sistema di trascrizione dell'AIS in IPA. Questa codepage contiene intorno alle 4500 righe/associazioni in totale:


La colonna 'BETA' contiene i caratteri utilizzati nell'AIS nella forma trascritta secondo il principio del codice beta; la colonna 'IPA' contiene il carattere IPA corrispondente, e la colonna 'HEX' contiene il valore numerico specifico (/i valori numerici specifici) della tabella Unicode che corrisponde(/corrispondono) al rispettivo carattere IPA.

Per una panoramica completa delle codepage di tutte le fonti di VerbaAlpina, si veda qui.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Codice beta

Seguendo la terminologia del Thesaurus Linguae Graecae (TLG), la trascrizione di sistemi di scrittura complessi con l'impiego esclusivo di caratteri ASCII viene denominata, nell'ambito di VerbaAlpina, come "codice beta". Il TLG sviluppò il concetto corrispondente all'inizio degli anni Settanta del Novecento, per il rilevamento di testi in greco antico con i mezzi digitali allora disponibili. La grafica seguente illustra la tecnica in base all'esempio dell'Atlante italo-svizzero (AIS):





Durante il trasferimento della trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, impiegata, nell'atlante linguistico, in sequenze che consistono in caratteri ASCII, viene anzitutto operata una semplice distinzione tra carattere di base e segni diacritici. Se un carattere di base è presente nel codice ASCII, questo segno rappresenterà se stesso (cosa possibile nell'esempio presentato). Subito dopo il carattere di base, seguono tutti i diacritici ad esso correlati: ogni diacritico viene sostituito da uno speciale carattere ASCII. L'attribuzione dei diacritici a caratteri ASCII è univoca all'interno di VerbaAlpina e viene documentata in tabelle speciali nel database del progetto. La scelta dell'attribuzione è guidata, per quanto possibile, dal principio della somiglianza ottica. Nell'esempio menzionato, il punto sotto la e nella parola tega viene, infatti, rappresentato da un punto interrogativo: te?. I diacritici vengono scritti seguendo l'ordine della loro disposizione rispetto al carattere di base: si scrivono nell'ordine dal basso verso l'alto, e da sinistra a destra, dopo il carattere di base. I segni diacritici vengono attribuiti a caratteri ASCII indipendentemente dalla semantica specifica della fonte corrispondente, a causa del principio della somiglianza ottica. Ciò significa che anche se un uncino sotto un carattere di base in una certa fonte presenta un significato fonetico completamente diverso rispetto ad un'altra fonte, in VerbaAlpina entrambi gli uncini verranno rappresentati da una parentesi posposta. Le differenze semantiche vengono documentate nelle tabelle di trascrizione che sono specifiche per ogni fonte: regolano la conversione del codice beta alla trascrizione output secondo IPA (una stessa codifica beta può, dunque, essere presente in codifiche IPA completamente diverse a seconda della fonte).
Il procedimento descritto è vantaggioso da diversi punti di vista:
- il rilevamento dei dati avviene sulle tastiere standard, ad una velocità comparativamente alta ed è indipendente dal sistema operativo;
- chi trascrive non ha bisogno di particolari competenze e conoscenze di sistemi di trascrizione fonetici;
- si può rilevare qualsiasi carattere o diacritico, indipendentemente dal fatto che siano cifrati in Unicode o meno;
- il rilevamento dei dati elettronico avviene senza alcuna perdita d'informazione.
Attraverso la routine di sostituzione, il codice beta può essere trasferito in quasi qualsiasi altro sistema di trascrizione.
Sull'onda di queste conversioni, si può incorrere eventualmente in una perdita d'informazioni, perdita che però è causata dalla natura dei sistemi di trascrizione stessi: la trascrizione fonetica secondo Böhmer-Ascoli, ad esempio, fa una distinzione tra i diversi gradi di apertura in modo molto più dettagliato di quanto sia previsto dal sistema IPA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Concetto

L'ambito dei ''concetti'', o dell'onomasiologia, è molto vario. Tre sono i campi tematici predefiniti, entro cui VerbaAlpina si muove:
- la vita quotidiana tradizionale;
- l'ambiente naturale;
- la vita quotidiana moderna.
Questi campi non svolgono, tuttavia, alcun ruolo per l'organizzazione dei dati all'interno del database. Molto più rilevanti per la loro organizzazione sono, infatti, i princìpi di ordinamento, i quali permettono di stabilire delle relazioni tra i singoli concetti, come, per esempio, quello dell'ALPEGGIO nella vita quotidiana tradizionale.
Si possono, anzitutto, registrare categorie della vita quotidiana attraverso concetti di grado d'astrazione o di specificazione differenti, in modo tale che queste risultino in gerarchie tassonomiche. Tra i concetti che si trovano su diversi livelli gerarchici esistono delle
(1) Relazioni di inclusione
molto rigide, le quali collegano iperonimi ed iponimi, facendo sì che ogni definizione di un iponimo contenga e specifichi la definizione del suo iperonimo. Ecco un esempio di una categoria concettuale:
  • iperonimo: FABBRICATO
  • iponimo di primo livello: CASCINA, STALLA, CANTINA DA FORMAGGIO ecc.
  • iponimo di secondo livello: CASCINA DI PIETRA, CASCINA DI LEGNO, CASCINA DI LEGNO CON FONDAMENTO DI PIETRA ecc.
Ogni cascina (così come ogni stalla ecc.) è anche un fabbricato; ma non vale, ovviamente, l'inverso. Il concetto incluso in ciascun caso è più astratto e, dunque, superiore nella rappresentazione a forma di grafico ad albero.

Tra i concetti che si trovano gerarchicamente sullo stesso livello esistono, al contrario, delle
(2) Relazioni di esclusione
Una cascina non è, infatti, né una stalla né una cantina da formaggio.

Completamente diversa è, invece, la gerarchia risultante da concetti complementari, i quali, però, creano un rapporto di funzione complesso che necessita anch'esso di essere trattato come concetto. In questo caso si parla di
(3) Relazioni parte-tutto
Al campo ALPEGGIO (tutto) appartengono diverse sezioni, quali il TERRENO, il BESTIAME, gli EDIFICI, il PERSONALE e le ATTIVITÀ, specialmente la LAVORAZIONE DEL LATTE (parti). Le relazioni parte-tutto sono, da un lato, gerarchiche (come le relazioni di inclusione), ma dall'altro lato, non si fondano sull'inclusione definitoria, bensì sull'esclusione. A proposito della classificazione concettuale, si confronti lo schema esemplare del campo ALPEGGIO.





Nell'ambito delle sezioni, infine, si riconosce ancora un TUTTO, così come le sue PARTI costitutive: diverse ATTIVITÀ, PROCESSI, UTENSILI, RECIPIENTI, PERSONE e EDIFICI (ossia, parti) rientrano, ad esempio, nella PRODUZIONE DEL FORMAGGIO (tutto).





(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Contatto linguistico

Il contatto linguistico, di cui fa parte anche il contatto tra varietà linguistiche a livello del sistema linguistico, si differenzia in due diverse tipologie: da un lato esistono degli ''integrati fissi'', ossia i cosiddetti ''prestiti'', indipendenti dal parlante; dall'altro, invece, riconosciamo dei fenomeni individuali, al livello, dunque, del parlante. Questi ultimi possono corrispondere sia ad usi abituali che completamente occasionali: facciamo qui riferimento ad i cosiddetti switchings. Questa riserva è da tenere costantemente in considerazione, anche nel momento in cui si interpretino vecchi materiali di atlanti, nei casi in cui un informante abbia espresso una forma vicina allo standard, o, in aree bilingui, una forma della rispettiva seconda lingua. Da un punto di vista teorico, tale differenza è di fondamentale importanza; tuttavia, in considerazione dei dati linguistici, essa si rivela più o meno probabile, mai del tutto evidente. Solo un aumento degli informanti, opzione assolutamente realistica con l'avvento dei social media, permetterebbe l'acquisizione di informazioni realmente attendibili.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Continuità

La questione della continuità di tradizione è d'importanza fondamentale nella ricostruzione degli spazi comunicativi plurilingui. Essa dev'essere trattata in modo interdisciplinare, secondo un procedimento induttivo, dettato dai dati. Nonostante la tensione a riunire le forze di diverse discipline, però, si fatica ancora adesso a trovare delle risposte circa la questione dei sostrati preromani in area alpina, mentre si presenta di gran lunga più chiara la situazione di partenza del sostrato romanzo delle aree germanofona e slavofona: il cambio di lingua dal romanzo al tedesco costituisce, infatti, una costante storica che è addirittura possibile osservare al giorno d'oggi nei Grigioni. #Karte der Germanisierungsphasen des ganzen Alpengebiets?#
Il processo iniziò con il crollo dell'infrastruttura romana, avvenuto nell'anno 476. Il periodo che seguì questa data è stato ed è tuttora di grande interesse per la storia linguistica; a motivo della scarsa documentazione scritta ad esso relativa, però, la cooperazione con altre materie storiche, specialmente con l'archeologia, è indispensabile. Se è vero che esistono ancora enormi lacune nella ricerca, con Weindauer 2014 sono state, tuttavia, rielaborate le fonti archeologiche e onomastiche dell'Alta Baviera, della zona di Salisburgo e della Valle dell'Inn tirolese, dal VI all'VIII secolo. Si può, quindi, escludere "eine längere, grundlegende Siedlungsunterbrechung zwischen Römer- und Bajuwarenzeit" (traduzione: una più lunga e fondamentale interruzione d'insediamento tra epoca romana ed epoca baiuvara), poiché tutto pare indicare un "fließenden Übergang der Besiedlungsstruktur von der Spätantike zum Frühmittelalter" (traduzione: transizione graduale della struttura di popolazione dal tardo antico all'Alto Medioevo) (Weindauer 2014, 248). In ogni caso, permane una differenza graduale tra le aree menzionate riguardo al consolidamento scientifico: "Was bezüglich des Zusammenhangs spätantiker und frühmittelalterlicher Fundstellen für das oberbayerische Alpenvorland noch überwiegend theoretisch galt {...}, findet in den österreichischen Gebieten seine nachweisliche Bestätigung: Die frühmittelalterlichen Ortsgründungen des 6. Jhs. orientieren sich fast ausschließlich an spätrömischer Infrastruktur bzw. – soweit noch vorhanden – an der romanischen Siedlungsstruktur" (traduzione: ciò che valeva ancora eminentemente in maniera teorica riguardo al rapporto tra luoghi di ritrovamento del tardo-antico e dell'alto-medioevo per le Prealpi dell'Alta Baviera {...}, è confermato nelle regioni austriache: le fondazioni di luoghi dell'alto medioevo del VI secolo si orientano quasi esclusivamente all'infrastruttura della tarda antichità, così come – per quanto ancora esistente – alla struttura d'insediamento romana) (Weindauer 2014, 257).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Cornice onomasiologica





(auct. Thomas Krefeld – trad. Thomas Krefeld)

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Dati di input

In VerbaAlpina vengono utilizzati esclusivamente dati georeferenziati ascrivibili almeno all'interno del territorio di un comune, o anche, possibilmente, più precisi (come, per esempio, nel caso delle foto degli alpeggi). Bisogna distinguere due tipi di dati linguistici particolarmente importanti: da un lato abbiamo i dati che risalgono direttamente agli enunciati di informanti singoli – come, per esempio, le attestazioni di alcuni atlanti linguistici (specialmente quelli romanzi) o anche del Bayerische Dialektdatenbank (BayDat) -, i quali vengono scomposti nei loro elementi costitutivi, i cosiddetti tokens; dall'altro lato abbiamo, invece, alcuni atlanti, come, per esempio, l'SDS o anche il VALTS, così come anche tutti i vocabolari che non contengono degli enunciati forniti dai parlanti, bensì forme le quali sono già state tipizzate dagli editori. In questo caso, allora, non risulta più possibile risalire fino ai tokens.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Denominazione

Con il termine ''denominazione'' VerbaAlpina intende l'istanza idealizzata di una parola scritta, parlata o pensata la quale denomina uno o più concetti e si riferisce, là dove possibile, a cose concrete. Queste funzioni possono essere adempiute anche da una serie specifica di più parole (le cosiddette parole polirematiche). Per la categoria ''concetto'' risulta, parlando in termini informativi, una relazione cosiddetta "m:n", ovvero: una denominazione polisemica può denominare più concetti, mentre, al contrario, un concetto può essere denominato da molte denominazioni sinonimiche.





(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Digitalizzazione

Con il termine digitalizzazione non si intende, nell'ambito di ricerca di VerbaAlpina, il semplice impiego dei computer per la memorizzazione di dati elettronici, bensì un'articolata elaborazione digitale del materiale attraverso dei processi di *strutturazione* e categorizzazione sistematici e trasparenti.



Nel progetto, si utilizza quasi esclusivamente il modello relazionale in cui i dati vengono organizzati da principio in forma di tabella. Le tabelle consistono di griglie composte da righe (= record, tupla) e colonne (= attributi, caselle, campi dato); ogni tabella può essere ampliata in ogni direzione aggiungendo ulteriori righe e colonne. Tra le diverse tabelle esistono relazioni logiche che permettono concatenamenti sensati e le relative raffigurazioni sinottiche di due o più tabelle (i cosiddetti "joins"). Per la coordinazione delle tabelle, VerbaAlpina impiega attualmente il sistema di gestione di banca-dati MySQL. Le tabelle non sono, tuttavia, vincolate a questo sistema e possono essere esportate in qualsiasi momento, ad esempio sotto forma di testo con delimitatori univocamente definibili per limiti di casella, oppure di record (i cosiddetti separatori), insieme ai nomi di colonna e alla documentazione delle relazioni logiche (modello entità-relazione). Nel campo operativo di VerbaAlpina non viene, invece, impiegata la struttura XML, al momento molto spesso utilizzata in altri ambiti. In ogni caso, il linguaggio XML è compreso come formato di esportazione nell'ambito del concetto di interfaccia.

Oltre alla strutturazione logica dei dati, il secondo fondamentale concetto inerente alla "digitalizzazione" riguarda la codifica dei caratteri. Questa tematica è molto importante se si pensa in termini di archiviazione a lungo termine dei dati, e, in quanto tale, deve essere gestita in modo lungimirante. In tal senso, VerbaAlpina fa, per quanto possibile, riferimento alla tabella di codifica e alle direttive del cosiddetto Unicode Consortium. Nel caso della digitalizzazione di caratteri finora non rientrati nella tabella Unicode, il rilevamento digitale degli stessi è effettuato, di norma, attraverso la disposizione secondo un ordine seriale dei caratteri dell'intervallo x21 fino x7E di Unicode (all'interno del repertorio ASCII). Le associazioni corrispondenti vengono documentate in tabelle speciali, per cui una successiva conversione in valori Unicode possibilmente esistenti è sempre possibile.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



Dizionari di referenza

Nell'ambito del lavoro di tipizzazione, aspetto centrale per il progetto di VerbaAlpina, un ruolo fondamentale è svolto dai dizionari di referenza. Tutti i dati estratti dalle fonti, siano esse attestazioni singole o tipi fonetici e/o morfo-lessicali, vengono messi in relazione ad un quadro di referenza lessicografico, al fine di poter confrontare in maniera più efficiente il materiale. Il lavoro di tipizzazione viene effettuato dai membri dello staff di VerbaAlpina e si basa sulla loro competenza nell'individuazione di relazioni linguistiche: la tipizzazione si configura, quindi, come lavoro interpretativo e, in quanto tale, non vuole rivendicare un diritto di validità incontestabile.
I dati ricavati dalle fonti vengono confrontati con i lemmi presenti nei dizionari di referenza che a breve elencheremo. All'interno di una famiglia linguistica, i dati linguistici tipizzati vengono legati ai lemmi presenti nei dizionari di referenza impiegati nel progetto. In prospettiva opposta è, dunque, possibile partire dai lemmi dei dizionari di referenza per trovare tutti i dati ad essi associati da VerbaAlpina. In tal senso, allora, il progetto si configura come un ampliamento organico dei dizionari di referenza, reso possibile, a livello tecnico, tramite il collegamento con tutti i dizionari di referenza disponibili online.
Nel caso in cui nessuno di questi presenti un lemma adeguato, VerbaAlpina crea autonomamente un tipo morfo-lessicale in forma ortografica: da questo momento in poi, esso acquisisce lo status di elemento di referenza a cui tutti i dati linguistici di tale categoria morfo-lessicale possono essere ricondotti. Attraverso questo auto-riferimento, allora, lo stesso VerbaAlpina riceve lo status di dizionario di referenza.
Dato che il processo di assegnazione a dizionari di referenza appena descritto si costituisce, come detto, come lavoro dipendente dall'interpretazione, VerbaAlpina assicura sia ai ricercatori che ai non ricercatori interessati al progetto la possibilità di commentare attivamente l'assegnazione dei lemmi, in spazi di discussione a se stanti. Questa funzione permette agli utenti esterni di effettuare delle tipizzazioni alternative a quelle dei ricercatori, le quali possono, a loro volta, nuovamente essere commentate e discusse.

Le parole dall'area linguistica germanica vengono collegate, dove possibile, ai lemmi presenti nei seguenti dizionari:
  • Schweizerisches Idiotikon. Schweizerdeutsches Wörterbuch;
  • Grimm, Jacob und Wilhelm (1854-1961): Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, 16 volumi suddivisi in 32 tomi, Leipzig (Quellenverzeichnis Leipzig 1971) (DWB);
  • Duden (preso in considerazione a motivo della sua reale importanza e dell'enorme quantità di materiale in esso contenuta, malgrado la scarsità di informazioni lessicografiche ivi presenti).
Le parole dall'area linguistica romanza sono legate, dove possibile, ai lemmi presenti nei seguenti dizionari:
Le parole dall'area linguistica slava sono legate, dove possibile, ai lemmi presenti nello:
  • Slovar slovenskega knjižnega jezika (SSKJ).
Dove necessario, specie per quanto riguarda l'etimologia lessicale, il dizionario di referenza per la lingua latina a cui VerbaAlpina fa riferimento è il:
  • Georges, Karl Ernst (1913-1916, Reprint 1998): Ausführliches lateinisch-deutsches Handwörterbuch. Aus den Quellen zusammengetragen und mit besonderer Bezugnahme auf Synonymik und Antiquitäten unter Berücksichtigung der besten Hilfsmittel ausgearbeitet, 2 Bände, Darmstadt.
Per il complemento dell'etimologia, specialmente nel caso dei tipi di base, servono come referenza i seguenti dizionari:
  • Wartburg, Walther von (1922-1967): Französisches Etymologisches Wörterbuch. Eine Darstellung des galloromanischen Sprachschatzes, 25 Bände, Basel (FEW), il quale, con i suoi commenti a chiusura dei singoli articoli, risulta spesso fondamentale anche per ambiti linguistici che vadano oltre il francese e, a volte, persino oltre il romanzo;
  • Kluge;
  • DELI;
  • Bezlaj (anche l'edizione più recente Snoj). Per le etimologie slave, cfr. in generale il Berneker;
  • Quando possibile, i lemmi del AWB servono come parole di riferimento per i tipi di base germanici, in quanto esempio di documentazione di attestazioni più antiche.


(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

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Etimologia

Per la ricostruzione degli strati linguistici, la stratigrafia fa ricorso all'etimologizzazione. Il commento etimologico parte dal tipo di base e tende ad un triplice scopo:
- rintracciare la lingua d'origine della base lessematica;
- motivare l'appartenenza di tutti i tipi morfologici legati a tale tipo di base; sono decisive le regolarità della fonetica storica e la plausibilità semantica delle relazioni di concetto che si scoprono;
- ricostruire le vie di prestito nel caso in cui il tipo di base sia diffuso in più aree linguistiche; allorquando le lingue dell'etimo da un lato e quella dell'informante dall'altro non corrispondono, si riscontra automaticamente un contatto linguistico.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Etnolinguistica

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, e, soprattutto, in quella italianistica, la dialettologia viene ricondotta, almeno in Italia da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, e, più precisamente, alla sociologia e all'etnologia. In questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere persino intesa come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è, però, radicata né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace ed informativo, si legge:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

Nella tradizione nordamericana, tale etnoscienza viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono, inoltre, si è operata una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza, invece, spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, poiché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata rispetto agli ampi flussi migratori di massa.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro, come termine relativo all'etnia. Con il termine folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche il termine etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano, senza, però, implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda, inoltre, a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (e anche in seguito) può essere denominata come ''etnolinguistica'' nel momento in cui essa rilevi e analizzi i dati linguistici in uno stretto rapporto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica, quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza ed il più grande progresso rispetto all'ALF, come enfaticamente sottolineato da Karl Jaberg. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza, e merita di esser accentuato, in quanto mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi rispetto alla materia trattata:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a ragione – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea, il tentativo di concepire la lingua come ''modulo'' isolabile non è, dunque, visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

Direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana è lo studio nato dall'osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, la Sicilia risulta essere di gran lunga la regione d'Italia più approfonditamente analizzata. Emblematici per lo studio linguistico dell'isola sono Fanciullo 1983 ed altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate a livello puntuale: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Famiglie linguistiche nelle Alpi

Nel territorio della Convenzione delle Alpi e, dunque, nella zona d'indagine di VerbaAlpina, si parlano tradizionalmente lingue di tre famiglie linguistiche diverse. Tutte e tre sono rappresentate da continua dialettali, il cui grado di differenziazione dipende evidentemente anche dall'estensione della loro area di diffusione. La frammentazione della zona romanza è più grande di quella germanica, mentre quella di quest'ultima è maggiore rispetto a quella slava; sono gli atlanti linguistici relativi ad informarci sulla situazione dialettale di queste aree. In VerbaAlpina, i punti d'inchiesta dei diversi atlanti vengono connessi tra di loro, risultando in un'ampia rete plurilingue. Per quanto riguarda le lingue nazionali superiori o le lingue di minoranza, regionalmente implementate, solo la Romània alpina è visibilmente frammentata in maniera ancora maggiore. A parte l'italiano e il francese, in Svizzera il romancio e in Italia sono ufficialmente riconosciute come lingue nazionali o lingue di minoranza l'occitano, l'arpitano (o franco-provenzale) ufficialmente riconosciuto in Valle d'Aosta, il ladino dolomitico e il friulano. Nella Slavia alpina e nella Germania alpina esiste solo una lingua standard: lo sloveno nel primo caso ed il tedesco nel secondo. Riguardo alla lingua pluricentrica tedesca, sono, però, da differenziare almeno tre varietà standard nazionali coesistenti in Svizzera, in Germania ed, infine, in Austria.

Il progetto mira ad analizzare i dati dialettali (''basilettali''); non sono rilevate le varianti della lingua standard o vicine alla lingua standard (''acrolettali''); tali dati possono, però, emergere in qualsiasi momento, poiché le forme dialettali corrispondenti non sono più correnti o, eventualmente, sono solo passivamente conosciute; questo caso è frequente nell'ambito della vita tradizionale. Può anche succedere che alcune varianti dialettali locali non siano mai esistite; in un'eventuale terza fase dedicata alla vita moderna (cfr. cornice onomasiologica), c'è da aspettarsi proprio una tale costellazione. Sarebbe, tuttavia, troppo facile prevedere la dinamica linguistica solo nella riduzione di forme marcate diatopicamente: se mancano forme attuali regionali o locali, non è escluso un loro sviluppo futuro.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Geolinguistica analogica

Le dimensioni epistemiche facenti parte dell'Orizzonte epistemico di VerbaAlpina, e cioè COSE, CONCETTI e PAROLE, vengono presentate dalla geolinguistica tradizionale come strettamente connesse tra loro, ma spesso in modo del tutto indefinito. Un caso esemplare è offerto dalla carta AIS 1192 e AIS 1192a: LA CASCINA DI MONTAGNA (che fa parte della mappa-VA).
Il titolo presente sulla carta linguistica ha a priori lo status di concetto, nello specifico quello di FABBRICATO, "wo ein gut ausgebildeter Käser ('Senn') mit Hilfspersonal die Milch sachgemäss zu Käse, Butter, Zieger verarbeitet" (trad. ''dove un caciaio ben qualificato lavora il latte e produce in modo appropriato formaggio, burro, ricotta insieme al personale ausiliario''). È chiaro, inoltre, che si tratta di un iperonimo poiché alcune cascine servono da magazzino per il latte e per il formaggio al tempo stesso, mentre in altri casi esistono delle speciali cantine per questi prodotti, le quali possono essere adiacenti alla cascina oppure distaccate da essa e, spesso, attraversate da un corso d'acqua. Bisogna, in più, distinguere la "meist massive steinerne Sennhütte" ('la massiccia cascina per lo più di pietra') da quelle di legno ecc. In altre parole: data l'intera tipologia di concetti subordinati e più specifici presenti sulla carta, non risulta sempre chiaro a quale tipo di cascina si riferisca la parola attestata nel singolo caso. Spesso il concetto del titolo della carta non è sufficientemente specificato e non è da escludere che in altri luoghi vi siano altre denominazioni più specifiche per le capanne; i dizionari dialettali confermano costantemente tale affermazione.
Ma non è finita qui: allo stesso tempo, infatti, compaiono sulla carta altri due concetti non iponimi di CASCINA, ovvero: CANTINA PER IL LATTE e CANTINA PER IL FORMAGGIO. Oltre a ciò, nella stessa legenda vi sono frequenti riferimenti alla presenza di stalle (per diversi animali, anche per maiali), e, dunque, ad un terzo concetto. Le denominazioni per questi ulteriori concetti non sono registrate sulla carta topografica; esse vengono, invece, stilate a margine e presentano per lo più attestazioni provenienti da poche località. Non è raro, infine, che le liste a margine riportino parole polisemiche le quali denominano concetti completamente diversi presenti in altri singoli luoghi. Si confronti a questo proposito il tipo kort, attestato nella lista a margine del concetto di STALLA DI MONTAGNA nei punti AIS 107 e 109, sebbene denomini un concetto completamente diverso in una delle due attestazioni (punto 109), cioè quello di POSTO DI SOSTA E DI MUNGITURA PER BESTIAME PRESSO LA CASCINA DI MONTAGNA.





Inconsistenze di questo tipo devono assolutamente essere eliminate nella registrazione dei dati in formato digitale; requisito fondamentale è la rigida distinzione e separazione delle dimensioni menzionate, o per meglio dire, la decostruzione sistematica delle informazioni offerte.





In un contesto di decostruzione come questo, dall'esempio sopra menzionato risulterà il seguente record di dati:

AIS 1192a, stimolo LA CASCINA DI MONTAGNA; SENNHÜTTE
Ulteriori stimoli (= CONCETTI onomasiologicamente univoci): 8
CONCETTI subordinati possibili: 120
Attestazioni linguistiche singole: 1032
Luoghi di rilevamento: 134

Al termine di questo processo, tutte le informazioni suddivise in categorie consistenti potranno essere estratte dal database ed essere visualizzate in ogni possibile combinazione.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Geolinguistica plurilingue

Uno degli scopi di questo portale è quello di enucleare la forza determinante del contatto linguistico e, in modo particolare, del suo condizionamento etnolinguistico nello sviluppo dello spazio linguistico alpino. La concezione del database permetterà di rappresentare i prestiti rilevati anche quantitativamente nel loro accumulo locale, in quanto questi dati si mostrano automaticamente quando l'appartenenza di un informante a una delle tre famiglie linguistiche non corrisponde a quella dell'etimo. Sono tre le famiglie linguistiche a costituire la regione alpina moderna attraverso continua dialettali di estensione e soprattutto di differenziazione diverse. Le zone di diffusione di queste tre famiglie linguistiche non sono raffigurabili in Stati specifici (cfr. Aree linguistiche. Il germanico è rappresentato da varietà alemanne e bavaresi che possono essere attribuite alla lingua tedesca pluricentrica. Tuttavia, in certe isole linguistiche di lingua walser e bavarese antico (cimbro), il riferimento comune alle varietà standard svizzera, tedesca e austriaca – riferimento che crea solo l'appartenenza alla stessa comunità linguistica – in realtà non esiste più.
Le varietà del continuum romanzo possono, invece, essere attribuite a diverse lingue, contrariamente all'area germanofona; oltre al francese e all'italiano, ai sensi del riconoscimento politico in Svizzera e in Italia, si tratta di occitano, francoprovenzale, romancio, ladino e friulano.
Lo slavo è rappresentato da dialetti sloveni parlati in molti comuni italiani e austriaci, oltre che in Slovenia. Non è, però, tra gli scopi di VerbaAlpina descrivere nel modo più completo possibile i dialetti della zona alpina, di enucleare i confini dei dialetti locali o regionali o, ancora, di rappresentare lo spazio, in un certo qual modo, come mosaico di varietà. Lo scopo di VerbaAlpina è, invece, quello di illustrare le caratteristiche – soprattutto lessicali – diffuse oltre i confini dei singoli dialetti e lingue, mostrando, così – grazie al dispositivo spaziale del progetto -, le loro comunanze etnolinguistiche.





Fermo restando che i dialetti formano in sé dei sistemi linguistici completi, riguardo all'analisi comune dei tre continua ''geneticamente'' diversi, si può affermare che questo progetto si occuperà di analizzare il contatto linguistico in prospettiva di una geolinguistica plurilinque ((cfr. più dettagliatamente Krefeld 2018d).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Georeferenziazione

La georeferenziazione è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. Essa utilizza gradi di latitudine e di longitudine e l'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati raccolti. Il progetto aspira, però, a raggiungere una referenziazione più precisa ed esatta possibile. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa in base al toponimo in questione; nel caso di dati archeologici, invece, sono possibili delle georeferenziazioni, precise ''al metro''. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dal punto di vista tecnico viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico, attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

La griglia di riferimento della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici presenti nello spazio alpino, la quale può essere rappresentata o sotto forma di ''superficie'' o attraverso dei punti, a seconda delle esigenze. Alla base di questa rete vi sono le demarcazioni di confine comunale che VerbaAlpina ha ricevuto dalla Convenzione delle Alpi, nostro partner di collaborazione; tali dati sono aggiornati al 2014 ca. Un costante aggiornamento di questi ultimi, spesso modificatisi nel tempo a causa di diverse riforme amministrative, risulta superfluo poiché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un quadro di referenza puramente geografico. La raffigurazione dei punti nella griglia di riferimento dei comuni viene dedotta attraverso degli algoritmi relativi ai confini degli stessi, e risulta essere, quindi, secondaria. I punti di georeferenziazione comunale calcolati rappresentano i centri geometrici delle superfici comunali e solo per caso marcano il capoluogo o il punto al centro dei diversi comuni. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati singolarmente o cumulativamente su un punto di georeferenziazione comunale: questo è, ad esempio, il caso dei dati linguistici di atlanti e dizionari.

Oltre alla griglia di riferimento dei confini comunali esattamente georeferenziata a partire dalla Versione 16/1, il territorio preso in considerazione da VerbaAlpina viene rappresentato attraverso una griglia a nido d’ape, similmente georeferenziata, che grosso modo mostra sì la localizzazione dei comuni, ma che, allo stesso tempo, visualizza ognuno di questi attraverso una forma idealizzata uguale nella forma e nella sua estensione. [Bild:va_polygone-1.jpg]] Vengono, così, messe a disposizione delle diverse tipologie di cartografia, ognuna dei quali ha i propri vantaggi e svantaggi; attraverso le capacità di rappresentazione che possiedono, esse portano in ogni caso con sé un potenziale suggestivo: se, grazie alla sua precisione, la rappresentazione topografica può, ad esempio, mostrare più chiaramente la struttura del territorio attraverso profili paesaggistici particolari, attraverso singole transizioni, corsi vallivi, sbocchi di vallate poco accessibili e così via; la carta a nido d’ape permette, invece, una visualizzazione più astratta dei dati, in quanto livella l’estensione delle superfici comunali e degli agglomerati geopopolati. Quest'ultima funzione è utile soprattutto nel caso delle cartine quantitative, poiché l'estensione delle superfici genera, già a livello percettivo, l'involontaria impressione che esse abbiano un notevole peso quantitativo.

Le informazioni geografiche relative ai diversi punti di rilevazione georeferenziata sono state determinate mediante uno strumento online. A motivo dell'ambiguità e dell'inconoscibilità di alcune denominazioni di piccoli centri, si è resa necessaria una correzione manuale delle informazioni ad essi relative. Sfortunatamente, da qualche tempo a questa parte la determinazione delle geo-coordinate non è più permessa per questioni legali.



(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione Contesto extralinguistico



Modello relazionale

Il modello relazionale organizza informazioni sotto forma di una o più tabelle. Questa denominazione deriva dal fatto che, nel linguaggio tecnico, le tabelle sono designate anche come "relazioni". Le righe di una tabella vengono anche chiamate "record" o "tupla"; le colonne si chiamano, invece, anche "caselle", "attributi" o "campi dato". Una tabella può consistere, almeno in teoria, di un numero illimitato di righe e colonne. Una tabella già esistente può, inoltre, essere allargata in qualsiasi momento, sia tramite l'aggiunta di nuove righe che di nuove colonne. Una ''collezione'' di più tabelle può essere designata come ''database''. Per la gestione di un tale assortimento di tabelle o database, sono impiegati i cosiddetti sistemi di gestione di banca-dati, come, per esempio, MySQL oppure PostgreSQL. L'amministrazione dei dati, così come anche la loro analisi, avviene per mezzo di un linguaggio formale specifico, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), sviluppato, in particolar modo, per l'impiego di dati in formato relazionale. Questo linguaggio esiste, tra l'altro, in una versione standardizzata dall'ISO (Wikipedia).
Esistono regole proprie per la rappresentazione di informazioni nel modello relazionale (per esempio, la cosiddetta normalizzazione). Allo stesso tempo, la scelta concreta della modellazione dipende dall'applicazione, e l'adempimento di certe regole di modellazione esistenti rappresenta, in certi casi, un ostacolo dalla prospettiva della usability e dalla performance. In pratica, ogni modellazione di dati rappresenta un compromesso tra i vantaggi delle regole teoriche, delle esigenze tecniche e della usability. Un modello di dati scelto può, infine, essere cambiato in qualsiasi momento ed essere adattato alle diverse, mutate esigenze del progetto.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Notazione

Nei contributi sotto forma di testo, vengono regolarmente utilizzati i seguenti principi di notazioni: le forme linguistiche (esempi di attestazioni) vengono trascritte in corsivo; il loro significato viene indicato da virgolette singole, per esempio: deu. Käse 'formaggio'. I concetti (realtà extralinguistiche) vengono trascritti con delle lettere maiuscole.
La differenza tra significato linguistico e concetto è importante nei casi in cui non esista una parola per certi concetti in singole lingue/singoli dialetti, come nel caso di FORMAGGIO RICAVATO DAL LIQUIDO RIMASTO DOPO LA SECONDA ROTTURA DELLA MASSA SOLIDA. Tale concetto è espresso in modi diversi, a seconda della lingua in questione: se in tedesco standard manca, ad esempio, una parola per riferirsi ad esso, in italiano questo concetto è espresso dalla parola ricotta; in fra. da sérac; in alemannico da Ziger ecc.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Onomastica

Specie nella toponomastica, i risultati onomastici sono di fondamentale importanza per la valutazione di una continuità d'insediamento che sia sopravvissuta al cambio di lingua (si cfr., riguardo la zona alpina, già Steub 1867 e von Greyerz 1933). Bisogna distinguere due tipi semantici: da un lato vengono adottate delle forme antiche dalle lingue di sostrato ("[j]ene oft unangenehmen Verräther anderer Zeiten", 'quei traditori spesso sgradevoli di altri tempi', come espresse Steub 1867, 142), e mettere allo scoperto queste forme significa osservare le regolarità della fonetica storica, ma, allo stesso tempo, c'è da aspettarsi molteplici eccezioni, spesso dovute a ''rimotivazioni'' dell'etimologia popolare; dall'altro lato ci sono, invece, delle denominazioni che la dicono tutta sulla provenienza dei parlanti delle lingue di sostrato, come, per esempio, accade con i nomi alemannici e bavaresi con la base wal(l)-, walch-, welsch- 'romanzo' (cfr. il classico lavoro di Ernst Schwarz 1970). Il procedimento può avvenire da due prospettive opposte, ossia cercando corrispondenze più recenti o attuali da attestazioni antiche (in itinerari o su pietre miliari ecc.); o, viceversa, identificando etimi in forma di attestazioni antiche o ricostruzioni linguistiche per forme attuali.
La prima prospettiva è senza dubbio più facile a motivo della limitata quantità di dati d'input; ne risulta un patrimonio di base di nomi romani per la maggior parte ben localizzabili; esso può anche essere analizzato sistematicamente. Ben più impegnativa ma anche considerevolmente maggiormente ''rivelatrice'' è la prospettiva che guarda al passato: qui mancano, tuttavia, le condizioni per un lavoro efficace su uno spazio molto ampio; molte aree non sono state esplorate onomasticamente in quanto mancano sia le varianti dialettali recenti, sia le attestazioni più antiche. A questo proposito, però, in Svizzera è stato avviato il promettente lavoro dal nome ortsnamen.ch, grazie al portale onomastico svizzero.
Oltre i toponimi che si riferiscono ai diversi insediamenti, è importante la documentazione dei microtoponimi (per esempio di montagne e alpi), in quanto questa permette di operare delle deduzioni riguardo all'uso continuativo del territorio. A questo proposito, si osservi il seguente esempio, anche se pionieristico: nel suo importante lavoro sull'insediamento altomedievale dell'Alta Baviera meridionale e dei terreni tirolesi e salisburghesi ad essa adiacenti, Franz Weindauer 2014 scrive quanto segue, riguardo al risultato dell'interpretazione completa dei reperti archeologici: "Der Abgleich mit den Ergebnissen der Ortsnamenkunde und der Patrozinienforschung hat ergeben, dass erneut die bereits in spätrömischer Zeit besiedelten Regionen stichhaltige Hinweise auf romanisches Leben im Frühmittelalter liefern. Dazu zählen in erster Linie das Ammerseegebiet, das Werdenfelser Land, das östliche Chiemseegebiet und der Rupertiwinkel, aber beispielsweise auch die Region um das Mangfallknie, um Rosenheim und um den Starnberger See (Weindauer 2014, 249; traduzione: 'il confronto dei risultati della toponomastica e della ricerca dei patrocini ha ancora una volta rilevato che le regioni già popolate durante l'epoca tardo-romana forniscono plausibili indicazioni circa la presenza di una vita romana nell'Alto Medioevo. Ne fanno parte, in primo luogo, il territorio intorno all'Ammersee, il Werdenfelser Land, il territorio orientale intorno al Chiemsee e il Rupertiwinkel, ma anche, ad esempio, la regione intorno al Mangfallknie, intorno a Rosenheim e intorno al Lago di Starnberg'.). La diffusione dei luoghi dei ritrovamenti archeologici nella parte alpina dell'area d'indagine di Weindauer si orienta manifestamente ai valichi, per esempio al percorso del Brennero che si divide in un ramo occidentale (per il Zirlerberg a Garmisch e nella zona prealpina) da Innsbruck (guardando da sud) e un ramo orientale (l'Inn in giù). Già uno sguardo toponomastico a livello superficiale sui Monti del Karwendel, che si trovano tra questi due percorsi, e dove non è stato ritrovato – ad oggi – alcun insediamento più grande, rivela romanismi evidenti o parole preromane che furono trasmesse in forma romanza a pochi chilometri di distanza:
* la Fereinalm < lat. veranum, cfr. spa.. verano 'estate', come anche la galleria della Vereina nella Bassa Engadina;
* la Krapfenkarspitze per la base preromana *krapp- 'roccia', cfr. romancio crap, con numerose attestazioni nella toponomastica grigionese (cfr. Schorta 1964, 111-114);
* la Pleisenspitze per la base preromana *blese 'ghiaione d'erba ripido', cfr. romancio blaisch, blais, bleis, bleisa (cfr. DRG 2, 373 così come anche le numerose attestazioni toponomastiche in Schorta 1964, 44-46);
* il Hochgleirsch per lat. glarea 'ghiaia' + iciu, con spostamento dell'accento alla prima sillaba; cfr. le corrispondenze svizzere, come il toponimo romancio glaretsch a Disentis (cfr. Schorta 1964, 164) e il toponimo alemannico della Svizzera orientale Glaretsch a Pfäfers (cfr. ortsnamen.ch);
* la Larchetalm < lat. laricetum 'bosco di larici', da larix + etum, cfr. le numerose attestazioni romance del tipo laret, alla variante latina larictum in Schorta 1964, 185;
* il nome di monte Juifen < lat. iugum 'giogo', di nuovo diverse parallele sparse nell'area d'indagine, cfr. i toponimi Juferte nella Simmental al sud di Berna, diversi Juf e giuf, giuv nei Grigioni (tutti nel portale toponomastico della Svizzera), come il Jaufenpass nell'Alto Adige; un po' a est dal Juifen si trova il monte Guffert, il cui nome deve essere messo fianco a fianco alla menzionata variante della Simmental.
Un'analisi accurata riuscirebbe ad estrarne molti di più. Si osservi, inoltre, la forma fonetica romanza e non più latina dell'ultimo esempio (-g- > -v-, -f). Tutti questi esempi di toponimi presuppongono un contatto con una popolazione di lingua romanza, la quale utilizzava la montagna per la sussistenza e, probabilmente, anche per un processo di acculturazione. In questo senso si espresse già Gamillscheg 1935, 306: "Der alemannische und bajuwarische Bauer, der dem neubesiedelten Boden seine Frucht abringt, stellt die Verbindung mit den unter gleich hart Bedingungen arbeitenden Romanen her. Nichts zeigt deutlicher, daß sich hier keine nationalen Kämpfe abgespielt haben, als die Tatsache, die altromanischen Ortsnamen und die jüngeren deutschen hier ebenso friedlich nebeneinander weiterbestehen wie Ladiner und Deutschtiroler. Das Eindringen der Alemannen und Bajuwaren in den rätisch-norischen Alpenraum hat keine Kulturzerstörung im Gefolge gehabt" (traduzione: Il contadino alemannico e baiuvaro, il quale fa di tutto per trarre frutto dal suolo recentemente occupato, stabilisce un collegamento con i romani che lavorano nelle sue stesse dure condizioni. La coesistenza di antichi toponimi romani e di toponimi tedeschi più recenti dimostra, in maniera evidente, che qui non si svolse alcuna lotta nazionale. Al contrario, essi coesistono gli uni presso gli altri come i ladini e i tirolesi di lingua tedesca. All'invasione degli Alemanni e dei Baiuvari nelle Alpi retiche-noriche non seguì alcuna distruzione culturale.)

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Orizzonte epistemico

Le informazioni offerte da questo portale si articolano su tre diverse dimensioni:

(1) sulla realtà extralinguistica ('cose');
(2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari;
(3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il trattamento separato di (2) e (3) è di fondamentale importanza, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (ossia, non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese non esiste una parola indicante il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac); mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto potrebbe apparire a prima vista: è, infatti, possibile trovare, a volte, delle espressioni con status semiotico incerto, in quanto dai dati non risulta se si tratti di denominazioni di concetti o, piuttosto, di nomi per cose; è questo il caso in cui il parlante chiami un certo pascolo montano – magari quello che lui stesso occupa – con il nome generico di munt, letteramente 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Polirematiche

Per VerbaAlpina, il termine "polirematiche" indica una sequenza specifica di singole parole (tokens) le quali, insieme, rimandano ad un concetto preciso o anche a concetti diversi. Così, per esempio, in val Gardena (AIS 1192_1, 312) il concetto BAITA viene chiamato casa da fuoco (ʧˌaz dɑ fˈuɑk); in altri dialetti (nell'Engadina, in Ticino ed altri) questa composizione denomina il concetto di KÜCHE 'cucina'.

Dal punto di vista informatico, sorge, qui, il problema di un'associazione di concetti a più strati, da illustrare in un modello relazionale di dati: oltre al significato delle parole polirematiche, le parole singole possiedono significati propri che permettono di vedere la motivazione alla base della produzione delle polirematiche. Per considerare questa particolarità, nella banca dati di VerbaAlpina vengono usati i cosiddetti ''gruppi di token''. Qui, un'attestazione che consiste di più parole singole viene separata ed i suoi componenti vengono deposti nella tabella ''tokens''. Ciascuno di questi fa riferimento ad una stessa voce nella tabella ''gruppi token'' e, in più, memorizza la sua posizione nel gruppo token (primo, secondo posto ecc.): è, così, possibile ricostruire le polirematiche tramite i singoli token. Di conseguenza, una memorizzazione esplicita delle polirematiche non è necessaria; nella tabella ''gruppi token'' vengono collocate solo ulteriori informazioni (a parte l'ID del gruppo token), che non sono ricostruibili in base ai singoli token, come, ad esempio, il genere del gruppo.

Un'associazione di concetti (concetto) viene effettuata sia a livello dei singoli token che a livello dei gruppi di token. In base all'esempio sopra riportato esistono, così, tre stesure nella tabella token, alle quali sono assegnati diversi concetti:



L'assegnazione di concetti alle componenti avviene con l'aiuto dei dizionari. Ad ogni concetto subordinato viene connessa l'annotazione più frequente del dizionario. Dato che i concetti subordinati non sono stati consultati, è possibile che essi, in parte, non corrispondano alla realtà.

Esiste, inoltre, un'indicazione nella tabella ''gruppi token'' con una propria connessione al concetto:



Nell'illustrazione cartografica, i tokens e i gruppi token vengono considerati di pari livello sulla superficie di VerbaAlpina, così la ricerca del concetto ALMHÜTTE mostra sia gruppi di token che tokens collegati allo stesso. Anche le singole parole attestate solo come una parte di una parola polirematica vengono conformemente indicate.

(auct. Stephan Lücke | Florian Zacherl – trad. Monika Hausmann)

Tags: Linguistica



Profilo di similarità etnolinguistica

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto, i tipi di base costituiscono il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzarne una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Prima di tutto, le voci alpine sono di particolare interesse; il loro insieme forma – per così dire – un ideale tipo astratto a cui i singoli dialetti locali si avvicinano. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata alla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi, verrà mappato il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento (secondo il modello dell'ASD), comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Punti di rilevamento

I nomi dei punti di rilevamento vengono assunti secondo la fonte di riferimento, sebbene nella scrittura originale possano essere presenti degli errori di ortografia. Qualora due punti di rilevamento diversi dovessero presentare lo stesso nome, si procede aggiungendo la denominazione aggiuntiva locale (se presente e necessaria), come nei seguenti esempi: Brixen im Thale, St. Johann in Tirol. Le specificazioni sono presenti soprattutto in Austria e risultano essere molto utili nella distinzione dei diversi punti di rilevamento.
Molto spesso, tuttavia, i piccoli borghi non dispongono di denominazioni aggiuntive locali. In questi casi, dopo il nome del punto di rilevamento si inserisce il nome del comune al quale la località in questione appartiene, come, ad esempio, nel caso di St. Magdalena (Gries), St. Magdalena (Villnöss).

(auct. Mona Neumeier – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Linguistica



Referente

Nel triangolo delle categorie linguistiche "denominazione" – "concetto" – "referente", categorie che rimandano le une alle altre, il referente indica la fondatezza di un concetto che, per sua natura, è, invece, sempre astratto. In altre parole, il referente indica una cosa concreta, individuale. I referenti che appaiono nei materiali trattati da VerbaAlpina permettono per lo più la rappresentazione figurata come disegno oppure fotografia. Rispetto alle denominazioni e ai concetti, i referenti sono per VerbaAlpina d'importanza secondaria. Alcune rappresentazioni dei referenti, il più delle volte fotografie, saranno impiegate soprattutto nell'ambito del crowdsourcing come 'ausili' per rendere i referenti più facilmente comprensibili per gli informanti, visto che le descrizioni dei concetti risultano, a volte, necessariamente complicate.

(auct. Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Retoromancio

In linea con la Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il termine tedesco ''Rätoromanisch'' (versione italiana della Costituzione: 'romancio') viene utilizzato nell'ambito di VerbaAlpina per indicare le varietà romanze del Cantone dei Grigioni, le quali, tradizionalmente, non vengono considerate italiane (cfr. Gross 2004 e Liver 2010). Con questo non si vuole, tuttavia, affermare in nessun caso l'unione di tale romancio grigionese con il ladino delle Dolomiti ed il friulano, nel senso di una 'lingua' comune; proprio per questo concetto – oggi non più accettabile – venne coniata l'espressione 'retoromancio' dalla linguistica nell'Ottocento. Fu Graziadio Isaia Ascoli a sviluppare quest'idea, dando la denominazione in italiano di 'ladino'.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Semantica

La strutturazione digitale dei dati ('grado di digitalizzazione D 3') permette un'analisi semantica differenziata delle espressioni linguistiche registrate, in quanto le sinonimie, le polisemie e le omonimie possono essere individuate tramite il collegamento delle 'denominazioni' con i 'concetti', il quale si sviluppa sotto forma di ''relazioni n:m'':



Grafica a cura di Stephan Lücke

Analizzando le relazioni di concetto che emergono, si può abbozzare il profilo semantico sincronico di ogni espressione polisemica. Elenchiamo adesso le più importanti espressioni di polisemia:

- Si parla di polisemia tassonomica quando un'espressione denomina sia dei concetti gerarchicamente superiori, sia quelli subordinati;  

- Si parla di polisemia meronimica quando un'espressione denomina sia insiemi complessi di cose diverse ('tutto'), sia i costituenti di queste relazioni ('parti'); così, l'ALPEGGIO, la parte più importante della montagna per i contadini, viene spesso denominato semplicemente 'monte':

Cfr. carta concetto ALPEGGIO

Relazioni meronimiche del concetto ALPEGGIO come parte della montagna per applicazione della denominazione del tutto:
tipo morfo-lessicale montagna (roa. fem.) (16 attestazioni)
tipo morfo-lessicale monte (roa. m.) (67 attestazioni)

Dall'altro lato, l'ALPEGGIO inteso come insieme, ossia 'tutto' economico (con tutto ciò che vi appartiene), può essere denominato con espressioni le quali, in realtà, rimandano solo ai componenti dell'alpeggio: Cfr. carta concetto ALPEGGIO.

Denominazioni meronimici del concetto ALPEGGIO come 'tutto' per applicazione della denominazione di componenti:

tipo morfo-lessicale cascina (roa. fem.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale casera 'malga'  (roa. fem.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale cjampei 'campi' (roa. m.) (2 attestazioni)
tipo morfo-lessicale pascol 'pascolo' (roa. m.) (1 attestazione)
tipo morfo-lessicale pascolo (roa. m.) (1 attestazione)

- Si parla di polisemia metonimica quando un'espressione si riferisce a concetti che denominano diverse 'parti' all'intero di un 'tutto'; così il BESTIAME, gli EDIFICI per il PERSONALE e per il bestiame, un RECINTO ecc. fanno parte dell'ALPEGGIO (fra le altre cose). Tutte le componenti menzionate possono essere denominate in diversi dialetti locali romanzi dal tipo morfo-lessicale roa. mandra: Cfr. carta.


Significati metonimici del tipo morfo-lessicale roa. mandra:

concetto BAITA (1 attestazione)
concetto STALLA D'ALPEGGIO (2 attestazioni)
concetto MANDRIA (15 attestazioni)
concetto RECINTO DI BUOI (3 attestazioni)

- Si parla di polisemia metaforica se un'espressione denomina concetti di campi diversi che non sono in relazione tra di loro. Un esempio è offerto dal concetto di PANNA che viene denominato con le seguenti metafore o paragoni metaforici: Vgl. Karte
  1. come 'capo': capo (roa. m.), (19 attestazioni), oltre a capo di latte (roa.) (12 attestazioni), il capo del latte (roa.) (1 attestazione)
  2. come 'fiore': fleur / fiore (roa. m.) (15 attestazioni), fiora (roa. fem.) (17 attestazioni), oltre a fiora cruda (1 attestazione), letteralmente 'fiore crudo', fiore di latte (roa.) (2 attestazioni)
  3. come 'pelle': Haut (ger. m.) (2 attestazioni), peau / pelle (roa. fem.) (1 attestazione), la pelle del latte (roa.) (1 attestazione)
  4. come 'pelliccia': pelliccia (roa. f.) (2 attestazioni), Pelz (gem. m.) (4 attestazioni)
  5. come 'nebbia': sbrumacje (roa. fem.) (2 attestazioni), sbrume (roa. m.) (11 attestazioni)
  6. come 'schiuma': écume / schiuma (roa. f.) (2 attestazioni), spuma (roa. fem.) (1 attestazione), spumacje (roa. f.) (1 attestazione)
  7. come 'tela': toile / tela (roa. m.) (14 attestazioni), oltre a tela del latte (roa.) (1 attestazione) e tela di latte (roa.) (5 attestazioni)
Il terzo tipo dimostra magnificamente come le metafore possano essere diffuse anche oltre i confini delle famiglie linguistiche: in questo caso, il ted. Pelz e il roa. pelliccia rappresentano lo stesso tipo di base, cioè il latino pellīcia, la forma femminile di un aggettivo denominale derivato dal lat. pellis 'pelle'.
    Cfr. Carta.

      - Si parla, infine, di polisemia antonimica quando un'espressione denomina concetti in contrasto uno con l'altro.
    Naturalmente, un'espressione può anche denominare diverse relazioni semantiche come dimostrano in modo esemplare i concetti legati al tipo di base malg- in diverse varietà romanze:






(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica



Strati

La linguistica diacronica ('linguistica storica') distingue due costellazioni storiche di contatto linguistico (cfr. Krefeld 2003), entrambe fondate sullo spazio e basate sulla lingua parlata nell'area in questione nel periodo di analisi. Questa lingua viene, talvolta, denominata 'strato' o 'di strato':
  • le lingue parlate in passato nell'area d'indagine ('strati più vecchi') sono denominate 'sostrati' o 'lingue di sostrato'. Nel corso del tempo, esse sono state sostituite dallo strato, ossia quella lingua che è al centro della linguistica storica;
  • le lingue giunte in un secondo momento nell'area d'indagine, attraverso la conquista dei territori, e che si sovrapposero alla lingua in questione per un certo periodo, vengono denominate 'superstrati'. Queste lingue non sono, però, riuscite ad imporsi e a sostituire le lingue sovrapposte, e sono scomparse dopo un periodo più o meno lungo, ad esempio a causa di cambiamenti politici: è questo il caso dell'indebolimento del superstrato tedesco delle aree romanze e slave dell'Austria-Ungheria, avvenuto a seguito del crollo di questa struttura nazionale dopo la prima guerra mondiale.
  • Si parla, allora, di sostrati e superstrati solo in un'ottica retrospettiva, cioè dal punto di vista di un tempo in cui le lingue in questione non vengono più parlate nell'area d'indagine. Per questa ragione, devono spesso essere superati dei grandi lassi di tempo in modo che ci si orienti senza esitazioni ai sistemi linguistici, e si ricerchi all'interno di questi mutamenti causati da contatto linguistico. Per la piena comprensione di fenomeni di contatto linguistico è, tuttavia, decisivo il periodo storico del bilinguismo, cioè il periodo in cui le due lingue venivano parlate l'una accanto all'altra, oppure l'una con l'altra nel territorio in questione. Queste lingue parlate contemporaneamente vengono definite come 'adstrati'. Ciò significa che si deve passare a una prospettiva sincronica che non può essere limitata alle 'lingue', ma che deve prendere in considerazione anche il 'parlante' con la sua competenza specifica e, magari, persino l'enunciato concreto, il 'parlare'. Sebbene ciò risulti, spesso, impossibile nella prospettiva storica, in linea di principio è necessario tenerne conto nella ricostruzione della stratigrafia, poiché un enunciato di un parlante bilingue deve essere analizzato ed interpretato in modo diverso rispetto a quello di un parlante monolingue.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Stratigrafia

    In generale

    Le Alpi sono un'area di contatto linguistico variegato fin dai tempi preistorici. I contatti linguistici ivi presenti risalgono a costellazioni stratigrafiche eterogenee (cfr. Krefeld 2003). In linea di principio, all'interno di un'area in cui si trovano parlanti o persino comunità di parlanti più o meno bilingui, le lingue in contatto tra loro vengono denominate ''adstrati''. Se un tipo di base è diffuso soltanto in una determinata area, come spesso accade nelle Alpi, e non esiste nel resto delle famiglie linguistiche coinvolte, non risulterà chiaro individuare né la direzione del prestito né la lingua d'origine (cfr. il tipo di base roa. baita / ted. Beiz, Beisl).

    Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione (o in parte di essa), si distinguono due possibili costellazioni: nel caso del sostrato, la lingua d'origine (detta appunto ''lingua di sostrato'') veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione orale fosse interrotta dall'affermazione di un'altra lingua dominante; il romanzo, ad esempio, è lingua di sostrato per tutta l'attuale regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua, ma spesso si distinguono comunque grazie ad una straordinaria continuità regionale o locale.
    Nel caso del superstrato, invece, la lingua di origine ha dominato per un certo periodo nella zona di diffusione senza, però, riuscire ad affermarsi in maniera duratura. Si spiega, così, perché in alcune parti della regione alpina in cui oggi si parlano le varietà romanze, dopo il crollo dell'infrastruttura romana, predominavano temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia, ad esempio, il tedesco aveva la funzione di lingua di superstrato durante il periodo degli Asburgo.
    Tra le tre famiglie linguistiche di cui sopra si svilupparono tre scenari del tutto diversi tra loro. Riguardo all'importanza del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica, è soprattutto la cronologia del prestito ad essere decisiva: ci si domanda, ad esempio, se nel caso di parole romanze nell'area germanica e in quella slava, si sia trattato di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità, o di prestiti più recenti di tipo adstratico. La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e slava, e per gli slavismi in area tedescofona e romanza.
    I prestiti sono affidabili indicatori dei diversi processi di acculturazione storica ed è, quindi, utile presentarli in modo quantitativo affinché si mappi con precisione topica la loro frequenza d'attestazione. La direzione di acculturazione non è, però, sempre evidente: spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. Il seguente grafico schematizza la cosiddetta 'sfida stratigrafica' e differenzia le aree in cui oggi sono parlate sia le lingue romanze che lo sloveno ed il tedesco, a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato; le sfere simboleggiano, inoltre, i gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni adstratali.
    Contemporaneamente si mostra la particolare importanza della romanizzazione (cfr. Märtin 2017, 102-129), la quale, pur con intensità diversa, interessò l'intero territorio alpino e, di conseguenza, mediò con le antiche varietà preromane. Sebbene questa ipotesi sia in sé problematica, non si può escludere un contatto diretto tra parlanti di lingue preromane e parlanti delle lingue temporalmente successive delle zone latino-romane (slavo e germanico).    



    Il compito centrale dello studio storico delle parole consiste nel riportare in modo preciso e a livello stratigrafico i presunti prestiti. Il prestito in controtendenza Schmalz dal tedesco > al roa. smalzo e quello dal lat.-roa. butyrum > al tedesco Butter, così come anche gli ulteriori prestiti in sloveno > puter, possono essere schematizzati come segue:




    Il periodo preromano

    La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche nell'area di ricerca di VerbaAlpina fa sì che le Alpi appaiano come una sorta di enorme barriera, nella misura in cui essa va a separare grosso modo i territori di lingua tedesca (a nord) e di lingua slava (a sud) dalle aree romanze (Link). L'Alto Adige di lingua bavarese che si estende a sud lungo la principale dorsale alpina sembra quasi essere un caso a sé; da una prospettiva storica, tuttavia, questa 'visione' risulta fuorviante in quanto le iscrizioni di epoca preromana, le più antiche testimonianze linguistiche ritrovate, si presentano in un alfabeto in gran parte identico in tutte e tre le aree:



    Fonte

    La diffusione di questi testi non ancora decifrati spesso definiti come iscrizioni retiche (si confronti Schumacher 2004) si estende dal nord delle Alpi (Steinberg am Rofan, vicino l'Achensee) fino a Padova e può essere pienamente compresa se inquadrata nel contesto culturale che le attraversa:
    rätische_inschrftn Nello stesso alfabeto furono grosso modo scritti anche altri documenti etruschi raccolti da VerbaAlpina; essi sono chiaramente da ricondurre all'antico alfabeto greco occidentale.

    Il periodo romano

    I romani conquistarono l'area centrale delle Alpi nel periodo compreso tra il 25-15 secolo a.C.; il 'Tropaeum Alpium' a La Turbie, al di sopra di Monaco, riporta di ben 46 tribù conquistate, i cui nomi si sono talvolta conservati fino ad oggi. Dell'iscrizione si conservano solo pochi frammenti, ma è possibile ricostruire la storia completa tramite la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (3, 136-137): 

    "Imperatori Caesari divi filio Augusto / pont(ifici) max(imo) imp(eratori) XIIII trib(unicia) pot(estate) XVII / senatus populusque Romanus / quod eius ductu auspiciisque gentes Alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium p(opuli) R(omani) sunt redactae / gentes Alpinae devictae Trumpilini Camunni Vennonetes Vennostes Isarci Breuni Genaunes Focunates / Vindelicorum gentes quattuor Cosuanetes Rucinates Licates Catenates Ambisontes Rugusci Suanetes Calucones / Brixentes Leponti Viberi Nantuates Seduni Veragri Salassi Acitavones Medulli Ucenni Caturiges Brigiani / Sogiontii Brodionti Nemaloni Edenates (V)esubiani Veamini Gallitae Triullatti Ectini / Vergunni Egui Turi Nemeturi Oratelli Nerusi Velauni Suetri" (Fonte: Epigraphik-Datenbank Clauss / Slaby

    La seguente panoramica riporta un elenco di denominazioni che possono essere facilmente identificabili con quelle attuali:
    (Dép. Hautes-Alpes)
    Nomi citati nel Tropaeum Alpium Denominazioni attuali Geo-dati (latidudine; longitudine)
    Trumpilini   Val Trompia   45°44'5.87"N ;  10°12'2.20"E
    Camunni  Val Camonica   45°57'17.71"N ;  10°17'21.08"E
    Vennonetes Vinschgau   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Venostes   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
    Isarci cfr. i nomi dei fiumi Isère, Isar, Isarco (= ted. Eisack   47°23'13.25"N ;  11°16'30.42"E
    Breuni Brenner   47° 9'59.75"N ;  11°25'0.14"E
    Licates nome di fiumeLech (lat. Likias [II secolo d.C.], successivamente Licca [570 d.C.]  
    Brixentes il nome del comuneBrixen   47°30'2.70"N ;   9°44'32.31"E
    Leponti  Val Leventina   46° 6'47.60"N ;   8°17'31.10"E
    Seduni Sitten nel canton Vallese, Svizzera   46°13'59.25"N ;   7°21'37.80"E
    Caturiges  il nome del comune Chorges (Da Hautes-Alpes)   44°32'44.67"N ;   6°16'31.60"E
    Brigiani il nome del comune Briançon  44° 53′ 47″N, 6° 38′ 08″E
    Ectini il nome del fiume Tinée    43°55'0.23"N ;   7°11'14.69"E
    Vergunni  il nome del comune Vergons (Da Alpes-de-Haute-Provence)   43°19'23.90"N ;   6°17'3.20"E

    Sulla scia della conquista, i romani istituirono diverse province geograficamente in linea con la Gallia Cisalpina; questi insediamenti potevano trovarsi sia, per l'appunto, sulle Alpi (Alpes Maritimae, n. 3 nell'immagine; Alpes Cottidae, n. 2; Alpes Poeniae anche: Alpes Graiae, n. 1) che poco più avanti, oltrepassando il nord delle Alpi Raetia, Noricum):



    Province romane alpine (frame estratto dalla seguente fonte)

    La suddivisione provinciale romana in area alpina non è del tutto facile da ricostruire in modo dettagliato; risulta soprattutto complesso tracciarne la distribuzione dal punto di vista etno-linguistico. Una grossa incognita è rappresentata dai Raetii 'Reti', che diedero il nome ad una delle due più grandi province in area alpina. Di questa popolazione sappiamo molto poco e solo a livello archeologico, fatta eccezione per il fatto che essa non faceva parte dei popoli indogermanici – questione su cui tutti i ricercatori sono concordi senza alcun dubbio (sul tema, cfr. Jürg Rageth in HLS). Ci si domanda se i Reti possano essere identificati con gli Etruschi, in quanto l'esistenza di iscrizioni alpine in alfabeto etrusco indicherebbe una relazione con questa popolazione. Le località dei ritrovamenti, tuttavia, non coincidono con i confini provinciali ed è men che meno presente una corrispondenza tra il territorio della Raetia ed i centri abitati dai Reti; sotto questo aspetto non è neanche chiara la successiva suddivisione di quelle che sarebbero, poi, state la province romane della Raetia prima, con Curia come capitale (oggi conosciuta come Coira), e Raetia secunda, con capitale Augusta Vindelicorum (oggi Augusta). I ritrovamenti di Coira risalenti all'ultimo secolo a.C. "sembrano rinviare a una manifestazione culturale di stampo celtico piuttosto che retico" (HLS, Jürg Rageth), e quelli che nel Tropaeum Alpium vengono menzionati come Vindelici vengono definiti dai ricercatori come Celti; si può, inoltre, notare la continuità nel nome della provincia Raetia nell'attuale nome del paesaggio del Ries (cfr. la carta sulle iscrizioni romane che interessano la zona a nord-ovest di Augusta).

    In ogni caso è possibile dedurre che la zona alpina del Nord fosse ampiamente romanizzata, più dei luoghi montani; sembra dunque ragionevole pensare che durante il periodo tardo-romano ci fosse una forte somiglianza tra l'area settentrionale e quella meridionale delle Alpi, e che questa fosse molto più forte rispetto alle zone 'prealpine' e l'area montana. Resta irrisolta la considerevole questione della durata delle lingue preromanze dopo l'inglobamento da parte dell'Imperium Romanum delle aree da queste interessate. È presumibile che gli invasori o gli immigrati germanici e slavi non abbiano avuto contatti solo con le popolazioni di lingua latina/romana, ma anche con le popolazioni celtiche. Sebbene sia difficile valutare effettivamente questa possibilità, in questo caso si sarebbero potuti trasmettere elementi linguistici dalle lingue preromanze (sicuramente da quella celtica) direttamente al germanico e allo slavo. In linea di principio bisogna, tuttavia, anche presupporre che elementi preromanzi (presentati, però, in forma romanza) siano stati successivamente trasmessi negli strati tardo-romanzi.

    Le scoperte archeologiche sui Leponti sono particolarmente interessanti ed istruttive riguardo ad un diverso tipo di romanizzazione, forse avvenuta debolmente solo nelle zone interne delle Alpi:

    "In seguito all'espansione romana nella pianura padana, dal II sec. a.C. i Leponti entrarono gradualmente in contatto con usanze e costumi di tipo romano, tornando a svolgere, in un contesto storico profondamente mutato, la funzione di intermediari tra nord e sud delle Alpi. In seguito alle campagne militari di Augusto (dal 35 al 15 a.C.), volte a sottomettere le pop. alpine per assicurare i transiti commerciali e militari attraverso le Alpi, i Leponti furono integrati nel sistema amministrativo ed economico romano. Nonostante i profondi processi di acculturazione, alcuni elementi tradizionali dei Leponti (in particolare nell'abbigliamento femminile e nel rito funerario) sopravvissero fino al II-III sec. d.C.''. (Gianluca Vietti, HLS)

    In ogni caso, al fine di comprendere quali siano stati i possibili scenari di contatto linguistico, ha senso includere nel database i dati storici geo-referenziati, come, ad esempio, i diversi reperti archeologici, l'indice stradale tardo-antico della cosiddetta Tabula Peutingeriana (Link_1, Link_2), i passi alpini romani, l'epigrafia romana e così via. Questa carta mostra, dunque, da un lato che gli antichi monasteri eretti nell'area bavarese e i primi ritrovamenti germanici erano fondati sull'infrastruttura romana (iscrizioni, antichi nomi di luogo o l'antica denominazione alto-medievale dei romani, Walchen); dall'altro dimostra che è proprio in queste aree densamente popolate che potrebbero esserci plausibilmente stati dei prestiti antichi, come sottolineato dall'esempio di caseareus, -a.



    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Monika Hausmann | Thomas Krefeld | Susanne Oberholzer)

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    Stratigrafia: romanismi

    Nel quadro di VA, con il termine 'romanismi' si intendono tutte le espressioni raccolte negli attuali territori germanofoni e slavofoni facenti parte dell'area di ricerca, e la cui origine è direttamente romanza e indirettamente latina, o, ancora, da ricercarsi nelle lingue prelatine.
    Per quanto riguarda la stratigrafia regionale, così come per l'architettura macroareale del tedesco e dello sloveno, si distinguono essenzialmente due categorie geolinguistiche e storiche:

    (1) Romanismi esclusivamente dialettali
      Questa categoria raccoglie in certo qual modo i prestiti romanzi prototipici dell'area alpina. Vi appartengono le varianti locali che non possiedono corrispondenze nella lingua standard. In linea generale, si tratta di parole che provengono dal sostrato, ossia espressioni prese in prestito durante il periodo di bilinguismo romanzo-germanico e romanzo-slavo, e che, successivamente, hanno superato il cambio linguistico verso il monolinguismo germanico e slavo, grosso modo sopravvivendo come relitti legati ad un luogo preciso. Un chiaro esempio è fornito dal tipo morfo-lessicale Käser, il quale, così come il suo equivalente romanzo casera, è da ricondurre al tipo di base latino caseu(m): cfr. la cartina del tipo morfo-lessicale casera.

      (2) Romanismi dialettali con corrispondenza nella lingua standard e nei dialetti romanzi dell'area di ricerca
        Anche questa categoria, come quella precedente, è caratterizzata da una diffusione territoriale che supera i confini delle famiglie linguistiche. Risulta, quindi, evidente che le varianti linguistiche standard siano da ricondurre alle forme dialettali locali. Per questo motivo, dal punto di vista storico-linguistico, tale categoria di romanismi risulta essere interessante anche oltre i confini del territorio alpino. Un esempio la cui etimologia in tedesco standard è stata chiaramente travisata è deu. Butter.
      La seguente cartina mostra in maniera chiara che la forma tedesca meridionale der Butter crea un areale condiviso con il tipo romanzo maschile butirro e beurre. Ciò significa che la forma maschile deve essere considerata come storicamente precedente rispetto alla forma femminile presente nella varietà standard cfr. cartina per il tipo di base butyru(m).

      Il modello di prestito tedesco meridionale primario di cui sopra e della sua secondaria diffusione nel tedesco standard non risulta essere sempre del tutto chiara, in quanto è necessario considerare parimenti la possibilità della diffusione in senso contrario, ovvero di una trasmissione dallo standard ai dialetti dell'area di ricerca. In questo senso, si potrebbero considerare le corrispondenze tedesche del tipo di base lat. cellārium.
      Sia nel caso di romanismi prettamente dialettali che nel caso dei romanismi standard-dialettali, è necessario distinguere singolarmente i relitti provenienti dai sostrati locali dai prestiti provenienti da un adstrato con successiva diffusione areale.


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Beatrice Colcuc)

    Tags: Linguistica



    Tipizzazione

    La tipizzazione dei dati linguistici georeferenziati fa parte delle esigenze fondamentali del progetto VerbaAlpina. Per questo motivo, dopo la trascrizione dei dati input, in un primo momento vengono estrapolati – là dove possibile – dei tokens ('parole singole'), i quali vengono, poi, inseriti nell'omonima tabella nel database.

    L'interesse di VerbaAlpina si concentra sulla tipizzazione morfologica del materiale linguistico raccolto. Un tipo morfologico viene definito tramite la concordanza delle seguenti proprietà: famiglia linguistica – parte del discorso – parola semplice VS parola affissa – genere – tipo di base lessicale. La forma indicata del tipo morfologico si orienta ai lemmi corrispondenti presenti nei dizionari presi come punto di riferimento dal progetto (si veda sotto).

    Tramite l'assegnazione ad un comune tipo di base lessicale, risulta chiara la parentela di tutti i tipi morfo-lessicali uniti oltre i confini linguistici. È così che i seguenti sostantivi e verbi (qui non descritti in dettaglio) possono essere assegnati ad un unico tipo di base: malga (ALPEGGIO, MANDRIA, GREGGE), malgaro (CACIAIO), malghese (PASTORE), immalgare (INALPARE), dismalgare (DISALPARE).
    Il tipo di base lessicale non dice, però, nulla sulla storia della parola dei singoli tipi morfo-lessicali: è, dunque, necessario chiarire separatamente e di volta in volta se, ad esempio, un tipo con etimo latino-romanzo, oggi attestato nell'area germanofona o slovena, risalga al vecchio sostrato locale o a un contatto romanzo più recente, come accade con il termine sloveno bajta 'casa semplice'. A motivo di ciò, viene evitata, in questo contesto, la denominazione "etimo", il quale si riferisce, di norma, alla lingua immediatamente precedente dalla quale deriva storicamente una parola – e non alla sua origine più remota. Ciononostante, in molti casi il tipo di base lessicale corrisponde, in effetti, anche all'etimo di un tipo morfo-lessicale.
    I tipi di base definiti come sconosciuti o come controversi nei dizionari di riferimento vengono ulteriormente contrassegnati tramite un punto interrogativo, come nel caso di: (?) battuere. Se in un processo di tipizzazione non è possibile classificare un tipo di base, VerbaAlpina impiegherà un tipo sconosciuto contrassegnato da un ''?''.

    I tipi morfo-lessicali costituiscono la categoria centrale nella gestione dei dati linguistici e sono comparabili ai lemmi della lessicografia. Attraverso i suddetti criteri ben misurabili si possono ridurre, per esempio, i quattro tipi fonetici barga, bark, margun, bargun con il significato di CASCINA DI MONTAGNA, STALLA D'ALPEGGIO a tre tipi morfo-lessicali:





    L'appartenenza dei tipi morfo-lessicali alle famiglie linguistiche (germanica, romanza, slava) dipende dalla fonte in questione: essa risulta in modo automatico nel caso dei dati di atlanti o dizionari, rilevati tradizionalmente tramite gli informanti corrispondenti e viene conformemente annotata nel database. Nel caso dei dati che VerbaAlpina rileva tramite crowdsourcing, l'appartenenza linguistica o dialettale viene affermata dagli informanti stessi e, nel migliore dei casi, confermata quantitativamente da altri informanti; il numero di coloro che confermano un'appartenenza linguistica diventa, così, uno strumento di convalida dei dati.

    I tipi morfo-lessicali sono limitati ad una famiglia linguistica. Una domanda sorge spontanea: qual è la forma idonea per rappresentare un tipo morfo-lessicale nella funzione di ricerca della carta interattiva? Per le famiglie linguistiche germanica e slava la risposta è piuttosto semplice, perché tutte e due sono rappresentate soltanto da una lingua standard (rispettivamente 'Deutsch' [deu] e 'Slowenisch' [slv]): i tipi morfo-lessicali possono, quindi, essere rappresentati attraverso le loro varianti standard (ovviamente a condizione che in quest'ultima esistano corrispondenze del tipo). Così, per il concetto di FORMAGGIO, ad esempio, tutti i tipi fonetici corrispondenti all'alemannico e al bavarese possono essere cercati tramite la forma standard . Nel caso in cui non esistano delle varianti standard, è possibile fare riferimento ai lemmi presenti nei grandi dizionari dialettali (Idiotikon, WBOE).

    Nel caso della famiglia linguistica romanza la situazione è molto più complessa, a causa delle numerose piccole lingue non sufficientemente standardizzate. Per ragioni pragmatiche, è stata adottata la seguente soluzione: tutti i tipi morfo-lessicali vengono rappresentati dalle forme standard francesi e italiane, se esistenti. Così, tutti i tipi fonetici corrispondenti possono essere cercati tramite beurre/burro; TLF e Treccani sono qui presi come dizionari di riferimento. Se solo una delle due lingue standard possiede una variante corrispondente, è tale variante ad apparire sulla carta, come nel caso di ricotta (l'appartenenza all'italiano viene indicata attraverso la convenzione di notazione -/ricotta). Se nessuna variante del tipo esiste nelle due lingue romanze di riferimento, si rinvia l'utente ad un grande dizionario dialettale, come, per esempio, l'LSI. Nel caso in cui non esistano lemmi affidabili nei dizionari dialettali, VerbaAlpina propone una propria rappresentazione grafica del tipo in questione, indicata con 'VA'.

    Il progetto prevede, inoltre, una tipizzazione fonetica del materiale linguistico; questo processo è, però, periferico e non viene realizzato con costanza. La categoria del tipo fonetico è, tuttavia, indispensabile soprattutto perché alcuni atlanti linguistici (per esempio SDS e VALTS) e i dizionari in generale, documentano, talvolta (atlanti) o esclusivamente (dizionari), i tipi fonetici. I tokens vengono classificati secondo i criteri della fonetica storica in tipi fonetici (casella di database 'phon_typ'), quando la tipizzazione fonetica è realizzata da VerbaAlpina.

    Ecco un esempio caratteristico offerto dall'AIS (AIS 1204 LA PANNA | RAHM | CRÈME):



    Conformemente alla fonetica, è necessario operare una distinzione tra le varianti iniziali [kr-] e [gr-] e le varianti delle vocali toniche [a], [e] e [o] che precedono la [m]. Così facendo, potrebbe sembrare di essere alle prese con 'tipi fonetici' diversi. È chiaro, in realtà, che queste sono varianti fonetiche di un unico tipo morfo-lessicale, come dimostrato dagli innumerevoli casi di cambiamento fonetico analoghi a questo. Tuttavia, non c'è alcuna evidenza di uno spostamento da [kr-] > [br-], e sarebbe, quindi, poco sensato pensare di far rientrare in questo gruppo la corrispondente forma (brama) attestata nel ladino delle Dolomiti. Nonostante la somiglianza con la vocale tonica e con l'ultima sillaba [-ama], essa rappresenta, infatti, un altro tipo morfo-lessicale:



    Un'automazione della tipizzazione fonetica sulla base degli algoritmi di Levenshtein e Soundex viene esaminata e, se possibile, realizzata; ogni caso specifico esige, tuttavia, un ampio lavoro di correzione. Nel processo di trasformazione da una forma all'altra (secondo il parametro della distanza di Levenshtein), entrambe le forme krama e gromma, storicamente collegate tra loro, si distinguono per un maggior numero di segni sostituiti rispetto alle forme krama e brama, le quali, al contrario, non sono collegate tra loro.





    Attraverso la tipizzazione (costituzione di classi), la molteplicità dei dati raccolti diventa sempre più chiara; vale dunque la regola: numero dei tokens > numero dei tipi fonetici > numero dei tipi morfo-lessicali > tipo di base. Non è, però, escluso il caso estremo di una sola attestazione (hapax) che corrisponde ad un token, ad un solo tipo fonetico e ad un tipo morfo-lessicale come unico rappresentante di un tipo di base. Gli Hapax verranno, dunque, filtrati nella rappresentazione.


    (auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica



    Trascrizione

    I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per adempiere a due principi: la fedeltà alle fonti da un lato ed una facile comparabilità tra le forme dall'altro.

    (1) Versione input nella trascrizione originale
    Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; se alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR), altri lo sono stati solo pochi anni fa (ALD). Per questo motivo, da un punto di vista storico ed epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è, tuttavia, impossibile mantenere certe forme così come sono pervenute nelle fonti. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come accade, per esempio, quando un segno indicante un accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente dei caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Impiegando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.

    (2) Versione output in IPA
    In una trascrizione unificata è, inoltre, auspicabile l'output dei dati in un'ottica di comparabilità e facilità d'uso per l'utente. Tutti i codici beta saranno, quindi, trasferiti in segni IPA attraverso specifiche sostituzioni di routine. Alcuni problemi inevitabili nascono nei casi in cui ad un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondano due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali, come, ad esempio, nel caso dei due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, i quali permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta, essi vengono resi come segue: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere i caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.

    (auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica Tecnologia dell'informazione



    Voci alpine

    Realtà tipicamente alpine come il CAMOSCIO, il CEMBRO o l'ALPEGGIO traggono spesso origine da parole di sostrato preromano. Questo strato linguistico fu con tutta probabilità descritto per la prima volta in maniera più dettagliata da Jakob Jud (si vedano, a questo proposito, i ben noti lavori di Jud 1911aJud 1911b, Jud 1924, Stampa 1937); tale strato forma il nucleo delle cosiddette ''voci alpine''. Questa espressione non è, tuttavia, completamente univoca poiché viene intesa in maniera più ampia sia da Otto von Greyerz 1933, possibile suo coniatore, sia da Johannes Hubschmid 1951, il quale l'ha resa nota: "Ich verstehe darunter Wörter, die Geländeformationen, Naturerscheinungen, Tiere und Pflanzen oder mit der menschlichen Tätigkeit zusammenhängende konkrete Begriffe bezeichnen, Wörter, die sich nur oder hauptsächlich in den Alpenmundarten erhalten haben, oder die zwar auf einem größeren Gebiet leben, aber in den Alpen häufig eine speziell 'alpine' Bedeutung zeigen. Alpenwörter können auch germanischen oder romanischen Ursprungs sein" (Hubschmid 1951, 7; traduzione: "Con l'espressione voci alpine, intendo parole che denominano formazioni di terreno, fenomeni della natura, animali e piante o nozioni concrete che sono in relazione con l'attività umana; parole che si sono conservate solo o principalmente nei dialetti alpini o che certamente esistono in una zona più ampia, ma mostrano, spesso, un significato specialmente 'alpino' nelle Alpi. Le voci alpine possono essere anche d'origine germanica o romanza.") (per la storia della nozione, cfr. anche il più recente Rampl 2011, 131ss.).

    L’espressione VerbaAlpina accenna volutamente a questa categoria lessicale la quale si rivela utile per una ricerca sul plurilinguismo, in quanto identifica delle unità lessicali ibride che contraddistinguono non solo una particolare lingua, ma un intero spazio culturale indipendentemente dalle lingue ivi parlate e che coinvolgono processi di prestito linguistico. Per rendere al meglio la categoria operazionale, si esige, tuttavia, una specificazione nella cornice del progetto: dal punto di vista sincronico vengono, infatti, considerate ‘alpine’ da un lato le forme lessicali che hanno, nei dati disponibili a VerbaAlpina, ovvie corrispondenze in più di una sola delle tre famiglie linguistiche tradizionalmente parlate nelle Alpi, e dall'altro le forme solo romanze che non sembrano derivare dal latino ma, piuttosto, da un sostrato regionale prelatino. Risultano, quindi, sette gruppi ibridi:

    corrispondenze eventuali di una voce alpina
    prelatino romanzo germanico slavo
    x x x x ‘alpine’ in senso stretto
    x x x ‘alpine’ in senso ampio
    x x x
    x x
    x x
    x x
    x x


    (auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

    Tags: Linguistica