Metodologia

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Area d'indagine

"Una storia complessiva e coerente delle Alpi non è ancora, allo stato attuale, realizzabile" (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I8569.php); al contrario, diverse sono le definizioni inerenti alla zona alpina, alcune di natura geofisica ed altre di natura politico-economica (cfr. Bätzing 1997, 23 s.).
Nell'ottica di una delimitazione trasparente e pragmatica dell'area presa in esame dal progetto di VerbaAlpina, la zona interessata dallo stesso corrisponde a quella ben definita e chiaramente delimitata dalla Convenzione delle Alpi. È bene precisare che le "Inkonsistenzen zwischen den Mitgliedstaaten" (cfr. Bätzing 1997, 31), ossia le incoerenze sottoscritte dagli Stati membri, sono state tenute in considerazione dal progetto: queste riguardano da un lato l'inclusione delle Prealpi bavaresi nella Convenzione, e, dall'altro, l'esclusione delle "grössere randalpine Gebiete'', dunque le aree più grandi ai margini delle Alpi, come l'Emmental o l'Oberland zurighese (cfr. Bätzing 1997, 32). Ulteriori problematicità riguardano, altresì, l'inclusione di alcune delle città più importanti presenti nelle zone alpine marginali: Lucerna e Salisburgo vengono, ad esempio, incluse nell'area delimitata dalla Convenzione delle Alpi, mentre Graz e Biella non lo sono (qui è possibile scaricare e visionare il perimetro delimitato dalla Convenzione).
Ad ogni modo, il vero scopo di VerbaAlpina è quello di indagare l'area alpina – in questo ambito formalmente circoscritto – come spazio linguistico-culturale, e di delineare le similarità dei luoghi che ne fanno parte.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Alessia Brancatelli | Susanne Oberholzer)

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Cartografia

La cartografazione linguistica non è certo uno strumento geolinguistico poco contestato o indiscusso, ma è sicuramente efficace, poiché d'aiuto nella documentazione e nella visualizzazione delle relazioni geolinguistiche (cfr. i contributi in Lameli 2010). È possibile distinguere nettamente due tipi di cartografazione: le carte ''analitiche'' forniscono enunciati più o meno complessi, facendo sì che la documentazione predomini, e lasciando l'interpretazione spaziale all'utente stesso; nel caso delle carte ''sintetiche'', invece, è la distribuzione dei simboli a segnalare direttamente la costellazione spaziale dei fenomeni linguistici selezionati. Anche le carte quantitative sono, quindi, necessariamente sintetiche. La cartografazione online di VerbaAlpina avviene su base georeferenziata e combina entrambi i metodi, in quanto, se è vero che da un lato essa fornisce dei simboli, dimostrandosi, a prima vista, come sintetica; dall'altro, questi ultimi si rivelano essere interattivi e possono, dunque, mostrare analiticamente l'enunciato completo.

Oltre alla funzione prettamente informativa, bisogna sottolineare il valore euristico della rappresentazione cartografica. A motivo di ciò, il portale offre l'opzione di combinare e accumulare diversi tipi di dati (linguistici e non) sotto forma di carte sinottiche.
Oltre alla ''griglia'' di referenza dei confini comunali (precisamente georeferenziata), su VerbaAlpina viene rappresentata un'ulteriore griglia, diversamente georeferenziata, a nido d'ape (disponibile a partire dalla versione 16/1), la quale riporta non solo la posizione approssimativa dei comuni (l'uno rispetto all'altro), ma assegna, al contempo, una superficie idealizzata con la stessa forma e la stessa estensione ad ogni territorio comunale:

In tal modo, si offrono due metodi di mappatura, i quali, nonostante i rispettivi vantaggi e svantaggi, si caratterizzano per un certo potenziale suggestivo: grazie alla sua precisione, infatti, la raffigurazione topografica offre una migliore idea dello spazio concreto con i suoi profili di territorio, passaggi singoli, tracciati di valli, sbocchi di valli inaccessibili ecc.; la carta a nido d'ape permette, invece, una visualizzazione dei dati più astratta, in quanto appiana le estensioni delle superfici comunali, oltre che degli insediamenti di agglomerati urbani o di tipo sparso. Ciò è utile soprattutto nell'impiego di carte quantitative, perché l'estensione della superficie crea involontariamente l'impressione di un consistente peso quantitativo.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Pagina Web Contesto extralinguistico



Dati complementari

Per un approccio induttivo allo spazio culturale, i dati demografici e istituzionali risultano interessanti se sono geo-referenziabili. Fanno parte di questi dati le informazioni riguardanti la storia dell'insediamento, in modo particolare quelle che concernono l'appartenenza ad istituzioni ecclesiastiche e statali. Ma anche le vie di comunicazione – soprattutto i valichi di montagna – sono di importanza fondamentale (cfr. carta).
Dati di tipo ecologico e geofisico sono sempre rilevanti se in stretto rapporto con la storia dell'insediamento. Questo rapporto risulta evidente, dando, ad esempio, uno sguardo alle zone di vegetazione che permettono o richiedono certi usi (per esempio l'alpeggio richiede quote sopra il limite della vegetazione arborea http://www.slf.ch/forschung_entwicklung/gebirgsoekosystem/themen/baumgrenze/index_DE).

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Etnolinguistica

"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, e, soprattutto, in quella italianistica, la dialettologia viene ricondotta, almeno in Italia da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, e, più precisamente, alla sociologia e all'etnologia. In questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere persino intesa come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è, però, radicata né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace ed informativo, si legge:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

Nella tradizione nordamericana, tale etnoscienza viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono, inoltre, si è operata una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza, invece, spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, poiché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata rispetto agli ampi flussi migratori di massa.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro, come termine relativo all'etnia. Con il termine folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche il termine etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano, senza, però, implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda, inoltre, a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (e anche in seguito) può essere denominata come ''etnolinguistica'' nel momento in cui essa rilevi e analizzi i dati linguistici in uno stretto rapporto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica, quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza ed il più grande progresso rispetto all'ALF, come enfaticamente sottolineato da Karl Jaberg. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza, e merita di esser accentuato, in quanto mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi rispetto alla materia trattata:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a ragione – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea, il tentativo di concepire la lingua come ''modulo'' isolabile non è, dunque, visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

Direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana è lo studio nato dall'osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, la Sicilia risulta essere di gran lunga la regione d'Italia più approfonditamente analizzata. Emblematici per lo studio linguistico dell'isola sono Fanciullo 1983 ed altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate a livello puntuale: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.

(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Linguistica Contesto extralinguistico



Fotografie

La mediateca di VerbaAlpina contiene una vasta collezione di fotografie georeferenziate in costante crescita. Le immagini mirano ad un duplice scopo: da un lato esse rimandano a referenti concreti, con tutte le loro particolarità idiosincratiche spesso molto spiccate, soprattutto nel caso degli edifici; dall'altro, le foto servono ad illustrare un concetto nel modo più chiaro possibile, fungendo, così, da base per il rilevamento di ulteriori denominazioni del concetto stesso. Lo scopo di questa funzione non è, quindi, quello di riconoscere un referente specifico, come, ad esempio, una specifica baita; anzi, un riconoscimento di questo tipo risulterebbe piuttosto fastidioso, poiché, in questo caso, gli informanti tenderebbero a menzionare il nome proprio di un alpeggio anziché le generiche denominazioni del concetto. Tale rischio è, comunque, limitato: un malinteso fondamentale risulta, in fondo, solo nei casi in cui gli informanti riconoscano nella foto una persona da loro conosciuta. In questo caso, le caratteristiche individuali attirano l'attenzione dell'osservatore, tanto che la persona rappresentata viene chiamata spontaneamente e istintivamente da questi con il suo nome – ("Ma questo è Willi!") – anziché con la funzione che essa esercita nella fotografia (CACIAIO). A rigor di logica, l'uso di disegni idealizzati da utilizzare al posto di fotografie di oggetti e soggetti concreti sarebbe più adatto per il rilevamento delle diverse denominazioni. Ciò è, tuttavia, destinato a fallire, a causa dell'assenza di modelli adeguati a tale scopo.
Tutte le rappresentazioni dei referenti sono connesse con le categorie "concetto" e "denominazione" attraverso il database di VA.

(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Susanne Oberholzer)

Tags: Contesto extralinguistico



Georeferenziazione

La georeferenziazione è un criterio di ordine essenziale per la gestione dei dati di VerbaAlpina. Essa utilizza gradi di latitudine e di longitudine e l'esattezza di questa referenziazione varia a seconda del tipo di dati raccolti. Il progetto aspira, però, a raggiungere una referenziazione più precisa ed esatta possibile. Di norma, nel caso di dati linguistici provenienti da atlanti e dizionari, è possibile solo una referenziazione approssimativa in base al toponimo in questione; nel caso di dati archeologici, invece, sono possibili delle georeferenziazioni, precise ''al metro''. Possono essere salvati punti, linee (come strade, fiumi ecc.) e superfici. Dal punto di vista tecnico viene utilizzato soprattutto il cosiddetto formato WKT (https://en.wikipedia.org/wiki/Well-known_text) che viene trasferito nel database di VerbaAlpina in un formato MySQL specifico, attraverso la funzione geomfromtext() (https://dev.mysql.com/doc/refman/5.7/en/gis-wkt-functions.html. L'output nel formato WKT avviene attraverso la funzione MySQL astext().

La griglia di riferimento della georeferenziazione forma la rete dei comuni politici presenti nello spazio alpino, la quale può essere rappresentata o sotto forma di ''superficie'' o attraverso dei punti, a seconda delle esigenze. Alla base di questa rete vi sono le demarcazioni di confine comunale che VerbaAlpina ha ricevuto dalla Convenzione delle Alpi, nostro partner di collaborazione; tali dati sono aggiornati al 2014 ca. Un costante aggiornamento di questi ultimi, spesso modificatisi nel tempo a causa di diverse riforme amministrative, risulta superfluo poiché, dal punto di vista di VerbaAlpina, si tratta di un quadro di referenza puramente geografico. La raffigurazione dei punti nella griglia di riferimento dei comuni viene dedotta attraverso degli algoritmi relativi ai confini degli stessi, e risulta essere, quindi, secondaria. I punti di georeferenziazione comunale calcolati rappresentano i centri geometrici delle superfici comunali e solo per caso marcano il capoluogo o il punto al centro dei diversi comuni. Se necessario, tutti i dati possono essere proiettati singolarmente o cumulativamente su un punto di georeferenziazione comunale: questo è, ad esempio, il caso dei dati linguistici di atlanti e dizionari.

Oltre alla griglia di riferimento dei confini comunali esattamente georeferenziata a partire dalla Versione 16/1, il territorio preso in considerazione da VerbaAlpina viene rappresentato attraverso una griglia a nido d’ape, similmente georeferenziata, che grosso modo mostra sì la localizzazione dei comuni, ma che, allo stesso tempo, visualizza ognuno di questi attraverso una forma idealizzata uguale nella forma e nella sua estensione. [Bild:va_polygone-1.jpg]] Vengono, così, messe a disposizione delle diverse tipologie di cartografia, ognuna dei quali ha i propri vantaggi e svantaggi; attraverso le capacità di rappresentazione che possiedono, esse portano in ogni caso con sé un potenziale suggestivo: se, grazie alla sua precisione, la rappresentazione topografica può, ad esempio, mostrare più chiaramente la struttura del territorio attraverso profili paesaggistici particolari, attraverso singole transizioni, corsi vallivi, sbocchi di vallate poco accessibili e così via; la carta a nido d’ape permette, invece, una visualizzazione più astratta dei dati, in quanto livella l’estensione delle superfici comunali e degli agglomerati geopopolati. Quest'ultima funzione è utile soprattutto nel caso delle cartine quantitative, poiché l'estensione delle superfici genera, già a livello percettivo, l'involontaria impressione che esse abbiano un notevole peso quantitativo.

Le informazioni geografiche relative ai diversi punti di rilevazione georeferenziata sono state determinate mediante uno strumento online. A motivo dell'ambiguità e dell'inconoscibilità di alcune denominazioni di piccoli centri, si è resa necessaria una correzione manuale delle informazioni ad essi relative. Sfortunatamente, da qualche tempo a questa parte la determinazione delle geo-coordinate non è più permessa per questioni legali.



(auct. Thomas Krefeld | Stephan Lücke – trad. Alessia Brancatelli | Beatrice Colcuc | Susanne Oberholzer)

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Orizzonte epistemico

Le informazioni offerte da questo portale si articolano su tre diverse dimensioni:

(1) sulla realtà extralinguistica ('cose');
(2) su concetti, ovvero: categorie onomasiologiche che non sono legate a lingue o dialetti particolari;
(3) su espressioni linguistiche delle lingue e dei dialetti indagati.

Il trattamento separato di (2) e (3) è di fondamentale importanza, perché i concetti rilevanti non sono sempre individuati in tutta la zona d'inchiesta con dei termini specifici (ossia, non sono tutti e dappertutto 'lessicalizzati'). Così, in gran parte della zona bavarese non esiste una parola indicante il formaggio prodotto dal siero di latte (cfr. gsw. Ziger, ita. ricotta, fra. sérac); mentre per la massa di formaggio fresca non ancora modellata (bar. Topfen, deu. Quark) manca spesso un termine nei dialetti romanzi, così come anche nell'italiano standard. La relazione di (1) da un lato e (2) e (3) dall'altro è talvolta anche più problematica di quanto potrebbe apparire a prima vista: è, infatti, possibile trovare, a volte, delle espressioni con status semiotico incerto, in quanto dai dati non risulta se si tratti di denominazioni di concetti o, piuttosto, di nomi per cose; è questo il caso in cui il parlante chiami un certo pascolo montano – magari quello che lui stesso occupa – con il nome generico di munt, letteramente 'monte', o pastüra 'pascolo'.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Profilo di similarità etnolinguistica

Dal punto di vista etnolinguistico di questo progetto, i tipi di base costituiscono il fondamento dello spazio alpino plurilingue. Al fine di realizzarne una raffigurazione sintetica, sono previste due funzioni diverse di mappatura quantitativa:
  1. Prima di tutto, le voci alpine sono di particolare interesse; il loro insieme forma – per così dire – un ideale tipo astratto a cui i singoli dialetti locali si avvicinano. A questo corrisponde la mappatura della similarità graduale ispirata alla raffigurazione del champ gradient de la gasconité nel ALG 6.
  2. Quindi, verrà mappato il grado di similarità relativa di tutte le località di rilevamento (secondo il modello dell'ASD), comparando e visualizzando i tipi di base che una qualsiasi località di rilevamento e una qualsiasi altra località hanno come punto di riferimento comune.


(auct. Thomas Krefeld – trad. Susanne Oberholzer)

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Tabula Peutingeriana

La Tabula Peutingeriana (T.P.) è una copia di una rappresentazione cartografica dei luoghi e delle vie di comunicazione più importanti per l'Impero romano, presumibilmente risalente al XII o al XIII secolo. Essa è oggi custodita a Vienna, presso la Biblioteca Nazionale austriaca, la Österreichische Nationalbibliothek (Codex Vindobonensis 324). La Tabula è composta da diverse pergamene riunite in una striscia lunga circa 7 metri ed alta più di 30 centimetri (più precisamente: 6,8 m x 0,33 m).




Sezione della Tabula Peutingeriana (la Puglia e la Calabria al centro, il golfo di Taranto in mezzo, e la Calabria e la Sicilia in basso)

La mappa si estende ad est oltre il confine dell'Impero romano fino alla costa orientale dell'India, dove la rete di città e strade è notevolmente minore rispetto a quella rientrante entro i confini dell'Impero. Le parti della carta su cui erano raffigurate la Gran Bretagna, la penisola iberica e l'area della costa nordafricana ad ovest di Algeri sono andate perdute (le località e le strade sono state in parte integrate dai dati ricavati dal cosiddetto Itinerarium Antonini, un itinerario risalente al III secolo il quale, però, non si presenta sotto forma di mappa, bensì come semplice elenco di percorsi con delle informazioni sulle relative distanze tra una tappa e l'altra[ Testo ]). La rappresentazione della Tabula non è né in scala né isogonale, motivo per il quale essa non può essere paragonata alle carte moderne; ciononostante, la rappresentazione delle coste è, almeno in parte, abbastanza realistica. Un esempio è dato dalla rappresentazione dell'Italia meridionale, la quale mostra chiaramente il tacco e la punta dello stivale con il Golfo di Taranto in mezzo. Oltre a superfici territoriali e mari, sulla T.P. sono rappresentati anche fiumi e catene montuose. Il contenuto informativo a livello superficiale della mappa consiste nella localizzazione e nella denominazione approssimativa dei villaggi, oltre che nei collegamenti stradali tra questi ultimi (le rotte marittime non sono, invece, mappate). La segnalazione dei luoghi viene effettuata in modi diversi, a seconda della loro dimensione e della loro importanza. Mentre le località relativamente importanti sono indicate da rappresentazioni schematiche di edifici più o meno grandi, gli insediamenti meno significativi sono, invece, segnalati tramite un piccolo "trattino segmentato'' sulla linea di una strada. Fondamentalmente, la mappa mostra la distanza in miglia romane tra due località collegate da una strada. Talvolta, le informazioni fornite dalla mappa sono incoerenti: se, da un lato, vi si trova la città di Pompei, distrutta nell'anno 79, dall'altro, la città di Bisanzio è segnalata con il nome di Costantinopoli, nonostante questo le fosse stato conferito solo nell'anno 337. Probabilmente, tali incongruenze sono dovute al fatto che la T.P. si basa, direttamente o indirettamente, su più fonti.

Non si hanno informazioni su quale sia l'antico modello al quale la T.P. fa riferimento, e, più nello specifico, non è chiaro se esista un modello cartografico antico al quale ci si sia orientati nella creazione della Tabula. Tale domanda tocca la questione molto più profonda dell'esistenza, nell'antichità, di "mappe" intese in senso moderno. È, però, necessaria una differenziazione: le mappe catastali e le carte delle città sono state conservate. Un esempio è sicuramente costituito dalla Forma Urbis, una pianta della città di Roma realizzata sotto l'imperatore Settimio Severo all'inizio del III secolo. La mappa, che presenta anche ulteriori mappe dettagliate di edifici, è stata applicata su un totale di 150 lastre di marmo attaccate ad una parete interna del Templum Pacis a Roma. Di questa pianta sono stati conservati diversi frammenti. Un altro esempio di "cartografia" antica è il cosiddetto ''piano catastale di Orange'': si tratta di tre diverse piante che documentano la distribuzione territoriale nei dintorni della colonna romanza Arausio (= Arancione) in Provenza, e la cui origine risale agli ultimi anni del I secolo (imperatore Vespasiano). Frammenti di questi progetti sono ancora oggi conservati presso il Musée d'Art et d'Histoire a Orange.

Nel caso della Forma Urbis, così come le mappe catastali di Orange, si tratta di una mappatura di singoli "siti insediativi" in senso lato. Le opere cartografiche che tentano di rappresentare la dimensione globale, cioè l'ubicazione dei siti insediativi nel loro rapporto locale, non ci sono pervenute. Esiste solo una serie di notizie letterarie dell'antichità che può essere interpretata come indicazione dell'esistenza di tali serie di mappe, sebbene ogni singolo caso risulti essere molto controverso. I viandanti dell'antichità, per orientarsi, utilizzavano i cosiddetti "itinerari", elenchi di nomi di località che indicavano in quale successione esse dovessero essere raggiunte durante il viaggio da un punto A ad un punto B. Gli itinerari indicavano anche le distanze tra le diverse località, e, in sostanza, sono queste le informazioni che possono essere estrapolate anche dalla T.P. Si può, dunque, pensare che essa altro non sia che una versione successiva, puramente medievale, di visualizzazione di uno o più itinerari antichi di questo tipo.




Copia di un itinerario scritto su una coppa d'argento rinvenuta nei pressi della città toscana di Vicarello (una delle quattro quasi identiche) che descrive il percorso da Gades/Cadiz a Roma (Itinerarium Gaditanum).

VerbaAlpina si interessa alla T.P. in quanto essa rappresenta un repertorio toponomastico tramandato attraverso la mappa e permette di conoscere processi e condizioni storiche di particolare importanza per la ricerca sui sostrati linguistici (si veda, ad esempio, T. Krefeld, Wortgeschichte und Toponymie: zur Familie von ‚Salles‘, ‚Sala‘ und Verwandtem, in: VerbaAlpina 18/1, https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?p=2064&db=181): le antiche vie di comunicazione attraverso le Alpi raffigurate nella T.P. possono fornire, a loro volta, informazioni sulle possibili modalità di diffusione dei fenomeni linguistici.

Le vie di comunicazione alpine annotate sulla T.P. sono chiaramente finalizzate all'attraversamento della stessa catena montuosa. Le strade interne alle Alpi, le quali collegano tra loro le diverse valli, non vi sono state riportate. Vista nel suo insieme, la rete stradale raffigurata sulla T.P. può essere suddivisa in una parte occidentale ed una parte orientale. Le strade a sud del Lago di Ginevra collegano principalmente l'Italia con le province galliche, in particolare con la Gallia Narbonensis; le strade segnalate nella parte orientale conducono dall'Italia alle province della Raetia e del Noricum. Nella parte occidentale, inoltre, si trova una delle più antiche strade romane dell'arco alpino: la Via Domitia, costruita tra il 122 e il 118 a.C. dal proconsole Gnaeus Domitius Ahenobarbus al fine di collegare la neoprovincia della Gallia Transalpina (in seguito Narbonensis) al resto del territorio romano, dalla pianura padana attraverso la Val di Susa (Segusio) verso il Col de Montgenèvre (1850 m) fino a Briançon e da lì via Gap verso Narbonne (Narbo). Solamente cento anni dopo la costruzione della Via Domitia, Augusto fece costruire la Via Iulia Augusta che attraversa le Alpi Marittime nelle immediate vicinanze del mare e nel cui punto più alto si trova il Trofeo delle Alpi (512 m). Oltre a queste due strade ben conosciute, la T.P. riporta nelle Alpi Occidentali altri itinerari sì senza nome, ma indubbiamente importanti e molto frequentati: uno di questi attraversava, ad esempio, la Valle d'Aosta attraverso il Gran San Bernardo (2469 m) fino al Vallese per arrivare al Lago di Ginevra o al Piccolo San Bernardo (2188 m), per poi proseguire verso Albertville e Chambery verso Vienne, nella Valle del Rodano. Le diramazioni della Via Domitia conducevano a Vienne e Valence. Si noti che la distanza tra le singole tappe nelle Alpi occidentali è, in media, notevolmente inferiore a quella delle Alpi orientali.

Nelle Alpi Orientali, la T.P. riporta quattro transizioni principali dall'Italia alla Rezia e al Norico. La via più occidentale è quella che collegava Milano (Mediolanum) con Bregenz (Brigantium) per poi giungere ad Augsburg (Augusta Vindelicum). Essa partiva da Como passando per Chiavenna e lo Splügenpass (2114 m) verso Coira (Curia), seguendo la valle del Reno fino al Lago di Costanza. Più a est è segnalata la Via Raetia che collegava Verona con Augusta attraverso il Brennero. Nel tratto meridionale, da Verona a Bolzano (Pontedrusi), seguiva il tracciato della Via Claudia Augusta, la strada già costruita sotto Augusto e successivamente ampliata dall'Imperatore Claudio. A differenza di quest'ultima, che da Bolzano conduceva ad Augusta attraverso la Val Venosta, il Passo Resia (1504 m) ed il Fernpass (1216 m); la Via Rezia seguiva il percorso dell'Isarco fino al Brennero (1370 m) e, da lì, proseguiva attraversando Seefeld (1185 m) e Partenkirchen. La Via Rezia fu tracciata per la prima volta dall'Imperatore Settimio Severo (192-211), accorciando di circa 70 chilometri la distanza tra Verona e Augusta. La gola dell'Isarco tra Bolzano e Chiusa (Sublabione) e la gola del Sill presso Innsbruck hanno rappresentato ostacoli particolarmente ostili allo sviluppo di questo tracciato. Ancora più a est, la T.P. mostra un collegamento che da Viruno, l'odierna Maria Saal poco più a nord di Klagenfurt, attraverso il Radstädter Tauernpass (1738 m) arriva fino a Salisburgo (Iuvavo), oppure che da Triebener Tauern (1274 m) conduce a Liezen (Stiriate) e, da lì, a Wels (Ovilia = Colonia Aurelia Antoniana Ovilabis).

I collegamenti stradali della regione alpina segnalati sulla T.P. non rappresentano tutte le vie di comunicazione utilizzate nell'antichità romana in questa regione. Ne è un esempio la strada romana che dall'Alta Engadina conduceva a Coira, nella valle del Reno, attraverso il passo del Giulio (sulla cui cima è possibile osservare una pietra miliare romana).

Alcune delle città della regione alpina registrate dalla T.P. sono evidenziate, per la loro importanza, dall'uso di un simbolo speciale raffigurante una casa. Facendo riferimento a quanto stabilito dalla Convenzione delle Alpi, si tratterebbe delle città di Riez (Reis Apollinaris = colonia Iulia Augusta Apollinarium Reiorum) e Aosta (Augusta Pretoria = Colonia Augusta Praetoria) nelle Alpi occidentali; e di Bregenz (Brigatio), Trient/Trento (Tredente), Maria Saal (Viruno = Claudium Virunum, fondata dall'imperatore Claudio come capitale della provincia del Norico, successore dell'insediamento sul Magdalensberg) e Salisburgo (Iuvavo = Iuvavum) nelle Alpi orientali.

La presentazione dei dati sulla carta interattiva di VerbaAlpina è georeferenziata. Tale georeferenziazione si basa sul lavoro propedeutico di René Vooburg (https://omnesviae.org/, al quale siamo grati per avere espressamente acconsentito al successivo utilizzo del suo lavoro.

Riferimenti: Brodersen 1995, p. 186s. (T.P. als "Umsetzung von Itinerar-Texten in eine Graphik"); Fellmeth, Ulrich, “Tabula Peutingeriana”, in: Der Neue Pauly, Herausgegeben von: Hubert Cancik, Helmuth Schneider (Antike), Manfred Landfester (Rezeptions- und Wissenschaftsgeschichte). Consulted online on 27 November 2018 http://dx.doi.org.emedien.ub.uni-muenchen.de/10.1163/1574-9347_dnp_e1128120> First published online: 2006; Rathmann 2016. -
http://www.cambridge.org/us/talbert/talbertdatabase/prm.html


(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

Tags: Contesto extralinguistico



Trofeo delle Alpi

Il Trofeo delle Alpi (https://www.wikidata.org/wiki/Q747588; cfr. H. Philipp, RE 7A, 1 [1939], p. 661s., v. Tropaea Augusti; E. Meyer, RE Suppl. 11 [1968], p. 1269, v. Tropaeum Alpium) è un monumento alla vittoria costruito dopo la sconfitta delle tribù barbariche che si insediarono nella regione alpina, durante la conquista di Tiberio – il quale sarebbe successivamente diventato imperatore – e Druso, suo fratello minore, nel 15 a.C. (fonti principali: Cassio Dio 54, 22 e Strabon 4, 6, 6, 6-9; 7, 1, 5). Il Trofeo delle Alpi venne eretto su decisione del Senato e del popolo di Roma in onore dell'imperatore Augusto poco dopo il 7/6 a.C. (secondo l'iscrizione, la decisione fu presa nel diciassettesimo anno della sua Tribunicia potestas, cioè tra il 26/06/7 e il 25/06/6 a.C.). I resti del monumentale edificio, originariamente alto circa 50 metri, si trovano nelle Alpi Marittime Francesi sopra Monaco, vicino al villaggio La Turbie sul Col d'Èze (512 m sul livello del mare; Märtin 2017, p. 119).




L'iscrizione del Trofeo delle Alpi (per la maggior parte ricostruita) nel museo di La Turbie. Sul piedistallo è riconoscibile l'iscrizione che illustreremo di seguito:
(Foto di Matthias Holländer, uso gratuito https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37407992)

Interessante per VerbaAlpina è soprattutto l'imponente iscrizione (ca. 20 x 4m) facente parte del Trofeo (CIL V 7817 = EDCS-05401067; Foto): essa elenca i nomi delle tribù sottomesse dall'Impero durante quel periodo. L'iscrizione è conservata solo in parte e i suoi resti sono suddivisi in 170 frammenti. Ciononostante, è possibile ricostruirne il testo completo grazie allo scrittore romano Plinio il Vecchio, il quale lo trascrisse nella sua Naturalis Historia (Plin. NH 3, 136 ss.): grazie a tale fonte scritta, infatti, la ricostruzione dell'iscrizione frammentaria è riuscita con successo.




L'iscrizione sul piedistallo del Trofeo delle Alpi, ricostruita su lunghe distanze.
(Foto: Stefano Costa https://www.flickr.com/photos/47912543@N00/11358571651655/in/pool-1876758@N22], Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/).

Alcune tracce dei nomi tribali menzionati nell'iscrizione sopracitata si sono conservate fino ad oggi soprattutto nei nomi di località o di aree della regione alpina. Grazie a questi lasciti, è possibile, in alcuni casi, indicare con sicurezza la localizzazione delle rispettive aree di insediamento. Dal punto di vista linguistico, queste possono essere informazioni importanti per quanto riguarda la ricerca relativa alle lingue di sostrato (cfr. Krefeld, Thomas [2018]: Geschichte des romanisch-germanisch-germanischen Sprachkontakts. Lezione dh-lehre. Versione 8 [27.08.2018, 17:03]. https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=53255&lv=8&v=8&v=8#p:5).

Il passo in cui Plinio il Vecchio cita il testo dell'iscrizione recita quanto segue (Plin. loc. cit.; le abbreviazioni tra parentesi sono state eliminate dall'autore del presente articolo; le lettere presenti solo nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, sono state sottolineate; le interruzioni di riga sono indicate con delle linee verticali; la numerazione tra parentesi dopo i nomi delle tribù è stata inserita dall'autore):

(136) Non alienum videtur hoc loco subicere inscriptionem e tropaeo Alpium, quae talis est:

IMP(eratori) – CAESARI DIVI FILIO AVG(usto) | – PONT(ifici) – MAX(imo) – IMP(eratori) – XIIII – TR(ribunicia) – POT(estate) – XVII | – S(enatus) – P(opulus) – Q(ue) – R(omanus) |- QVOD EIVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT SVB IMPERIVM P(opuli) – R(omani) – SVNT REDACTAE – | GENTES ALPINAE DEVICTAE TRVMPILINI (1)- CAMVNNI (2) – VENOSTES (3)- VENNONETES (4)- ISARCI (5)- BREVNI (6)- GENAVNES (7)- FOCVNATES (8) – | VINDELICORVM GENTES QVATTVOR (9)- COSVANETES (10)- RVCINATES (11) – LICATES (12)- CATENATES (13)- AMBISONTES (14)- RVGVSCI (15)- SVANETES (16)- CALVCONES (17) – | BRIXENETES (18)- LEPONTI (19)- VBERI (20)- NANTVATES (21)- SEDVNI (22)- VARAGRI (23)- SALASSI (24)- ACITAVONI (25)- MEDVLLI (26)- VCENNI (27)- CATVRIGES (28)- BRIGIANI (29)- | SOGIONTI (30)- BRODIONTI (31)- NEMALONI (32)- EDENATES (33)- VESVBIANI (34)- VEAMINI (35)- GALLITAE (36)- TRIVLLATI (37)- ECDINI (38)- | VERGVNNI (39)- EGVI (40)- TVRI (41)- NEMATVRI (42)- ORATELLI (43)- NERVSI (44)- VELAVNI (45)- SVETRI (46).

(138) Non sunt adiectae Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtributae municipiis lege Pompeia.

(a cura di C. Mayhoff, Stoccarda [Teubner] 1906; Testo dell'edizione Loeb [accesso limitato])


Traduzione:

Non sembra fuori luogo collocare a questo punto l'iscrizione del Trofeo delle Alpi, il quale recita come segue:
All'Imperatore Cesare, figlio del Divino Augusto, Pontefice Massimo, 14 volte Imperatore e 17 volte tribuno della plebe, il Senato e il popolo romano hanno eretto questo monumento, perché sotto la sua guida e sotto il suo supremo comando tutte le tribù delle Alpi, dall'alto al basso mare, furono portate sotto il dominio del popolo romano. Le tribù alpine sconfitte: [elenco dei nomi].
Non sono state aggiunte le 15 comunità del Cottier, che non erano state ostili e che erano già state aggiunte ai Municipi attraverso la Lex Pompeia. (trad. Beatrice Colcuc)

Plinio potrebbe aver letto il testo dell'iscrizione non direttamente sul monumento, quanto piuttosto il documento originale nell'archivio di Roma. Le differenze che intercorrono tra il testo dell'iscrizione del Trofeo e quello tramandato da Plinio potrebbero, appunto, essere dovute a questo fatto.

Con "mare superum" si intende il Mare Adriatico; con "mare inferum" il Mar Tirreno (vedi Georges, s.v. mare]; si confronta anche la formulazione di Plinio [NH 3, 133]: verso deinde in Italiam pectore Alpium iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXII II enumerat Cato. La metafora del "petto delle Alpi" [degli Euganei, cioè dell'odierno Veneto/Friaul] è ben comprensibile se si immaginano le Alpi come un gigante disteso sul lato sinistro, la cui testa rivolta a sud si trova sul mare "alto". In questo senso, il Tropaeum Alpium si trova ai "piedi" delle Alpi, e anche il nome della regione italiana del Piemonte [si ringrazia Thomas Krefeld per questo suggerimento] riceve una specifica connotazione finora percepita piuttosto raramente; bisogna ammettere, tuttavia, che il nome "Piemonte" era apparentemente sconosciuto per l'odierna regione così chiamata nell'antichità e nel Medioevo Treccani s.v. Piemonte), quindi la sottomissione riguardava tribù di quasi tutto l'arco alpino. Tuttavia, il "Caput Alpium", ossia l'area ad est del Brennero, sembra non trovare spazio nella metafora offerta da Plinio. Questa regione era stata sottomessa all'Impero un anno prima della conquista di Druso e Tiberio da Publius Silius Nerva. Durante tale conquista, il Norico non aveva opposto alcuna resistenza (si veda Junkelmann, Die Legionen des Augustus, 1986, p. 63 e 70 [non vidi]; per la sottomissione senza resistenza del Norico, cfr.: Karl-Wilhelm Welwei, Römische Welherrschaftsideologie und augusteische Germanienpolitik, Gymnasium 93, 1986, p. 118-138 [non vidi]).
Alcune di queste tribù alpine sono menzionate anche nelle fonti letterarie antiche e possono, di conseguenza, venire localizzate. I seguenti numeri riportati dopo i nomi indicano la posizione all'interno dell'iscrizione: i Trumpilini (1) ed i Camunni (2) sono tribù degli Euganei, secondo Plinio (NH 3, 134); secondo l'autore romano (ibid.), i Leponzi (19) – il cui nome deriverebbe dalla parola greca λείπω con il significato di LASCIARE, ABBANDONARE, in quanto, durante l'attraversata delle Alpi, essi sarebbero presumibilmente stati abbandonati da Ercole poiché i loro arti si erano congelati a causa del freddo – abitavano il territorio nelle vicinanze delle sorgenti del Rodano.
Plinio (op. cit. 135) designa gli Uberi (20) (nel testo dell'iscrizione riportati come VIBERI) come una parte, ovvero presumibilmente una tribù, dei Leponzi. Questa descrizione li fa apparire come un ''popolo'', contraddicendo l'iscrizione sul Trofeo delle Alpi in cui questi figurano, invece, come genti. È evidente che i Leponzi e gli Uberi si erano stabiliti nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro: nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, infatti, essi sono nominati uno dopo l'altro.

L'ordine di elencazione ne riflette, tra l'altro, l'intrinseca logica geografica (vedi sotto). In 3, 135 Plinio cita anche i Vennoneti, una tribù dei Reti la quale, insieme ai Saruneti, si stabilì vicino alla sorgente del Reno. Tuttavia, è molto improbabile che essi possano essere identificati con gli stessi Vennoneti (4) dell'iscrizione, come si può vedere da quanto segue. Infine, Plinio (NH 3.135) riferisce che i Turi menzionati nell'iscrizione sono una tribù ligure che viveva già da qualche parte nelle Alpi Marittime.

Oltre alle notizie provenienti da fonti antiche, la toponomastica moderna fornisce anche indizi sull'ubicazione delle aree di insediamento delle Gentes. Il nome dei Triumpilini (1), definita da Plinio come una tribù degli Euganei, ai quali fanno ancora oggi riferimento i Colli Euganei a ovest di Padova, può essere associato al nome della Val Trompia, a ovest del Lago di Garda (vedi Thomas Krefeld). A nord della Val Trompia si trova la Val Camonica, il cui nome deriva probabilmente dal Camunni (2). Sempre a nord di questa, si trova la Val Venosta, che può essere facilmente associata alle Venostes (3). Gli Isarci (5) corrispondono all'Isarco, l'affluente di sinistra dell'Adige, che ha origine al Brennero. Il nome del Brennero, infine, potrebbe derivare dai Breuni (6).

I Vindelici (9) sono ben noti grazie al nome romano di Augsburg: Augusta Vindelic(or)um. Trattandosi di abitanti delle Alpi, il loro territorio sarà da ricercare tra i margini settentrionali delle Alpi ed i territori immediatamente a sud di Augusta. Non è ancora chiaro se la voce VINDELICORVM GENTES QVATTVOR vada intesa come titolo e quindi se le quattro Gentes vadano intese come Vindelici. Il fatto che i Licati (12) fossero considerati una tribù di Vindelici potrebbe giocare a favore di tale considerazione (Strab. 4,6,8: μὲν δὲ ἐξητάζοντο τῶν τῶν τῶν τῶν μὲν μὲν Οὐινδολικῶν Λικάτττττιοι τῶν καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ καὶ τῶν, τῶν ἐξητάζοντο ἐξητάζοντο μὲν Κωτουάντάντιοι καὶ Λικάττττιοι [ed. Loeb] ). Con tutta probabilità, essi si erano stabiliti nella valle del Lechtal (lat. Licca), ovvero in una regione all'interno della quale i Vindelici avrebbero potuto insediarsi. Di conseguenza, i Cosuaneti (10), i Rucinati (11) e i Catenati (13) e Vindelicer sarebbero da collocare nelle vicinanze del Lechtal (una localizzazione più precisa non sembra essere ancora possibile). Un ulteriore supporto all'idea che VINDELICORVM GENTES QVATTVOR sia da intendersi come titolo è fornito dall'analogia di GENTES ALPINAE DEVICTAE che introduce l'elenco dei nomi. Anche questo passaggio ha ovviamente il carattere di un titolo. Inoltre, VINDELICORVM GENTES QVATTVOR e GENTES ALPINAE DEVICTAE appaiono all'inizio di una riga di iscrizione.

Brixini (18) è un altro nome dei Briganti che hanno dato il nome alla città di Bregenz sul lago di Costanza (HLS], vedi Brigantii]; ringraziamo ancora una volta Thomas Krefeld per il suggerimento). Thomas Krefeld op. cit. associa la Val Leventina al nome dei Leponti, idea che si adatta molto bene al messaggio di Plinio, il quale spiega che questi vivevano vicino alle sorgenti del Rodano. Thomas Krefeld riconosce il nome dei Caturigi (28) nel toponimo francese Chorges, nelle vicinanze di Gap.
Anche le aree d'insediamento di alcune altre Gentes menzionate nell'iscrizione possono essere georeferenziate, almeno approssimativamente, nonostante sussista il pericolo di entrare in un circolo vizioso. Annotando approssimativamente queste localizzazioni su una mappa e inclinandole di circa 90 gradi verso ovest, si riconosce la logica insita nell'iscrizione (i numeri si riferiscono nuovamente all'ordine di elencazione nell'iscrizione). I numeri in turchese segnano tribù la cui localizzazione è stata possibile solo sulla base della logica geografica dell'iscrizione; la localizzazione non può essere presa alla lettera, ma è, al contrario, assolutamente vaga):




Posizione approssimativa delle tribù alpine su una mappa inclinata di 90 gradi verso sinistra
(Base della mappa: Google Earth; Scarica il file kmz)

Le tribù alpine sottomesse dall'Impero sono elencate, a partire dal mare "superiore", in sequenza fino al mare "inferiore" – ordine che corrisponde esattamente al testo dell'iscrizione: GENTES ALPINAE OMNES QVAE A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT. Proprio nel luogo in cui vivevano queste ultime tribù, si erge simbolicamente il monumento della vittoria, ponendo così, in senso figurato, un punto esclamativo alla fine dell'elenco. La sua posizione è tutt'altro che casuale, bensì idealmente scelta perché si trovava su una strada molto trafficata tra la terraferma e il mare (il monumento è, infatti, ben visibile dal mare). Il Trofeo delle Alpi si trovava esattamente nel punto più alto della Via Iulia Augusta, un importantissimo collegamento stradale voluto da Augusto solo pochi anni prima della costruzione del Monumento alla Vittoria (nel 13 a.C., subito dopo il vittorioso completamento della conquista di Druso e Tiberio nell'estate del 15 a.C.), il quale collegava l'Italia con la provincia della Gallia Narbonense.

Molto confusionario è il nome della tribù degli Ambisonti (14), perché si presume tradizionalmente che la loro area di insediamento si trovasse nel bacino di Saalfelden e, dunque, completamente fuori dall'ordine (solitamente) coerente da est a ovest o dall'alto verso il basso. Questa localizzazione sembra riferirsi ad un punto nel Geographica di Claudio Tolomeo (2,13,2]]: Κατέχουσι δὲ τὰ τὰ μὲν μὲν δυσμικώτερα ἀρχομένοις τῆς ἐπαρχίας ἐπαρχίας ἀπὸ ἄρκτων Ἀλανοὶ δὲ ἀρχομένοις Σεούακες καὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ Ἀλαυνοὶ (Ἀμβίλικοι) καὶ Ἀμβισόντιοι. È abbastanza certo che sia intercorsa un'identificazione errata (già Theodor Mommsen, CIL). III 2, p. 588, aveva supposto che gli ambiti menzionati in Tolomeo non fossero identici a quelli del Trofeo delle Alpi). A causa della posizione 14 nell'elenco del Trofeo, la loro area d'insediamento sarebbe molto più a ovest, forse nella Bassa Engadina o nell'adiacente valle austriaca dell'Inn. Inoltre, gli Ambisonti menzionati da Tolemeo erano una tribù appartenente ai Norici, i quali, sappiamo, si erano già sottomessi senza opporre resistenza alla campagna di Publio Silio Nerva un anno prima della grande campagna alpina cui fa riferimento il Trofeo delle Alpi. Dal momento che nell'iscrizione non si menzionano ulteriori tribù noriche, si dovrebbe pensare che gli Ambisonti fossero l'unica tribù norica ivi menzionata, cosa che, però, risulterebbe sospetta. Infine, va notato che l'iscrizione del Trofeo delle Alpi parla di "Ambisonte"; Tolomeo parla del Ἀμβισόντιοι, l'equivalente latino degli Ambisontii: nomi molto simili di tribù alpine sono dimostrati anche altrove all'interno della la regione alpina (cfr. Vennonensi e Vennoneti [4]).

Per quanto ne sappiamo, le seguenti tribù menzionate nell'iscrizione non sono ancora state localizzate in modo preciso: Cluconi (17), Acitavoni (25), Sogionti (30), Brodionti (31), Nemaloni (32), Veamini (35), Galliti (36), Ecdini (38), Egui (40), Nematuri (42), Oratelli (43), Nerusi (44), Velauni (45), Suetri (46). Sulla base della logica geografica apparentemente presente nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi, è ora possibile effettuare almeno una localizzazione approssimativa di queste tribù: l'area di insediamento dei Cluconi (17) si troverebbe, quindi, da qualche parte nei Grigioni, forse più probabilmente nella valle del Reno intorno a Coira; gli Acitavoni (25) potrebbero aver vissuto a sud del Monte Bianco nell'alta Valle d'Aosta o della val d'Isère; i Soggiunti (30), i Brodionti (31) e i Nemaloni (32) sarebbero, invece, da collocare nelle aree a sud di Gap, mentre le tribù la cui localizzazione non è chiara potrebbero aver vissuto ancora più a sud, nel territorio delle Alpi Marittime.
Secondo Plinio, nell'iscrizione mancano coloro i quali erano stati amici dei romani durante la campagna di conquista. Le 15 tribù dei Cottii (vedi Georges, s.v. cottius]), il cui centro abitato si trovava nella valle di Susa (Segusio) a sud-ovest di Torino (Märtin 2017, p. 108), vengono concretamente nominate (ma, appunto, non per nome). I nomi di 14 tribù dei Cottii sono indicati da un'iscrizione (CIL]]. CIL V 7231; inserimento nel database epigrafico Heidelberg]) sul foglio Augustus di Susa (dall'anno 9/8 a.C.). Vi si possono leggere i seguenti nomi: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebauii, Adanatii, Savincatii, Ecdinii, Veaminii, Venisami, Iemerii, Vesubianii, Quadiatii.

La Lex Pompeia citata da Plinio deve corrispondere alla cosiddetta Lex Pompeia de Transpadanis, una legge approvata nell'89 a.C. ed introdotta dal console Pompeo Strabone (vedi E. Weiss, RE 12,2 [1925], Sp. 2403, s.v. Lex Pompeia [1]; G. Rotondi, Leges publicae populi Romani, 1912 [ristampa 1962] p. 342 [non vidi]). L'oggetto della legge era la concessione dei diritti civili latini agli alleati romani che vivevano a nord del fiume Po durante la guerra dei compagni federali (91-88) (cfr. Luraschi, Giorgio [1980]). Sui destinatari della c.d. Lex Pompeia de Transpadanis. In: Atti del II seminario romanistico Gardesano, pp. 267-292 Milano [non vidi]). Pertanto, questa legge integra la Lex Iulia de Civitate Latinis et Sociis Danda dell'anno 90 e la Lex Plautia Papiria de Civitate Sociis Danda (89 a.C.), che ha concesso la cittadinanza latina alle tribù e ai popoli che vivevano a sud del fiume Po in Italia.

L'iscrizione del Trofeo delle Alpi distingue almeno due status diversi per quanto riguarda i nomi elencati. La maggior parte dei nomi si riferisce ovviamente a "gentes", ossia a tribù. Tuttavia, la voce "Vindelicorum gentes quattuor" mostra che "gentes" potrebbe, in linea di principio, essere la divisione di un'unità più grande, la quale potrebbe probabilmente essere descritta come un "popolo". Può darsi che con le civitates del Cottier, di cui parla Plinio, siano fondamentalmente da intendersi anche le "gentes". La diversa denominazione potrebbe essere motivata dallo status giuridico mutato che deriva dalla concessione del diritto civile latino (civitas < civis!).

(auct. Stephan Lücke – trad. Beatrice Colcuc)

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